Maratona di Roma 2017, nell’handbike vince ancora Alex Zanardi

Maratona di Roma 2017, nell’handbike vince ancora Alex Zanardi

Grande affluenza di appassionati – atleti e non – per la 23ma edizione della Maratona di Roma, oltre 42 chilometri corsi fra le strade della Capitale, che ha abbracciato fra le sue curve molti volti noti fra cui la cantante Annalisa Minetti, Enrico Stefano e Angelo Diario, rappresentanti del Movimento 5 stelle in Campidoglio e l’immenso campione paralimpico Alex Zanardi. Nemmeno la pioggia ha fermato gli appassionati che, scarpini ai piedi, hanno dato vita a una delle manifestazioni più sentite nella città eterna.

A tagliare il traguardo nella gara femminile Rahma Chota Tusa, etiope che bissa dopo lo scorso anno raggiungendo così la vittoria, con poco meno di due ore e mezzo di corsa, mentre al decimo posto si è piazzata la runner azzurra Eleonora Bazzoni.

Anche il podio maschile è stato vinto da un etiope, Shura Kitata Tola, primo ad arrivare al traguardo con un tempo fra i migliori nella storia della maratona romana: 2 ore,7’30”, davanti ai keniani Dominic Ruto (2h09’10”) e Bejamin Bitok (2h09’16”). Tra i nostri connazionali a distinguersi è stato Ahamed Nasef, 42 anni di origini marocchine e campione italiano in carica che, con un tempo di 2 ore 16’42”, è arrivato settimo.

Alex Zanardi. Grande e meritatissima la vittoria del paralimpico Alex Zanardi, 50 anni, ex pilota di Formula 1 che ha vinto per la sesta volta consecutiva nella categoria handbike, nonostante una sbandata finale in curva dovuta alla pioggia scrosciante, che ha reso le strade meno praticabili.

A presenziare l’evento, fra le tante facce note anche Giovanni Malago’ presidente del Coni e la sindaca Virginia Raggi che – emozionatissima – ha aperto e chiuso la manifestazione, ricordando che “per la città di Roma è un onore ospitare questi atleti e una manifestazione così importante. Stiamo lavorando per sviluppare molte manifestazioni di questo genere. Vogliamo far sì che Roma sia sempre più accogliente per eventi così grandi, ma anche per eventi più piccoli”. In una città viva e pulsante come Roma, correre è un piacere. La Capitale infatti ha “offerto” ai maratoneti più di 500 siti di patrimonio archeologico da ammirare durante la gara, patrocinati dall’Unesco. Enrico Castrucci, presidente della Maratona di Roma ha affermato – come riportato da Il Messaggero – che “abbiamo avuto vincitori con tempi eccezionali nonostante la pioggia e una risposta di partecipazione incredibile, segno che ormai il nostro evento è amato da tutti”. Insomma Roma sembra diventare una città ogni giorno più sportiva, attenta alle esigenze e alle “voglie” degli amanti dell’attività fisica. Una capitale multiculturale, attiva, con un grande patrimonio culturale a fare da sfondo. E allora, ad maiora!

Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Tra le associazioni ambientaliste contrarie al progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle c’è Italia Nostra la quale sin da subito ha sempre considerato l’iniziativa come una “grande speculazione immobiliare”.  Siamo riusciti a parlare al telefono con il vice presidente dell’associazione Oreste Rutigliano.

Buonasera Presidente, siamo arrivati alle battute finali dell’iter burocratico sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Come si concluderà, secondo lei?

“Io non faccio previsioni, dico soltanto che se in questa conferenza dei servizi provassero ad adottare delle semplificazioni, potrebbero avere dei problemi. Secondo il mio punto di vista l’amministrazione dovrebbe annullare la vecchia delibera

Voi siete sempre stati in prima linea contro il progetto. Perché?

“Le ragioni sono diverse e potrei dire che sono 4: prima di tutto il rispetto del piano regolatore che è giovanissimo (del 2008); poi, il luogo scelto è vicino ad un’ansa del Tevere che dovrebbe essere utilizzata per la costruzione di un parco fluviale e non per un progetto di queste dimensioni”

Infatti presidente, sia nella versione originale che in questa voluta dalla giunta Raggi, è prevista la creazione di un parco fluviale…

“Si ma al di là del parco, noi di Italia Nostra riteniamo che il Tevere sia un concetto fondamentale per mantenere un buon livello di equilibrio ecologico urbano. E poi c’è una quarta ragione…”

Quale sarebbe?

“E’ una ragione che adesso sembra risolta con il nuovo progetto ma con il vecchio riguardava la questione dei grattacieli. Erano insostenibili. Anche e solo per il fatto che a Roma non ci sono mai stati. Da 70 anni esiste una sorta di accordo tacito in ambito urbanistico tra soggetti pubblici e privati per non costruire grattacieli. Noi che siamo “cedernisti” (da Antonio Cederna) riteniamo che si debba mantenere il DNA urbanistico di Roma che è stato in orizzontale e non in verticale”

Voi di Italia Nostra siete stati tra i primi a chiedere il vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle progettato e costruito dall’architetto La Fuente. Avete inviato una lettera alla Soprintendente Margherita Eichberg che ha aperto il procedimento e proprio quando mancavano poche settimane alla chiusura della conferenza dei servizi. Perché?

“Per noi il vincolo era una freccia nel nostro arco. Un’arma che avevamo a disposizione per bloccare il progetto. E poi la nostra lettera è stata reiterata perchè non siamo stati i primi. I primi a chiedere il vincolo sono stati quelli dell’associazione Docomomo del professor Muratore (scomparso di recente ndr). E non sono stati gli unici anche l’architetto Grasso fu tra quelli che chiesero l’apposizione del vincolo”

Quindi il vostro obiettivo è bloccare il progetto?

“Ci tengo a dire che noi non siamo contrari alla costruzione dello stadio. Anzi noi diciamo di essere a favore dello stadio, sia della Roma che della Lazio. Siamo contrari all’area scelta e al progetto iniziale che venne approvato dalla giunta Marino. Ma la nostra battaglia è un’altra …”

Quale?

“Noi vogliamo che il Comune si impegni per la riqualificazione dell’Ippodromo. E su questo va detto che a proposito del vincolo, non è la sola Soprintendente ad essere favorevole ma è l’intera struttura del MIBACT che sostiene la necessità del vincolo”

Mi scusi presidente ma il rappresentante unico del governo ha già dato parere favorevole al progetto..

“Infatti io parlo del MIBACT e del fatto che il segretario generale del ministero con una lettera ha già fatto sapere che intende rispettare quanto stabilito dai comitati di settore che si sono già espressi a favore del vincolo. Poi discorso diverso è che fine potrà fare questo vincolo”

In che senso, si spieghi meglio per favore. Che fine potrebbe fare questo vincolo?

“Tutti sanno che con le modifiche previste dalla riforma Madia, in Conferenza dei Servizi il rappresentante dello Stato sarà uno e il suo parere sarà l’espressione della volontà presa a maggioranza dai rappresentanti degli altri ministeri. Se prima della riforma il MIBACT godeva di una sorta di diritto di veto perché il suo parere negativo avrebbe bloccato la conferenza dei servizi, adesso sarà più semplice superare questo scoglio. Ma noi siamo pronti a dare battaglia”

Mi scusi, ma come potete dare battaglia se il rappresentante dello Stato si esprime a favore del progetto?

“La daremo ricorrendo al TAR, impugnando il risultato della conferenza dei servizi. Qualora il rappresentante dello Stato confermasse il parere favorevole nella Conferenza dei servizi noi faremo ricorso eccependo un difetto di costituzionalità della riforma Madia”

Un difetto di costituzionalità? Perché?

“Perché secondo noi è inammissibile che con una legge ordinaria si superi il principio costituzionalmente garantito della tutela dei beni culturali. E tutto questo è consentito grazie alle modifiche della “riforma Madia”

Con il parere del 18 novembre del 2014 la stessa Soprintendenza chiedeva che venissero spiegati “i criteri di sostituzione e di demolizione dell’Ippodromo” e non si parlava di vincolo. Se si fosse subito parlato di vincolo magari non sarebbero neanche stati investiti tanti soldi. Che dovrebbero dire i proponenti?

Questo non è un problema che ci riguarda. Gli imprenditori dovrebbero anche sapere che le maggioranze possono cambiare. Sulla decisione del Soprintendente che c’era prima penso che sia stato condizionato dal contesto politico del momento. Dove a governare sia al governo che alla Regione che al Comune c’era lo stesso partito. Se avesse dato parere non favorevole sarebbe andato incontro a delle conseguenze

Ma anche la stessa Soprintendente Eichberg con il parere rilasciato in sede di VIA (Valutazione di Impatto ambientale della Regione che poi è risultata negativa ndr) non ha espresso alcun parere contrario alla sua demolizione, ribadendo alcune prescrizioni sulle visuali e indagini archeologiche preventive. Perché quindi, chiedere l’apposizione del vincolo?

“Questo dovrebbe chiederlo alla Eichberg. Posso soltanto dirle che cambiato il colore della giunta al Comune di Roma,  anche il Soprintendente si è sentito in dovere di ragionare diversamente da chi lo ha preceduto

Senta presidente, c’è un altro caso in Italia e sempre in progetti che riguardano gli stadi, in cui Italia Nostra ha richiesto un vincolo che invece non è stato apposto. E’ il caso del progetto per lo stadio di Crotone. Perché in quel caso il Soprintendente per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone si espresse diversamente?

“Ribadiamo che il vincolo andava apposto. Si potrebbe dire che il Soprintendente in quel ha avuto un atteggiamento “più morbido” rispetto alla prassi delle Sopraintendenze in casi del genere”

Fino a due mesi fa nella giunta Raggi c’era anche il professor Paolo Berdini, che è un membro della vostra associazione. Il quale non a caso si è sempre mostrato contrario a questo progetto. Quali sono i rapporti attuali con lui?

I rapporti con Berdini sono pessimi anche se lui fa parte della sezione di Italia Nostra dei Castelli Romani. E le ragioni risalgono a tanti anni fa quando Berdini voleva diventare una sorta di rappresentante politico di Italia Nostra in materia di urbanistica. Ma non non glielo abbiamo permesso perché non diamo deleghe in bianco. Detto questo abbiamo apprezzato molto come ha lavorato sullo stadio fino a quando ha potuto”

Infine presidente, c’è un’altra storia che vi riguarda e chiama in causa il più grande costruttore di Roma, cioè Francesco Gaetano Caltagirone. Il quale, sul progetto del nuovo stadio della Roma, ha recitato il ruolo del “grande escluso”. Tempo fa uscì la notizia che Italia Nostra lo aveva fatto membro onorario. E’ vero o non vero?

Caltagirone non è mai diventato un socio onorario di Italia Nostra. Quella storia fu soltanto una provocazione per via dell’opposizione che Caltagirone fece alle modifiche del piano regolatore volute da Veltroni nel 2008. Ma i rapporti con Caltagirone restano pessimi. Possiamo dire di esserci sempre odiati. Certo, sul progetto di Tor di Valle possiamo esserci trovati d’accordo per motivi chiaramente differenti”

Stadio della Roma: il rischio (serio) che potrebbe bloccare il progetto

Stadio della Roma: il rischio (serio) che potrebbe bloccare il progetto

La politica (a parole) dice di non voler occuparsene. Lo dichiara il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini che dice che “non interverrà” . Lo lascia intendere l’assessore allo Sport del Comune di Roma Daniele Frongia che ammette di “non poter prevedere nulla”. Nessuno insomma tra le forze politiche di governo nazionale e locale, direttamente chiamate in causa a pronunciarsi sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (del quale proprio l’altro ieri sono state consegnate al Comune le nuove planimetrie che serviranno alla preparazione di una nuova delibera), sembra volersi esprimere in maniera chiara e diretta su quello che ad oggi è il rischio più concreto che potrebbe bloccare il progetto. L’unica seria minaccia per Parnasi e Pallotta dopo le resistenze superate di Virginia Raggi con l’accordo del 22 febbraio scorso.

Perché  dietro le strategie delle parti politiche direttamente coinvolte, il Pd da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altra, c’è l’ombra del vincolo che la Soprintendenza del Mibact ha richiesto sull’Ippodromo di Tor di Valle. Considerato dall’ufficio dell’architetto Margherita Eichberg che ha aperto la procedura, come un bene da mettere sotto tutela per via della “tribuna” progettata dall’architetto La Fuente e del “sedime della pista”, ossia della sabbia dell’Ippodromo. Una struttura, l’Ippodromo, che come si legge nelle 3 pagine del documento redatto dalla Sopraintendenza sarebbe di un’importanza oggettiva riconosciuta come un esempio di eccellenza all’interno del Censimento delle Architetture italiane, eschedata dall’Atlante dell’architettura italiana degli anni ’50 e ‘60”. E non importa evidentemente, ai tecnici della Soprintendenza, che attualmente, come dimostrato nelle scorse settimane, l’ “esempio di eccellenza” sia diventato un esempio di degrado e fatiscenza. La stessa che purtroppo attanaglia anche altre storiche strutture sportive della Capitale. Nonostante questo, la Soprintendenza ha imposto il vincolo che, come scritto anche dal Sole 24 Ore, è un atto autonomo e indipendente, ai sensi dell’articolo 13 del Codice dei Beni Culturali e sul quale, il ministro dei Beni Culturali non può intervenire salvo in caso di gravi irregolarità. Il quale, come scrive anche il sito Carteinregola, se effettivamente fosse confermato, sarebbe probabilmente la parola fine al progetto di Pallotta e Parnasi. Non superabile neanche attraverso decisioni di circostanza come quelle ipotizzate nelle scorse settimane, di spostare lo stadio di qualche centinaia di metri, ad esempio nella zona dove sarebbe dovuto sorgere il Business Park poi trasformato dalla versione 2.0 in un complesso di diversi edifici (che dovrebbero essere una decina di circa 7 piani ciascuno). Ma soltanto eventualmente, con una decisione successiva del TAR che giudicasse il vincolo come ingiustificato e illegittimo. Vorrebbe dire però aspettare ancora chissà quanti mesi prima di poter apporre la fatidica prima pietra che Pallotta conta invece di riuscire a mettere entro la fine di quest’anno. Una procedura quella aperta dalla Eichberg alla quale i proponenti hanno già risposto attraverso una nota diffusa nel febbraio scorso e nella quale si faceva presente che “sin dal progetto preliminare presentato nel 2014 e’ stata prevista la demolizione dell’ippodromo (questo mettilo in grassetto) e le note successive degli uffici del Mibact hanno insistito sugli stessi argomenti” . Fino al gennaio di quest’anno quando la Eichberg ha evidentemente ritenuto di aprire una procedura di vincolo sull’Ippodromo. Eppure però, come fanno sapere sempre proponenti, la stessa Soprintendenza con parere del 18/11/2014 aveva richiesto che fossero indicati “i criteri della sostituzione con la demolizione dell’Ippodromo” . E successivamente, anche una volta aperta la Conferenza dei Servizi (a partire dal novembre 2016) i rilievi della Soprintendenza hanno riguardato “la compatibilità con le visuali dei fabbricati verticali (le torri di Libeskind) e le modalità di esecuzione delle indagini archeologiche” . Ma nessun accenno a vincoli che si sarebbero potuti apporre. Fino appunto al gennaio del 2017.

Ma c’è un particolare. Perché, se è vero che sulla procedura di vincolo il ministro non può interferire (e come ha detto anche Franceschini se lo facesse commetterebbe un reato) è anche vero che a decidere sul vincolo sarà la Commissione regionale (composta dai sopraintendenti del Lazio, dal segretario regionale e dal direttore del polo museale della Regione) che ha tempo fino a 120 giorni per pronunciarsi dall’apertura del procedimento. La quale, se bocciasse, chiuderebbe il caso. Ma se al contrario confermasse, a quel punto, aprirebbe nuovi scenari. Tra questi, di consentire proprio alla Conferenza dei Servizi di mettere l’ultima parola. E di farlo a maggioranza, in base alle modifiche introdotte dalla riforma Madia per la semplificazione dei procedimenti amministrativi. Dunque per esempio, se anche il rappresentante del Mibact chiedesse la conferma del vincolo, gli altri rappresentanti in Conferenza potrebbero anche non tenerne conto essendo la maggioranza. Ed è questo il motivo per il quale, proprio dall’associazione Italia Nostra sulla questione del vincolo si mostrano pessimisti.Verrà messo e bypassato grazie alle novità della riforma Madia fanno sapere quelli di Italia Nostra. I quali, nel gennaio scorso, furono proprio tra coloro che il vincolo lo richiesero e “con somma urgenza”.

Lo Stadio sarà di Pallotta? Ma la Roma guadagnerà lo stesso (e tanto)

Lo Stadio sarà di Pallotta? Ma la Roma guadagnerà lo stesso (e tanto)

Lo stadio non sarà della Roma ma di Pallotta”. L’ultima dichiarazione su un altro tema caldo relativo al progetto di Tor di Valle è arrivata nientemeno che dalla sindaca Virginia Raggi. La quale, intervenuta nei giorni scorsi ai microfoni di Radio Radio, non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto a quello che i romani e soprattutto i romanisti stanno ascoltando da mesi. Rispetto al tema della proprietà del nuovo impianto che è un altro degli aspetti che sembra alimentare tra la gente di fede giallorossa più di una perplessità.  La stessa che i romanisti sembrano nutrire anche in merito agli effettivi guadagni che la Roma potrà ottenere dalla costruzione del nuovo stadio.

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Stadio della Roma: il mistero del parere sulla delibera che la Raggi vuole annullare

Stadio della Roma: il mistero del parere sulla delibera che la Raggi vuole annullare

Il progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle sembra ormai diventato un qualcosa a metà tra un romanzo a puntate e uno di quei giochi da tavolo che non finiscono mai. Dove, proprio come succede nel gioco dell’oca, quando sembra di essere arrivati oramai alla fine si ritorna al punto di partenza. E dopo il no della Regione ad una nuova proroga della Conferenza dei Servizi, arrivano le ultime dichiarazioni della sindaca Virginia Raggi che annuncia ufficialmente la possibile revoca della delibera 132 approvata sotto la giunta di Ignazio Marino.

L’ormai famosa delibera con la quale nel dicembre del 2014 il Consiglio Comunale riconobbe la pubblica utilità al progetto che prevedeva oltre alla costruzione dello stadio, anche quella di 3 grattacieli e delle opere di pubblica utilità richieste della giunta Marino. Un atto che sin dalla campagna elettorale, l’allora candidata Virginia Raggi (che quando era consigliere comunale votò contro la sua approvazione) ha sempre detto di voler annullare. Senza mai, tuttavia, andare oltre le dichiarazioni ad effetto ma aggrappandosi all’esistenza di non meglio precisati vizi di legittimità. Che avrebbero reso la delibera annullabile ma soltanto qualora fossero stati accertati. E proprio sull’esistenza di questi vizi la sindaca avrebbe costruito parte della sua strategia per portare i proponenti a scendere a miti consigli. Accettando (come poi realmente avvenuto nell’accordo del 23 febbraio scorso) le condizioni poste dal Movimento 5 Stelle (taglio delle cubature del 50% al progetto iniziale) per concedere il via libera alla costruzione dello stadio.

Ma adesso come racconta Il Tempo, sembrerebbe che quel famoso parere che la Raggi avrebbe richiesto all’Avvocatura capitolina, e sulla base del quale sarebbe stata minacciata dalla sindaca la revoca della delibera 132 per l’accertata presenza di vizi di legittimità, in realtà non contenesse alcunché di tutto questo. Perché, come ha scritto Matteo Di Paolo Antonio sul Tempo di sabato 4 febbraio, nel documento firmato dal capo ufficio Carlo Sportelli e dell’avvocato Rodolfo Murra (che sarebbe arrivato sul tavolo di Virginia Raggi il 19 gennaio scorso e che la sindaca avrebbe tenuto appositamente nascosto) ci sarebbe stato scritto che in presenza di un atto di ritiro di detta manifestazione di interesse, qualificabile come “revoca” il proponente sarebbe teoricamente legittimato a richiedere un indennizzo economico. Facendo dunque intendere che la delibera approvata sotto la giunta Marino fosse in realtà del tutto legittima e priva di “vizi di legittimità” che altrimenti non avrebbero “legittimato” il proponente a chiedere un risarcimento. Il quale sarebbe stato possibile proprio perché, come scritto dall’Avvocatura, “la P.A. non può indiscriminatamente cambiare l’orientamento originariamente assunto in relazione ad una specifica opera pubblica perché tale scelta sarebbe libera solo fino al momento in cui la proposta non abbia ancora ricevuto il pubblico interesse”.

Ma non sarebbe questo il caso, perché come noto la “proposta” della Roma e di Eurnova (la società proprietaria dei terreni di Tor di Valle sui quali verrà costruito lo stadio), aveva ottenuto il riconoscimento del pubblico interesse sia da parte sia della Giunta Marino che del Consiglio comunale. E per questo, i proponenti avrebbero potuto chiedere, come peraltro già annunciato dal direttore generale della Roma Mauro Baldissioni, un risarcimento milionario. Il quale invece, sempre secondo quanto riporta il Tempo, sarebbe stato escluso da un nuovo parere richiesto ancora dalla Raggi e firmato questa volta dall’avvocato Sergio Manganelli (già  nell’ufficio legale del Comune ai tempi di Alemanno) che secondo  il quotidiano di piazza Colonna sarebbe stato  “ un parere su misura” costruito sulle richieste della sindaca. La quale, come poi realmente avvenuto, avrebbe utilizzato questo parere per raggiungere l’accordo annunciato il 23 febbraio. Che taglia le cubature e toglie i grattacieli (per far spazio a palazzine di 7 piani) ma probabilmente (anche se si aspettano i documenti ufficiali) anche alcune opere di pubblica utilità. Ma di fatto, fa ripartire daccapo l’intero procedimento. Perché nonostante la Raggi dica il contrario, la Regione Lazio guidata dal democratico Nicola Zingaretti, non sembra orientata a concedere il via libera definitivo al progetto 2.0.