Francesco Totti oggi compie 40 anni. A differenza di tutti i suoi illustri coetanei, tra i quali ci sentiamo di citare Ronaldo (il fenomeno), Nesta e Shevchenko, lo storico capitano della Roma sta ancora calcando i campi della Serie A e sembra lontano il momento in cui appenderà gli scarpini al chiodo. Per raccontare la storia del più grande giocatore della storia romanista, e probabilmente del calcio italiano, abbiamo scelto i 10 momenti (sia piacevoli che spiacevoli) che hanno caratterizzato un percorso che ha preso giorno dopo giorno i contorni della leggenda.

 Brescia-Roma, 28 marzo 1993 – A Roma la voce gira da tempo: nella Primavera giallorossa c’è un ragazzino che ha i colpi del fuoriclasse, a molti addirittura ricorda Roberto Mancini, all’epoca bandiera della Sampdoria. Nella sua unica e tutt’altro che felice stagione giallorossa uno che Mancini lo conosce bene, Vujadin Boskov, si accorge di questo talento e decide di farlo esordire in Serie A a 16 anni. Al ‘Rigamonti’ di Brescia Totti entra negli ultimi minuti al posto di Rizzitelli, iniziando un percorso che nemmeno lui avrebbe mai immaginato così lungo e glorioso.

Roma-Foggia, 4 settembre 1994 – Totti è in rampa di lancio, e con Mazzone ha trovato un secondo padre che gli dà i consigli giusti e lo fa rimanere con i piedi per terra in una città passionale ma umorale come poche altre. L’allenatore punta forte su Francesco, e nella prima giornata del campionato 1994/95 lo manda in campo come titolare sacrificando Balbo (all’epoca potevano scendere in campo massimo tre stranieri contemporaneamente): Totti ringrazia e dopo mezz’ora di ambientamento con un sinistro forte e preciso realizza il suo primo gol in Serie A. Adesso è a quota 250.

Triangolare ‘Città di Roma’, 9 febbraio 1997 – Nell’estate del 1996 Sensi decide di tentare una svolta radicale: via Mazzone, a Trigoria arriva l’argentino Carlos Bianchi, che a casa sua ha vinto tutto sulla panchina del Velez Sarsfield. Da subito i rapporti tra Bianchi e Totti non sono facili, a partire dalla scelta di dare al giocatore il numero 17, che a Buenos Aires e dintorni è appannaggio delle giovani promesse. Bianchi in Italia passa alla storia quando non dimostra troppa lungimiranza in una conferenza stampa: “Totti è un giocatore normale”. Dopo mesi di polemiche e panchine Totti si prende la Roma una sera di febbraio, quando in un triangolare con l’Ajax e il Borussia Moenchengladbach dà spettacolo a suon di gol e giocate. Le voci di una cessione in prestito alla Sampdoria evaporano, mentre Bianchi nel giro di poche settimane viene rispedito in Argentina.

Italia-Olanda, 29 giugno 2000 – Totti va in panchina: la voce fa il giro del Bel Paese e i 60 milioni di Ct azzurri crocifiggono il loro collega Zoff. Poi la partita inizia, e nella semifinale di Euro 2000 contro l’Olanda padrone di casa l’Italia soffre in un modo inaudito, con Toldo protagonista assoluto. Nell’ultima parte del match Zoff decide di dare una possibilità a Totti, fino a quel momento grande protagonista del torneo: il numero 20 azzurro regala lampi di classe e nella sfida ai rigori batte van der Sar con un ‘cucchiaio’ che diventa il suo marchio di fabbrica. In finale la Francia beffa l’Italia, ma Totti è ormai una stella di livello internazionale.

Roma-Parma, 17 giugno 2001 – Dopo un campionato dominato sin dall’inizio la Roma si gioca lo scudetto all’Olimpico all’ultima giornata: a sbloccare il match è il suo capitano con un destro dal limite dell’area su cui Buffon non può nulla. La corsa sotto la Curva Sud dà ufficialmente inizio a una festa popolare indimenticabile, forse anche per la sua unicità.

Italia-Danimarca, 15 giugno 2004 – Ad Euro 2004 Totti arriva con addosso la tensione della responsabilità di essere il giocatore più importante della Nazionale italiana: il Ct Trapattoni lo paragona Platini, lui sogna di vincere torneo e Pallone d’Oro. L’illusione però finisce subito: all’esordio Totti reagisce alle grette e continue provocazioni di Poulsen sputandogli in faccia, e viene pescato da una telecamera danese. L’Uefa lo sanziona con tre giornate di squalifica, ma il ‘biscotto’ tra Danimarca e Svezia fa fuori lui e gli azzurri.

Roma-Empoli, 19 febbraio 2006 – A quattro mesi da Germania 2006 all’Olimpico scende il gelo: il capitano della Roma si frattura il perone in un contrasto con Vanigli. Per il Mondiale sembra finita, ma Totti stupisce tutti rientrando in tempo e lasciando il segno nel trionfo della squadra di Lippi prendendosi la responsabilità di battere il rigore all’ultimo minuto agli ottavi contro l’Australia. A Berlino alza al cielo la coppa del mondo al termine di quella che sarà la sua ultima partita in Nazionale, per una sua precisa scelta personale.

Manchester United-Roma, 10 aprile 2007 – La Roma di Spalletti è la squadra che gioca forse il miglior calcio in Europa, e Totti, reinventato centravanti, sta per vincere classifica cannonieri della Serie A e scarpa d’oro. Dopo aver fatto fuori il Lione la squadra giallorossa ambisce alla semifinale di Champions League: all’andata dei quarti il Manchester United di Cristiano Ronaldo è battuto 2-1: all’Old Trafford i capitolini sognano l’impresa, ma subiscono una sconfitta clamorosa. Il 7-1 finale è impietoso, una disfatta che tuttavia Totti e la Roma si ritroveranno a subire ancora nella loro storia europea degli anni successivi, nonostante alcune grandi soddisfazioni come la vittoria al Bernabeu nel 2008.

Roma-Lazio, 13 marzo 2011“The king of Rome is not dead”: con questa frase urlata al microfono di ‘Al Jazeera’ durante la sua telecronaca un giornalista nordirlandese riassume al meglio l’impresa di un giocatore che sembrava sul viale del tramonto. Con una splendida doppietta Totti stende la Lazio e ancora una volta festeggia sotto la Curva Sud: attualmente è il giocatore ad aver segnato di più (11 gol) nei derby capitolini, ovvero ‘la partita’ per un tifoso romanista come lui.

Roma-Torino, 20 aprile 2016 – La parabola di Totti sembra terminata, in campo il numero 10 non si vede praticamente più: con Spalletti c’è stata una rottura clamorosa che qualche settimana prima ha portato addirittura alla cacciata del capitano dal ritiro di Trigoria a causa di un’intervista-sfogo. La Roma sta perdendo e a cinque minuti dal termine il tecnico decide di tentare la carta della disperazione mandando in campo Francesco, che risponde nel modo che conosce meglio: dopo pochi secondi realizza con una zampata il gol del pari, poco dopo fa 3-2 su rigore. All’Olimpico è delirio totale, in tanti piangono per l’emozione: quel che sembrava un addio certo si trasforma in rinnovo di contratto per un calciatore che anche a 40 anni riesce ancora a incidere come pochi altri e che come pochi altri ha indossato sempre la stessa maglia. Un fuoriclasse che non ne vuole sapere di smettere di sognare e, soprattutto, far sognare.

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