L’aereo Lamia che si è schiantato a pochi chilometri da Medellìn mentre stava trasportando la Chapecoense per la finale di Coppa Sudamericana è stato esaminato dagli ispettori che dall’analisi delle scatole nere rinvenute sul luogo della tragedia potranno stabilire le cause che hanno portato al disastro e alla morte di tutta la squadra brasiliana, fatta eccezione per 3 giocatori superstiti. Per il momento sono due le ipotesi più accreditate: da una parte un guasto elettrico e dall’altra l’esaurimento del carburante. Non si esclude, inoltre, il legame tra le due criticità.

In base a quanto raccolto dai dati delle scatole nere, l’aereo avrebbe fatto richiesta di atterraggio prioritario per problemi all’impianto elettrico, urgenza non ritenuta tale dalla torre di controllo che ha rifiutato quanto domandato. A quel punto il velivolo avrebbe transitato nei cieli in prossimità dell’aeroporto, portando allo svuotamento del serbatoio e allo schianto che tutti conosciamo. Ad avvalorare questa tesi, l’assenza di residui di esplosione dopo l’impatto a terra e la mancanza di tracce di bruciato sui resti dell’aereo. Anche la velocità molto bassa rilevata dalla torre di controllo darebbe ancora più conforto a questo scenario.

Ci sarebbe poi un’affermazione da parte di un pilota che stava guidando un volo nei pressi del luogo del disastro che avrebbe dichiarato ad una radio brasiliana l’esistenza di un mayday per problemi al carburante e poi di una posteriore richiesta di atterraggio per guasti elettrici. In buona sostanza questa testimonianza controvertirebbe quanto sottolineato in precedenza e che quindi l’avvenuto svuotamento del serbatoio sia precedente al problema dell’impianto elettrico e non viceversa. Sempre sulle testimonianze, Ximena Suarez, assistente di volo uscita viva dall’incidente, ha sottolineato come a meno di un minuto dall’impatto le luce interne all’aereo si sono lentamente spente, indirizzando ancora di più l’indagine anche verso il problema elettrico.

Nel frattempo, il direttore generale della compagnia aerea Lamia, Gustavo Vargas ha dichiarato che “il velivolo era in grado di compiere la tratta prevista. Nel caso si fosse reso necessario un rifornimento, l’aereo avrebbe potuto effettuare un secondo scalo a Cobija (Bolivia) o a Bogotà (Colombia). Il pilota era esperto e sapeva il fatto suo. Se dopo il decollo da Santa Cruz ha deciso di puntare dritto su Medellìn significa che poteva farlo“. D’altra, però, non mancano le polemiche. Il calciatore Miguel Borja, calciatore dell’Atletico Nacional, l’altra finalista della Coppa, ha detto di aver volato anche lui sullo stesso aeromobile qualche settimana prima e di aver vissuto un autentico incubo a causa delle dimensioni ridotte e del continuo bisogno di scali per il rifornimento di carburante.

L’analisi definitiva delle scatole nere chiarirà ogni dubbio e stabilirà le cause. I tempi previsti non saranno minori di un lasso che va dai sei mesi fino ad un anno, come ha dichiarato il direttore dell’Aeronautica Civile colombiana, Alfredo Bocanegra, definendolo il tempo necessario per un’indagine accurata. Non ci resta che aspettare.

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