A seguito delle sorprendenti rivelazioni della BBC e di BuzzFeed News sul problema del match-fixing nel tennis, diversi siti di informazione e testate giornalistiche si sono mobilitate per scovare nuovi casi simili. Tra questi, è stato The Guardian a far emergere una vicenda da mesi ignota ai media.

In questa occasione, l’inchiesta del celebre quotidiano britannico ha riguardato i tornei  minori del circuito Futures, svelando combine organizzate non dai giocatori in campo, ma dai giudici di sedia. Il che è ancora più sconvolgente, visto che ad essere travolti dallo scandalo sono coloro che dovrebbero direttamente vigilare sulla regolarità di ogni match.

Le combine risalgono allo scorso anno e riguardano il kazako Kirill Parfenov e il croato Denis Pitner, entrambi arbitri internazionali. Il primo è stato radiato a vita dopo aver contattato un altro ufficiale di gara nel tentativo di condizionare l’esito di vari incontri, mentre il secondo è stato squalificato per un anno a partire dal primo agosto del 2015, dopo essere stato sorpreso non solo a divulgare informazioni private sulle condizioni fisiche di alcuni giocatori, ma anche a effettuare scommesse online su match di tennis, usando un account privato a suo nome.

Ad apparire agghiacciante non è soltanto il coinvolgimento di giudici di sedia, che dovrebbero essere l’emblema dell’integrità sportiva, ma soprattutto l’insabbiamento di tutta la vicenda ad opera dell’ITF, l’International Tennis Federation. Infatti le sanzioni erano passate sotto silenzio e solo un’inchiesta di un giornale autorevole come The Guardian ha fatto venire alla luce retroscena caduti – o meglio, gettati – nel dimenticatoio. Un modus operandi tutt’altro che positivo da parte di uno dei massimi organi sportivi a livello internazionale.

I reportage del quotidiano inglese hanno inoltre rivelato che sono in corso altre indagini, incentrate su quattro giudici di sedia, di nazionalità turca e ucraina. Ciò che viene loro addebitato è il cosiddetto courtsiding: avrebbero volutamente ritardato l’aggiornamento dei punteggi tramite i palmari in uso, permettendo a complici situati sugli spalti di fare puntate live su punti di cui già conoscevano l’esito. Un sistema complesso che non intacca la regolarità degli incontri, ma che può danneggiare seriamente le agenzie di betting, oltre che dare un’immagine tutt’altro che linda del tennis.

Intanto, mentre le indagini proseguono nel loro iter, si è interessato della vicenda persino il parlamento britannico. E’ stato il conservatore Damian Collins a proporre, i primi di febbraio, un’interrogazione parlamentare finalizzata a scoprire perché  l’ITF abbia tenuto segrete le sanzioni inflitte nel 2015, ai danni di Parfenov e Pitner. Il parlamentare si è sempre battuto nella lotta alla corruzione di carattere sportivo. Così come il governo britannico ha dato il via ad una task-force per i reati finanziari, l’intento di Collins è di creare un organismo simile, che si interessi degli illeciti nel mondo dello sport, ma che mantenga una sua indipendenza rispetto alle istituzioni sportive. In questo modo avrebbe maggiore spazio di manovra e, soprattutto, non incapperebbe in spiacevoli conflitti di interessi.

Grazie all’intervento parlamentare, il 24 febbraio si è svolta la tanto attesa udienza in merito all’incomprensibile condotta dell’ITF. A parlare sono stati Chris Kermode, presidente dell’ATP, e Nigel Willerton, a capo della Tennis Integrity Unit, i quali hanno sottolineato come nel 2015 le segnalazioni di presunte combine siano state ben 246, un numero enorme se si pensa che nel 2012 erano state solamente 14. Per quanto concerne le accuse rivolte all’ITF, Willerton ha negato che ci sia stato nessun tipo di insabbiamento o comportamento sospetto. Ha inoltre aggiunto che altre indagini sono state avviate, sia su giudici di sedia che su giocatori, ma i nomi degli indagati saranno resi pubblici solo dopo di una condanna definitiva. A suo modo di vedere, se fossero rivelati dei nomi e poi emergesse la loro totale estraneità, il danno di immagine sarebbe irreparabile, sia per i tennisti che per le marche che li sponsorizzano.

Sempre durante l’udienza, Kermode ha spiegato che, malgrado quello del match-fixing sia un male tutt’altro che estirpato, il tennis rimane comunque uno dei pochi sport a poter vantare al suo interno un organismo – il TIU, per l’appunto – che fa fronte ad ogni tipo di corruzione.

Peccato però che il TIU possa contare su un budget di soli 2 milioni di dollari– molto meno dell’1% del fatturato dell’ATP -, una miseria se si tiene conto del denaro che gira oggigiorno nel mondo dello sport.

La domanda aleggia nell’aria: come si può pensare di debellare concretamente la piaga del match-fixing nel tennis, se vengono stanziati fondi a dir poco insufficienti?

FOTO: www.ubitennis.com

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