È uno degli sport più antichi d’Asia. Per questo, con il ritorno dei Giochi a Tokyo, il Sepak Takraw sogna di entrare nel programma olimpico. Tuttavia, si gioca ancora solo in 30 nazioni, al di sotto delle 50 richieste dal CIO perché una disciplina possa figurare nelle rassegne a cinque cerchi. Nella geografia di questo sport, un po’ calcio, un po’ volley, c’è anche l’Italia.

“Il sepak takraw” ci spiega il delegato della federazione italiana Achille Nigro, “è nato nella seconda metà del 1400 nel Sudest asiatico, come parente povero del badminton. Si giocava allora con una palla di fibre di rattan intrecciate, un po’ come da noi si giocava a calcio con i palloni di stracci”. Elementi che tornano anche nel nome della disciplina: sepak, infatti, vuol dire “calciare” in malese, mentre takraw è il termine thailandese per la palla, che va fatta passare al volo sopra una rete da badminton senza però usare braccia o mani.

Le prime tracce di un gioco assimilabile all’odierno sepak takraw si trovano nei Sejarah Melayu testi storici malesi del XV secolo, e negli affreschi del Wat Phra Kaew, il tempio del Buddha di Smeraldo, a Bangkok. All’inizio era solo un passatempo ricreativo, con i giocatori disposti in cerchi. Solo nel 1829 la Siam Sport Association formalizzò le regole del sepak takraw moderno, aggiungendo negli anni successivi l’utilizzo di una rete simile a quella usata nella pallavolo, trasformandolo così in una competizione a squadre. Le regole saranno poi standardizzate nel 1960 dai rappresentanti delle cinque nazioni di riferimento (Malesia, Singapore, Indonesia, Laos e Thailandia) che si incontrano a Kuala Lumpur e fondano la Asian Sepak Takraw Federation (ASTAF). Nel 1997 nascerà anche la federazione internazionale (ISTAF), che dal 2011 organizza la SuperSeries, competizione internazionale trasmessa in Malesia da Astro Supersports, in Corea del Sud da KBS Sport e in Europa da EuroSport con oltre un miliardo di potenziali spettatori: la prossima edizione si disputerà nel primo trimestre del 2017.

In campo si affrontano due squadre, dette regu, di tre giocatori” ci spiega Nigro. “Il servitore all’inizio del gioco serve al battitore, nella zona centrale posteriore, che calcia al volo nel campo avversario. Il servitore non può abbandonare la sua area, la cosiddetta area di servizio (rappresentata da un quarto di cerchio e posta in prossimità del limite di campo sotto rete ) finché la palla non ha raggiunto il campo avversario. Il terzo componente è l’attaccante che deve schiacciare oltre la rete. Il colpo più spettacolare è sicuramente il roll spike, la schiacciata in girata a 180 o 360 gradi,simile per certi versi al kick della boxe thailandese: la palla in questi casi può raggiungere i 190-210 kmh”. Il punteggio è simile a quello del volley (nella dinamica del gioco, però, rispetto alla pallavolo non c’è rotazione in difesa). Si gioca al meglio dei tre o dei cinque set: vince il parziale il regu che segna 15 punti, con differenza almeno di due.

In Italia, sottolinea Nigro, “il sepak takraw è arrivato arriva grazie all’attuale presidentessa della federazione Victoria Ranee, moglie di Vittorio Panzeri, ma all’inizio era concentrata solo in Lombardia. Abbiamo costituito una squadra femminile che ha conquistato due titoli e un secondo posto agli Europei. Da lì è nata l’idea di farla conoscere nel resto d’Italia. Abbiamo iniziato a divulgarla attraverso le scuole e gli impianti sportivi, non senza difficoltà. Abbiamo organizzato anche due stage, l’ultimo in Puglia nel 2014, cui abbiamo invitato i campioni del mondo. Ci sono istruttori a Palermo e nostri delegati in Emilia, Lombardia, dove si è trasferito come istruttore uno dei più forti campioni del mondo (la nostra punta di diamante) Calabria, Lazio per cercare di estendere la base di praticanti” oltre gli attuali 150-200 tesserati.

Oltre alle quattro strutture già esistenti, oltre alla Lombardia si gioca anche ad Avetrana e Palermo, si stanno aprendo nuovi campi, aggiunge Nigro, “in provincia di Varese, a Roma, a Parma dove dovrebbe venire a insegnare un malese campione del mondo. Alcune scuole calcio, poi, se ne stanno interessando per sostituire il calcio tennis”.

La Federazione mondiale, conferma, sta premendo perché l’Italia torni in campo. Serve però, ed è questo l’obiettivo finale del processo di allargamento della base oltre gli attuali 150-200 tesserati, ricostruire le nazionali maschile, femminile e junior.

Per questo, Nigro e i delegati federali stanno cercando di portare in tutte le regioni italiane il messaggio, gli obiettivi, le virtù del sepak takraw. Innanzitutto, ci spiega,  “è uno sport pulito, lontano da ogni forma di doping. Dal punto di vista fisico stimola la dinamica, la propriocettività, l’equilibrio, la concentrazione, l’attenzione, l’organizzazione e la creatività. E poi è una disciplina completa. Seguiamo con attenzione la tecnica degli allenamenti che comprendono molto stretching per le gambe, palleggi, tiri di sinistro, destro e testa, equilibrio. Infine, è uno sport che educa al rispetto. Si può giocare anche in regu misti e ogni forma di volgarità, anche verbale, contro arbitri o avversari porta all’espulsione e a una multa per il team manager dai 100 ai 1000 dollari”.

Portare il verbo del sepak takraw in nuove nazioni è anche l’obiettivo dell’ISTAF che ha in programma di introdurlo in Asia centrale (Uzbekistan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Afghanistan), in Medio Oriente e in Africa, creando una base a Cape Town, in Sudafrica. Intanto, prima di raggiungere dei 50 Paesi, l’ISTAF ha fatto un passo importante per entrare nel programma olimpico. È infatti tra le 23 discipline non olimpiche rappresentate nell’Alliance of Independent recognised Members of Sport (AIMS), che ha firmato un Memorandum of Understanding con il CIO. L’accordo prevede il riconoscimento del ruolo dell’AIMS per la promozione dello sport e il sostegno degli atleti.

Credo fermamente che saremo riconosciuti come disciplina olimpica durante la presidenza di Thomas Bach” ha detto il segretario generale dell’ISTAF Abdul Halim Kader, che vuole portare il sepak takraw anche ai Giochi del Commonwealth del 2022 e la versione da spiaggia, con regu da quattro giocatori e una palla più morbida, ai World Beach Games dell’anno prossimo. “Siamo uno sport aperto a nuovi eventi e nuove idee. Penso che il nostro sogno si avvererà presto”.

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