Ho scritto The Hut nel lontano inverno del 1990. L’idea parte da un racconto di Guy de Maupassant, a cui ho intrecciato avvenimenti reali e storie ascoltate in giro, nei rifugi o raccontatemi da amici e conoscenti”. Parole di Marco Preti, regista e scrittore specializzato in documentari e fiction in luoghi di natura estrema, autore insieme a Marco Madoglio (soggettista e sceneggiatore) e a Paolo Antiga (illustratore) della prima graphic novel edita da Versante Sud. Prima e non unica. Con “The Hut, il rifugio sarà la tua tomba” (112 pagine, 19 euro), infatti, la montagna diventa protagonista di una collana di romanzi a fumetti pubblicati dalla casa editrice milanese specializzata in libri e guide di alpinismo, arrampicata, mountain bike e outdoor. In questo caso si parte con una storia claustrofobica, ricca di tensione e terrore, in bilico – è proprio il caso di dirlo – tra vette innevate tanto meravigliose quanto inquietanti. In una parola, ostili, dando ragione (seppur indirettamente) a quanto affermava lo scrittore Rudyard Kipling, secondo il quale “gli uomini devono esser nati nelle montagne o rotti alla vita montana perché queste riescano loro accessibili. Esse son troppo piene dei loro geni diabolici locali”.

Una presenza malvagia vive nel rifugio del “Cristo in Croce” ma, da quando il gestore della struttura è scomparso in circostanze strane, pochi se ne ricordano.

Sulla cima della montagna, dove sorge il rifugio, c’è una piccola stazione meteorologica che si è rotta da poco. Jacopo ed Eric, due tecnici specializzati, hanno il compito di aggiustarla. Per arrivarci, però, dovranno trascorrere una notte nel rifugio. Una notte che si rivelerà decisamente diversa da tutte le altre. Riprende Preti: “La prima stesura era stata concepita per il cinema in forma di sceneggiatura. L’idea di farne un fumetto mi è venuta due anni fa, durante un incontro scout su Shackleton e il suo naufragio antartico, quando parlai con Marco Madoglio. Iniziammo a lavorarci. Quindi mi propose diversi illustratori, e trovai che Paolo Antiga avesse il tratto adatto e sapesse valorizzare con gusto le scene di un thriller di montagna”.

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In merito ai tempi di lavoro di “The Hut”, Madoglio spiega che “si sono rivelati abbastanza lunghi a causa di alcune false partenze che hanno fatto slittare più volte l’inizio ufficiale dei lavori. Solo dopo l’incontro con Versante Sud la cosa si è concretizzata”. Quindi, sulle difficoltà legate alla stesura della sceneggiatura, aggiunge: “Il problema è stato quello di trovare delle inquadrature che potessero rendere al meglio le sensazioni e le scene presenti nella storia: gli ampi spazi, il senso di vuoto, la precarietà della scalata, i silenzi, le cadute, la fatica e le notti nel rifugio”. Un testo che si rivela solido ed efficace, accompagnato da evocative illustrazioni in bianco e nero che restituiscono al lettore molto del senso di angoscia e paura provato dai protagonisti. “In realtà la base delle pagine è il cartoncino grigio, ho lavorato con la china nera e l’acrilico bianco per creare forme e volumi”, precisa Antiga, che quindi conclude: “Credo sia stata una scelta azzeccata perché dona un aspetto spettrale alle scene, anche in quelle apparentemente più tranquille. Volevo ci fosse una certa tensione in tutto il volume. Poi abbiamo scelto di utilizzare una griglia bianca per le scene esterne e nera negli interni, proprio per enfatizzare il contrasto tra i paesaggi montani e il claustrofobico rifugio maledetto”.

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