Leganés, come Alcorcón, come Getafe.

Luoghi che lottano ogni giorno per dimostrare di avere un’anima.

Città esplose negli anni ’70 in quella che è l’area metropolitana della Grande Madrid e costrette a stare nell’ombra della capitale, con addosso la loro etichetta di luoghi dormitorio, terre di passaggio per occhi stanchi che guardano sempre da un’altra parte.

Il calcio come strumento. Di aggregazione, di festa, di unione. Il calcio come strumento di legittimazione.

Io esisto e la mia squadra te lo dimostra.

Un’idea bella ma non facile.

Anzi, estremamente difficile se sei costretto a competere con mostri sacri come l’Atletico ed il Real.

Ci ha provato per primo il Getafe, riuscendoci sul campo ma fallendo, è il caso di dirlo, fuori.

Dodici stagioni consecutive in Primera senza mai riuscire a trovare una soluzione alla disaffezione dei tifosi. Una media di 5.373 spettatori, la più bassa della Liga e, soprattutto, gli stessi numeri delle stagioni in Segunda.

Prezzi di abbonamenti e biglietti alti uniti ad una forte crisi economica cittadina e ad una inesistente politica di fidelizzazione hanno reso il Coliseum Alfonso Perez uno degli stadi più freddi di Spagna.

Ci proverà invece il Leganés che, con la vittoria di Miranda de Ebro, si è conquistato per la prima volta in ottantasette anni la possibilità di giocare la Liga.

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Un’impresa incredibile, soprattutto se si pensa alla modestia del monte ingaggi e del mercato della scorsa estate.

Un’impresa frutto di una società attenta, un pubblico caldo ma in particolare di Asier Garitano.

Il tecnico basco è stato infatti in grado di formare un gruppo solido, una squadra ordinata e poco spettacolare, ma dannatamente concreta e con un grande spirito di sacrificio.

Oltre la questione tecnica, i biancoazzurri sembrano però aver compreso l’importanza del legame con la propria città, con il proprio pubblico, anche grazie all’esperienza fallita del Getafe, rivale storico.

I primi lavori programmati, subito dopo la promozione, sono stati infatti legati all’ammodernamento del Municipal de Butarque e l’ampliamento dagli attuali 8.138 ai futuri 12.000, grazie all’aggiunta di una tribuna provvisoria in quella che in passato era la pista di atletica.

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Numeri che per Maria Victoria Pavon, presidentessa del Leganes e unico presidente donna di tutta la prossima Liga, permetterebbero di “mantenere un ottimo ambiente allo stadio e di farlo a prezzi accessibili a tutti. È giusto dare valore a quello che abbiamo fatto senza però renderlo un lusso”.

Il progetto Leganés, una società che al 1992 non aveva mai calcato campi professionistici, è infatti un progetto fortemente popolare.

Prezzi bassi, sia per gli abbonamenti sia per i biglietti, per permettere a chiunque di seguire la squadra.

Una politica aggressiva che ha permesso quest’anno di giungere a 6.049 abbonati, il numero massimo possibile, punto più alto di una crescita numerica molto forte, chiaramente anche grazie ai risultati (più che raddoppiate le cifre nelle ultime 4 stagioni).

Leganés con i suoi 185mila abitanti si goda la festa e si prepara ad una stagione storica.

A livello economico, infatti, c’è chi già calcola un impatto sulla città di almeno 60 milioni di euro oltre che un evidente contributo all’immagine cittadine e all’attenzione dei media.

Proveremo ad approfittare di questa incredibile opportunità e lo faremo sfruttando ogni mezzo possibile. Dobbiamo stare uniti e lavorare insieme, noi, la città e la squadra” ha affermato Augusto Fuentes, a capo degli industriali leganensi.

Leganés era in passato il granaio di Madrid. Una zona ricoperta di campi coltivati che provvedevano al fabbisogno della capitale. Le verdure più richieste erano i cetrioli, los pepinos, e per questa ragione gli abitanti della zona erano chiamati Pepineros.

Di quella Leganés, di quel paesone di campagna, non è rimasto nulla, ora che tutto è palazzi e cemento.

I ragazzi con la maglia biancoazzurra però si chiamano ancora così.

I nuovi Pepineros hanno regalato un sogno a tutta la città.

Hanno scritto un pezzo di storia raccontando dell’anima, sconosciuta, di Leganés.

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