La giocata che non ti aspetti arriva in quella che nel calcio si chiamerebbe la zona Cesarini. Allo scadere del tempo regolamentare. Nella partita sul progetto relativo al nuovo stadio della Roma da realizzarsi a Tor di Valle, quando mancano ormai pochi giorni alla data di chiusura della Conferenza dei Servizi, l’assist più prezioso per Virginia Raggi arriva da un’altra donna. Il Sopraintendente all’Archeologia e ai Beni Culturali presso il Comune di Roma Margherita Eichberg. La quale, rispondendo ad una richiesta con somma urgenza pervenutale dall’associazione Italia Nostra (della quale è stato membro anche l’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini) ha fatto arrivare sul tavolo della sindaca e contestualmente dei “proponenti” il progetto (la Roma e Eurnova) una lettera che informa di un “procedimento di vincolo” che la Sopraintendenza vorrebbe apporre sull’area di Tor di Valle.

Un  territorio della periferia sud ovest della Capitale, attualmente lasciato in preda al degrado che invece, per l’ufficio della Eichberg costituirebbe un’area da mettere sotto tutela. Così come, secondo quanto scrive la Sopraintendente, sarebbe un bene da preservare  anche una tribuna dell’Ippodromo: il “gioiello architettonico” progettato nel 1959 dall’ architetto “di fama internazionale” Julio Garcia Lafuente. E perciò, conclude il documento, “l’area dovrà essere lasciata libera da ogni opera in elevato”. Significa che a Tor di Valle, se la procedura avviata si concludesse con l’apposizione del vincolo, non si potrà costruire se non opere che per altezza non potranno superare quelle già esistenti. Tradotto: niente grattacieli. E dunque addio progetto. I proponenti (la Roma ed Eurnova) avranno a disposizione adesso 80 giorni per presentare le loro osservazioni. Anche se, inevitabilmente la procedura avviata dalla Sopraintendenza non fa che rendere più difficile il via libera dalla Conferenza dei Servizi. E mentre la sindaca Virginia Raggi cogliendo al volo l’assist della Eichberg, fa sapere che “la novità incide sul dossier” (il vincolo servirebbe a giustificare un parere negativo), dal lato dei proponenti la risposta è affidata ad un comunicato diffuso nella tarda serata di ieri. In cui il primo aspetto ad essere messo in evidenza, insieme alla “singolare tempistica di questo parere”, è proprio ciò che la Sopraintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma aveva scritto nel novembre del 2014, un mese prima che fosse approvata la delibera 132 che riconobbe la pubblica utilità al progetto. In quel frangente la Sopraintendenza chiedeva che “con particolare riguardo dovranno essere indicati i criteri della sostituzione con demolizione dell’Ippodromo e di tutti gli elementi di architettura e le pertinenze che lo caratterizzano”.

Dunque, nella sostanza, lo stesso ufficio della Sopraintendenza che oggi richiede il vincolo a protezione dell’Ippodromo, nel 2014 si era espresso in direzione completamente opposta: cioè chiedendo che fossero “indicati i criteri” per la demolizione della struttura. La quale evidentemente, nel 2014 per la Sopraintendenza non era ancora considerata come oggi, quel “gioiello” da preservare. Ma allora perché adesso, la Sopraintendenza vorrebbe mettere il vincolo? La Eichberg dal canto suo, come riporta il sito Nextquotidiano, fa sapere che “non ci siamo svegliati oggi ma dal 2014 che diamo pareri di forti criticità”. Pareri dei quali, non sembrano essere stati a conoscenza gli stessi proponenti i quali, sempre nel comunicato di ieri sera, evidenziano come al contrario, anche nel parere “reso in sede di VIA del 6.2.2017 la menzionata Sopraintendenza pur accennando al valore dell’Ippodromo non ha espresso alcun parere contrario alla sua demolizione”. Concludendo di essere comunque disposti a “riqualificare le tribune”. Sempre che il progetto alla fine venga approvato. In caso contrario, fanno sapere, “verrà avviata ogni possibile azione di tutela del nostro progetto, di tutti gli investitori e pubblici azionisti della AS Roma”. A quel punto, inizierebbe tutta un’altra partita. Che a prescindere dal risultato finale, la città di Roma avrebbe già perso.

 

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