Dal recupero di un campo alla voglia di socialità e aggregazione, l’importanza del Calcio Popolare dell’ASD Villa Gordiani

Dal recupero di un campo alla voglia di socialità e aggregazione, l’importanza del Calcio Popolare dell’ASD Villa Gordiani

Voglia di socialità e aggregazione, impegno civico e ribellione al calcio dei miliardi, forme diverse con cui quartieri e cittadine rispondono all’esigenza di ritrovare lo spirito di comunità nel proprio club di calcio dando vita a società sportive autogestite e partecipate.

In questo solco sono molteplici le piccole realtà che in questi anni hanno preso sempre più piede nel calcio dilettantistico italiano, su questo spazio in passato si è parlato di Atletico San Lorenzo, Ideale Bari, del Centro Storico Lebowsky, Cava United o dell’US Fasano ma sono molti altri i contesti dove sono emerse realtà che a loro modo hanno dato una risposta a questa esigenza di un calcio diverso, non mezzo per profitto ma strumento di partecipazione e aggregazione.

Piccole isole dove respirare un’aria diversa dove da questa estate si è aggiunta una nuova realtà di calcio popolare nel quartiere romano Prenestino, l’ASD Villa Gordiani. Un percorso che parte qualche anno fa, come ci raccontano i promotori del progetto nell’intervista, con la mobilitazione dei ragazzi della comunità locale per il recupero del Campo di Villa Gordiani per la sua restituzione al pubblico, fino al passo successivo della creazione di una realtà sportiva votata alla promozione della partecipazione e dei valori sociali del calcio.

La vostra nuova realtà arriva da un percorso che avete intrapreso da qualche tempo, potete illustrarci come siete giunti a questo passo?

Il tutto è cominciato dalla nostra volontà di recuperare il campo di quartiere, da tempo abbandonato, e di dimostrare che un altro modello di calcio e di società (solidale e non di speculazione) fosse possibile. Da qui le prime assemblee, in pochissimi, fino ad oggi: società costituita, giocatori presenti, iscrizione al campionato effettuata e, soprattutto, un interesse che cresce giorno dopo giorno.

Il tema del recupero del campo non è ancora giunto ad una soluzione definitiva, quale è lo stato della situazione? E quali le prossime iniziative per portare a compimento la restituzione alla vostra comunità?

Il campo risulta attualmente, secondo le diciture “ufficiali”, abusivo e di conseguenza non fruibile assolutamente per una società calcistica che si dà l’obiettivo di affrontare un campionato di qualsiasi categoria. L’impegno che abbiamo profuso nel campo è tantissimo e, soprattutto per chi conosce la situazione di un paio d’anni fa, siamo quasi in dirittura d’arrivo. Lì abbiamo già fatto proiezioni di film/partite, feste e quant’altro. La restituzione è in parte già avvenuta, visto che gli scarpini dei nostri giocatori, e non solo quelli, possono solcare il campo per allenarsi; quello che vogliamo davvero, e in cui ci impegneremo quest’anno, è la restituzione “ufficiale” dello spazio alla società (e di conseguenza al quartiere), in modo da renderlo omologabile per poter giocare lì il campionato. L’iniziativa più importante che stiamo costruendo consiste nella preparazione di un progetto, curato da architetti, da presentare al V Municipio, proprietario del Campo, per richiederne l’assegnazione.

Vi sentite un club ribelle dal ”calcio moderno”, fattore che spesso sta accompagnando il calcio popolare, o vi muove una precisa volontà di rivitalizzare il vostro quartiere?

Crediamo di essere ribelli del calcio moderno, certo, ma allo stesso tempo vogliamo restituire uno spazio al quartiere. Anzi siamo profondamente convinti che il calcio moderno sia devoto solo e soltanto alle leggi del profitto, e quindi sicuramente lontano da un quartiere, una borgata quale è Villa Gordiani. In questo senso essere ribelli nei confronti del calcio moderno ci permette anche di rivitalizzare il nostro quartiere (sicuramente, come tutti gli altri quartieri popolari, mai considerato dal calcio moderno, se non come possibilità di profitto).

Il ‘calcio popolare’ ha visto una rapida ascesa in questi ultimi anni, quale è la vostra ‘idea’ di sport? Quali saranno gli ideali che guideranno la vostra avventura?

L’idea che abbiamo di sport è semplice, anche se forse poco comune ormai: solidarietà, rispetto dell’altro e dell’altra, competizione e grinta ma sempre nell’ottica di non dover demonizzare od odiare l’avversario. E, come detto, siamo totalmente fuori dalle logiche del profitto, che ormai dominano qualsiasi ambito sportivo.

Il successo e la partecipazione ad iniziative come la vostra passano necessariamente dalla creazione di un’identità unica e attraverso la presa di coscienza sempre più ampia della vostra base che ”un altro calcio è possibile”. Avete in mente come procedere in questo senso, come far aumentare la consapevolezza?

Questo aspetto è importantissimo: prima di fondare la nostra società e di iscriverci al campionato abbiamo fatto tanto, dai volantinaggi, agli striscioni, ai banchetti in piazza, al semplice discutere con le persone, come anche alla pagina facebook (Asd Villa Gordiani), che invitiamo tutti-e a visitare. Fin dai nostri albori volevamo essere un progetto del quartiere (“dal quartiere, per il quartiere, con il quartiere” recita uno dei nostri slogan) e in questo senso ci siamo sempre impegnati per farci conoscere, comprendere e infine apprezzare. Di recente la consapevolezza sta aumentando, anche e soprattutto grazie alla presenza fisica di una squadra, di un mister e di una società, i quali, forse purtroppo, hanno molta più credibilità dell’idea di fare la squadra. Che un altro calcio sia possibile lo stiamo dimostrando.

C’è qualche realtà affine alla vostra che vi ha ispirato nel lanciarvi in questa avventura? Delle squadre in attività quale vi ha colpito di più e per quali aspetti?

Ovviamente sì: anche, e non solo, a causa delle innumerevoli difficoltà incontrate abbiamo costantemente guardato agli progetti di calcio popolare che conosciamo. Data la vicinanza, abbiamo guardato molto all’Atletico San Lorenzo, ma le realtà sono tante e tutte interessanti: lo Spartak Lecce, il Lebowsky a Firenze, il QuartoGrad di Quarto. Tra tutte, probabilmente quelle che ci colpiscono di più sono l’Atletico, perché sta riuscendo a costruire un’importante polisportiva, e il Lebowski: quest’ultima sta piano piano dimostrando un’efficienza che è sempre stato uno dei problemi posti rispetto al calcio popolare, e i risultati si vedono nella costituzione del settore giovanile, sul campo sportivo e nelle due sagre che recentemente hanno organizzato. Per sintetizzare in poche parole: ciò che ci colpisce è la capacità di tutte queste società di costruire una comunità attorno a una cosa molto semplice come il gioco del calcio.

Per quanto riguarda l’organizzazione come sarà condotta la nuova società? Come potrà il pubblico contribuire sia nel sostentamento sia nell’organizzazione delle attività condivise?

Ovviamente la creazione di una società comporta delle cariche, ma ci teniamo a precisare il fatto che la società è del tutto gestita in maniera orizzontale e trasparente. Difatti il nostro appuntamento settimanale in assemblea è stato condiviso pubblicamente svariate volte e l’invito a partecipare è sempre valido. Oltre che con un eventuale donazione, anche sulla campagna online di raccolta fondi, di cui parleremo dopo, si può sostenere la squadra partecipando all’azionariato popolare: con 10 euro (cifra ovviamente simbolica e di sostegno) si può diventare soci dell’Asd Villa Gordiani e si riceve la tessera della società.

Avete lanciato di recente una campagna di crowdfunding potete illustraci qualche dettaglio in più?

Come dicevamo prima è partita online una campagna di raccolta fondi a sostegno della società: questa necessità nasce dal dover affrontare innumerevoli spese per sostenere il campionato, le quali sono tutte presenti ed elencate nel sito della raccolta fondi. È bene precisare che anche per questa campagna abbiamo mantenuto una totale trasparenza, poiché crediamo che tutti i soci, i curiosi, tutti coloro che si interessano debbano avere la possibilità di conoscere ogni singolo aspetto della gestione della società, la certezza che i soldi con cui hanno contribuito vengano spesi per l’Associazione e per gli obiettivi che questa ha dichiarato.

Il dettaglio che più ci preme sottolineare è questo: abbiamo messo come obiettivo i 5mila euro, che sono necessari a farci svolgere con tranquillità questa prima stagione, ma non saranno sicuramente sufficienti per il ripristino del Campo comunale; stiamo cercando di andare per gradi e 5mila euro non è una quota facile da raggiungere, ma speriamo che con il contributo, anche piccolo, di tanti e tante riusciremo in questa sfida.(LINK alla campagna)

Quali squadre metterete in campo per questo primo anno di lancio? Sono previste selezioni giovanili, anche nel prossimo futuro?

Attualmente ci stiamo preparando per il campionato di Terza categoria, con una squadra che si è formata dopo alcune sedute di selezioni, che abbiamo reso pubbliche e alla quali abbiamo invitato chiunque volesse partecipare. Il nostro obiettivo è anche quello di rendere il calcio accessibile e questo vogliamo farlo creando anche una scuola calcio, in futuro, senza i prezzi esorbitanti delle società di calcio canoniche. Potremmo in futuro divenire una polisportiva, chissà, ma preferiamo non mettere il carro davanti ai buoi.

Calcio popolare vuole dire molto impegno della comunità nel sostenere le attività del club, avete in mente attività che andranno al di là degli eventi sportivi?

Certo: come già detto ci siamo impegnati in feste, proiezioni e non solo, al campo e fuori. La nostra idea è coinvolgere a pieno il quartiere e questo lo vogliamo fare anche con concerti, cene, aperitivi e feste popolari all’interno del Campo.

Per chiudere, quale è il vostro messaggio per la città e per i ‘ribelli’ che credono che il calcio possa tornare ad essere lo sport del popolo?

Crediamo fermamente che tutto possa essere del popolo, se il popolo stesso ha veramente intenzione di riprenderselo. Di conseguenza il nostro messaggio è che il calcio possa tornare a essere lo sport del popolo, fuori dalle logiche di profitto di quelle che ormai non sono più società calcistiche, ma multinazionali. Ai ribelli diciamo che tutto può essere riconquistato; noi, per ora, abbiamo scelto il calcio e un campo di quartiere abbandonato su cui far vivere il nostro modello di calcio.

Ci vediamo al campo!!!

Forza ASD Villa Gordiani!

Roma Sport Experience: nella Capitale un weekend che ha fatto il pieno di Sport e Passione

Roma Sport Experience: nella Capitale un weekend che ha fatto il pieno di Sport e Passione

Un trionfo. 5000 ingressi in tre giorni. Il weekend di Roma Sport Experience, l’evento organizzato da O.P.E.S. – Organizzazione per l’Educazione allo Sport – è andato oltre ogni rosea aspettativa. Migliaia di partecipanti entusiasti, per una tre giorni che ha regalato momenti indimenticabili. Dalla gioia degli studenti – che hanno allietato la cerimonia d’apertura del venerdì – sino al sudore e all’impegno degli “eroici” partecipanti della WAS Obstacle Race, vero motore di una iniziativa che ha avvicinato i cittadini alla scoperta degli sport meno praticati. Quelli che, per capirci, finiscono in prima pagina ed emozionano gli italiani solo in occasione delle Olimpiadi.

I numeri dell’evento e il palinsesto

Il successo di questa iniziativa si basa sull’aver messo in piedi un programma ricco e variegato: un progetto che ha risposto alle esigenze di tutti i portatori di interessi del mondo dello sport.  Roma Sport Experience ha alternato attività sportive aperte a tutti (fornendo così a spettatori, sportivi e curiosi l’occasione di avvicinarsi a discipline che non conoscevano) ad appuntamenti formativi per i professionisti del settore, esibizioni e vere e proprie competizioni. Un successo testimoniato dai numeri: 5000 ingressi, 24 attività sportive, 10 Federazioni e Discipline Sportive Associate, 50 tra esponenti del mondo dello sport e relatori.

Roma Sport Experience: una sfida vinta

Pienamente soddisfatto il presidente di OPES Marco Perissa: “Un’esperienza straordinaria. Portare lo sport insieme al CONI e alle Federazioni in un parco divertimenti è stata una scommessa coraggiosa, ma vinta. La miglior dimostrazione è la risposta del pubblico. Stiamo già lavorando alle prossime due edizioni, che si terranno ancora a Cinecittà World. L’obiettivo è quello di creare un appuntamento fisso per il mondo dello sport nella Capitale”.

Olimpiadi 2024: se Parigi è convinta di aver fatto l’affare. E Roma?

Olimpiadi 2024: se Parigi è convinta di aver fatto l’affare. E Roma?

Che ti sei persa Roma. Se a Parigi dovessero scrivere una canzone sulla candidatura alle Olimpiadi del 2024, potrebbe essere questo il titolo. Già perché, nella capitale transalpina la parola Olimpiadi provoca ben altre reazioni rispetto a quelle ad esempio che hanno avuto quelli del Movimento 5 Stelle.

I parigini sono convinti infatti di aver fatto un vero e proprio affare. Nell’essere stati scelti come città ospitante le Olimpiadi del 2024. Ma perché se, come hanno scritto i ricercatori di Oxford, nella maggior parte dei casi chi ospita le Olimpiadi spende sempre di più di quanto incassa? Lo hanno scritto in un report finito sotto gli occhi di Beppe Grillo e della sindaca Virginia Raggi i quali anche per questo si sono convinti che no, la candidatura di Roma non doveva essere presentata. Con forte disappunto di chi invece la candidatura l’avrebbe portata avanti se solo fosse stato eletto. Come l’ex candidato del Pd Roberto Giachetti il quale come racconta Milano Finanza nel numero settimanale del 23 settembre scorso, all’annuncio dell’assegnazione a Parigi, avrebbe commentato lasciandosi andare con un tipicamente romano quanto me rode er culo. Eh già, e forse Giachetti non è neanche l’unico. Perché mentre quelli del Movimento 5 Stelle continuano a ripetere di aver evitato alla città altri sprechi con il bilancio già esangue per il debito monstre  di 14 miliardi, a Parigi la pensano in tutt’altro modo.

The Eiffel Tower is lit in the colours of the Olympic flag during the launch of the international campaign for the Paris bid to host the 2024 Olympic Games, in Paris, France, February 3, 2017. REUTERS/Benoit Tessier

Piuttosto sono convinti che le Olimpiadi del 2024 porteranno dal punto di vista economico, soltanto benefici. A partire dai soldi stanziati come budget che come raccontano quelli di MF supererà abbondantemente i 3 miliardi di euro. Con un contributo importante fornito dal CIO (il Comitato Internazionale Olimpico) che sarà di circa di 750 milioni. Al quale si andranno ad aggiungere tra le voci in entrata di maggiore entità gli sponsor (previsti per circa 1 miliardo e 400 milioni) il contributo governativo (altri 100 milioni) e la vendita dei biglietti che dovrebbe portare nelle casse parigine oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro. Gli altri ricavi e le lotterie andranno a completare il budget. Tra le spese, invece, le voci di maggiore entità saranno legate alle infrastrutture, i costi operativi e il personale. Per una cifra complessiva di 3 miliardi e 800 milioni circa. Con le spese relative alla logistica, ai servizi per gli atleti e la gestione dei villaggi che rappresenteranno circa il 23 % (890 milioni circa) dei costi totali. Perché Parigi, a differenza di altre città che hanno ospitato la kermesse, non avrà bisogno di costruire così tante nuove strutture potendo usufruire già di quelle esistenti. Come nel caso del tennis i campi del Roland Garros oppure nel caso del calcio lo Stade de France costruito in occasione dei Mondiali del 1998. A Parigi sono talmente convinti di chiudere il bilancio in pareggio da aver stanziato come voce costi imprevisti, quasi 350 milioni di euro. Senza dimenticare l’indotto economico che potrà essere generato dall’influsso turistico. E in questo caso, ormai, si può solo provare ad immaginare che cosa sarebbe stato nel caso di Roma.

Back to Rome

Back to Rome

Tra qualche giorno tornerò a Roma per una breve vacanza con la famiglia. In questi ultimi sette anni ci ho passato solo una mezza giornata nel 2014. C’è però stato un decennio della mia vita, il primo di questo tormentato millennio, in cui andavo a Roma più volte l’anno. La conoscevo vagamente per qualche breve viaggio coi miei genitori quand’ero bambino, ma la scoperta che ne feci successivamente in età adulta legò per sempre me, lombardo con radici secolari nello stesso paese, preciso e maniaco della puntualità, a questa città tanto diversa, dove tutto è opinabile. Roma fu anche la mia porta verso il Sud Italia, che prima evitavo accuratamente di frequentare e dove ora invece, con mia moglie, anche lei rigidamente del Nord, per metà piemontese e per metà valtellinese, e mia figlia cerchiamo di andare quando possibile a dispetto delle distanze.

Non è che io abbia viaggiato poco. Ho appoggiato i piedi in tutti e cinque i continenti del globo, visto molte città per cui si può perdere la testa, e per qualcuna, mi viene in mente Auckland, l’ho anche persa, ma Roma…

Al vero spirito di Roma ho girato intorno per diverso tempo negli anni in cui la frequentavo spesso, per via del Rugby o del Carrom, o delle corse alle Capannelle, o di un viaggio con colei che sarebbe diventata mia moglie, ma l’ho colto veramente dopo un po’ di tentativi in una stazione ferroviaria davanti a una macchinetta automatica che produceva biglietti Atac. L’apparecchio molto probabilmente stampava i titoli di viaggio a una velocità talmente bassa da far pensare a qualche turista tedesco, o lombardo come me, di esser guasta, e allora qualche addetto, probabilmente stufo delle lamentele, aveva avuto l’idea di appiccicarci sopra col nastro adesivo un biglietto con la scritta EMETTITRICE LENTA”. Ecco questo è quanto: Roma è lenta e te lo dice, non se ne vergogna, è la sua filosofia di vita. Io sono una persona impaziente per natura, ma non a Roma, non da quando ho conosciuto l’emettitrice lenta.

Da questo episodio ho anche capito che di una città si impara molto frequentandone i mezzi pubblici. Sempre a Roma sul tram che dalla zona Flaminio porta a Piazza del Popolo un serafico conducente spiegò a noi e a tutti gli altri passeggeri che il suo mezzo non andava più, ma che eravamo quasi al capolinea e potevamo scendere e seguendo i binari arrivarci facilmente a piedi. Nessuno si lamentò e tutti scesero e si avviarono, a Milano ci sarebbe stata una mezza rivoluzione… Un’altra volta un autista fermò il suo autobus in mezzo alla strada per rispondere a una signora che da terra gli chiedeva cosa doveva fare per recuperare un oggetto smarrito, e le persone a bordo, lungi dal lamentarsi per il ritardo, contribuirono alla discussione fornendo informazioni a loro volta. Salire sui mezzi ed attraversare le città a caso è un ottimo modo per conoscerle, ad esempio  a Oslo vedresti bambine di non più di 8/9 anni sole sulla metro con al collo un nastro di quelli che si usano per portare i pass con appeso il cellulare e le chiavi di casa, a Freemantle, la cittadina portuale di Perth dove tanti immigrati italiani sono sbarcati negli scorsi due secoli, potresti ancora incontrare due signore  ottantenni che chiacchierano tra loro in un dialetto stretto del Sud Italia.

Però Roma è unica, è storia, atmosfera, Roma è consapevole che non deve far nulla per essere Roma, lo è perché la respiri nell’aria, e non vedo l’ora di ritrovarla dopo averla tradita per troppi anni.

Napoli, Juventus e Inter: chi la vera favorita per lo scudetto?

Napoli, Juventus e Inter: chi la vera favorita per lo scudetto?

Emettere delle sentenze fin da ora sarebbe da stolti, ma sette giornate sono sufficienti per fare le prime previsioni sullo sviluppo della Serie A in corso. Le statistiche si consolidano, gli episodi si trasformano in trend e i quesiti si moltiplicano di pari passo con l’evoluzione del rendimento delle venti squadre in gioco. Uno su tutti rappresenta al momento la classica domanda da un milione di dollari: chi è la vera favorita per la vittoria dello scudetto? Numeri alla mano, sembrerebbero esserci pochi dubbi. Il Napoli, reduce dal settimo successo in sette giornate, guida la classifica con 21 punti su 21 disponibili, ha il miglior attacco (25 reti, 3,5 a partita), un gioco entusiasmante ed un’apparente semplicità nel dominare gli avversari.

Eppure i dubbi ci sono, e sono tanti. Perché la Juventus, nonostante abbia rallentato una marcia finora perfetta nel rocambolesco 2-2 di Bergamo, è pur sempre la corazzata che ha dominato gli ultimi sei campionati. E l’Inter, seppur balbettante a più riprese, ha portato a casa gli stessi punti dei bianconeri (19) e ha la miglior difesa del torneo (3 gol subiti, 0,42 a partita). Insomma, dare una risposta certa alla grande domanda non è per niente semplice, ma il margine è sufficiente per fare qualche valutazione.

Partiamo da un presupposto: nessuna delle tre ha affrontato un calendario particolarmente difficile. Il Napoli ha sconfitto in 5 casi su 7 delle formazioni che occuperanno con ogni probabilità la seconda parte della classifica, incontrando le uniche vere difficoltà con l’Atalanta (in casa) e la Lazio, umiliata all’Olimpico grazie ad un 1-4 che rappresenta allo stato attuale la prova di forza più significativa della banda di Sarri. Simile il destino della Juventus, il cui calendario si è complicato solo nelle ultime due giornate con il derby torinese vinto nettamente e il già citato pareggio di Bergamo. Se possibile, il percorso dell’Inter è stato ancora più semplice: quattro delle sette avversarie incontrate finora si trovano nelle ultime sei posizioni della classifica, ma la vittoria di Roma contro gli uomini di Di Francesco è un chiaro segnale delle potenzialità della banda di Spalletti, estremamente cinica e fortunata al punto giusto contro ogni tipo di avversario. Insomma, le indicazioni, legate al gioco espresso (il Napoli), alla sopportazione delle enormi pressioni (la Juventus) e al pragmatismo solito di chi vince i campionati (l’Inter), ci sono, e rimarcano un elemento: il gap preoccupante tra le squadre più forti (soprattutto Napoli e Juventus) e le altre si è ampliato ulteriormente, rasentando il ridicolo nei casi più estremi.

Di conseguenza, l’individuazione della vera favorita al titolo passa anche attraverso due aspetti alternativi al calendario: l’andamento negli scontri diretti e il percorso nelle coppe europee. Sul primo è difficile esprimersi, ma le vittorie esterne di Napoli e Inter contro Lazio e Roma hanno il loro peso, e il prossimo turno darà diverse risposte grazie a Juventus-Lazio, Roma-Napoli e Inter-Milan, decisive anche per comprendere se la lotta scudetto riguarderà tre o più squadre. Sul secondo punto, invece, si può fare qualche considerazione in più. L’assenza dalle coppe è indubbiamente un elemento a favore della Beneamata, ma non sarà questo a farne la candidata principale. Napoli e Juventus, impegnate in Champions al pari della Roma, dovranno lasciare per strada tantissime energie e far affidamento sulla bontà delle alternative in panchina e il conseguente turnover, mai digerito granché da Sarri, anche in questo molto diverso da Allegri. Il Napoli, tuttavia, sembra aver cerchiato col rosso questa stagione e punta tutto sulla vittoria di un titolo che manca da 27 anni. Un po’ come la Juventus con la Champions League, spauracchio maledetto dal 1996.

Potrebbe essere questo, più di tutto, a fare la differenza tra le due che hanno dato finora le maggiori garanzie: entrambe lotteranno su più fronti, ma il Napoli sembra credere nello scudetto come non mai, mentre la Juventus ha un’altra priorità. Sarà sufficiente per riportare il titolo al San Paolo? Si può ipotizzare, seppure questa stagione sia troppo lunga per avventurarsi oltre. Un’eliminazione prematura dalle coppe di una delle due e la minaccia incombente delle varie Lazio, Roma e Milan potrebbero spostare gli equilibri e smentire qualunque previsione. Poi c’è l’Inter, la solita pazza Inter. Ha gli stessi punti della Vecchia Signora, insegue i partenopei a due sole lunghezze e ha la miglior difesa del campionato, tra le migliori in Europa. In questo momento sembra avere meno probabilità di trionfare rispetto alle altre, ma non si sa mai: finché i palloni degli avversari si scontreranno con i pali e quelli dei nerazzurri finiranno nella porta giusta al momento giusto, tutto sarà possibile. Anche smentire i pronostici, e i pochi convinti che ci sia già una sentenza da commentare.

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