Foggia e Cremonese: profumo di Serie B, riassaporando emozioni anni ’90

Foggia e Cremonese: profumo di Serie B, riassaporando emozioni anni ’90

Quarti di nobiltà che tornano. O meglio, si preparano a tornare. Gli scongiuri sono autorizzati tra la terra dauna e il cuore della pianura padana. Nei fatti, però, Foggia e Cremonese accarezzano un’idea a lungo coccolata, ma inespressa da anni, troppi: il ritorno in serie B. Prospettive differenti, percorsi opposti, distanze colmabili con passi di diversa lunghezza. I Satanelli sono a un punto dalla vittoria del girone C di Lega Pro, con la trasferta di Fondi all’orizzonte domenica pomeriggio, mentre i grigiorossi –distanti 10 punti dal primato detenuto dall’Alessandria a gennaio- oggi devono difendere l’assalto dei “grigi” piemontesi, freschi di cambio di panchina, con l’arrivo di Pillon per Braglia, per festeggiare la vetta del girone A di qui ai prossimi 270 minuti.

In pochi lo dicono, qualcuno lo ammette a denti stretti, ma agli storici del calcio questi due possibili ritorni fanno piacere: a Foggia la serie B manca da addirittura 19 anni. Stagione 1997/98, il diciassettesimo posto finale costò la retrocessione nell’allora C1 alla squadra allenata da Domenico Caso prima, Beniamino Ciancian poi e ancora Caso nel finale. Pietra tombale su una gloriosa epoca calcistica, che aveva sorpreso l’Italia del calcio all’alba degli anni ’90 con Zemanlandia e i suoi figliocci, da Giuseppe Signori a Roberto Rambaudi passando per Francesco Baiano e Onofrio Barone. Eredità pesante, alla quale la passione dello “Zaccheria” –stadio che ancora oggi viaggia a medie spettatori ben superiori alle 10mila presenze a partita-aveva dato fondo quando c’era stato bisogno di affrontare gli inferi della serie D, nell’annata 2012/2013. La ripartenza da foggiani doc come il capitano Cristian Agnelli, Marcello Quinto e Giuseppe Agostinone era stata la base per una risalita, che si prepara a piazzare l’ennesimo mattone, il più importante, con un anno di ritardo. E nel destino c’è il rossonero: come i colori sociali del Foggia, ma anche del Milan. Nel giugno 2016 era stato Rino Gattuso, allenatore del Pisa, a chiudere le porte della cadetteria ai dauni conquistando il pass con i toscani nella finale-playoff, ora è Giovanni Stroppa –subentrato dopo una convulsa estate a Roberto De Zerbi– a traghettare al traguardo una squadra ricca di qualità: dalla regia di Vacca, alle incursioni di Delì passando per il fiuto del gol di Mazzeo fino alle ispirazioni di Chiricò e Sarno, la classe non manca nel 4-3-3 pugliese.

Se Foggia ride, ma aspetta di emanare l’urlo più importante, Cremona suda. E tiene basso il morale di una truppa guidata dal “Komandante”, come a Novara avevano ribattezzato Attilio Tesser dopo il doppio salto dalla Lega Pro alla serie A, ottenuto nel biennio 2009-2011. Il momento che ha cambiato la stagione dei lombardi? 20 febbraio, scontro diretto contro l’Alessandria allo stadio “Zini”. Una zampata di Andrea Brighenti, vicino alle 100 reti in cinque stagioni, ha deciso la sfida per i grigiorossi, portandoli a -6 dall’allora capolista: di lì ha avuto il via un cammino (quasi) inarrestabile, con 19 punti in otto partite, mentre ad Alessandria si intravedevano le crepe dello splendido vaso di cristallo che aveva illuminato a giorno il girone A nella prima parte di stagione. “Ci sono nove  punti in palio e dobbiamo lottare fino alla fine –ripete Tesser-servono tre vittorie”. Lui di promozioni se ne intende, così come a Cremona, loro malgrado, sono diventati esperti di delusioni negli ultimi anni. Sette stagioni, una finale e due semifinali playoff perse, con investimenti importanti da parte del proprietario Giovanni Arvedi, e 13 allenatori cambiati. Numeri mai vincenti, almeno fino all’arrivo del Komandante. Che non sarà rock come Vasco, ma vincente sì. E ora che guarda tutti dall’alto, prepara con la massima concentrazione le sfide restanti: due impegni interni contro Lucchese e Racing Club, intervallate dall’ostica trasferta di Livorno. Tre tappe alla fine della scalata verso una B che manca da 12 anni.

Negli anni ’90, Cremonese e Foggia erano nei calendari di serie A. Oggi prendono la rincorsa per il grande salto. Ma se in Lombardia la strada “è ancora lunga”, nel nord della Puglia è la scaramanzia ad agire da freno principale: troppo fresco è ancora il ricordo della scorsa estate, quando la festa in città era già pronta, alla pari di quanto accaduto anni prima con il ko contro l’Avellino. I 1200 biglietti per il “Purificato” di Fondi sono stati polverizzati in poche ore, nastri e striscioni rossoneri hanno invaso la città. Ma guai a pronunciare la “B” a voce alta: c’è prima da laurearsi campioni. E sarà mica un caso se si gioca contro la squadra sponsorizzata dall’Unicusano? La festa, da nord a sud, si prepara in silenzio. Perché i quarti di nobiltà si riconquistano così.

Hockey Ghiaccio: Milano raddoppia, dopo la Coppa Italia, vince la Serie B

Hockey Ghiaccio: Milano raddoppia, dopo la Coppa Italia, vince la Serie B

Da ieri sera, dalle ore 22 in poi, chi tifa l’Hockey Milano Rossoblù si sarà ritrovato la bacheca di Facebook invasa di foto e commenti festosi. Il doppio colpo di cui parlavamo non meno di una settimana fa, si è concretizzato. Dopo la quarta di eventuali cinque gare della serie finale, il Milano conquista il titolo di Campione della Serie B, che ha un po’ il sapore di Campione d’Italia. Sebbene questo attestato spetti ufficialmente ai Rittner Buam del Renon, che lo hanno già vinto a gennaio (una stranezza) e che stasera, nel caso superino Asiago in Gara 5, possono alzare al cielo anche il trofeo della neonata Alps Hockey League (tanto voluta proprio dal Renon), anche il Milano può sentirsi a suo modo Campione d’Italia, a maggior ragione dopo che i trofei conquistati in questa stagione sono diventati due: tutti e due disputati entro i confini italiani: la Coppa Italia, vinta contro il Fiemme il 28 febbraio, e ora la Serie B (che potrebbe riconfigurarsi in IHL, Italian Hockey League), vinta ad Appiano sulla Strada del Vino, al primo match-point sfruttabile per i ragazzi di coach Massimo Da Rin, contro l’Appiano Pirates. Due trionfi in terra altoatesina nel giro di poco più di un mese, e una stagione che si chiude nel migliore dei modi, su due piste distanti da casa.

CHE TIFO! – «Ma noi giochiamo sempre in casa» (da La Gazzetta dello Sport e HockeyTime.net, ndr), chiosa Marcello Borghi, Capitan futuro dell’Hockey Milano Rossoblu, che con il suo gol a 40 secondi dalla fine, ha aperto le porte del trionfo, mettendo la sua importante firma sulla serie finale e sul titolo: suo il gol che ha riaperto la partita sul risultato di 2-0 per l’Appiano, e suo il gol che ha chiuso i conti per il definitivo 3-2 che vale il titolo. La firma del pareggio, è di un ragazzo che aveva già timbrato il cartellino nella finale di Coppa Italia: Tommaso Terzago, già a Milano nella stagione 2014-2015, quando i Rossoblù raggiunsero le semifinali di Serie A, e tornato nel capoluogo lombardo dopo una nuova parentesi in Svizzera. Nel tripudio generale a tinte rossoblu, la frase di Marcello Borghi è emblematica: ieri, all’EisStadion di Appiano, grazie ai numeri tifosi giunti in trasferta, sugli spalti respirava un’atmosfera bollente, che si è poi riversata sul ghiaccio per dare il via ai festeggiamenti inoltratisi sino a tarda notte, quando buona parte dei tifosi ha accolto il ritorno dei giocatori a Milano. Assieme hanno visto le prime luci dell’alba. Un «double» agognato, sapendo che le rivali erano insidiose, ma forse la squadra più forte da sconfiggere, era già stata superata in semifinale: il Merano, che ha dovuto abdicare in favore del Milano. Ciò non toglie che l’Appiano, solida realtà della Bassa Atesina, abbia dato del filo da torcere al Milano: pareggiati i conti mercoledì sera scorso in Gara 2, rimontando due gol di svantaggio, stavolta assaporava già l’idea di giocarsi Gara 5 all’PalAgorà di Milano (dove però ha sempre faticato), dopo che aveva siglato il 2-0 in avvio del terzo periodo. Ma il Milano ha tirato fuori gli artigli, facendo perdere la rotta ai Pirati, che si sono dovuti arrendere. Dopo la Coppa Italia, questo Milano era difficile da battere per chiunque. Solo per la gloria? Sì, solo per la gloria, come si era già sottolineato prima della serie finale. Il Milano ora ha il diritto di accedere alla Alps Hockey League, ma non è previsto che lo sfrutti: il presidente Cambiaghi ha già dimostrato il suo interesse a restare entro i confini italiani, puntando su prospettive più ampie nel caso si decida di percorrere la strada estera.

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GIU’ IL CAPPELLO – L’elogio a questo doppio trionfo passa anzitutto da quanto mostrato sul ghiaccio. Il Milano era fin dall’inizio una delle squadre maggiormente attrezzate per andare fino in fondo, diversamente dall’anno scorso, quando le bruciature dell’autoretrocessione determinarono una fuga da Milano, con un campionato terminato ai quarti di finale. Un anno dopo, durante l’estate scorsa, l’esodo ha invece colpito il Val Pellice (realtà piemontese dell’hockey ghiaccio, ricordate la neonata HCV Filatoio?), portando a Milano forze fresche. Fra queste, c’è il miglior difensore dell’intera Serie B: Andrea Schina, diventato fondamentale soprattutto durante i Playoff, ma non solo: sono tornati Sascha Petrov, estone naturalizzato italiano, e Stefan Ilic, della nazionale serba ma con passaporto italiano in virtù dell’intera carriera giocata in Italia, Marco Pozzi, cresciuto nella cantera rossoblu, che su Facebook festeggia il titolo in maniera eloquente: «quest’anno non abbiamo lasciato neanche le briciole», e Matteo Mondon Marin. Uno chapeau va fatto, oltre che al mattatore di Gara 4, Marcello Borghi, anche al top scorer Domenico Perna, 79 punti stagionali tra regular season e playoff: quarant’anni e non sentirli! Menzione anche per il portiere Alessandro Tura, che gioca un ruolo fondamentale sul ghiaccio, e per il suo vice Riccardo Pignatti, che si è sempre fatto trovare pronto. Come non citare poi i due più interessanti prodotti delle giovanili inseriti a roster quest’anno? L’attaccante Simone Asinelli, tornato a Milano dopo un anno negli USA, che già mostra una buona confidenza col gol, e Andrea Fadani, difensore di carattere, come dimostra la rissa al termine di semifinale Gara 3 contro il Merano, che si è fatto trovare pronto in un reparto colpito ad inizio anno dalla defezione a lungo termine di Andreas Radin. Ma in realtà, non occorrono distinzioni: giù il cappello davanti a tutta la squadra, che ha alzato due trofei al cielo in una stagione che vuol dire rinascita dopo l’addio alla massima serie di due anni fa, ormai solo un vecchio ricordo. La menzione speciale è invece per il coach Massimo Da Rin: tre trofei vinti alla guida dell’Hockey Milano Rossoblu, due serie cadette e una Coppa Italia, niente male! Per proseguire su questa strada, la dirigenza – che quest’anno ha azzeccato tutte le mosse – ha tempo: c’è un’estate intera che nell’hockey su ghiaccio vuol dire trepidante attesa, e che in Italia è sempre attraversata da modifiche e novità, con i Playoff di NHL a tenere compagnia sino a giugno, ma non solo. Tra non molto la Nazionale Italiana disputerà i Mondiali di Top Division a Colonia: la speranza è di non retrocedere, ma si affrontano alcune tra le nazionali più forti al mondo. E’ dura, ma vale la pena crederci, e Milano ospiterà una delle varie premesse di preparazione, l’amichevole di lusso tra Italia e USA, prevista per il 2 maggio all’Agorà, hockey di alto livello, per chiudere in bellezza una stagione da incorniciare.

Per la cronaca del match di Gara 4, potete cliccare HockeyWords.

Foto coreografia © Curva del Milano

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Rubrica National: Risultati, classifiche e dati di tutti i campionati di Snooker

Rubrica National: Risultati, classifiche e dati di tutti i campionati di Snooker

E’ iniziato aprile e, come di consueto, con la prima uscita del mese si volge lo sguardo indietro e si dà un’occhiata lungo tutto lo Stivale, andando a sbirciare nelle sale dove i player nostrani si danno battaglia per la conquista dei vari titoli provinciali e regionali.

Prima di iniziare, però, sono doverose due premesse. La prima è relativa a qualche piccola svista nella precedente uscita, per cui mi scuso con i lettori. La seconda, invece, riguarda un’importante modifica effettuata alle classifiche: è stata introdotta una colonna in cui è riportata la percentuale di frames vinti, in base alla quale, ora, viene stilata la graduatoria. Ricordiamo però che è bene tenere d’occhio ugualmente il numero di frames giocati, per farsi un’idea più corretta della situazione. Questo ha portato a qualche stravolgimento, soprattutto nelle zone di media classifica; alla fine del campionato, comunque, i players avranno ovviamente disputato un identico numero di partite e il tutto sarà equilibrato.

TUTTA LA SERIE A

In Trentino Alto Adige continuano le battaglie. I frame spesso si decidono alla rosa o alla nera, quindi i risultati netti sono spesso bugiardi e l’esito può cambiare improvvisamente in favore di uno o dell’altro avversario. Molto intenso e tirato il 4-3 con cui “The Captain” Guerra, dopo 3h e 30’ di incontro, supera l’ultimo classificato Scola. Tutti i giocatori sono già impegnati nei match di ritorno, ormai la classifica inizia a delinearsi più chiaramente: Mariotti e lo stesso Scola hanno infatti terminato i loro match. Secchiarolo con quasi il 70% di frames vinti risale al secondo posto, ma ha giocato solo 5 match. Perde leggermente terreno Kalser, che ha solo altre due partite per recuperare la sua posizione.

Qualche cambiamento di rilievo in Veneto: passa in testa, con la vittoria per 6-1 su Lee, “Mitra” Tonini, che nel suo sesto match per poco non eguaglia il suo best break siglando un 60 nel quarto frame. Tonini, reduce da un ottimo passaggio dei gironi a Cipro, ha vinto 36 frame dei 42 giocati, e con il suo 85,7% stacca Bertaiola, vittorioso 5-2 con Bosco ma fermo al secondo posto: 37/56 (66%) il suo score. Per la seconda piazza è lotta aperta, con Falzi e lo stesso Bosco a contendersi frame su frame, con un occhio a Godi che ha ancora molti match da giocare e potrebbe risalire la china dalla 5a posizione attuale.

Anche in Lombardia abbiamo un cambio in vetta: il sorprendente Danilo Discolpa lascia pochissimo ai suoi avversari e continua a macinare punti: impressionante il 95% con cui è scattato davanti a tutti, lasciando un solo frame (al primo scontro) in tre partite e portando a casa il secondo 7-0 consecutivo con il giovane Lagoussis. Scatta al secondo posto l’irlandese Roche anche grazie al netto 7-0 ottenuto con Marco Palma.

Nel Lazio i match sono fermi: non si gioca infatti un match valido per il campionato dal 2 febbraio scorso, quando Gianluca Manoli ha battuto 6-1 Simone Saravalle.

La Sardegna vede in testa Giovanni Nicolò. Il terzo alfiere della squadra azzurra agli Europei (che si è raccontato al nostro Siggillino nell’ultima uscita della rubrica “People”) ha solo due partite per finire il campionato; nell’ultima partita, vinta 4-3 con Congiu, ha anche toccato quota 40 di serie confermandosi alla guida anche della classifica dei break. Al secondo posto attualmente troviamo Antonello Nicolò, che ha il 62% di incontri vinti, ma ha giocato solo 3 partite. Calo importante di Michele Padroni, che ha perso diversi frames e ora ha un solo match a disposizione per mettere altri punti a referto.

TUTTA LA SERIE B

Campionati Regionali

Oppes sempre più in testa alla B altoatesina, con altri 9 frame conquistati negli ultimi due match e un eccellente percentuale di 78,8%. Partite combattutissime, molte terminate 3-2 ed estremamente tattiche e intricate. Insegue sempre Heinrich Pichler, che ha un ottimo score di 49/70 e due partite in meno del leader.

In Veneto scivola in 5a posizione Paolo Bidello, che ha vinto più frame degli avversari ma ha giocato più partite (37/70). L’ex leader cede così il primo posto all’udinese Lorenzo Tam, con un buon 64,4% e solo 45 frames all’attivo; classifica comunque abbastanza corta, con gli agguerriti inseguitori Massimo Lucca ed Emanuele Bellia attestati intorno al 60% anche se con qualche match in più.

Cambia qualcosa anche in Sardegna, dove Alessandro Struglia, vincendo 4-1 anche su Taiani, si porta al comando con un rotondo 60% di frames vinti. Perde qualche punto chi gli ha ceduto il posto, ovvero Matteo Satta, che lascia 2 frames rispettivamente a Puddu e Loddo.

Campionati Provinciali

A Sondrio, Gusmeroli è riuscito a passare al comando e a mettere parecchio vantaggio tra sè e Nanni, che era partito molto bene ma aveva già dato qualche segno di calo e scende in terza posizione. Andrea Sabetta, 5°, sta migliorando il suo gioco e può mettere in discussione almeno il 2° posto, con un pensierino alla vetta della classifica. Secondo risulta Fabio Esposito, che però ha giocato solo due incontri (7/10 per lui).

La B a Brescia vede protagonista Marco Gualeni. In ottima forma, Gualeni ha ottenuto due nette vittorie per 5-0 contro Massimo Amore e Mirco Bettineschi, non proprio sprovveduti del tavolo verde (entrambi hanno un passato nei birilli). Frame senza grande storia, che lo portano al secondo posto con il 56% dei frame vinti. Resta inattaccabile il capolista “Cente” Clementi, con una percentuale impressionante, superiore all’85%, ma le partite da giocare sono ancora moltissime quindi dal secondo posto in giù è ancora tutto apertissimo.

All’Ambrosian Snooker El Fatairy si vede passare davanti il giovane Luca Bertoli, nonostante l’abbia sconfitto 3-2 nell’ultimo match; “Maguire” Bertoli ha rincorso dall’inizio dell’incontro e, nonostante qualche buon break, ha ceduto al decisivo. Per l’egiziano pesa sicuramente la sconfitta 2-3 patita con Bucceri.

TUTTA LA SERIE SERIE C

 Campionati Regionali

 Eccoci a Pisa, dove Davide Minuto, con il suo 81%, è sempre più proiettato verso la vittoria finale. Prosegue la sua rincorsa Calzerano, che con 6 frame vinti su 6 e 15 punti a disposizione può ancora sperare in una rimonta che avrebbe del miracoloso. Sandro Bertolacci, Franco Pasqualetti e Silvano Marzola, che insieme formano il team degli “Over 60”, sono più agguerriti che mai e stanno racimolando punti importanti: Pasqualetti ha infatti vinto un pesantissimo frame con Luca Picchi che, nonostante un buon 3-0 con Bertolacci, è di fatto costretto ad abbandonare le speranze di vittoria e deve stare attento anche nella corsa per il 2° posto. Rimescola ulteriormente le carte il ritorno di Massimiliano Abbinante, che ha ancora tante partite da giocare e potrebbe inguaiare chiunque commettesse qualche passo falso.

In Sardegna la classifica è molto corta: davanti a tutti ora c’è Simone Etzi, che porta via il primato a Lai, ma ci sono ancora tante partite e gli avversari incombono. Sempre agguerrita Marina Frau, che sigla due 3-0 consecutivi con Cabras e Chillotti, prima di cedere 2-1 con il buon Raffaele Lai; Oriana Galazzo torna ad impugnare la stecca dopo un po’ di tempo e sembra che la pausa non abbia minimamente inciso sulla sua confidenza al tavolo: netto 3-0 nello scontro tutto femminile con Marina Frau, in quello che è un match unico in tutta Italia. Bene Fanutza, che inizia ad affinare il suo gioco e vince 2-1 su Nicola Frau. Scivola al 4° posto Cordella, ma ha ampio margine di recupero.

Nell’Isola del Sole, il giovane talento Claudio Costanzo continua a dominare: eccezionale 17/18, tradotto in un incredibile 94,4%. Michele Battaglia ottiene due importanti vittorie con Greco (3-0) e Cordaro (2-1), che retrocede leggermente in classifica. Ottiene due importanti vittorie, con cui riesce a tenere il secondo posto, Michele D’Antoni: 2-1 con Cordaro (che ha lasciato qualche punto per strada) e 3-0 con Giacone. Molto aperta la lotta, se non altro per il podio, a meno di grossi scivoloni di colui che, per ora, sembra leader indiscusso.

Campionati Provinciali

Pochi match nel mese di marzo per la C di Tirano, dove Luca Biancotti ha ceduto due punti a Fabio Villa e perso 2-1 lo scontro diretto con Marco Robustelli, che guadagna ulteriormente terreno e può vantare uno score di tutto rispetto con quasi l’80% di frame vinti. Biancotti però non ci sta e vince 2-1 con il 7° classificato Paniga. Lotta che quindi resta più che aperta, dato il gran numero di match ancora da giocare.

A Costa Volpino resta primo Costanzo Bettoni e non ci sono grandi stravolgimenti, anche perchè si è giocato un unico match, in cui il classe ‘96 Davide Foti Cuzzola ha portato a casa la sua seconda vittoria in campionato grazie al 2-1 su Lucio Baiguini.

A Milano in serie C passa in testa Paolo Valentinuzzi, che ha lasciato per strada solo 10 frames su 57 giocati e ha vinto 3-0 anche l’ultimo match con Stoppini. Grande rimonta di De Franceschi, che sale al secondo posto con un rispettabile 73% di frames vinti. Da segnalare l’ennesima maratona di quasi quattro ore che vede protagonista Federico Bastianini, che riesce a strappare un sorprendente 3-0 a De Bona, forse costretto ad adattarsi ad un ritmo di gioco non suo. Le battaglie imperversano, non solo per il titolo: i posti validi per la promozione in B sono ben 8 e nessuno ha intenzione di lasciarsi sfuggire la ghiotta opportunità.

Per chi volesse seguire in tempo reale risultati e classifiche, ecco i link alle tabelle:

Classifica, Sinottico partite, Highest Breaks, schede delle ultime cinque partite giocate.

Working class hero: Cristian Carletti, l’esordio in B e un salto di otto categorie in un anno

Working class hero: Cristian Carletti, l’esordio in B e un salto di otto categorie in un anno

Passano da un rimborso spese di 600 euro al mese, come accadeva ad Alessio Di Massimo, pescato a ottobre dalla Juventus nella serie D abruzzese ad Avezzano, alla serie A: o ancora da un licenziamento in fabbrica, come avvenuto a Cohen Bramall, 20enne difensore e addetto alla produzione della Bentley Motors, alla maglia dell’Arsenal, che per averlo lo ha pagato 40mila sterline all’Hednesford Town, settima divisione inglese. Per non tacere di Jamie Vardy, che cinque anni fa militava addirittura nell’ottavo livello del calcio inglese, con la maglietta del Stocksbridge Park Steels di Sheffield guadagnando 30 sterline a settimana e dividendo quest’hobby con i turni di lavoro nella fabbrica di carbonio della città, e dal 2012 è al Leicester, con il quale nell’estate 2016 ha conquistato una storica Premier League. Sono i calciatori-operai, categoria che rappresenta i “working class heroes” del dio pallone: sono quelli che ce l’hanno fatta e che alla parola “gavetta” rispondono annuendo. Della serie: “So bene di cosa stai parlando”.

Alla lunga serie di calciatori-operai di cui il mondo del calcio ha raccontato la storia, si è aggiunto alle 16:15 di domenica 26 marzo il nome di Cristian Carletti, attaccante nato nel 1996 e passato al Carpi nelle ultime ore della finestra invernale di calciomercato. A completare una scalata di otto categorie in un anno: già, perché Carletti, è cresciuto nelle giovanili della Cremonese, club che non gli ha mai permesso di esprimere il proprio potenziale nonostante una media di 20 gol a stagione. Esaurita l’esperienza nella Berretti grigiorossa, Carletti si è trovato di fronte a un bivio: smettere di inseguire il proprio sogno o provarci ancora? Ottenuta la rescissione del contratto, Cristian aveva deciso di aggregarsi all’Ariete, formazione della terza categoria lombarda,. E a suon di reti si era meritato nell’estate 2016 la chiamata della Pergolettese, in serie D: lo valutano e lo aggregano alla prima squadra. Parte da quarta punta, ma al gol non si comanda. Così ì grazie a 7 gol in alcuni spezzoni di partita si fa notare dagli osservatori del Carpi, che decide di investire su di lui e lo ingaggia. Non certo un inedito dalle parti del “Cabassi”: Basti pensare a Kevin Lasagna, acquistato nel 2014 dall’Este, in serie D, e venduto a gennaio-con “parcheggio” in Emilia fino a giugno all’Udinese. Le partenze, in prestito, di altri due prodotti dei Dilettanti come De Marchi e Jawo, hanno permesso al ds Giancarlo Romairone di avventurarsi in una nuova scommessa: e Carletti non ci ha pensato due volte. Valigia in mano ed eccolo a disposizione di Castori. Un mese e mezzo di apprendistato, fino all’esordio: pomeriggio caldo, Carpi e Perugia sono sullo 0-0. L’allenatore lo chiama in causa. Fuori Giacomo Beretta, dentro Carletti. Numero 18 sulle spalle e un solo biglietto da visita: il gol. Solo rimandato alla prossima occasione, c’è da giurarci.

20 anni compiuti nello scorso luglio, Carletti sa di avere davanti una montagna da scalare. Ma può affidarsi a illustri predecessori: su tutti, Moreno Torricelli. Soprannominato “Geppetto” perché alternava l’impiego da falegname al calcio, nella primavera 1992, a 22 anni, viene visionato da Claudio Gentile, all’epoca direttore sportivo del Lecco, squadra di serie C2. Ottime referenze e Gentile suggerisce il nome a Giovanni Trapattoni, allenatore della Juventus, che lo convoca prontamente e sorprendentemente per le tradizionali amichevoli di fine stagione: preludio al prestito? No, la storia racconta le sue annate e i trofei vinti in bianconero. Ma poco più su del Campionato Nazionale Dilettanti hanno giocato campioni mondiali come Luca Toni e Fabio Grosso. Terzino era anche Mirko Piero: nel 2000 il vulcanico Luciano Gaucci lo portò a Perugia dal Grosseto, Interregionale. Nel suo curriculum ci sono anche presenze in Coppa Uefa. Altro self made soccer player dei giorni nostri è Andrea Nalini, 26enne del Crotone: ha fatto il settore giovanile al Villafranca, provincia di Verona, mentre lavorava in un’azienda di saldature.  Ma Carletti il miglior esempio lo ha nello spogliatoio: è  Lorenzo Pasciuti, centrocampista 27enne del Carpi che con la maglia degli emiliani ha segnato in ben cinque categorie diverse, dalla D alla A. Per tanti piccoli miracoli, c’è anche chi dice no: è il caso di Michele Pini, che un anno e mezzo fa, a 28 anni, ha deciso di risolvere un contratto da 1500 euro mensili con il Lumezzane, Lega Pro, per andare a lavorare in fabbrica come operaio in un’azienda che realizza stampi in alluminio per polimeri espansi e termofornitura. “C’è più prospettiva di crescita” aveva commentato all’epoca. Carletti, di crescere e fermarsi, per ora, non ne vuole sapere.

Fino alla fine, forza Ferrara: provaci e credici, SPAL

Fino alla fine, forza Ferrara: provaci e credici, SPAL

Capolista solitaria in Serie B, da neopromossa, la S.P.A.L. 2013,  adesso può concretamente tentare l’assalto alla massima serie, così come hanno fatto tante altre compagini nel recente passato, riuscendo a transitare dalla serie cadetta dopo la promozione della Lega Pro. La squadra è tornata in B dopo 23 anni di assenza, e dopo 31 giornate si trova al comando, davanti al Frosinone (in attesa del nuovo stadio Benito Stirpe) e all’Hellas Verona, la superfavorita che sta però faticando in questo girone di ritorno. Così, ecco l’outsider, che si era già rivelata la sorpresa del campionato assieme ad un’altra neopromossa, il Benevento, ed ora può davvero fare sul serio, perché il primo posto a +2 sui canarini ciociari, deve valere da monito per tentare l’assalto ad una Serie A che manca dal 1968. Poi, inutile dirlo ma corretto ribadirlo, questo primo posto fa un po’ coltivare una speranza collettiva di rivedere gli spallini nel calcio che conta, poiché il sapore nostalgico è molto forte. Ma l’ottimo momento del team ferrarese, è frutto anche di un grande lavoro tattico, ben descritto qualche giorno fa da L’Ultimo Uomo, e di una ripartenza dopo tanti anni brucianti.

RINASCITA – L’ascesa vissuta sin qui è stata rapida, ed è una vera e propria reazione dopo due fallimenti: uno per decade, dall’inizio del 2000, prima nel 2005 e poi nel 2012. La ragione sociale S.P.A.L. 2013 srl ha però rappresentato la ripresa degli estensi, in un percorso che ha portato velocemente ad una Serie B che permesso di rivedere lo stadio Mazza gremito. A Novembre 2016, quando i biancazzurri ancora non coltivavano il sogno promozione, l’esperto Simone Meloni aveva documentato su SportPeople l’atmosfera di una passione ritrovata, recandosi in terra estense per la partita contro l’Avellino, squadra al tempo in piena crisi. Amarti ancora, farlo dolcemente, così intitolava il report – che riprende le parole anche di un coro ferrarese (oltre che di un brano di Gianna Nannini) – della partita che vedeva la Curva Ovest ribollire di passione,; una passione che si era spenta dopo tanti anni difficili, prima dell’arrivo della famiglia Colombarini per iniziare un nuovo corso degno di un nome importante nella storia del calcio italiano. Nel 2005 fu il Lodo Petrucci a permettere alla squadra di ripartire dalla Serie C2, dopo l’estromissione a fine della stagione 2004-2005 (dove all’inizio, in panchina sedeva un certo Massimiliano Allegri). Il triennio di Gianfranco Tomasi alla presidenza furono incolore, ma anche tutti gli anni successivi riserveranno ben poche soddisfazioni ai tifosi estensi, sempre più rassegnati a vivere una realtà che non va oltre la terza serie. Ma a gettare benzina sul fuoco sarà il secondo bruciante fallimento del luglio 2012. Un brutto colpo per la squadra, costretta a ripartire dai Dilettanti, con la classica manovra in cui è il sindaco a dover mettere mano per trovare nuove cordate disposte a rilanciare il calcio in città. Il 12 luglio 2013, un anno dopo il fallimento, la fusione tra Giacomense e S.P.A.L inaugura la gestione Mattioli-Colombarini, con la nuova creatura S.P.A.L 2013 che da un lato raccoglie la storica eredità del calcio a Ferrara, ma dall’altro è la trasformazione della Giacomense, squadra di Masi San Giacomo, paese di 466 anime. La società è iscritta nella seconda divisione di Lega Pro, terminato al sesto posto dopo un avvio titubante. Ammessa alla Lega Pro unica, formata da tre gironi, la squadra conclude la stagione successiva al 4° posto, e con una semifinale nella Coppa Italia di categoria, confermando però un allenatore che si rivelerà importantissimo nelle prossime stagioni, sino ad ora: Leonardo Semplici, il cosiddetto Mistersemplici di Giovani Speranze, il programma di Mtv che era dedicato alla primavera della Fiorentina, di cui Semplici era allenatore, prima di sbarcare a Ferrara. L’annata 2015-2016 sarà vincente: con Semplici in panchina e una rosa competitiva, la SPAL completa il percorso di rinascita e torna in Serie B: promozione con due giornate di anticipo, in una stagione vissuta quasi sempre al comando, e viene portato a casa anche un secondo trofeo, la Supercoppa di Lega Pro.

Video di SportPeople, Spal-Avellino:

OGGI – Il ritorno in serie B non ha obiettivi chiari se non quello di mantenere la categoria, ma si capisce fin da subito che la squadra è competitiva. L’arrivo a gennaio di Sergio Floccari dal Bologna ha arricchito l’attacco che poteva già contare sull’esperienza di Mirco Antenucci, tornato in una Serie B dove sa farsi valere, dopo la parentesi Leeds United. La squadra lavora molto bene sugli esterni (uno di questi era Beghetto, ora oggetto misterioso nel Genoa in crisi), ha arginato le difficoltà in difesa della prima parte di stagione e sta facendo crescere ottime prospettive, due su tutti: il difensore Kevin Bonifazi, tra le rivelazioni del torneo, prossimo al Torino, e il portiere Alex Meret, che sembrerebbe il secondo miglior talento italiano tra i pali, dopo l’ormai solito Gigio Donnarumma. Ma c’è chi si sbilancia, come l’ex portiere Fabrizio Ferron, oggi preparatore dell’Under 17 italiana: «Donnarumma non sente pressioni, ma Meret è tecnicamente più completo», ha dichiarato a Goal.com. Gli esperti però erano già a conoscenza delle doti del portierino di proprietà dell’Udinese cresciuto a fianco a fianco con Scuffet, che proprio in questi giorni ha ritrovati i campi di Serie A dopo un breve declino precoce. Ora, con un gioco convincente ben architettato da Leonardo Semplici, la corazzata di giovani talenti guarda tutti dall’alto e potrebbe rappresentare la nuova promozione a sorpresa e diretta, dalla Lega Pro alla Serie A in due stagioni: prima di loro, nel recente passato ci sono riusciti il Frosinone nel 2014 e il Novara nel 2011. Tentarci è un obbligo.