Sognare in grande e sognare sempre, questo è il motto che accompagna geneticamente il rapporto tra Napoli e la pallacanestro che ciclicamente ha regalato negli anni poche gioie indelebili e tante delusioni ad una città che oltre al calcio ha visto nella palla a spicchi un grande motivo di orgoglio e identificazione. Prima l’era dell’ingegner De Piano, oltre quindici anni (1978-1994) conditi da annate esaltanti, retrocessioni amare e successivi ritorni sotto il segno di calibri come Walter Berry , Alex English e Marco Bonamico, senza dimenticare gli spasmodici derby contro la fortissima rivale Caserta di Gentile ed Esposito. Il Mario Argento, palazzetto dello sport dell’epoca, che nei momenti clou conteneva a stento i diecimila spettatori, poi il nulla. Fallimenti e passaggi di titoli tra Battipaglia e ancora Napoli, fino al 1999 in cui l’allora presidente Lubrano sposta la sede del Basket Pozzuoli a Napoli cedendola all’imprenditore Mario Maione.

Rientro nella massima serie nel 2002 e da li in poi cinque stagioni memorabili culminate nello storico 2006: semifinali Play off scudetto, successiva partecipazione all’Eurolega e ciliegina sulla torta il fantastico trionfo nella Final Eight di Coppa Italia in finale contro Roma. Anche l’era Maione si chiuse mestamente nel 2007 con la mancata iscrizione al campionato per inadempienze finanziarie, un fallimento a cui ne seguiranno altri fino ad arrivare al 2016 in cui l’estromissione a campionato in corso dell’Azzurro Napoli Basket per debiti pregressi non saldati sembrava aver segnato definitivamente le sorti del basket all’ombra del Vesuvio. Quando sembra tutto perso accade che un imprenditore cilentano innamorato di Partenope decide di ridare a questa città un’identità cestistica partendo della serie B, trasferendo il suo Cilento Basket a Napoli dopo anni di esperienza nelle serie minori. Primo anno e primo centro, promozione in Legadue e entusiasmo ritrovato in una piazza affamata e pronta a gremire come ai vecchi tempi gli spalti del Palabarbuto, tensostruttura da 5.000 posti che ha sostituito l’abbattuto Mario Argento. Gli innegabili meriti del Presidente Ciro Ruggiero partono da molto lontano: lavoro, sacrificio e tanto tanto amore per questo sport e voglia di far tornare a sognare Napoli partendo dalle fondamenta a lui care, lavoro sui giovani e spirito di appartenenza. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per analizzare la stagione appena conclusa e gli imminenti progetti futuri.

Buongiorno Presidente, sono passate un po’ di settimane dalla fantastica promozione in Legadue. Una cavalcata trionfale che ha emozionato tutti gli amanti del basket cittadino. Le sue sensazioni nell’arco della stagione?

Come dice lei sono state emozioni che in un crescendo ci hanno portato a questo traguardo. Amo svisceratamente questa città a cui sono legato da affetti familiari a tal punto da chiamare la squadra Cuore Napoli Basket.

Proprio questo amore l’ha spinta tra tante peripezie a trasferire il basket dal Cilento a Napoli?

Sì indubbiamente. Di  sicuro questi sei anni di attività in cui sono riuscito a salire dalla promozione alla serie A2 condita da diversi successi mi ha permesso di crescere un gradino alla volta e per questo mi ritengo fortunato senza dimenticare che l’umiltà, nel basket come nella vita, è la dote principale per proseguire il nostro cammino.

Un altro tassello importante è senza dubbio il settore giovanile. Un altro suo indiscusso merito?

Senza dubbio il valore aggiunto del mio progetto è proprio quello di valorizzare i vivai, da quest’anno posso dirle che da quest’anno il trasferimento delle sarà totale. A Napoli avremo tutte le attività giovanili dal minibasket agli under, con progetti mirati in vari settori. Daremo continuità e saremo presenti a tutti i livelli sul territorio. Questa è la mia visione nel medio lungo periodo per dare credibilità e continuità al basket napoletano, senza le fondamenta umane non si va da nessuna parte, formiamo prima gli uomini per avere un domani atleti di livello, questo è il nostro progetto.

Un pensiero doveroso a due suoi compagni di avventura, il confermato coach Ponticiello e il non confermato ex D.s. Corvo, un aggettivo per loro?

Senza ombra dubbio due persone fondamentali che hanno contribuito al raggiungimento dei nostri traguardi e il mio grazie a loro è incondizionato. Poi con questa promozione si è chiuso un ciclo e si aprono scenari nuovi in cui il progetto è più importante del singolo soggetto, ringrazio ancora Pino Corvo per il suo lavoro, ma un presidente che crede nel lavoro come il sottoscritto deve valutare tutta una serie di situazioni nella sua interezza. Una città come Napoli ha grande aspettative e richiede una dedizione assoluta e una presenza quotidiana a tal punto che io mi trasferirò con la famiglia per dedicarmi anima e corpo al Cuore Napoli.

Il suo rapporto con le istituzioni cittadine e il pubblico, due pedine fondamentali nello scacchiere futuro?

Voglio ringraziare sia il sindaco De Magistris che l’assessore allo sport Borriello, ci hanno sempre sostenuto facendo tutto quanto in loro potere per agevolarci il cammino, hanno abbracciato in toto la causa Cuore Napoli Basket dimostrandomelo in varie circostanze, invitandoci più volte a Palazzo San Giacomo per condividere con noi i nostri trofei, regalandomi anche il gagliardetto con lo stemma della città per la raggiunta promozione cosa che mi onora profondamente. La città e il suo pubblico meritano il massimo possibile, c’è una gran voglia di Basket e quel senso di appartenenza e di orgoglio napoletano che si sta riscoprendo: è il valore più bello che la gente sta riabbracciando e il PalaBarbuto pieno mi rende pieno di gioia.

Il Palazzetto, un bel problema no? Napoli meriterebbe una struttura degna di una grande città?

Noi vogliamo una casa nostra che faccia vivere, volare e sognare i napoletani. Se il Mario Argento ne conteneva 10.000 io vorrei un palazzetto tipo Nba che sia un palcoscenico che ne contenga più del doppio, è un mio sogno, ma sognare non è vietato e la metropoli lo meriterebbe.

Parliamo di Legadue, come vi state muovendo per la prossima stagione?

Innanzitutto abbiamo adempiuto all’iscrizione e alle formalità burocratiche, io ho un profilo basso come voi ben sapete e ragiono sul senso di appartenenza del mio staff in primis e questo vale già molto. Quest’anno siamo diventati una società sportiva in tutto e per tutto, metteremo tutto nero su bianco onorando i contratti cosa che è da sempre nel mio stile. Io discendo da una famiglia napoletana anni venti  i cui  valori forti sono a me molto cari, da sempre sono abituato a ragionare concretamente rispettando la mia parola.

Per chiudere. Sei dovessimo sentirci tra cinque anni presidente, dove sarà il Basket Napoli?

Tra cinque anni? Con uno scudetto in bacheca e delle partecipazioni europee in Eurolega, con un’apertura a trecentosessanta gradi e progetti mirati in America con i college, confronti che a mio avviso portano crescita non solo sportiva, ma anche sociale innescando una serie di sinergie che servono ad una città come Napoli che le posso dire con certezza è più apprezzata all’estero che in Italia, cosa che proprio non mi va giù.