Cambiano le divise, cambiano le presentazioni. I colori restano?

Cambiano le divise, cambiano le presentazioni. I colori restano?

I tempi sono cambiati, inutile continuare a ribadirlo. Se solamente qualche anno fa sarebbe stata quantomeno curiosa l’idea di presentare un calciatore con un video-messaggio, oggi il Tweet è divenuto il mezzo più veloce e soprattutto efficace per comunicare. Qualsiasi cosa. Nel calcio moderno tutto è un evento, anche le presentazioni delle nuove divise non si limitano alla “semplice” conferenza stampa cui prendono parte i loro creatori: West Ham e Southampton ne sono la prova, con due video mozzafiato che hanno fatto il giro del web.

C’è chi ha puntato sull’illustre passato e chi sul volto del futuro, con tanto di Ronald Koeman nelle vesti di antagonista e Manolo Gabbiadini paladino dei Saints con chiaro accento nostrano.

 

La storia degli Hammers parte da lontano, comincia nel 1895 ed arriva fino all’inaugurazione del nuovo Stadio Olimpico, mentre il Southampton trasuda modernità. Il probabile nuovo tecnico Mauricio Pellegrino avrà avuto il tempo di godersi questa breve pellicola?

Juventus con Bonucci e Sturaro in versione Prison Break, la casacca arancione del Porto, invece, ricorda vagamente quella dei carcerati di Guantanamo Bay. Numerose le discussioni riguardanti il colore scelto dal club, che a voler essere pignoli ricorda quello delle arance importate nel 1300 in tutta Europa proprio dai marinari portoghesi: tradizione che incontra modernità o frutto di un sondaggio online? Si, un po’ come ha fatto il Barcellona, che ha diffuso le immagini della possibile terza maglia in attesa di un riscontro della tifoseria, che ha avallato di fatto il colore rosso molto simile a quello della Roma. “Il viola della stagione scorsa è stato sostituito dal bordeaux, una scelta simile a quella della Roma” scrive il club catalano non senza suscitare polemiche per le differenze difficili da trovare.

 

Spostandoci in Germania, la dirigenza del Borussia Monchengladbach ha accusato i rivali cittadini del Dortmund per aver rubato l’idea per la nuova maglietta: presentate entrambe in maniera piuttosto sobria, le righe orizzontali scelte sia dai gialloneri che dai “puledri” hanno scatenato una bufera.

 

Nonostante giochino in Serie B inglese le volpi del Wolverhampton hanno invece dimostrato la loro ben nota furbizia presentando la nuova divisa direttamente dallo spazio.

 

Effetti speciali di altissimo livello a Valencia, dove la divisa per la nuova stagione viene presentata sotto un temporale in un mini-spot grottesco e molto cupo: come pipistrelli, anche i Los Che si muovono nella notte.

 

Insomma, se ne vedono davvero di tutti i colori: da cartoni animati a documentari, colori sgargianti o motivi che richiamano gli stessi della squadra rivale. La nuova maglia, a prescindere dalla maniera in cui venga presentata – sulla Luna o con un semplice cinguettio -, va prima di tutto indossata. Quello che stupisce però, dopo aver visto ed apprezzato la cura con cui sono stati preparati la maggior parte degli spot promozionali, è trovarsi spesso a fare i conti con divise fuorvianti e poco rispettose della tradizione che si unisce alla modernità. Tanto fumo e poco arrosto, grandi aspettative bruciate sul nascere da un risultato inferiore alle aspettative. Dal colore militare del Napoli fino alle tinte che rievocano Sprite, Fanta e chi più ne ha più ne metta. C’è anche chi ha scelto di copiare pur di non risultare eccessivamente stravagante suscitando tuttavia l’effetto contrario, perché al Borussia non piace assomigliare ai rivali del Gladbach e viceversa.

I veri vincitori, da generazioni, restano gli olandesi dell’Heerenveen con i petali di ninfea rossi (che vengono scambiati per cuori) che ricoprono la loro maglietta. Considerata da molti una fra le più stravaganti e caratteristiche del calcio, viene indossata con orgoglio dai tifosi. Il motivo? Non credo la presentazione, quella ormai non serve nemmeno più, probabilmente il rispetto della tradizione. Anche se, a dirla tutta, per indossare quella maglia ci vuole davvero tanto coraggio.

Lodigiani, il 30 giugno a San Basilio torna la terza squadra della Capitale

Lodigiani, il 30 giugno a San Basilio torna la terza squadra della Capitale

Venerdì 30 giugno 2017, campo Francesca Gianni in Via del Casale di San Basilio a Roma: “Lodigiani 2° tempo”. Il sogno di alcuni ragazzi. Il sogno dei Fedelissimi. Un’idea cullata per mesi e messa in atto senza tanti fronzoli: organizzare una partita tra vecchie glorie, richiamando tutti i personaggi che hanno fatto parte del mondo Lodigiani, e dare vita a un evento unico e mastodontico. Quando la storia si riappropria del proprio scranno. Quando il calcio torna a far brillare un quartiere con i propri personaggi e le proprie leggende, quelle in grado di partire da questa vasta zona periferica di Roma e arrivare fino all’Olimpo.

“Ma San Basilio dove ci sono i lavori della Tiburtina e quel caos infinito?”.

“Sì, proprio là. Ma San Basilio non è solo quello…”.

No. San Basilio è uno spicchio intricato e complesso di una Roma popolare che sempre più tende a esser nascosta e sommersa. Uno spazio condiviso da tanti, dove troppo spesso mancano i servizi più basilari e i bambini non hanno neanche più la “fortuna” di crescere per strada a pane e pallone. Sebbene lo storico campo Francesca Gianni rimanga là, nello stesso luogo dove 45 anni fa cominciò la storia dell’Incredibile Lodigiani. L’epopea di un club “capace di far contare fino a tre” una città come Roma – disse orgogliosamente Guido Attardi, condottiero di quella squadra che nel 1994 sfiorò la B, arrendendosi solo alla Salernitana di Delio Rossi in finale playoff –  divenendo la valida alternativa ai due sodalizi che da sempre rappresentano la Capitale nel pallone: Roma e Lazio.

Qualche tempo fa ingrandimmo la lente sull’universo Lodigiani. Su quanto travagliato fosse stato il cammino di un club che – soprattutto a livello giovanile e dirigenziale – ha fatto letteralmente scuola in Italia e all’estero, sfornando un’interminabile lista di campioni e ottimi giocatori andati, negli anni, a rinvigorire decine di organici della massima categoria, fino a quello della Nazionale. Analizzammo come anche la Lodigiani dovette cedere al male del calcio contemporaneo: gli imprenditori e i marchi totalmente lontani da questo mondo, incompetenti in materia e capaci soltanto di raccattare qualche anno di sopravvivenza per poi sprofondare nell’anonimato. Trovando spesso il fallimento. Capitò proprio questo ai due progetti che pretenziosamente vollero soverchiare la Lodigiani e il suo perfetto meccanismo: la Cisco e l’Atletico Roma. Ma questa è storia raccontata. Passata. E se possibile anche seppellita per sempre.

Perché sugli epitaffi del calcio resterà per sempre impressa la Lodigiani. Quella del 1972. Quarantacinque anni fa, per l’esattezza. Quasi mezzo secolo. Una ricorrenza da non lasciar passare sottotraccia, ma da rimembrare e festeggiare con tutti gli onori del caso. Follia? Idea impossibile? Neanche per niente. “In questo mondo di ladri, c’è ancora un gruppo di amici, che non si arrendono mai” musicava Antonello Venditti. Proprio da quel gruppo di amici, che la Lodigiani l’hanno seguita in veste di tifosi, è nata questa “pazza idea”. Ma dove metterla in pratica? Ovviamente nel luogo che più di tutti rappresenta i biancorossi e in cui è stato gettato il seme per tutto ciò che è venuto negli anni a seguire: il campo Francesca Gianni di San Basilio. Quello delle prime schermaglie con le squadre avversarie, quello dove il presidente Malvicini ha saputo dar vita alla sua creatura, quello dove lentamente un intero quartiere ha imparato a identificare la Lodigiani come qualcosa di “suo”.

E oggi la Lodigiani ritorna proprio là. Come il figliol prodigo. Come quel cane che ha vagato per chilometri ritornando da chi gli ha dato la possibilità di camminare sulle proprie zampe. La Lodigiani è San Basilio e viceversa. SI mischiano l’aristocrazia, l’astuzia e la capacità di una società calcistica alla popolarità, allo spontaneismo e alla veracità di un quartiere che oggi come mai ha bisogno di identificarsi in qualcosa. Di risalire la china attraverso lo sport, attraverso quel pallone che idealmente ancora rotola sulle buche di Via del Casale di San Basilio. Anche se rischia di perdersi nei cantieri aperti della Tiburtina Valeria.

Totti, Toni, Florenzi, Di Michele, Candreva, Bellucci, Stellone, Apolloni, Liverani, Gregori, Bordoni, Venturin, Onorati, Firmani, Agostinelli sono solo alcuni tra i nomi chiamati per l’occasione. Vere e proprie icone di quello che la Lodigiani ha lasciato in eredità al cacio italiano. Percorsi vincenti, ben instradati da chi ha costruito un modello in grado di affascinare intere generazioni.

E siccome sui più giovani debbono attecchire determinati valori, la giornata si aprirà proprio nel loro segno. Alle 17 è infatti previsto un torneo tra classe 2008 mentre dalle 19.30 comincerà la parte più “grossa” della kermesse. Alla conduzione della serata un nome storico per tutti gli sportivi italiani: quel Carlo Paris oggi punto di riferimento in Rai e tanti anni fa responsabile della comunicazione del club.

Nell’era del business a tutti i costi, dei giocatori che cambiano casacca come se nulla fosse e del calcio divenuto ormai un mero spettacolo dal quale tenere distanti i propri sentimenti, quella di San Basilio rischia di essere una delle serate più dense e significative degli ultimi anni. Sì, perché nessuno sarà presente per “fare una marchetta” a qualcun altro, bensì ci saranno uomini e ragazzi che devono la propria carriera alla Lodigiani. E ci saranno i tifosi, in grado di dare nuovamente spettacolo sugli spalti senza dover sottostare alle burocrazie e alle limitazioni che il calcio d’oggi ormai impone ai propri spettatori.

E siccome in questi tempi persino assistere a una partita è diventato troppo spesso difficile dal punto di vista economico, va ricordato che l’ingresso sulle gradinate sarà del tutto gratuito. Perché se il calcio deve essere del popolo e per il popolo, è giusto che lo stesso ne possa usufruire senza intralci e senza ostacoli: che siano economici o fisici.

Venerdì 30 giugno la Roma calcistica sarà in grado rinfocolare una favola mai sopita.

 

Per le foto si ringrazia il sito http://www.fedelissimilodigiani.com/index.htm

Leyton Orient: il fallimento del Made in Italy e la distruzione di 135 anni di storia inglese

Leyton Orient: il fallimento del Made in Italy e la distruzione di 135 anni di storia inglese

Se dalle parti di Blackpool la promozione in League One sembra aver, almeno per il momento, sedato i malumori dei tifosi, avviati a digerire forzatamente l’ennesimo anno sotto la proprietà degli Oyston (se ne parlava qui), ancora tutto da definire il futuro di un altro club, il Leyton Orient FC, reduce anche’esso dal campionato della League Two ma che al contrario dei Tangerine ha raggiunto il punto più basso della sua storia retrocedendo nella Conference National.

Il club dell’East London, fondato nel 1881 come club di cricket, dal 1905 ha partecipato ai campionati inglesi di calcio professionistico, una sola volta in Premier League, nel ’63, ma un passato lontano caratterizzato dal grande seguito negli anni in seconda nella divisione inglese, quindi la discesa nelle categorie della Football League nel corso degli anni ’80 in un susseguirsi di stagioni anonime, ma tranquille. A seguito della migliore delle stagioni recenti arriva il cambio di proprietà, nel 2013/14 il club in League One era in salute e con buone prospettive, nonostante avesse perso da poco la finale dei playoff promozione per la Championship, ma in poco meno di tre anni arriva la doppia retrocessione e i 112 anni continui tra i professionisti giungono al termine.

Fuori dai pro per la prima volta nella storia della società, ma soprattutto divampa il timore per la sopravvivenza stessa del club che in questi anni a causa di una gestione approssimativa, e disinteressata alla valorizzazione della società, ha accumulato ingenti debiti.


Una storia che in qualche maniera ci riguarda da vicino visto che il principale accusato della disfatta degli O’s è l’italiano Francesco Becchetti, imprenditore del settore dei rifiuti e delle energie rinnovabili con un passato nello sport, alla fine degli anni ’90 Amministratore delegato dell’allora Piaggio Roma Volley. Balzato successivamente alla cronaca per i problemi in Albania con le autorità locali, dove è coinvolto dagli anni 2000 nella realizzazione della centrale elettrica più grande del Paese, che hanno travolto e condotto alla chiusura del canale TV Agon channel. L’emittente, fondata nel 2013 ed ha trasmesso anche in Italia fino al Novembre 2015, è stata parte successivamente dell’avventura nel Leyton Orient che Becchetti rileva nel 2014 per circa 4 milioni di sterline.

La base del tifo locale lo accoglie tiepidamente ma colma di buone speranza che però si rivelano ben presto vane. L’imprenditore (per non farsi mancare nulla) si porta a Londra anche Moggi jr., e la prima stagione 2014/15 è disastrosa, una girandola di quattro allenatori cambiati, tra cui le nostre conoscenze Mauro Milanese e Fabio Liverani, ed è retrocessione. Alla guida degli O’s farà anche un’apparizione Cavasin, ad ora sono già undici gli allenatori cambiati. Intanto il club entra nel palinsesto di Agon channel e viene usato per un mediocre reality show ‘Leyton Orient’ sullo stile di ‘Campioni’, un format realizzato nella società del Cervia nel 2004 che qualcuno ricorderà. Per la tifoseria della seconda squadra più antica di Londra un altro boccone amaro da mandare giù e la crescente consapevolezza del totale disinteresse per le sorti della società da parte di Becchetti.

Nascono i primi malumori per l’assenza di un progetto sportivo serio e per le continue ingerenze dannose del proprietario nella gestione tecnica e sportiva della società, i risultati non arrivano ma i debiti del club crescono, come cresce la contestazione che nella stagione che si è da poco conclusa sembra ormai aver determinato una rottura insanabile tra la proprietà e la base del tifo che a gran voce chiede da tempo la cessione.

A Marzo 2017 compaiono i primi spettri di un possibile fallimento, alcuni ritardi nei pagamenti dei dipendenti del club portano all’apertura di un fascicolo da parte della HM Revenue & Customs(HMRC) per debiti non onorati e intimano al proprietario del Leyton Orient di provvedere al saldo del dovuto entro il 12 giugno 2017 o a cedere la società. La contestazione della HMRC porta i tifosi alla mobilitazione, se fino ad allora era rimasta solo un protesta che si era limitata a manifestazioni di dissenso dentro e fuori lo stadio, su impulso del Leyton Orient Fans’ Trust (LOFT), un’associazione di tifosi attiva dal 2001, parte la raccolta fondi per scongiurare l’eventualità di un’amministrazione controllata o, peggio, della procedura di liquidazione.

Iniziano gli incontri e i confronti tra la base per definire una strategia di intervento, il LOFT allestisce il ‘Regeneration Fund’, un fondo vincolato a specifiche condizioni in cui raccogliere risorse per far fronte all’evoluzione delle dinamiche societarie. La raccolta si articola attraverso donazioni online e contributi raccolti ai match, a cui si aggiungono i ricavati dalle aste di maglie e cimeli storici messi a disposizione dell’associazione di tifosi da sostenitori e appassionati. Anche le vecchie glorie del club non hanno mancato di sostenere la causa partecipando ad un match amatoriale con una selezione di tifosi che si è svolto lo scorso 20 Maggio. Significativa in questa fase anche la solidarietà riscossa dalle vicende del Leyton che ha coinvolto diverse tifoserie, come in occasione del ‘Judgement Day’ 3, che spesso in occasione delle trasferte hanno dato sostegno e spazi ai banchetti per le raccolte fondi.

Parallelamente è partita la ricerca di soluzioni alternative alla gestione Becchetti, con i tifosi pronti ad intervenire direttamente negli scenari di salvataggio del club o nel sostegno di proposte di acquisto che abbiano credibilità, concretezza e un orizzonte programmatico di medio-lungo periodo. A fine Maggio il fondo sorpassa le 170.000 sterline raccolte e si guarda allo spartiacque della scadenza del 12 Giugno. Lo scorso Lunedì la sorpresa: la HMRC non procede contro Becchetti in quanto alla data di Giugno risultano onorate le scadenze debitorie, un sospiro di sollievo per la tifoseria che però ancora teme per il futuro. I debiti restano e mancano le prospettive della nuova stagione. A margine dell’udienza infatti la preoccupazione per le sorti della società inglese restano alte, intervistati dalla BBC i portavoce del LOFT, rinnovando la richiesta di cessione della società, riferivano:

“Stiamo usando una parola: sopravvivere, ma non so per quanto ancora la potremo usare. La nostra sopravvivenza è quasi settimanale al momento. Il nostro futuro si sta giocando oltre la High Court, abbiamo una rosa con pochi uomini, non c’è garanzia che potremo effettivamente tirare fuori una squadra per il campionato del prossimo anno, quindi la sopravvivenza, sì, ma nel senso più sottile della parola”.

 Non siamo in grado di dire cosa stia succedendo. La comunicazione che abbiamo avuto con la società è assolutamente zero.  Tutto quello che sappiamo è quello che possiamo vedere, che abbiamo nove semi-professionisti, siamo senza giocatori senior, nessun accesso a un campo di allenamento, mancano le maglie, nessun allenamento e la pre-stagione partirà solo nella prima settimana di luglio.”

Situazione tutt’altro che risolta quindi, per i tifosi del Leyton Orient ci sarà ancora da attendere purtroppo, ma la vicenda non è passata inosservata e assieme ad altri casi evidenti di cattiva gestione dell’ultima stagione sembra abbia spinto la Football League a rendere più efficienti i sistemi di controllo sui proprietari dei club. La scorsa settimana la EFL ha approvato alcuni emendamenti che rendono più strette le magie delle valutazioni di integrità dei proprietari dei club e ha aperto al confronto su nuovi strumenti da inserire per i test. Magari cogliendo spunto proprio da una proposta del LOFT che nelle passate settimane esortava la lega a prevedere incontri formali con la tifoseria nelle fasi di valutazione del ‘fit and proper test’ e l’impegno formale dei nuovi proprietari ad un dialogo strutturato con i supporters per evitare altri ‘casi Becchetti’.

Per il video si ringrazia Copa90

Vuoi vedere la partita? La giustificazione te la firma Nesta

Vuoi vedere la partita? La giustificazione te la firma Nesta

Si gioca questa notte, nella splendida cornice dell’Orlando City Stadium (ore 01.30 italiane), il match tra i padroni di casa ed il Miami FC di Alessandro Nesta, valevole per il Quarto Turno della Coppa Nazionale Statunitense.

Uno scontro che ha un forte sapore di Italia, di Milan in particolare, visto che, oltre al già citato Nesta, della sfida farà parte anche l’ex leggendario numero 22 rossonero Kakà.

Per Alessandro Nesta, che attualmente sta conducendo dalla panchina in maniera più che positiva i suoi, primi in classifica nella NASL (un tempo glorioso e più importante campionato di calcio negli USA, oggi, invece, ‘solo’ seconda serie), una partita decisamente rilevante per capire le reali ambizioni e potenzialità del proprio club.

Una gara così importante per la quale proprio l’ex capitano della Lazio ha deciso di scendere in campo con una richiesta assai singolare nei confronti delle istituzioni di Miami; con l’obiettivo di chiamare a raccolta i tifosi per il match contro Orlando, infatti, Nesta ha esplicitamente chiesto un giorno libero per i lavoratori e per gli studenti di Miami: “L’appuntamento che ci riguarda è utile a club e città”.

Tutto ciò accade in maniera assolutamente ufficiale, attraverso un comunicato rilanciato presso i vari account del Miami FC sui social più importanti del mondo.

All’interno di esso, si propone di concedere un ‘day off’, come si dice da quelle parti, a più gente possibile per consentire ad un gran numero di tifosi di seguire la squadra. Nel comunicato, si legge:

“Il Miami FC è approdato al quarto turno della US Open Cup e il 14 giugno si recherà ad Orlando per sfidare un avversario di Major League Soccer. L’attesa per questa gara è enorme e degna di un giorno di vacanza”.

“Abbiamo bisogno di ogni singolo tifoso per scrivere la storia ad Orlando, concedere una giornata libera sarebbe un bene sia per il nostro club che per la città di Miami”: queste le parole di Nesta presenti all’interno del testo (con tanto di firma in calce dell’ex difensore).

Il modulo va riempito con i propri dati anagrafici e fatto firmare al proprio datore di lavoro.

Non c’è che dire, sarà pure ‘soccer’ e non ‘football’, ma negli States, quanto a strategie di marketing, si viaggia ad una velocità doppia, o forse anche di più, rispetto all’Europa

Calcio, musica e goliardia. L’isola felice del Centro Storico Lebowski

Calcio, musica e goliardia. L’isola felice del Centro Storico Lebowski

Tra i gruppi di tifosi che resistono all’impeto del calcio business ce ne sono molti che hanno dato vita a nuove realtà autogestite e dedicate attivamente alla promozione del ruolo sociale e aggregativo dello sport. Tra queste una delle storie più particolari e interessanti, anche per i risultati sportivi conseguiti ma sopratutto per l’impegno per la comunità, è quella del Centro Storico Lebowski di Firenze, dal 2010 un gruppo di amici disamorati dalla deriva del calcio tra scandali, scommesse e repressione negli stadi, decide di sostenere in prima linea un piccolo club della periferia fiorentina, l’A.C. Lebowski, dopo averlo seguito per anni da semplici appassionati perchè era una squadra che ”perdeva sempre” e aveva suscitato in loro grande simpatia. Un modo tutto particolare di dissentire dal cambiamento che si consumava negli stadi italiani.

Da allora la società prende il nome di Centro Storico Lebowski, completamente autogestita e autofinanziata grazie agli incassi delle partite, dei piccoli sponsor locali e all’impagabile lavoro dei volontari, riesce a giungere in Prima categoria tra tante difficoltà, in primis le strutture sportive. Il seguito alle partite cresce e le attività del gruppo si ampliano oltre i 90 minuti dei match, lo spirito di comunità è l’aspetto che più caratterizza questa realtà: musica, goliardia e grande impegno per sviluppare il calcio giovanile locale.

Impegno che in molti casi però si è scontrato con l’assenza di supporto da parte delle istituzioni, con i ragazzi delle giovanili che si allenavano nei giardini pubblici, dinamiche molto comuni nel calcio dilettantistico bersaglio spesso di interessi poco chiari e puliti che rendono l’ambiente particolarmente ostile per iniziative genuine. Ma ciò non ha fermato la passione del collettivo.  Finalmente qualche giorno fa la notizia attesa da tempo: ‘il Centro Storico Lebowski ha una casa!’, in procinto di abbandonare lo stadio Biagini – Galluzzo il club, nell’ambito di un nuova partnership con la realtà locale dell’Impruneta Tavarnuzze, giocherà dalla prossima stagione all’impianto “Ascanio Nesi” dando nuove prospettive alla società, che conta oltre 500 associati, e al settore giovanile.

Attenzione e grande lavoro dentro e fuori dal campo, portati avanti con la forza di un’intera comunità, di questi tempi uno sforzo enorme, unito al colore e alla passione della curva. A tal proposito ho fatto loro qualche domanda su ciò che li ha spinti su questa strada, come si sono organizzati e sulle recenti iniziative che li hanno visti coinvolti, dal lancio di un CD musicale per sostenere la scuola calcio Francesco “Bollo” Orlando ai nuovi sviluppi che si aprono per le prossime stagioni dopo la nuova partnership.

Prima di tutto il perchè di questa vostra scelta e lo spirito che ha animato questa voglia di rottura che vi ha portato all’inizio dell’avventura con il CS Lebowski? E come si sta sviluppando il vostro progetto?

Quello che ci ha condotto ad attivarci in prima linea con il CS Lebowski arriva da un percorso di un gruppo di amici che ha radici lontane, si parla addirittura del 2004. Iniziammo da giovanissimi per gioco a seguire come ultras una squadra di Terza Categoria, l’allora AC Lebowski. Nel frattempo eravamo parte delle realtà della Curva Fiesole, vivevamo il ‘calcio maggiore’ e le contraddizioni che emergevano. Due passioni che però camminavano insieme, senza mai far mancare il seguito alla nostra squadra. La Domenica, quando gli orari erano ancora quelli di una volta, l’epoca delle “sette sorelle” della Serie A, allo stadio per la Fiorentina, al Sabato il Lebowski, una passione che è nata e cresciuta parallelamente. Poi il cambiamento del clima negli stadi, i primi effetti delle nuove misure di sicurezza, la tessera del tifoso e tanti altri episodi che stavano colpendo la nostra passione ci hanno spinto un po’ per gioco e un po’ per provocazione ad impegnarci sempre di più nel Lebowski.

Un’esperienza di libertà e di divertimento in quale maniera nata come conseguenza delle trasformazioni che hanno investito il nostro calcio. Il Lebowski ha rappresentato una via per dimostrare e manifestare il nostro disappunto per come le cose si stavano evolvendo negli stadi e nelle curve, abbiamo creato un posto dove ritrovare delle emozioni più genuine e libere, in aperto contrasto a quello che diventava uno spettacolo sempre più ammaestrato. Gestire un club come lo avrebbero fatto gli ultras, a questo ambivamo. Un calcio senza compromessi per costruire un’idea ampia e condivisa di un club fatto per la propria comunità e per la sana passione, la coesione del nostro gruppo ha contato tanto per costruire un ambiente e un’atmosfera coinvolgente, credere fortemente in uno progetto delineato e aperto ha fatto il resto, è lì il segreto.

La vostra realtà punta ad un serio progetto sportivo e la grande attività fatta fuori dal campo vi sta facendo crescere e ricevere sempre maggiori apprezzamenti, come descrivereste il rapporto tra Lebowsky e la comunità? Quali i temi di incontro e confronto?

Con il tempo siamo cresciuti e con il crescere del seguito anche il gruppo si è sempre più aperto mantenendo inalterato lo spirito, i nuovi associati hanno saputo cogliere pienamente il nostro messaggio. Nei primi tempi il ruolo della parte calda della nostra tifoseria era più formalizzato, alcuni posti del consiglio erano riservati ai nostri ultras. Nel tempo però non è più servito, il Lebowski si muove ormai compatto, gli associati sposano e condividono i principi che animano la nostra realtà, gradualmente dal gruppo di amici abbiamo fatto un passo in avanti, ora siamo una comunità.

Settimanalmente ci incontriamo per definire il da farsi, assemblee aperte e eventi per promuovere la massima partecipazione alla vita del club. Almeno un appuntamento d’incontro a settimana e in parallelo c’è anche ‘l’assemblea della curva’ che spesso, come vi dicevo, ormai si fonde con consuetudine con le attività del consiglio. Tutte le decisioni importanti vengo prese in assemblea, sono i soci a decidere quali sono le strade da percorrere 

Uscire dal semplice punto di vista del tifoso facendo il salto verso la gestione di una società sportiva ha sicuramente un impatto, la gestione organizzativa e i conti da tenere sotto controllo. Riesce il club ad ”autogestirsi”?

Il progetto è ampio e la pianificazione dell’attività sportiva stessa è uno dei momenti di maggiore aggregazione che ci consentono di far crescere la partecipazione e le persone attivamente coinvolte. Ora abbiamo una Prima squadra, una selezione Juniores, una squadra femminile di Calcio a 5, una squadra amatoriale di calcio a 11 e cinque selezioni di scuola calcio(classe dal 2006 al 2010) gestite grazie al grande apporto dei volontari che partecipano attivamente in molti aspetti organizzativi, e nello sviluppo e nella pianificazione dell’attività sportiva. Le risorse arrivano sia attraverso le attività di autofinanziamento portate avanti nel corso di tutto l’anno sia con gli sponsor che grazie al seguito importante che abbiamo non ci mancano. Una proporzione di 50 e 50 in modo che le ambizioni e le risorse possano crescere parallelamente alla nostra base di associati. Per noi è importante che proseguano di pari passo, è fondamentale questo perchè si possa lavorare bene e con prospettive.

 Quest’anno abbiamo superato quota 500 aderanti, numeri niente male davvero. Alle partite sempre tanto entusiasmo e seguito, abbiamo numeri superori a molte squadre fino alla serie D compresa.. Per noi non può esistere un progetto sportivo senza un vero programma che metta al centro anche il radicamento territoriale, senza il quale spesso viene meno anche la sostenibilità.

 Gli eventi sul territorio sono l’aspetto cardine sia per l’aggregazione sia per poter sviluppare la società, sono sempre molto partecipati, dibattiti, cene, concerti e attività particolari di finanziamento come il CD che abbiamo lanciato per la scuola calcio, permettono di creare una rete di relazioni che consentono di ampliare il nostro giro, e ci consentono di avere risorse sufficienti a sviluppare serenamente  il progetto sportivo. Calcio e musica è un binomio interessante e consente di creare bei momenti di aggregazione. Con questo mix  riusciamo a dare continuità senza perdere di vista la sostenibilità.

Qualche settimana fa finalmente avete trovato una casa l'”Ascanio Nesi”, il nuovo impianto che ospiterà i vostri match . Si sblocca la vicenda che vi aveva impegnato nell’ultimo anno e si aprono nuove prospettive. Quali saranno le novità dopo la nuova partnership con l’Impruneta Tavarnuzze?

Ci siamo resi conto delle evidenti difficoltà nella ricerca di un nuovo impianto dopo aver concluso la nostra ultima stagione al Galluzzo, ma è una questione che si è portata avanti tutto l’anno, e abbiamo iniziato a cercare nei mesi scorsi un’alternativa per trovare una nuova casa che ospitasse in nostri match.  La nuova partnership trovata con l’Impruneta Tavarnuzze apre nuovi interessanti scenari, la selezione del Lebowski giocherà nell’impianto del nuovo partner, l'”Ascanio Nesi”, e si svilupperà una stretta collaborazione tra i settori giovanili che saranno seguiti dallo staff  dell’Impruneta Tavarnuzze.

 Inoltre sono affiliati all’Atalanta e gli scambi tra metodologie di allenamento non potranno che giovarci, gli staff tecnici di entrambi i club lavoreranno fianco a fianco. Un contesto ideale, anche li, non lontano da dove abbiamo giocato fino a questa stagione, c’è una comunità numerosa e attiva che partecipa all’organizzazione del club. Anche le attività dei nostri volontari che si fonderanno con i loro avranno modo avere maggiore incisività e di dare qualcosa in più ad entrambe le realtà. Sarà una sinergia molto importante per gli aspetti legati alle attività di volontariato, perfettamente linea con la nostra prassi di studiare progetti che abbiano come primo obbiettivo quello di creare una rete locale che sia la base per ogni piano di sviluppo.

Una collaborazione che apre nuovi spazi di sviluppo ai ragazzi del Lebowski e che darà l’occasione per compiere un ulteriore salto in avanti verso la crescita di una comunità che sta mostrando sempre di più il fascino e la grande forza di un calcio aperto, libero e partecipato. Un’isola felice tra musica e goliardia!