La Coppa Italia ha bisogno della Serie C: e se entrasse in gioco agli ottavi?

C’era bisogno del grande Pordenone per riesumare il cadavere della Coppa Italia. Un miracolo “ignorante”, frutto allo stesso tempo della raffinata istruzione di Leonardo Colucci, tecnico dei ramarri. Un manipolo di folli sognatori, catapultati da un giorno all’altro nella Scala del Calcio, ha messo in scacco per 120 minuti la piccola Inter di Spalletti, vincitrice solo dopo un’estenuante sequenza di rigori. Una favola romantica, incredibilmente emozionante. Perché i friulani non hanno mai avuto l’intenzione di travestirsi da vittima sacrificale e hanno dato vita ad una battaglia accesa senza esclusione di colpi. Se la sono giocata alla grande come solo una squadra di Serie C sa fare al cospetto della capolista della A e tutti, inclusi molti interisti, sono stati dalla loro parte fino alla fine. Purtroppo, però, il sipario è calato. E non ci resta altro che la solita, stantia, Coppa Italia.

Ma se volessimo tornare in scena? D’altronde, finché non si parla di campionato, avremmo un gran bisogno di tante Inter-Pordenone in più e qualche Milan-Inter in meno. La Tim Cup interessa solo a chi la vince, e solo nel momento in cui si alza il trofeo. Perché non dar maggior spazio alla Serie C e rimescolare un po’ le carte? Perché non mettere gli assi in fondo al mazzo e tirar fuori i due di picche? Insomma, quanto sarebbe bello costringere le big della A a giocare i primi turni di luglio e far entrare in scena le otto migliori squadre dell’ultima C solo agli ottavi? Lo sappiamo, non succederà mai. Ma guardare il mondo a testa in giù è sempre intrigante. Ci ritroveremmo con un’ampia schiera di formazioni che lotterebbero alla morte su ogni pallone e un gruppo di big che dovrebbe sudare sette camicie per gustare il dessert di maggio che non piace a nessuno.



Lo sappiamo, suona un po’ ridicolo. Ma una cosa è certa: il Pordenone, un po’ come l’Alessandria semifinalista due anni fa, ha ridato un senso ad una Coppa defunta. Lo dimostra il grande interesse per l’evento (ringrazieremo a vita i social media manager neroverdi) e lo confermano i dati d’ascolto portati a casa dalla Rai: Inter-Pordenone, infatti, è stata vista dalla bellezza di 3.328.000 spettatori, con il 13,9 % di share. Tanti, tantissimi. Soprattutto se si pensa che una settimana fa Roma-Qarabag, sfida decisiva per il passaggio del turno in Champions League, aveva portato in dote a Canale 5 dei numeri molto simili, di poco superiori (3.864.000 spettatori, con il 14,7% di share).

Qualcuno potrebbe obiettare che il grande risultato sia figlio della straordinarietà dell’evento e in parte è vero, eppure siamo sicuri che una Coppa Italia così rivoluzionata piacerebbe molto di più e avrebbe un fascino unico. Specie se si capovolgesse la regola assurda che fa giocare in casa le big e non le squadre più deboli. Siamo stanchi di vedere stadi silenziosi e mezzi vuoti, e concedere un vantaggio ulteriore alla favorita di turno è inconcepibile. Perché non portare l’Inter a Pordenone? Oppure Napoli, Juventus, Roma e Lazio negli angoli più reconditi dell’Italia di provincia, meravigliosa nel vivere ancora con passione questo meraviglioso sport? In assenza di un presidente federale, ci appelliamo a chiunque abbia realmente voglia di cambiare il calcio e restituirgli una dignità. Non ne possiamo più di vivere tanti martedì ansiolitici e desideriamo vivere le favole “ignoranti”. Grazie alla forza di volontà di chi intende scrivere una pagina di Storia, e non di chi sta pensando alla partita della domenica successiva. Sarebbe molto più divertente, non credete?

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