Leggendo Open, la meravigliosa autobiografia di Andre Agassi, ho avuto modo di riflettere su un dettaglio che nel libro è ripetuto più volte: la solitudine del tennista. Un atleta, solo in campo a diretto confronto con se stesso e l’avversario. Sembrerà strano ma non avevo mai visto il tennis da questo punto di vista.

 Nonostante il senso di solitudine che il giocatore vive sulla terra rossa, fuori non è proprio così:  il tennis in Italia è il quarto sport più praticato. Sarebbe al primo posto se fosse considerato disciplina individuale e non squadre. In questo caso infatti sul podio ci sono calcio, pallavolo e basket; mentre è al sesto posto per società affiliate. Questi dati della ricerca “I numeri nello sport – La pratica sportiva in Italia attraverso i dati Coni e Istat” pubblicata nel 2011.

Numeri importanti per una disciplina che sembra rinascere grazie all’impresa di due donne come Flavia Pennetta e Francesca Errani le quali hanno saputo emozionare come non vedeva da anni.

Oggi noi parliamo proprio di tennis al femminile, e lo facciamo con Alice Matteucci di Pescara classe 1995. Una giovane con alle spalle già una convocazione in Nazionale: il 29 gennaio 2014 è stata convocata, dal capitano della squadra italiana di Fed Cup per disputare il match del primo turno della Fed Cup 2014, contro gli USA. Ha debuttato ufficialmente in Fed Cup nel match di doppio in coppia con Nastassja Burnett contro il duo americano formato da Lauren Davis e Madison Keys, perdendo in due set.

Come mai hai scelto il tennis come sport da praticare?

Ho iniziato a Pescara, nella mia città natale e ho scelto il tennis dopo aver praticamente provato ogni tipo di disciplina. Sono una sportiva, se non fosse stato il tennis avrei sicuramente scelto un’altro ambito sportivo”.

L’Abruzzo e il tennis, che rapporto c’è?

“Penso che in Abruzzo ci sia un discreto movimento sportivo e in particolare tennistico. Sempre più giovani stanno iniziando a praticarlo e credo che questo sia un bene per la nostra attività”.

E gli impianti abruzzesi, in quali condizioni sono?

“Credo che l’Abruzzo ospiti tante ottime strutture distribuite molto bene sul territorio”.

Nel 2014 la convocazione azzurra, raccontaci le emozioni che hai vissuto.

“La convocazione in Fed Cup è qualcosa che porterò sempre con me nel cuore, ancora di più che una vittoria specifica. Ho provato inizialmente moltissima emozione e poi ho cercato di trarre il massimo dai consigli del capitano e delle altre ragazze. Ho vissuto una bellissima settimana dove ho imparato molto”.

La vittoria del duo Pennetta-Errani agli US Open dello scorso anno, ha cambiato qualcosa nel tennis italiano?

“Sicuramente la vittoria di Flavia e Roberta ha notevolmente incrementato l’interesse per questo sport e ne hanno accresciuto la visibilità. Sono due grandi donne, ancor prima che giocatrici, che hanno fatto moltissimi sacrifici e superato molti momenti duri, prima di poter mettere piede in quella finale”.

E cosa è cambiato nella tua vita da quando, nel 2012, sei entrata nel mondo del professionismo?

“Da quando ero piccola sognavo di vivere la mia vita come giocatrice di tennis, da quando però superi la fase Juniores e diventi professionista, impari a prenderti più responsabilità perché la tua vita si basa su quello, diventi adulto e capisci che devi prendere in mano la tua vita  e di conseguenza tutto va considerato più seriamente”.

Il tennis femminile vive le stesse difficoltà e discriminazione che vivono sport come il calcio o il basket femminile?

“Penso che il tennis femminile non sia cosi discriminato come il calcio e  il rugby, naturalmente ci sono polemiche per quanto riguarda il prize money ugualmente distribuito tra maschi e femmine però credo che ci sia molta visibilità anche nel nostro campo”.

Il tuo sogno nel cassetto?

Vincere uno slam. In particolare Wimbledon!

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