Stadio della Roma: delibera approvata ma il PD ha votato contro. Che succede ora?

Stadio della Roma: delibera approvata ma il PD ha votato contro. Che succede ora?

Proprio come in una partita di calcio, tra  rimpalli e meline,  proteste e sgambetti,  il progetto sullo stadio della Roma va comunque avanti. L’ultima notizia che fa ben sperare i tifosi giallorossi è che per la seconda volta in 3 anni il Consiglio Comunale di Roma Capitale ha approvato una delibera che riconosce la pubblica utilità al progetto. Adesso, come stabilito il 5 aprile scorso, alla chiusura della Conferenza dei Servizi aperta sulla versione iniziale, la palla dal Campidoglio passa di nuovo alla Pisana per l’apertura di un’altra, nuova, Conferenza dei Servizi che però, dovrebbe (almeno questi sono gli accordi) tenere in considerazione il lavoro svolto fino ad aprile. Perché il tempo stringe e soprattutto Pallotta smania (giustamente si potrebbe aggiungere) di mettere la fatidica prima pietra.  Che adesso, se tutto andrà secondo i piani, dovrebbe arrivare tra la fine del 2017 e i mesi iniziale del 2018.

C’è però una notizia nella notizia in questo giorno che per la Roma ha il sapore di un altro passo importante verso la costruzione del proprio impianto. E riguarda proprio quanto accaduto nel corso della votazione in aula Giulio Cesare. Dove la delibera è stata approvata con 28 voti favorevoli, 1 astenuto e 9 voti contrari. Ma tra questi ultimi che hanno votato contro l’approvazione, oltre ai consiglieri di Fratelli d’Italia, ci sono stati anche quelli del Partito Democratico. Ed è questa la notizia che balza agli occhi e che non può passare inosservata. Considerando il fatto che proprio il Partito Democratico, fino al 22 febbraio scorso (giorno dell’accordo tra Virginia Raggi e i proponenti annunciato in pompa magna dalla sindaca e dal direttore generale giallorosso Mauro Baldissoni), è rimasto il più strenuo difensore del progetto, così come era stato pensato dalla giunta di Ignazio Marino. Con il 50% in più di cubature, il Business Park e 5 opere di pubblica utilità. Prima che Virginia Raggi e Beppe Grillo, per accontentare una buona parte della base pentastellata assolutamente contraria “alla grande speculazione immobiliare” intervenissero con le forbici per tagliare dal progetto iniziale tutto il tagliabile. Scatenando ed è cronaca di questi giorni, le reazioni del partito di Matteo Renzi con in testa quegli esponenti che avevano seguito il progetto in tutti i suoi passaggi. Come l’ex assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo il quale, se fino a ieri era in prima linea a spiegare i pregi del progetto approvato con la delibera 132 (la delibera fatta approvare dalla giunta Marino) oggi è sempre in prima linea ma per evidenziare i difetti della versione 2.0.

Come “il calcolo del valore equivalente” che come ha scritto lo stesso Caudo sul suo profilo facebook “serve a determinare le cubature a fronte delle opere pubbliche”. Un calcolo che sarebbe stato sbagliato a tal punto, che agli occhi dell’ex assessore, mancherebbero all’appello circa 30 milioni che con la nuova versione del progetto verrebbero ad essere “regalati ai privati”. E poi ancora, ci sarebbe il taglio di quelle opere infrastrutturali (tra le quali il “ponte di Traiano”, lo svincolo sull’autostrada Roma-Fiumicino) che sempre agli occhi di Caudo ma non soltanto i suoi, non giustificherebbe più la pubblica utilità del progetto. Che infatti il Pd questa volta, attraverso i suoi consiglieri in Aula Giulio Cesare, avrebbe negato. Ma che succede adesso? La partita non è affatto chiusa, perché la decisione finale, quella più importante spetta alla Conferenza dei Servizi. Nella quale verranno i discussi i pareri di tutti i soggetti coinvolti sia istituzionali che tecnici. E seppure non si dovrebbe più sentire parlare di vincolo sull’Ippodromo (che il nuovo Sopraintendente Prosperetti ha definito “impraticabile” così come era stato richiesto dal predecessore Margherita Eichberg) non è detto che sul resto non vengano sollevate obiezioni. Perché nonostante gli auspici dell’assessore all’Urbanistica del Campidoglio Luca Montuori secondo il quale “non si vedono i motivi per i quali la Regione non dovrebbe approvare il progetto” questa dello stadio, è diventata un’altra partita tutta politica. Dove le squadre in campo, il Pd da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altra, non sembrano intenzionate a farsi sconti l’una con l’altra.  E questo progetto dello stadio (purtroppo) è finito per essere soltanto un altro dei mezzi a disposizione per accrescere il loro potere. La speranza è che alla fine, come ha sempre ripetuto anche la sindaca Virginia Raggi, a prevalere sia l’interesse della città e a vincere siano i cittadini.

Stadio della Roma: se Berdini continua a parlare ma non sa quello che dice

Stadio della Roma: se Berdini continua a parlare ma non sa quello che dice

Al professor Paolo Berdini, ex assessore all’Urbanistica nella giunta di Virginia Raggi, l’allontanamento, non deve proprio essere andato giù. Da quando ha lasciato la poltrona dell’assessorato di viale dell’Urbanistica all’Eur, non si è mai rassegnato all’idea di aver fatto la fine di “un idiota con il destino segnato” (parole sue dette a La Repubblica il 10 febbraio scorso) che non può più dettare le regole sul come dove e quando si può costruire a Roma e dintorni.

Sarà per questo allora, che proprio come un’influenza, ogni tanto ritorna e con qualche dichiarazione spera di indebolire l’apparente esile fisico di Virginia Raggi. La quale, al contrario, grande e vaccinata, dimostra invece di saper essere immune agli attacchi del suo ex assessore. A tal punto di comportarsi come la moglie che ha appena vinto la causa di divorzio con il marito: nella più completa indifferenza per lasciarlo, come si dice, bollire nel brodo suo. Se Matteo Renzi forse, avrebbe pensato al consueto hashtag tipo #Ciaone, lei Virginia, non risponde proprio. Come ha fatto anche nell’ultima occasione, quando Berdini, è tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache, sferrando un attacco diretto sia a lei che al direttorio romano del Movimento 5 stelle. Sullo stadio della Roma 5 stelle sono stati paurosi e sensibili a lobby avrebbe detto l’ex assessore, come riportato in una nota dell’agenzia di stampa Dire che ha ripreso un’intervista del professore rilasciata al mensile economico Valori. Nella quale il Professore è tornato a parlare del progetto che dal giorno dell’insediamento ha provato in tutte le maniere a bloccare. Arrivando ad apostrofarlo in tutti i modi possibili: da “colossale speculazione”, “a truffa”, per arrivare infine a definirlo da ultimo “un regalo ai privati”. Cioè la Roma da una parte e Parsitalia dall’altra (che Berdini confonde con Eurnova e il gruppo Capital Dev ma questi sono dettagli), della quale secondo l’assessore, sarebbero stati “i debiti verso Unicredit a condurre alla scelta dell’area di Tor di Valle.

E non importa che con un comunicato ufficiale del mese scorso proprio Unicredit abbia voluto chiarire quale sia la posizione della banca nei confronti sia della Roma che delle società che fanno capo al costruttore Luca Parnasi (sui terreni del quale dovrà essere costruito l’impianto). Dichiarando come si legge nel comunicato ufficiale diffuso in data 10 aprile 2017 che “da agosto 2014 ha ceduto l’ultima interessenza nel capitale azionario di tale società e non ha mai avuto rapporti di natura creditizia con l’attuale gruppo di controllo della A.S. Roma” e a proposito degli altri “soggetti proponenti” (cioè le società di Parnasi) cheUnicredit ha in essere linee di credito per qualche decina di milioni di euro limitatamente alla società Eurnova (cioè la società proprietaria dei terreni direttamente coinvolta nel progetto) e per quanto riguarda il gruppo Capital Dev (nato in seguito alla ristrutturazione di Parsitalia ed entrato nel “perimetro” della banca) le linee di credito a novembre 2016 ammontavano a 460 milioni di euro”. Ma come si legge ancora nel comunicato ilgruppo Capital Dev non è in alcun modo coinvolto nel progetto del nuovo stadio della Roma”. Ma evidentemente anche il comunicato di Unicredit non deve aver convinto molto il professore ex assessore. Che non ha mai digerito le dimissioni del febbraio scorso. O per usare le sue stesse parole di averla “presa sui denti”.

Maratona di Roma 2017, nell’handbike vince ancora Alex Zanardi

Maratona di Roma 2017, nell’handbike vince ancora Alex Zanardi

Grande affluenza di appassionati – atleti e non – per la 23ma edizione della Maratona di Roma, oltre 42 chilometri corsi fra le strade della Capitale, che ha abbracciato fra le sue curve molti volti noti fra cui la cantante Annalisa Minetti, Enrico Stefano e Angelo Diario, rappresentanti del Movimento 5 stelle in Campidoglio e l’immenso campione paralimpico Alex Zanardi. Nemmeno la pioggia ha fermato gli appassionati che, scarpini ai piedi, hanno dato vita a una delle manifestazioni più sentite nella città eterna.

A tagliare il traguardo nella gara femminile Rahma Chota Tusa, etiope che bissa dopo lo scorso anno raggiungendo così la vittoria, con poco meno di due ore e mezzo di corsa, mentre al decimo posto si è piazzata la runner azzurra Eleonora Bazzoni.

Anche il podio maschile è stato vinto da un etiope, Shura Kitata Tola, primo ad arrivare al traguardo con un tempo fra i migliori nella storia della maratona romana: 2 ore,7’30”, davanti ai keniani Dominic Ruto (2h09’10”) e Bejamin Bitok (2h09’16”). Tra i nostri connazionali a distinguersi è stato Ahamed Nasef, 42 anni di origini marocchine e campione italiano in carica che, con un tempo di 2 ore 16’42”, è arrivato settimo.

Alex Zanardi. Grande e meritatissima la vittoria del paralimpico Alex Zanardi, 50 anni, ex pilota di Formula 1 che ha vinto per la sesta volta consecutiva nella categoria handbike, nonostante una sbandata finale in curva dovuta alla pioggia scrosciante, che ha reso le strade meno praticabili.

A presenziare l’evento, fra le tante facce note anche Giovanni Malago’ presidente del Coni e la sindaca Virginia Raggi che – emozionatissima – ha aperto e chiuso la manifestazione, ricordando che “per la città di Roma è un onore ospitare questi atleti e una manifestazione così importante. Stiamo lavorando per sviluppare molte manifestazioni di questo genere. Vogliamo far sì che Roma sia sempre più accogliente per eventi così grandi, ma anche per eventi più piccoli”. In una città viva e pulsante come Roma, correre è un piacere. La Capitale infatti ha “offerto” ai maratoneti più di 500 siti di patrimonio archeologico da ammirare durante la gara, patrocinati dall’Unesco. Enrico Castrucci, presidente della Maratona di Roma ha affermato – come riportato da Il Messaggero – che “abbiamo avuto vincitori con tempi eccezionali nonostante la pioggia e una risposta di partecipazione incredibile, segno che ormai il nostro evento è amato da tutti”. Insomma Roma sembra diventare una città ogni giorno più sportiva, attenta alle esigenze e alle “voglie” degli amanti dell’attività fisica. Una capitale multiculturale, attiva, con un grande patrimonio culturale a fare da sfondo. E allora, ad maiora!

Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Tra le associazioni ambientaliste contrarie al progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle c’è Italia Nostra la quale sin da subito ha sempre considerato l’iniziativa come una “grande speculazione immobiliare”.  Siamo riusciti a parlare al telefono con il vice presidente dell’associazione Oreste Rutigliano.

Buonasera Presidente, siamo arrivati alle battute finali dell’iter burocratico sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Come si concluderà, secondo lei?

“Io non faccio previsioni, dico soltanto che se in questa conferenza dei servizi provassero ad adottare delle semplificazioni, potrebbero avere dei problemi. Secondo il mio punto di vista l’amministrazione dovrebbe annullare la vecchia delibera

Voi siete sempre stati in prima linea contro il progetto. Perché?

“Le ragioni sono diverse e potrei dire che sono 4: prima di tutto il rispetto del piano regolatore che è giovanissimo (del 2008); poi, il luogo scelto è vicino ad un’ansa del Tevere che dovrebbe essere utilizzata per la costruzione di un parco fluviale e non per un progetto di queste dimensioni”

Infatti presidente, sia nella versione originale che in questa voluta dalla giunta Raggi, è prevista la creazione di un parco fluviale…

“Si ma al di là del parco, noi di Italia Nostra riteniamo che il Tevere sia un concetto fondamentale per mantenere un buon livello di equilibrio ecologico urbano. E poi c’è una quarta ragione…”

Quale sarebbe?

“E’ una ragione che adesso sembra risolta con il nuovo progetto ma con il vecchio riguardava la questione dei grattacieli. Erano insostenibili. Anche e solo per il fatto che a Roma non ci sono mai stati. Da 70 anni esiste una sorta di accordo tacito in ambito urbanistico tra soggetti pubblici e privati per non costruire grattacieli. Noi che siamo “cedernisti” (da Antonio Cederna) riteniamo che si debba mantenere il DNA urbanistico di Roma che è stato in orizzontale e non in verticale”

Voi di Italia Nostra siete stati tra i primi a chiedere il vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle progettato e costruito dall’architetto La Fuente. Avete inviato una lettera alla Soprintendente Margherita Eichberg che ha aperto il procedimento e proprio quando mancavano poche settimane alla chiusura della conferenza dei servizi. Perché?

“Per noi il vincolo era una freccia nel nostro arco. Un’arma che avevamo a disposizione per bloccare il progetto. E poi la nostra lettera è stata reiterata perchè non siamo stati i primi. I primi a chiedere il vincolo sono stati quelli dell’associazione Docomomo del professor Muratore (scomparso di recente ndr). E non sono stati gli unici anche l’architetto Grasso fu tra quelli che chiesero l’apposizione del vincolo”

Quindi il vostro obiettivo è bloccare il progetto?

“Ci tengo a dire che noi non siamo contrari alla costruzione dello stadio. Anzi noi diciamo di essere a favore dello stadio, sia della Roma che della Lazio. Siamo contrari all’area scelta e al progetto iniziale che venne approvato dalla giunta Marino. Ma la nostra battaglia è un’altra …”

Quale?

“Noi vogliamo che il Comune si impegni per la riqualificazione dell’Ippodromo. E su questo va detto che a proposito del vincolo, non è la sola Soprintendente ad essere favorevole ma è l’intera struttura del MIBACT che sostiene la necessità del vincolo”

Mi scusi presidente ma il rappresentante unico del governo ha già dato parere favorevole al progetto..

“Infatti io parlo del MIBACT e del fatto che il segretario generale del ministero con una lettera ha già fatto sapere che intende rispettare quanto stabilito dai comitati di settore che si sono già espressi a favore del vincolo. Poi discorso diverso è che fine potrà fare questo vincolo”

In che senso, si spieghi meglio per favore. Che fine potrebbe fare questo vincolo?

“Tutti sanno che con le modifiche previste dalla riforma Madia, in Conferenza dei Servizi il rappresentante dello Stato sarà uno e il suo parere sarà l’espressione della volontà presa a maggioranza dai rappresentanti degli altri ministeri. Se prima della riforma il MIBACT godeva di una sorta di diritto di veto perché il suo parere negativo avrebbe bloccato la conferenza dei servizi, adesso sarà più semplice superare questo scoglio. Ma noi siamo pronti a dare battaglia”

Mi scusi, ma come potete dare battaglia se il rappresentante dello Stato si esprime a favore del progetto?

“La daremo ricorrendo al TAR, impugnando il risultato della conferenza dei servizi. Qualora il rappresentante dello Stato confermasse il parere favorevole nella Conferenza dei servizi noi faremo ricorso eccependo un difetto di costituzionalità della riforma Madia”

Un difetto di costituzionalità? Perché?

“Perché secondo noi è inammissibile che con una legge ordinaria si superi il principio costituzionalmente garantito della tutela dei beni culturali. E tutto questo è consentito grazie alle modifiche della “riforma Madia”

Con il parere del 18 novembre del 2014 la stessa Soprintendenza chiedeva che venissero spiegati “i criteri di sostituzione e di demolizione dell’Ippodromo” e non si parlava di vincolo. Se si fosse subito parlato di vincolo magari non sarebbero neanche stati investiti tanti soldi. Che dovrebbero dire i proponenti?

Questo non è un problema che ci riguarda. Gli imprenditori dovrebbero anche sapere che le maggioranze possono cambiare. Sulla decisione del Soprintendente che c’era prima penso che sia stato condizionato dal contesto politico del momento. Dove a governare sia al governo che alla Regione che al Comune c’era lo stesso partito. Se avesse dato parere non favorevole sarebbe andato incontro a delle conseguenze

Ma anche la stessa Soprintendente Eichberg con il parere rilasciato in sede di VIA (Valutazione di Impatto ambientale della Regione che poi è risultata negativa ndr) non ha espresso alcun parere contrario alla sua demolizione, ribadendo alcune prescrizioni sulle visuali e indagini archeologiche preventive. Perché quindi, chiedere l’apposizione del vincolo?

“Questo dovrebbe chiederlo alla Eichberg. Posso soltanto dirle che cambiato il colore della giunta al Comune di Roma,  anche il Soprintendente si è sentito in dovere di ragionare diversamente da chi lo ha preceduto

Senta presidente, c’è un altro caso in Italia e sempre in progetti che riguardano gli stadi, in cui Italia Nostra ha richiesto un vincolo che invece non è stato apposto. E’ il caso del progetto per lo stadio di Crotone. Perché in quel caso il Soprintendente per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone si espresse diversamente?

“Ribadiamo che il vincolo andava apposto. Si potrebbe dire che il Soprintendente in quel ha avuto un atteggiamento “più morbido” rispetto alla prassi delle Sopraintendenze in casi del genere”

Fino a due mesi fa nella giunta Raggi c’era anche il professor Paolo Berdini, che è un membro della vostra associazione. Il quale non a caso si è sempre mostrato contrario a questo progetto. Quali sono i rapporti attuali con lui?

I rapporti con Berdini sono pessimi anche se lui fa parte della sezione di Italia Nostra dei Castelli Romani. E le ragioni risalgono a tanti anni fa quando Berdini voleva diventare una sorta di rappresentante politico di Italia Nostra in materia di urbanistica. Ma non non glielo abbiamo permesso perché non diamo deleghe in bianco. Detto questo abbiamo apprezzato molto come ha lavorato sullo stadio fino a quando ha potuto”

Infine presidente, c’è un’altra storia che vi riguarda e chiama in causa il più grande costruttore di Roma, cioè Francesco Gaetano Caltagirone. Il quale, sul progetto del nuovo stadio della Roma, ha recitato il ruolo del “grande escluso”. Tempo fa uscì la notizia che Italia Nostra lo aveva fatto membro onorario. E’ vero o non vero?

Caltagirone non è mai diventato un socio onorario di Italia Nostra. Quella storia fu soltanto una provocazione per via dell’opposizione che Caltagirone fece alle modifiche del piano regolatore volute da Veltroni nel 2008. Ma i rapporti con Caltagirone restano pessimi. Possiamo dire di esserci sempre odiati. Certo, sul progetto di Tor di Valle possiamo esserci trovati d’accordo per motivi chiaramente differenti”

Stadio della Roma: il rischio (serio) che potrebbe bloccare il progetto

Stadio della Roma: il rischio (serio) che potrebbe bloccare il progetto

La politica (a parole) dice di non voler occuparsene. Lo dichiara il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini che dice che “non interverrà” . Lo lascia intendere l’assessore allo Sport del Comune di Roma Daniele Frongia che ammette di “non poter prevedere nulla”. Nessuno insomma tra le forze politiche di governo nazionale e locale, direttamente chiamate in causa a pronunciarsi sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (del quale proprio l’altro ieri sono state consegnate al Comune le nuove planimetrie che serviranno alla preparazione di una nuova delibera), sembra volersi esprimere in maniera chiara e diretta su quello che ad oggi è il rischio più concreto che potrebbe bloccare il progetto. L’unica seria minaccia per Parnasi e Pallotta dopo le resistenze superate di Virginia Raggi con l’accordo del 22 febbraio scorso.

Perché  dietro le strategie delle parti politiche direttamente coinvolte, il Pd da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altra, c’è l’ombra del vincolo che la Soprintendenza del Mibact ha richiesto sull’Ippodromo di Tor di Valle. Considerato dall’ufficio dell’architetto Margherita Eichberg che ha aperto la procedura, come un bene da mettere sotto tutela per via della “tribuna” progettata dall’architetto La Fuente e del “sedime della pista”, ossia della sabbia dell’Ippodromo. Una struttura, l’Ippodromo, che come si legge nelle 3 pagine del documento redatto dalla Sopraintendenza sarebbe di un’importanza oggettiva riconosciuta come un esempio di eccellenza all’interno del Censimento delle Architetture italiane, eschedata dall’Atlante dell’architettura italiana degli anni ’50 e ‘60”. E non importa evidentemente, ai tecnici della Soprintendenza, che attualmente, come dimostrato nelle scorse settimane, l’ “esempio di eccellenza” sia diventato un esempio di degrado e fatiscenza. La stessa che purtroppo attanaglia anche altre storiche strutture sportive della Capitale. Nonostante questo, la Soprintendenza ha imposto il vincolo che, come scritto anche dal Sole 24 Ore, è un atto autonomo e indipendente, ai sensi dell’articolo 13 del Codice dei Beni Culturali e sul quale, il ministro dei Beni Culturali non può intervenire salvo in caso di gravi irregolarità. Il quale, come scrive anche il sito Carteinregola, se effettivamente fosse confermato, sarebbe probabilmente la parola fine al progetto di Pallotta e Parnasi. Non superabile neanche attraverso decisioni di circostanza come quelle ipotizzate nelle scorse settimane, di spostare lo stadio di qualche centinaia di metri, ad esempio nella zona dove sarebbe dovuto sorgere il Business Park poi trasformato dalla versione 2.0 in un complesso di diversi edifici (che dovrebbero essere una decina di circa 7 piani ciascuno). Ma soltanto eventualmente, con una decisione successiva del TAR che giudicasse il vincolo come ingiustificato e illegittimo. Vorrebbe dire però aspettare ancora chissà quanti mesi prima di poter apporre la fatidica prima pietra che Pallotta conta invece di riuscire a mettere entro la fine di quest’anno. Una procedura quella aperta dalla Eichberg alla quale i proponenti hanno già risposto attraverso una nota diffusa nel febbraio scorso e nella quale si faceva presente che “sin dal progetto preliminare presentato nel 2014 e’ stata prevista la demolizione dell’ippodromo (questo mettilo in grassetto) e le note successive degli uffici del Mibact hanno insistito sugli stessi argomenti” . Fino al gennaio di quest’anno quando la Eichberg ha evidentemente ritenuto di aprire una procedura di vincolo sull’Ippodromo. Eppure però, come fanno sapere sempre proponenti, la stessa Soprintendenza con parere del 18/11/2014 aveva richiesto che fossero indicati “i criteri della sostituzione con la demolizione dell’Ippodromo” . E successivamente, anche una volta aperta la Conferenza dei Servizi (a partire dal novembre 2016) i rilievi della Soprintendenza hanno riguardato “la compatibilità con le visuali dei fabbricati verticali (le torri di Libeskind) e le modalità di esecuzione delle indagini archeologiche” . Ma nessun accenno a vincoli che si sarebbero potuti apporre. Fino appunto al gennaio del 2017.

Ma c’è un particolare. Perché, se è vero che sulla procedura di vincolo il ministro non può interferire (e come ha detto anche Franceschini se lo facesse commetterebbe un reato) è anche vero che a decidere sul vincolo sarà la Commissione regionale (composta dai sopraintendenti del Lazio, dal segretario regionale e dal direttore del polo museale della Regione) che ha tempo fino a 120 giorni per pronunciarsi dall’apertura del procedimento. La quale, se bocciasse, chiuderebbe il caso. Ma se al contrario confermasse, a quel punto, aprirebbe nuovi scenari. Tra questi, di consentire proprio alla Conferenza dei Servizi di mettere l’ultima parola. E di farlo a maggioranza, in base alle modifiche introdotte dalla riforma Madia per la semplificazione dei procedimenti amministrativi. Dunque per esempio, se anche il rappresentante del Mibact chiedesse la conferma del vincolo, gli altri rappresentanti in Conferenza potrebbero anche non tenerne conto essendo la maggioranza. Ed è questo il motivo per il quale, proprio dall’associazione Italia Nostra sulla questione del vincolo si mostrano pessimisti.Verrà messo e bypassato grazie alle novità della riforma Madia fanno sapere quelli di Italia Nostra. I quali, nel gennaio scorso, furono proprio tra coloro che il vincolo lo richiesero e “con somma urgenza”.