L’inedita cornice di Mont Saint-Michel si prepara a ospitare, per la prima volta nella storia del dipartimento della Manche, la Grand Départ del Tour de France, che quest’oggi vedrà l’inizio della sua centotreesima edizione. Poco dopo il completamento dei lavori dell’architetto Dietmar Feichtinger, che hanno consentito al sito turistico noto per l’ampiezza delle sue maree di poter riacquisire la sua connotazione naturale di isolotto, la Grande Boucle rende omaggio a Mont Saint-Michel e alla Normandia intera iniziando il suo percorso di 3535 km con una tappa destinata in seguito a concludersi nella suggestiva località di Utah Beach, punto di approdo di un contingente americano sbarcato in Francia nella storica giornata del 6 giugno 1944, il D-Day. Il Tour rende onore alle bellezze della Francia e alla sua storia, e in questo modo ricopre per la nazione transalpina la stessa funzione di trait d’union tra le molteplici parti di una variegata realtà svolta in terra italiana dal Giro, che in un precedente articolo avevamo definito “caleidoscopio dell’italianità”.

Il Tour in tal senso non differisce dal Giro d’Italia, sebbene le connotazioni nazionalpopolari assunte dalla “Corsa Rosa” lascino spazio in sede di Tour a una diversa simbologia socio-sportiva: se in Italia, infatti, lo snodarsi della carovana del Giro attraverso il territorio nazionale rappresenti l’occasione per connettere realtà tra loro distinte e complementari, in Francia il meccanismo opera in senso opposto, e in tal senso il Tour assume dunque il ruolo di portavoce dei valori francesi, dell’unità della Francia in tutte le sue regioni. La stessa forma che tradizionalmente assume la corsa sulla cartina geografica, più regolare nelle varie edizioni rispetto a quella disegnate dalle tappe del Giro, rende un’idea chiara delle connotazioni assunte dal Tour: orario o antiorario che sia, l’ampio ricciolo del Tour ruota inevitabilmente attorno al punto focale della corsa, nonché sua conclusione naturale, Parigi. Il Tour è infatti una lunga marcia in avvicinamento agli Champs-Elysées, da decenni suggestivo palcoscenico conclusivo della più importante competizione ciclistica al mondo, teatro dei sogni per tutto il panorama professionistico e palcoscenico d’incoronazione per coloro che riescono a concludere, trionfanti, la campagna di Francia e ad ergersi dal podio finale lucenti come la maglia gialla di leader della classifica generale, acquistando attraverso il trionfo al Tour un posto nella storia del loro sport.

Nonostante l’ammirevole impegno del comitato organizzatore del Giro d’Italia, che negli ultimi decenni ha proposto a più riprese edizioni altamente spettacolari, tipologie di percorso innovative, tappe ricche di suggestioni, insidie e trabocchetti, portando la “Corsa Rosa” a toccare scenari precedentemente da essa solo lambiti marginalmente, la vivacità tecnica non basta per consentire al Giro di avvicinarsi, in quanto a interesse internazionale, copertura mediatica e interventi degli sponsor, alla mole di partecipazione attratta su di sé dal Tour de France che, pure in questa annata 2016 che vede l’Europeo di calcio disputarsi in terra transalpina, è atteso con fibrillazione da milioni di appassionati in tutto il mondo.

Il Tour è componente di primo piano dell’élite sportiva globale sin dai primi anni della sua esistenza, iniziata nel 1903, in particolar modo grazie alla geniale struttura congegnata dagli organizzatori nel 1930, la quale prevedeva la partecipazione al Tour di selezioni nazionali al posto delle formazioni private che normalmente si contendevano le gare ciclistiche del circuito europeo. La scelta, patrocinata dalla storica “mente” del Tour, Henri Desgrange, consentì la partecipazione in pianta stabile di tutti i migliori atleti al mondo, dei principali specialisti in ogni campo dell’agonismo ciclistico e, cosa da non sottovalutare, stimolò dall’inizio una duplice dinamica competitiva, dato che l’elevata concentrazione di alti papaveri portava in numerosi casi a rivalità non solo tra le diverse selezioni ma anche al loro interno, col risultato di una competizione sempre imprevedibile e accesa. Il Tour che ritornò alle squadre sponsorizzate nel 1962 era ammantato di una grandeur consolidata, che perdura tutt’oggi dopo esser stata accentuata delle sagaci strategie comunicative e mediatiche dell’Amaury Sport Organization (ASO), la società che patrocina la definizione del Tour, e ha resistito ai vari scandali affrontati dalla corsa nella sua storia, compresi quelli gravissimi connessi al doping del 1998 e del 2006 o il terremoto sportivo e giudiziario che ha accompagnato negli scorsi anni la caduta del mito di Lance Armstrong.

Per quanto concerne l’edizione che scatta oggi dalla Normandia, la parata di stelle al via della Grande Boucle è guidata da cinque fuoriclasse che saranno gli osservati speciali durante il corso intero della manifestazione: Alberto Contador, Chris Froome, Nairo Quintana, Fabio Aru e Vincenzo Nibali. Degli ultimi due, uniti in tandem nello squadrone kazako dell’Astana, avevamo già recentemente parlato: i due uomini di punta del movimento italiano si preparano alla caccia della maglia gialla di Parigi con Aru designato capitano e Nibali, fresco vincitore di uno strepitoso Giro d’Italia, incaricatosi del ruolo di generale-luogotenente in ausilio al talentuoso atleta sardo. Assieme ai tre principali avversari, essi compongono il gotha del ciclismo odierno; le prime schermaglie di avvicinamento al Tour, viste nelle corse preparatorie come il Giro del Delfinato, hanno visto Contador e il vincitore uscente Froome particolarmente in palla. È ragionevole accreditare il campione madrileno e il britannico nativo del Kenya dei favori principali del pronostico, mentre per quanto riguarda le tappe intermedie il faro della corsa sarà, inevitabilmente, il campione del mondo Peter Sagan, impostosi nella classifica a punti nelle ultime quattro edizioni e puntualmente protagonista in quasi tutti gli arrivi che non contemplino aspre salite.

Chilometro dopo chilometro, il Tour de France macinerà una volta di più le strade, la storia e i paesaggi della nazione francese e, nella marcia di avvicinamento alla capitale, regalerà ogni giorno a decine di migliaia di spettatori assiepati ai bordi delle carreggiate il suggestivo colpo d’occhio della carovana gialla, che fino al 24 luglio inseguirà un unico sogno, un solo obiettivo: la maglia gialla finale degli Champs-Elysées.

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