La Coruña, Madrid, Barcellona, formano un’ideale linea che congiunge gli estremi della penisola iberica.

La Coruña, Madrid, Barcellona, raccontano, ognuna a modo suo, il livello di repressione nei confronti dei tifosi che ha raggiunto il calcio spagnolo.

In Galizia, il Deportivo si è visto comminare una serie di multe che ammontano ad una cifra di 120mila euro.

Il motivo? Aver permesso l’esposizione dello striscione dei “Riazor Blues”, gruppo ultras presente da anni nel Fondo Marathon.

La Commissione Anti-Violenza ritiene infatti che quello striscione simboleggi un gruppo violento e pertanto il Deportivo, permettendone l’esposizione, abbia “appoggiato e facilitato un gruppo radicale e violento”.

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La società biancoazzurra, che già era stata richiamata la scorsa stagione per la gestione dei biglietti, non ha preso di buon grado la multa e, oltre al ricorso presentato, ha emesso un comunicato ufficiale duro e diretto, chiedendo le dimissioni del presidente della Commissione.

Per il disprezzo con cui viene trattato il Deportivo, a cui non viene concessa nessuna possibilità di replica, e per permettere la circolazione di accuse carenti di fondamenta” dice uno stralcio del comunicato.

A Madrid invece, nel quartiere di Vallecas, alla già tesa situazione fra dirigenza e tifoseria, si è aggiunta negli ultimi mesi una fortissima repressione da parte della polizia nazionale con obiettivo sensibile il gruppo Bukaneros, gruppo ultras del Rayo Vallecano e collettivo politicamente attivo nella vita di quartiere.

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È di pochi giorni fa la notizia degli arresti di alcuni membri del gruppo per questioni legate alla politica, a cui sono però seguite perquisizioni ad hoc nelle case di tutti i membri del gruppo, anche quelli non coinvolti nell’episodio.

A questo si somma l’irruzione dello scorso anno proprio nella sede dei Bukaneros da parte della polizia.

Irruzione e indagini concluse con un nulla di fatto.

A Barcellona invece è la sponda Espanyol a soffrire.

A Cornellà infatti sarà chiusa a tempo indeterminato La 1900, la curva dei periquitos.

E la scelta è stata proprio della società che l’ha giustificata sostenendo “l’incapacità di garantire la sicurezza e la convivenza dei differenti gruppi all’interno dello stesso settore”.

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La chiusura, per affermazione della stessa società, sarà mantenuta fino a quando i gruppi non  presentino “degli interlocutori validi per la gestione del settore ed i rapporti con il club”.

Nel frattempo tutti gli abbonati sono stati riassegnati ad altri settori e La 1900 riempita con ragazzini del settore giovanile.

Il tutti rientra nel progetto dell’Espanyol di accorpare la parte più accesa nel tifo tutta nello stesso settore, senza tenere conto di tradizione e frizioni interne.

Per questo motivo, circa duecento persone hanno inscenato una protesta all’esterno dell’impianto di Cornellà-El Prat prima della gara contro l’Athletic, simulando un funerale del tifo.

Tre episodi che rappresentano il momento difficile del tifo spagnolo.

Momento difficile che si prolunga ormai da molti anni.

Dall’eliminazione del tifo organizzato prima dal Camp Nou, poi dal Bernabeu, agli attacchi repressivi e mediatici ai Biris, ultras del Siviglia, e agli Indar Gorri dell’Osasuna, passando per la morte di Iñigo Cabacas, ucciso dalla Ertzaintza (polizia basca) fuori dal San Mames.

Un movimento, quello ultras, che in Spagna resta minoritario, soprattutto a causa dei numeri ristretti, ma che è comunque fortemente represso da parte delle istituzioni.

Ciò che resta da chiedersi, come spesso accade, è quanto serva anteporre la repressione al dialogo.

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