In piedi allo stadio dopo Hillsborough: il Celtic apre la strada

In piedi allo stadio dopo Hillsborough: il Celtic apre la strada

Dopo più di vent’anni di divieti, il Celtic sarà il primo club nel Regno Unito a permettere ai propri tifosi di stare in piedi allo stadio. Il club di Glasgow ha annunciato che per la stagione 2016-17 realizzerà una safe-standing area nella Lisbon Lions Stand. Il settore dovrebbe contenere circa 2600 posti e sarà adibito nella zona dello stadio abitualmente occupata dai tifosi della Green Brigade.

Le caratteristiche terraces britanniche furono vietate in Inghilterra e Galles a partire dalla stagione 1994-95 seguendo le indicazioni del cosiddetto Rapporto Taylor. Il documento, redatto da una commissione presieduta del giudice Taylor, fu commissionato dal governo britannico per far luce sulle cause della tragedia di Hillsborough e per riformare gli standard di sicurezza all’interno degli stadi. La norma che vietava i posti in piedi, valida solo in Inghilterra e Galles, fu adottata anche dalla Scottish Premiere League.

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A giugno scorso però, dopo anni di negoziati, il Celtic ha ottenuto i permessi dalle autorità scozzesi per inaugurare un moderno settore in cui si possa assistere in piedi alla partita. A contribuire al rilancio delle standing areas è intervenuta anche la sentenza definitiva sulla tragedia di Hillsborough, che individua le maggiori responsabilità nell’operato della polizia inglese.

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Quella contro l’obbligo di sedersi è una rivendicazione trasversale portata avanti da più di quindici anni da numerose associazioni di tifosi britannici. Nel 2012 un sondaggio della Football Supporters’ Federation ha reso noto che il 54% dei 4000 tifosi intervistati preferiva assistere alle partite di calcio in piedi e che oltre il 91% riteneva giusto lasciare al tifoso la libertà di scegliere tra il posto a sedere o quello in piedi.

Chi caldeggia il ritorno dei posti in piedi prende a modello l’Europa centrale, in particolare la Germania. Da tempo nei principali campionati tedeschi i vantaggi delle safe-standing areas vengono dimostrati in molti stadi. Perché è innegabile che, se da una parte tali settori contribuiscono a rendere l’atmosfera allo stadio molto più trascinante, dall’altra permettono ai tifosi di stare in piedi in aree sicure in cui l’effetto “valanga” può essere impedito dalle ringhiere installate tra una fila e l’altra. Senza dimenticare che permettono di abbassare notevolmente i prezzi di una parte dello stadio, cosa non da poco in un momento in cui il caro-biglietti è un problema riconosciuto a livello internazionale.

Il merito del calcio tedesco è infatti quello di attirare allo stadio un pubblico socialmente molto differenziato, anche per squadre piene di campioni. I biglietti nell’area situata dietro le due porte del Bayern Monaco per le partite di Bundesliga costano solo 15 euro: meno di quanto chiedono molti club italiani per uno spettacolo di livello certamente più basso. Una delle curve più celebri al mondo, il Muro Giallo del Borussia Dortmund, è una standing area da 25 mila posti: il biglietto per assistere a un match di campionato costa poco meno di 17 euro.

Stare in piedi allo stadio è bello per chi ama tifare, è utile al fine di supportare i giocatori e soprattutto è quello che vogliono i tifosi. Come ha dichiarato l’amministratore delegato del Celtic, Peter Lawwell, “la realtà nel calcio globale è che molti tifosi scelgono di stare in piedi durante le partite. Noi dobbiamo solo accettare e coordinare tale pratica, capendo allo stesso tempo l’impatto positivo che ha sull’atmosfera allo stadio”.

Ma non tutti i club nel Regno Unito vedono di buon occhio i tifosi che allo stadio preferiscono cantare e stare in piedi: nel video Behind Leicester City pubblicato da Mondo Futbol, due tifosi del gruppo Union FS del Leicester raccontano di come la dirigenza abbia operato proprio per reprimere tale pratica.

Come segnala il blog Info Azionariato Popolare, l’esperienza dei bianco-verdi di Glasgow potrebbe avere dei risvolti anche in Inghilterra e Galles. I tifosi di club come Manchester United, Chelsea e Arsenal hanno da tempo dato vita a campagne per richiedere i posti in piedi, così come alcuni club gallesi hanno presentato dei progetti ufficiali con l’appoggio dell’Assemblea del Galles.

Anche in Italia l’argomento non ha lasciato indifferenti associazioni e gruppi di tifosi. Nel dicembre 2011, in vista della costruzione del nuovo stadio della Roma, il Supporters’ Trust MyROMA ha inoltrato alla dirigenza una lettera in cui si chiedeva di prevedere nel progetto della nuova Curva Sud una standing area. E se l’architetto Dan Meis aveva dichiarato al settimanale Bloomberg Businessweek che “i tifosi saranno comunque contenti poiché i sedili si potranno ripiegare”, la Roma ha invece lasciato trapelare che la standing area nel nuovo stadio non ci sarà.

Tornando alla Scozia e al resto del Regno Unito, la strada sembrerebbe dunque segnata: i pro delle safe-standing areas sono troppi, i contro sono troppo pochi e spesso pretestuosi. Resta solo da capire quanto impiegheranno le autorità e i club britannici nel cedere a una richiesta che viene da più parti. E da vedere se in Italia, per una volta, decideremo di essere pionieri dell’innovazione in campo sportivo, o se come al solito agiremo con il tradizionale decennio di ritardo

 La UEFA prevede che le coppe europee si disputino in stadi interamente coperti da seggiolini: questo costringe i club a montare e smontare i posti a sedere nelle standing areas o a dotarsi di seggiolini chiamati rail seat, come quello mostrato nel video.