Voglio ringraziare per questo riconoscimento. È la più bella testimonianza di amore e affetto che babbo potesse ricevere. Diciamo che la vita è stata bellissima, ricca di soddisfazioni e gioie, e qualche dolore, ma cose come questa aiutano a rimarginare le ferite”. Parole di Massimo Maestrelli, figlio di Tommaso Maestrelli, compianto allenatore della Lazio campione d’Italia (stagione 1973/1974), durante la presentazione del francobollo ufficiale dedicato al papà, al centro sportivo che gli è stato intitolato presso la caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma. Dunque, nella cornice di Tor di Quinto – teatro dei mitici allenamenti di quei ragazzi indimenticabili – la consegna, non solo simbolica, del francobollo ordinario emesso da Poste Italiane. Del valore di 95 centesimi, raffigura, sulla sinistra, un ritratto di Maestrelli di profilo, in primo piano; sullo sfondo, un campo di calcio e le gradinate di uno stadio. In alto a destra, invece, il nome e la dicitura “1976-2016”, in ricordo dei quaranta anni dalla prematura scomparsa del “Maestro”, come veniva chiamato.

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Pisano, classe 1922, Maestrelli morì a Roma il 2 dicembre del 1976, e ancora oggi è ricordato non solo per la sua straordinaria competenza tecnica, ma anche per la pacatezza e l’umanità non comuni. Da centrocampista vestì le maglie di Bari, Roma e Lucchese – con una sola presenza in nazionale, nel 1948, convocato quando giocava nella squadra pugliese – ma il suo nome è da sempre legato, indissolubilmente, alla Lazio, che da allenatore condusse alla conquista del primo scudetto. Ricorda Felice Pulici, portiere della storica formazione campione d’Italia: “Fu lui a portare nel nostro paese il calcio totale che in quegli anni spopolava in Olanda. E il nostro era ancora più offensivo di quello degli olandesi”. A fargli eco Pino Wilson, capitano di quella squadra incredibile: “Ho avuto la fortuna di aver passato un lustro con Maestrelli e, con un pizzico di presunzione, dico che difficilmente ho rivisto un rapporto così unico, eccezionale, di amore nei confronti di un allenatore. Per noi era un padre”. Ricordi romantici, come quello di Massimo Maestrelli: “Mio padre basava tutto su valori come disciplina, rispetto, correttezza. E lo dimostrava con i fatti, perché era un uomo di poche parole. Bastava uno sguardo per farti capire che avevi sbagliato”.

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Dunque, a distanza di tempo, il ricordo di Tommaso Maestrelli è più vivo che mai. Grazie anche ad iniziative come questa, o a spettacoli teatrali che hanno reso omaggio all’uomo e all’allenatore. Come “L’ultima partita”, la pièce diretta da Giorgio Serafini Prosperi e andata in scena un paio di anni fa nella capitale. Ed è lo stesso autore e regista a riconoscere che “nella storia di Maestrelli c’erano tutti i canoni della tragedia greca classica. Ho parlato con quasi tutti i suoi giocatori: non ce n’è stato uno che non sia scoppiato in lacrime parlando di lui”. E ancora, libri che ripercorrono le gesta di Maestrelli, come “Uno più undici” (L’Airone Editrice, 189 pagine, 16 euro) scritto dal giornalista Franco Recanatesi, oppure “1974. La storia incredibile della Lazio di Maestrelli. Un gruppo di pazzi in cima al calcio italiano” (60 pagine, 12.50 euro) realizzato a quattro mani da Marco Filacchione e Adriano Stabile per Edizioni Eraclea.

 

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