Totti, Totti, fortissimamente Totti. L’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo. Il presidente Pallotta che lascia la Capitale senza parlare del rinnovo. Nè incontrarlo. Le ruggini con Spalletti. La sensazione dell’addio imminente.

A conti fatti, la somma dei fattori si risolve nell’equità. Francesco Totti ha dato tantissimo alla Roma, ma non di più di quanto abbia ricevuto. Ha gestito la propria carriera regalando ai tifosi momenti indimenticabili, ma traendo sempre e comunque il massimo per sé stesso attraverso una autogestione esemplare che si riassume nel “No” al Real di Zidane, Figo, Beckham e Raul. Rifiuto per amore? Si, ma non solo. Scelta di testa e cuore. Un “No” figlio, sebbene in minima percentuale, di un sano, sanissimo, egoismo.

Meglio essere Francesco Totti a Roma, che uno dei tanti a Madrid. E poco importa dei trofei, se a Roma si intravede la possibilità di scrivere la storia, inseguire ogni tipo di record e giocare. Perchè quello, in fondo, è il bello. Giocare a calcio sin quando si ha voglia. Sino a quando il Madrid non permetterebbe. La scelta è premiante: arrivano il titolo mondiale, la scarpa d’oro, due Coppe Italia e l’amore smisurato. Roma adora Totti. Un sentimento strameritato, sia chiaro. Tutto va come previsto. Arrivano i record. Il rapporto si cementifica. Roma e Totti, una cosa sola. E però gli anni passano. I muscoli si appesantiscono. Nessuno, quando la carta d’identità inizia a vincere sul fisico, ha cuore e coraggio di dire “basta”, “smetti”. Certo, la scelta è difficile. Totti è un figlio di Roma. Un fratello di tutti i tifosi. Troppo amore, però, rende i figli e i fratelli viziati.

Ed ecco che si arriva a “questo” finale. Inevitabile. La gente è delusa da alcuni atteggiamenti. Stupisce, chi si stupisce. Negli ultimi tre anni, Totti ha avuto di più, in termini di consenso e affetti, di quanto abbia fatto per la Roma. Premesso ciò, i romanisti sarebbero ingrati nel non ringraziarlo. E Totti sarebbe poco attento se continuasse a giocare. La scelta creerebbe l’humus ideale per la degenerazione del “tottismo”. Ovvero l’esaltazione oltre ogni misura e logica, di Totti. Sino ad anteporlo alla Roma stessa, creando spaccature e all’interno di un ambiente già destabilizzato. Il Tottismo è amore cieco, tossico, dannoso. É ciò che spinge una porzione di pubblico a fischiare la Roma perché la squadra non calcia il pallone fuori dal campo per permettere l’ingresso di Totti. Troppo. E il troppo, storpia. E neanche l’immagine di Totti ne sarebbe esente. Aveva abituato i romanisti alle imprese. Non si faccia ricordare per i capricci. Sarebbe un peccato. C’è ancora tempo per recuperare e ricucire il rapporto e renderlo sereno.

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