Ritorna il campionato, ma ritorna la “normalità”? Che parola strana , normalità , come se le emozioni e le paure che ci portiamo dentro potessero essere cancellate, o accantonate, in forza di un calendario sportivo. La strage di Parigi è avvenuta nella sosta riservata alle nazionali, e non è certo un caso visto che i kamikaze volevano farsi esplodere a pochi metri dal presidente Hollande, per dimostrare l’onnipotenza del terrore: possiamo uccidere i vostri capi quando vogliamo. Non è andata così e il prezzo pagato allo Stade de France non è stato catastrofico come al Bataclan solo grazie a un sistema di controllo che, fortunatamente, ha funzionato.

Ma la domanda resta sempre una: da stasera in avanti, a cominciare dagli anticipi di Bologna e di Torino e per tutti gli eventi che scandiranno il ritorno alla “normalità” sportiva, saremo al sicuro quando entreremo in uno stadio o in un palazzo dello sport? Oppure sarà una “normalità” imposta, oltre che dallo spettacolo che deve continuare ( The Show must go on) dalla voglia che abbiamo tutti di evadere dalle brutture che abbiamo intorno? E dal desiderio istintivo di godere ciò che la vita ci regala, una spinta insopprimibile malgrado gli strateghi del terrore vogliano trasformarci in un’umanità impaurita e tremante, barricata nelle proprie caverne mentali. Che non tutto possa tornare in pochi giorni a come era prima di Parigi, lo dimostra lo stato di emergenza proclamato in Belgio con la decisione di sospendere ogni manifestazione pubblica. Ci vorrà tempo. Ma già domenica sera, al termine delle partite, sapremo chi ha vinto il primo round tra normalità e paura.

Antonio Padellaro

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