Stadio della Roma a Fiumicino: siamo sicuri che sia solo una provocazione?

Stadio della Roma a Fiumicino: siamo sicuri che sia solo una provocazione?

Inizialmente fu il sindaco Esterino Montino a lanciare l’idea, che venne presa da tutti come la classica battuta del politico in cerca di visibilità. Era il febbraio scorso e mentre in Campidoglio si stava decidendo sul futuro dello stadio della Roma a Tor di Valle, sulla scena irruppe la suggestiva proposta di Montino: realizzare l’impianto nella “sua” Fiumicino.Facciamolo qui abbiamo tutto ciò che serve” disse. Sembrò la classica provocazione di turno senza né capo né coda. Della quale tutti si dimenticarono o quasi, quando la sindaca di Roma Virginia Raggi insieme al DG giallorosso Mauro Baldissoni annunciarono in diretta televisiva, di aver raggiunto l’accordo per Tor di Valle. E chiuso l’accordo sembrava anche che finalmente fossero sparite le magagne.

D’altronde fu lo stesso Baldissoni a dichiarare la sera del 22 febbraio che non ci sarebbero stati “altri intoppi”. I quali, purtroppo per lui la Roma e i romani, nei mesi a venire al contrario non mancheranno, anzi. Arriveranno prima la bocciatura “a metà” in Conferenza dei Servizi, poi la storia del vincolo sull’Ippodromo (richiesto dalla Sopraintendenza e mai apposto dalla Commissione Regionale), ancora il taglio delle opere pubbliche (su tutte l’ormai famoso “Ponte di Traiano” al quale verrà preferito il “Ponte dei Congressi” in attesa di autorizzazione e da realizzarsi con i soldi pubblici) e  infine un’altra Conferenza dei Servizi ma “ridotta” nei tempi. Con l’autorizzazione che se tutto dovesse andare per il verso giusto, potrebbe arrivare ma non prima del nuovo anno. Fatto sta che a 5 anni di distanza dalla presentazione del progetto preliminare, lo stadio della Roma a Tor di Valle sembra ancora in alto mare.

Ed ecco che allora, fioriscono le proposte alternative.  E dopo il sindaco Montino è arrivato anche l’assessore Paolo Calicchio a ribadire l’idea di costruire l’impianto a Fiumicino. “Abbiamo aree già disponibili, ben collegate dalle due ferrovie e dalle due autostrade” ha detto l’assessore allo Sport nell’agosto scorso. E in effetti pensandoci bene, almeno dal punto di vista dei collegamenti, l’impianto non avrebbe problemi. Oltre al rinomato aeroporto “Leonardo Da Vinci” ci sarebbe sempre l’autostrada Roma-Fiumicino (già considerata nel progetto di Tor di Valle anche per lo svincolo che la Raggi ha voluto eliminare), e linea ferroviaria Orte-Fiumicino, anche questa già inclusa nel progetto attuale come mezzo di arrivo su ferro alternativo alla Roma-Lido. Senza dimenticare che non ci sarebbero vincoli su strutture già esistenti da preservare (a Fiumicino si costruirebbe su “aree vergini”), e presumibilmente, senza le pastoie burocratiche del Comune di Roma. Siamo proprio sicuri che Pallotta non ci abbia fatto un pensierino?

Stadio della Roma: se il “Grande Escluso” si chiama Caltagirone

Stadio della Roma: se il “Grande Escluso” si chiama Caltagirone

In molti pensano che se ci fosse stato lui, a quest’ora lo stadio della Roma sarebbe già stato costruito. E Francesco Totti, magari, avrebbe potuto disputare anche la sua ultima partita da calciatore proprio lì, nel “Nuovo Colosseo”. Perché quando si parla di costruzioni, edilizia e grandi appalti nella Capitale d’Italia, il suo nome è una garanzia di storia e di potere. Non è un a caso se proprio nella Città Eterna ci sia un vecchio detto secondo il quale non si muova mattone se non voglia Caltagirone. Perché proverbi a parte, è un dato di fatto che Francesco Gaetano Caltagirone detto Franco, abbia fatto la storia edilizia di questa città. E per questo, non può passare inosservato il fatto che in uno dei più grandi progetti degli ultimi vent’anni, quello che riguarda la costruzione del nuovo stadio della Roma, un business da oltre un miliardo di euro, sia proprio lui il grande “escluso”. Che nessuna delle sue imprese cioè, sia direttamente coinvolta nel “grande affare” portato avanti dalla coppia Pallotta-Parnasi.

Eppure, la storia vuole che fosse stato proprio lui ai tempi di Gianni Alemanno uno dei primi a parlarne: a presentare quanto meno l’idea che lo stadio della Roma venisse costruito. Ma non a Tor di Valle, sui terreni del “rivale” Parnasi, bensì a Tor Vergata, vale a dire sui terreni sopra i quali le sue imprese hanno le concessioni. Laddove sarebbe dovuta essere costruita la nuova cittadella dello Sport in occasione delle Olimpiadi del 2024 per le quali la città di Roma aveva presentato la candidatura come sede ospitante. Se la candidatura non fosse stata stroncata dall’arrivo in Campidoglio della pentastellata Virginia Raggi. E ancora una volta Caltagirone sarebbe rimasto con il cerino in mano. Come nel 2012 quando, nonostante come raccontavano alcuni organi d’informazione (tra i quali il sito Affaritaliani.it), ci fosse già un accordo di massima raggiunto con l’allora presidente giallorosso Thomas Di Benedetto per la costruzione dell’impianto a Tor Vergata, proprio il successore di Di Benedetto James Pallotta dopo aver affidato la selezione alla società immobiliare Cushmon&Wakefield, sceglierà i terreni di Tor di Valle e non quelli di Tor Vergata. Regalando alla famiglia Parnasi e non a lui, l’opportunità di entrare per sempre nella storia del club giallorosso.

Lo stesso Parnasi che sempre nel 2012 sfilerà a Caltagirone un altro affare: quello degli uffici della Provincia, un appalto da oltre 250 milioni di euro. Due colpi, in un solo anno. Troppo per uno come lui. Inizierà allora una vera e propria “guerra mediatica” al progetto di Tor di Valle, portata avanti dal giornale di famiglia Il Messaggero. Il quale, in tutti questi anni da quando è iniziata questa storia, raramente (per non scrivere mai), ha scritto una riga di favore al progetto di Tor di Valle. Cannoneggiando piuttosto l’iniziativa un giorno sì e l’altro pure. Nonostante proprio Caltagirone, pubblicamente, non abbia mai fatto trapelare il suo disappunto. Ma al contrario, come un vero uomo di potere, abbia preferito agire nell’ombra utilizzando le armi (mediatiche) a sua disposizione. Si dice che abbia uomini e donne a lui vicini dappertutto: in politica, nella pubblica amministrazione.

Come si diceva che Paolo Berdini, l’ex assessore all’Urbanistica di Virginia Raggi, fortemente contrario al progetto dello stadio a Tor di Valle (che Berdini voleva spostare nella parte sud-est della Capitale in zona Romanina-Tor Vergata) e ufficialmente convinto anti-palazzinaro, fosse in realtà un uomo a lui vicino. Per la storia, svelata da Il Tempo nel 2016, che avrebbe visto Berdini lavorare come consulente per una società del gruppo Caltagirone in un appalto dell’Università di Tor Vergata. Una storia che lo stesso Berdini vorrà parzialmente smentire dicendo di aver lavorato soltanto per l’Università. Ma comunque, uscito di scena Berdini, gli intoppi al progetto di Tor di Valle non sono finiti. Qualcuno pensa che dietro a tutte le magagne, ci sia proprio la longa manus sua: di Franco Gaetano Caltagirone, il “grande escluso” dal progetto. Ma fino a prova contraria, tutte queste non possono che restare ciò che sono: soltanto chiacchiere.

Formula E: quando lo Sport eco-sostenibile diventa insostenibile

Formula E: quando lo Sport eco-sostenibile diventa insostenibile

E’ possibile pensare che in una città dove per mancanza di manutenzione si stanno abbassando tutti i limiti di velocità si possa svolgere, ad aprile 2018, un Gran Premio di Formula E, dove E sta per elettrica, che non è la Formula 1 ma che vede sfrecciare comunque i bolidi elettrici a folli velocità?

Sarà questa manifestazione un punto di equilibrio credibile tra le ragioni del fare e le ragioni del proteggere?

Non sono contrario a priori a questa manifestazione ma, vi confesso, che stamani dopo aver letto una riflessione di un esperto ambientale qualche dubbio mi sta venendo. “Una città non è una pista per bolidi. La città è un luogo vissuto da bambini, anziani, persone che lavorano, si muovono respirano e che come oggi sono costretti (se poveri) a spostarsi sotto i 42 gradi di una città senza ombra (il sindaco gli amministratori, si spostano invece tra aria condizionata dell’ufficio e aria condizionata della macchina)
Ombra? Dove c’è un bolide non ci può essere ombra.
Un bolide per essere tale ha bisogno di una pista piatta lineare fatta di tanto asfalto liscio, liscio. Una strada di città invece è sempre cosa diversa perché la strada oltre a servire alle automobili serve agli uomini che ci vivono. Per realizzare questo circuito, un circuito che dovrà essere piatto, piatto bisognerà tagliare tanti, tanti alberi. Gli alberi si sa sporcano, hanno radici che sollevano l’asfalto, pigne che cadono a terra rami foglie. Ma ci regalano anche vita (ossigeno, ombra, acqua e bellezza).” scrive Antimo Palumbo, grande esperto di alberi e di verde.

Nella conferenza stampa di presentazione, l’evento è stato presentato come un modo per avvicinare “i cittadini in maniera divertente a temi importanti come la mobilità sostenibile”.

Strano concetto di mobilità sostenibile. Io per mobilità sostenibile vedrei un’incentivazione all’uso dei servizi pubblici, un vero bike sharing con piste ciclabili degne di tale nome e veramente non comprendo come si possa spacciare l’uso di bolidi elettrici per un Gran Premio come un incentivo a usare mezzi elettrici. Stiamo veramente così indietro?

Che bisogna mirare a un sistema eco-efficiente riducendo il prelievo delle risorse naturali e riducendo l’inquinamento riversato nell’ambiente è oramai patrimonio di tutti e che, purtroppo, da sola l’innovazione tecnologica non potrà bastare è anch’esso risaputo. Occorre cambiare le tipologie dei servizi per il welfare passando a servizi ed a consumi con contenuti materiali inferiori e con minore produzione d’inquinamento. Si tratta di un cambiamento per il quale occorre la cooperazione consapevole dei produttori e dei consumatori ma specialmente una classe politica che faccia politica e che non corra dietro alla logica del “grande evento”. Serve politica quotidiana e non interventi a spot e questo specialmente nello sport che, grazie alle implicazioni dell’imponente pretesto mediatico offerto dallo spettacolo sportivo diventa una gigantesca opportunità per veicolare messaggi.

E il problema sono proprio i messaggi…e il messaggio che oggi passa per il Gran premio di Formula E è che per qualche anno, fino a quando si svolgerà, avremo, all’ Eur (Roma Sud), qualche bel tratto di strada perfettamente asfaltata con marciapiedi senza alberi.

Un anno dopo, Sport (e Spot) nella Roma di Virginia Raggi

Un anno dopo, Sport (e Spot) nella Roma di Virginia Raggi

Se dovessi darmi un voto mi darei un sette mezzo. Stiamo cambiando la città”. Un anno dopo la sua elezione a sindaco di Roma, Virginia Raggi non sembra aver perso la sicurezza che aveva dimostrato in campagna elettorale. Quando il suo volto nuovo e giovane e quegli occhi da perenne ragazzina innocente, avevano convinto la maggioranza dei romani che fosse lei, la scelta giusta per Roma. Dodici mesi dopo, per la Raggi è tempo di primi bilanci o se si preferisce, valutazioni. Bocciata o promossa? Non sembra avere dubbi il deputato Roberto Fico, membro della commissione di Vigilanza della Rai, per il quale la Raggi è da promuovere senza ombra di dubbio e con un voto anche superiore al sette e mezzo (“Le darei molto di più” ha detto Fico). Eppure non sembrano così convinti gli altri deputati Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio i quali, racconta il sito della sinistra Left, si starebbero allontanando sempre di più dalla sindaca.

E le ragioni sarebbero presto spiegate: non solo le inchieste per abuso d’ufficio e falso, gli abbandoni di Giunta ( ieri Muraro, Minenna e Berdini oggi a quanto pare Colomban) e un cambiamento neanche percepito (parole di Di Maio) ma anche alcuni gravi errori come quelle nomine le quali, come racconta Di Battista, all’interno del Movimento le sarebbero state sconsigliate. Dunque un carattere testardo quello di Virginia. Lo stesso che le fa ripetere ogni volta di andare sempre avanti, nonostante le critiche, gli attacchi e le polemiche. Un carattere che la Raggi ha sfoggiato in occasione dell’estenuante trattativa sullo stadio della Roma. Un progetto che da croce, sembra essere diventato la delizia dell’amministrazione pentastellata.“Sarà uno stadio fatto bene” è lo spot elettorale della sindaca come se tutto ad un tratto il progetto di Tor Valle fosse diventato il suo cavallo di battaglia. Proprio sullo stadio qualche giorno fa la Raggi ha incassato l’approvazione della delibera da parte dell’aula Giulio Cesare. Impresa non così ardua a dire la verità considerando i numeri (forti) che il Movimento 5 Stelle vanta in consiglio comunale. Comunque, una vittoria da sbandierare agli occhi della maggioranza dei romani di fede romanista. E certamente, anche un modo per allontanare le polemiche seguite alla decisione di rinunciare alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Una decisione che dal Campidoglio continuano a difendere sostenendo che “era da irresponsabili dire di si alla candidatura che sarebbe stata solo un’occasione per sprecare altro denaro pubblico”. Malgrado invece, secondo alcuni tra i quali il presidente del CONI Giovanni Malagò, la decisione sia stata un vero e proprio “schiaffo” alla città di Roma.

Malagò chi? Non sarà mica la stessa persona che la Raggi ha fatto aspettare per un’ora fuori al Campidoglio mentre lei, se ne rimaneva comodamente attovagliata a mangiare in un ristorante? Già proprio lui. Giovannino, ex pupillo dell’Avvocato Agnelli, presidente del circolo canottiere Aniene, uno degli ambienti più esclusivi della Capitale. Virginia non solo testarda dunque ma anche a quanto pare, snob, fino al limite della buona educazione. La domanda resta sempre la stessa: se lo può permettere? I risultati, almeno per quanto riguarda lo sport,  consiglierebbero una risposta quanto meno cauta. Lei si autopromuove ma non può passare inosservato quanto scritto sul Blogdellestelle tra i 91 punti che sarebbero anche le “vittorie” dell’amministrazione Raggi. L’unica che riguarda lo sport, è la numero 53: “Ultimata la bozza del regolamento degli Impianti Sportivi, in aggiornamento anche il regolamento degli impianti comunali, avviata un’indagine per definire il tariffario e relativi costi delle discipline sportive”. Quanto basta evidentemente, agli occhi di Virginia Raggi, per meritarsi, dopo il primo anno di lavoro, una piena sufficienza.

Stadio della Roma: delibera approvata ma il PD ha votato contro. Che succede ora?

Stadio della Roma: delibera approvata ma il PD ha votato contro. Che succede ora?

Proprio come in una partita di calcio, tra  rimpalli e meline,  proteste e sgambetti,  il progetto sullo stadio della Roma va comunque avanti. L’ultima notizia che fa ben sperare i tifosi giallorossi è che per la seconda volta in 3 anni il Consiglio Comunale di Roma Capitale ha approvato una delibera che riconosce la pubblica utilità al progetto. Adesso, come stabilito il 5 aprile scorso, alla chiusura della Conferenza dei Servizi aperta sulla versione iniziale, la palla dal Campidoglio passa di nuovo alla Pisana per l’apertura di un’altra, nuova, Conferenza dei Servizi che però, dovrebbe (almeno questi sono gli accordi) tenere in considerazione il lavoro svolto fino ad aprile. Perché il tempo stringe e soprattutto Pallotta smania (giustamente si potrebbe aggiungere) di mettere la fatidica prima pietra.  Che adesso, se tutto andrà secondo i piani, dovrebbe arrivare tra la fine del 2017 e i mesi iniziale del 2018.

C’è però una notizia nella notizia in questo giorno che per la Roma ha il sapore di un altro passo importante verso la costruzione del proprio impianto. E riguarda proprio quanto accaduto nel corso della votazione in aula Giulio Cesare. Dove la delibera è stata approvata con 28 voti favorevoli, 1 astenuto e 9 voti contrari. Ma tra questi ultimi che hanno votato contro l’approvazione, oltre ai consiglieri di Fratelli d’Italia, ci sono stati anche quelli del Partito Democratico. Ed è questa la notizia che balza agli occhi e che non può passare inosservata. Considerando il fatto che proprio il Partito Democratico, fino al 22 febbraio scorso (giorno dell’accordo tra Virginia Raggi e i proponenti annunciato in pompa magna dalla sindaca e dal direttore generale giallorosso Mauro Baldissoni), è rimasto il più strenuo difensore del progetto, così come era stato pensato dalla giunta di Ignazio Marino. Con il 50% in più di cubature, il Business Park e 5 opere di pubblica utilità. Prima che Virginia Raggi e Beppe Grillo, per accontentare una buona parte della base pentastellata assolutamente contraria “alla grande speculazione immobiliare” intervenissero con le forbici per tagliare dal progetto iniziale tutto il tagliabile. Scatenando ed è cronaca di questi giorni, le reazioni del partito di Matteo Renzi con in testa quegli esponenti che avevano seguito il progetto in tutti i suoi passaggi. Come l’ex assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo il quale, se fino a ieri era in prima linea a spiegare i pregi del progetto approvato con la delibera 132 (la delibera fatta approvare dalla giunta Marino) oggi è sempre in prima linea ma per evidenziare i difetti della versione 2.0.

Come “il calcolo del valore equivalente” che come ha scritto lo stesso Caudo sul suo profilo facebook “serve a determinare le cubature a fronte delle opere pubbliche”. Un calcolo che sarebbe stato sbagliato a tal punto, che agli occhi dell’ex assessore, mancherebbero all’appello circa 30 milioni che con la nuova versione del progetto verrebbero ad essere “regalati ai privati”. E poi ancora, ci sarebbe il taglio di quelle opere infrastrutturali (tra le quali il “ponte di Traiano”, lo svincolo sull’autostrada Roma-Fiumicino) che sempre agli occhi di Caudo ma non soltanto i suoi, non giustificherebbe più la pubblica utilità del progetto. Che infatti il Pd questa volta, attraverso i suoi consiglieri in Aula Giulio Cesare, avrebbe negato. Ma che succede adesso? La partita non è affatto chiusa, perché la decisione finale, quella più importante spetta alla Conferenza dei Servizi. Nella quale verranno i discussi i pareri di tutti i soggetti coinvolti sia istituzionali che tecnici. E seppure non si dovrebbe più sentire parlare di vincolo sull’Ippodromo (che il nuovo Sopraintendente Prosperetti ha definito “impraticabile” così come era stato richiesto dal predecessore Margherita Eichberg) non è detto che sul resto non vengano sollevate obiezioni. Perché nonostante gli auspici dell’assessore all’Urbanistica del Campidoglio Luca Montuori secondo il quale “non si vedono i motivi per i quali la Regione non dovrebbe approvare il progetto” questa dello stadio, è diventata un’altra partita tutta politica. Dove le squadre in campo, il Pd da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altra, non sembrano intenzionate a farsi sconti l’una con l’altra.  E questo progetto dello stadio (purtroppo) è finito per essere soltanto un altro dei mezzi a disposizione per accrescere il loro potere. La speranza è che alla fine, come ha sempre ripetuto anche la sindaca Virginia Raggi, a prevalere sia l’interesse della città e a vincere siano i cittadini.

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