I poliziotti ti multano regolarmente e ti conoscono per nome, hai sempre almeno una crosta sulla pelle, ti fanno male le caviglie e le anche, ti svegli in ambulanza senza i denti davanti”. È l’identikit dello skater, come si legge nella presentazione di un libro atteso dagli amanti del genere: “Hawk, professione skater” (Salani editore, 432 pagine, 13.90 euro), scritto dallo stesso campione – è stato il primo skater a completare il trick 900 (“900” sta per i gradi affrontati: due giri e mezzo), vincitore di contest dal numero incalcolabile, inventore di nuovi trick, manovre acrobatiche – con lo scrittore freelance e redattore del magazine “Skateboarder” Sean Mortimer. Il volume è anche al centro del film diretto da Andrea Molaioli e tratto dal romanzo di Nick HornbyTutto per una ragazza”, da 23 marzo al cinema. Interpretata da Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, Jasmine Trinca e Luca Marinelli, la pellicola racconta la storia di Sam, un adolescente con la passione per lo skateboard – e per lo skater Tony Hawk – che combina un “grosso guaio” ed è costretto a prendersi le proprie responsabilità. A venirgli in soccorso sarà la sua strampalata famiglia: una mamma che lo ha avuto da ragazza e che è una donna dolce ma un po’ svampita, e un padre decisamente simpatico che però è assente dalla sua vita.

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Un ragazzino, appunto come lo è stato Anthony Frank Dupree Hawk – questo il nome all’anagrafe dello skater Tony Hawk – classe 1968, vera e propria leggenda negli Stati Uniti e nel mondo – protagonista di videogiochi che portano il suo nome, attore, imprenditore, creatore di una fondazione per aiutare a costruire skatepark per ragazzi in aree svantaggiate. “Uno, nessuno e centomila”, insomma (prendendo il prestito il titolo di uno dei romanzi più famosi di Luigi Pirandello) senza dimenticare – si legge ancora – che Hawk è stato “detentore di costole rotte, caviglie sfasciate, incisivi persi, viaggi per mezzo mondo a bordo di pulmini scassati, notti insonni, puzza di sudore, show umilianti, vittorie entusiasmanti e sconfitte brucianti”. Sfogliando le pagine di questo libro, leggiamo l’intenso racconto dello skater più conosciuto di sempre, che torna con la memoria a quelli che sono gli episodi più bizzarri, divertenti e commoventi della sua vita, svelando al lettore – con ironia e semplicità – gli ingredienti per inseguire propri i sogni, trasformando i difetti in delle particolarità uniche. Quasi a diventare invidiabili, come è stato nel suo caso.

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Le mie giornate cominciavano e finivano con lo skate. Ogni mattina arrivavo con mezz’ora di anticipo per poter skaterare sul marciapiede insieme all’unico altro skater della scuola. A volte il preside usciva dal suo ufficio, si sedeva per terra e ci guardava”, si legge in una biografia che non parla solo di skateboard, ma anche di un ragazzino troppo magro per governare la sua tavola, deriso dai compagni di scuola quando a skateare negli Stati Uniti erano solo in pochissimi. E quei pochi venivano visti anche un po’ come “sfigati”. Diventato skater pro a dodici anni, Hawk è andato avanti con coraggio e determinazione, aggiudicandosi la nomea di “re della tavola” e guadagnando milioni dagli sponsor. Tutto questo perdendo conoscenza, fratturandosi le costole e rompendosi i denti pur di chiudere un trick; non per aggiudicarsi una gara, si badi bene, ma per omaggiare uno sport che, come riconosce lo stesso campione statunitense, “mi è stato di grande aiuto per modificare il mio comportamento”. Lanciandosi nella vita come da una rampa: a tutta velocità.

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