Il calcio greco continua ad essere ostaggio dei suoi cancri che ormai l’hanno reso immune a qualsiasi illecito, a qualsiasi agguato, e anche a qualsiasi campionato silenziosamente pilotato. L’episodio dell’incendio all’abitazione del presidente dell’associazione arbitri, è s solo l’ultimo di una lunga serie, e fa scalpore solo per le conseguenze: la sospensione del campionato. E’ la terza volta nelle ultime quattro stagioni, fra corruzione e violenza. Mercoledì 16 novembre la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha ospitato due studiosi per presentare il progetto SynAthina, che offre servizi di auto-mutuo-aiuto street-level creati dai cittadini, dalla lavanderia al bar riqualificato, dalla cucina al parrucchiere on-the-road. Il tutto per rispondere ad un interrogativo: Atene è una città resiliente? E’ una città in grado di rispondere reagendo alle difficoltà di una crisi che ha fatto piombare la capitale e l’intero paese nella povertà? L’attività presentata propone spunti interessanti, oltre che numeri incoraggianti per quanto riguarda l’efficacia del progetto. L’attività dei cittadini come motore per la ripresa dal basso. Un modello che andrebbe applicato anche al sistema calcio? Con il campionato fermo, c’è perlomeno tempo per le riflessioni, per andare alla radice del problema e cominciare a trovare delle soluzioni che non facciano da tampone, ma cerchino la completa ridefinizione della scala di poteri, del rapporto tra tifosi e stadio, e tenti di far breccia nel vortice di corruzione da cui il calcio greco non sembra uscire. Perché se è facile e immediato dare la colpa ai tifosi per un episodio violento, per un fumogeno di troppo (che in Grecia è ancora oggetto di coreografie), ci sono altri aspetti che restano taciuti, che in Italia già conosciamo. Facendo due chiacchiere con Marco Borriello, omonimo dell’attaccante del Cagliari e massimo esperto di calcio ellenico, siamo andati in fondo alla faccenda, scoperchiando i problemi che sono alla base di una malattia che causa incendi, agguati e sospensioni.

EGEMONIA – Secondo Borriello, i primi sintomi arrivano con la seconda metà degli anni ’90, quando attorno all’Olympiakos, dominatrice indiscussa della Superleague Ellada, cominciò a prendersi tutto il palcoscenico. Dal 1997 ad oggi, sono 17 le volte in cui i biancorossi si sono piazzati al primo posto, ma i meriti di questa posizione sono da mettere in discussione. «Sta prendendo corpo l’idea di retrocedere l’Olympiakos nelle serie minori per illeciti sportivi, proprio come successo alla Juve per lo scandalo Calciopoli», commenta Borriello. Pochi anni fa, era toccata ai cugini dell’AEK Atene retrocedere in seguito ad un fallimento. Sembra che il calcio egemone dell’Olympiakos, che vince con una facilità lampante, abbia ormai stufato i supporters greci, più attratti dai campionati esteri, serie A compresa. Ma la causa di questo dominio dalle tinte oscure, ha un nome e un cognome: Evangelos Marinakis. Armatore, patron dell’Olympiakos dal 2011 succedendo a Kokkas (altra persona su cui aleggiano spettri), è considerato «uno dei principali mali del calcio greco»: di lui si dice che abbia corrotto un gran numero di arbitri, mentre sul presidente precedente, Kokkas, le intercettazioni telefoniche hanno portato a vari arresti dei suoi collaboratori da parte della Digos ellenica. I rigori regalati ai biancorossi sono molti, e quando un giornalista ha tentato di vederci più chiaro, i colleghi di Marinakis hanno risposto con la minaccia e la violenza. Senza alcuna conseguenza. Un male che continua ad affliggere non solo l’andamento del campionato, che presenta ormai un copione ripetitivo e non solo per quanto mostrato sul campo, perché come detto, l’Olympiakos è sì squadra migliore delle altre sulla carta, ma anche destinatario di vari trattamenti di favore. La soluzione a questa criticità per Borriello è solo una: «Il calcio greco sarà sempre allo sbaraglio finché ci saranno loschi personaggi come Marinakis o Kokkalis. Bisogna far qualcosa pur di allontanarli dal mondo dello sport». Una egemonia che sta anche allontanando dal calcio greco i più appassionati: «seguo le gare del Panathinaikos (allenato da Andrea Stramaccioni, che però ora sembra sia a rischio con tanto di Porca Miseria sulle pagine sportive dopo il k.o contro, guarda caso, l’Olympiakos, ndr), ma a causa di questi illeciti mi sono limitato a guardare poche partite». Lo slogan più volte ripetuto nelle sfere più basse del calcio, andrebbe ora scritto a caratteri cubitali su tutti gli stadi greci: «Il calcio senza tifosi perde la propria anima». Marinakis ha tentato di acquisire il Nottingham Forest la scorsa estate, ma appena saputo delle sue manipolazioni in terra greca, i tifosi lo hanno esortato a tenersi a debita distanza dalla loro squadra. Un uomo disprezzato in Grecia che è coinvolto anche in scandali extra-sportivi, come il trasporto di stupefacenti tramite una delle sue navi. Lo scandalo Noo1 Gate è arrivato all’attenzione dei giudici, cui Marinakis ha voluto rispondere con un pacco bomba. In tutto questo, il presidente dell’Olympiakos è anche nel consiglio comunale del Pireo. Le mani in pasta ovunque, come si suol dire. Nel frattempo, il calcio greco muore sotto i colpi del crimine nascosto, con i tifosi che diventano il primo destinatario delle accuse.

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INCENDIO – Come detto, è solo l’ultimo caso di una lunga serie scandita dalla disperazione, dall’arrendevolezza, dall’incapacità del popolo di reagire davanti alle patologie inguaribili di un sistema-calcio che implode su sé stesso. Mercoledì 9 novembre c’è stato un agguato a Lerissos, nella penisola calcidica, alla casa di Georgios Bikas, presidente dell’associazione arbitrale greca. Un incendio di natura sembrerebbe dolosa ha vistosamente danneggiato la casa del presidente federale, in sua assenza. La federazione, commissariata dalla FIFA per corruzione, ha comunicato lo stop, causando anche l’addio di Bikas, che aveva in precedenza ritirato le dimissioni. Ora, dopo l’agguato, il presidente intende lasciare definitivamente il calcio, certo che l’incendio sia stato opera di un gruppo di tifosi (e sembrerebbe che sia così). La conseguenza è il secondo stop del 2016, dopo quello di marzo a causa della violenza negli stadi e degli scontri tra tifosi e polizia durante la semifinale di coppa tra PAOK e Olympiakos. Ma i commenti da fare sull’accaduto finiscono qui. Il governo fatica a contenere l’emorragia, e i biancorossi del Pireo volano già verso il settimo scudetto di fila, che sarà ancora vinto con la forza del potere, più forte di qualsiasi cosa. Marinakis è sotto processo assieme ad altre ventotto persone per frode, corruzione ed estorsione. Giustizia sarà fatta? Difficile da dire. Intanto un incendio rischia di distogliere l’attenzione dalle ferite del calcio greco, che continuano a dissanguare un organismo ormai danneggiato. La cura è cacciare Marinakis, come sottolineato da Borriello, ma poi, occorrerà anche ricostruire: tra tifosi e calcio ellenico c’è una passione che ha preso le forme della disaffezione e del conflitto continuativo. Le fiamme non sono solo quelle dell’incendio alla casa di Bikas, ma bruciano passioni con danni che, come quelli portati dalla crisi greca, rischiano di essere irreparabili perlomeno nel breve-medio periodo.

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