Justin Fashanu, il fratello “sbagliato”

Justin Fashanu, il fratello “sbagliato”

I trentenni, o chi gli gira intorno, a quell’età, ricordando John Fashanu. “Idolo” della Gialappa’s e di “Mai dire gol”. Specialità della casa: errori tragicomici sotto porta. La storia di Justin, fratello di John, è invece, solo tragica.

Justin nasce nel 1961, nella zona est di Londra. A 17 anni è nel Norwich City. Un anno dopo, esordisce da professionista. Nel 1980 segna il “gol dell’anno” al Liverpool e si prende le prime pagine di tutti i giornali. 39 gol in 103 presenze. Quanto basta per vestire la maglia del Nottingham Forest. É il primo calciatore di colore che sfora il tetto della cifra a sei zeri di stipendio.

A Nottingham, però, le lotte per l’eguaglianza sociale e i pari diritti sono una leggenda. Già, come quella di Robin Hood. Favole da raccontare ai bambini. La realtà è ipocrita e intollerante. E mette all’angolo Justin. Colpevole di essere omosessuale. Difficile dichiararsi omosessuale oggi. Figurarsi nell’Inghilterra puritana e bigotta, anche un filino razzista, di fine anni ’80.

Il centravanti del Forest nero e omosessuale? Figuriamoci. Il tecnico Clough è un “duro”. E non accetta fottuti finocchi in squadra. “Fottuto finocchio”. Lo definisce così.

Justin, lo sanno anche se non lo dice, è “frocio”. E anche “negro”. Beh quello è evidente. Come il becerume, che abbonda negli stadi inglesi. Sin troppo facile, per tifosi, lanciare banane in campo. Fashanu è sensibile, giovane. Ne risente. Appena 3 gol, in 32 partite. É l’inizio della fine della sua carriera. Clough lo scarica: la carriera prosegue al Southampton. 9 partite 3 gol. Abbastanza per convincere il Nottingham County, l’altra squadra della città di Robin Hood. E questa volta il rendimento è come la favola: Justin “Robin Hood” Fashanu entusiasma la squadra povera. 64 partite e 20 reti. Poi un grave infortunio al ginocchio ne condiziona il rendimento. Nel 1985 Fashanu è costretto a lasciale il Brighton per curarsi negli USA. Guarisce. Ci riprova. Però non è più il “Fash” di inizio carriera.

Nel 1990, ha 29 anni, è allenatore-giocatore del Southall, ritiene sia il momento giusto: dichiara al mondo la propria omosessualità. Il 22 ottobre il “Sun” pubblica l’intervista esclusiva. Justin non è in cerca di pubblicità. Vuole squarciare il velo dell’ipocrisia.  Il proposito è lodevole. Il risultato devastante. Justin è lasciato solo. “Bollato”. La comunità nera lo rinnega pubblicamente. Compreso il fratello, John. Calciatore anche lui, sale, di corsa, sul carro dell’intolleranza e prende il treno diretto in Premier. Un affarone, per John, avere il fratello omosessuale. Scaricandolo, la sua carriera ne beneficia. Non fosse altro perché le società inglesi si litigano, per mettere in vetrina la loro “sobrietà” il “Fashanu normale”.

L’altro Fashanu, il “negro”, il “finocchio” il “diverso” continua a giocare, inseguito dai media a caccia di uno scandalo. Del resto, gli sciacalli sono pronti. Testimonianze pagate a peso d’oro dai tabloid. E poco importa se siano vere. Justin è uno strumento di massa. Può spostare equilibri sportivi e politici. La carriera di Fashanu è un flipper. Inghilterra, Canada, Svezia, Scozia, USA.

L’ultimo atto si consuma nel 1998,  oltreoceano nel Maryland: Ashton Woods il 25 marzo si presenta alla polizia. Dichiara di essersi svegliato nel letto d Justin Fashanu, dopo una serata spesa fra alcool e fumo. Il ragazzo lo accusa di averlo narcotizzato e di essersi svegliato mentre Justin gli praticava del sesso orale. Fashanu è interrogato dalla polizia: offre la massima collaborazione. Il 3 aprile è il giorno fissato per il test del DNA. Quando la polizia bussa a casa di Justin, l’appartamento è vuoto. Fashanu è in Inghilterra, impegnato a trovare un legale che lo difendesse. Nessuno si offre. Un mese dopo il suo corpo è trovato privo di vita. Appeso a un cappio del garage.

Accanto, un biglietto, in cui dichiara la propria innocenza, ammette il rapporto reciproco e precisa di aver subito un ricatto. Del denaro. Le ultime frasi racchiudono il dramma interiore:  “Spero che il Gesù che amo mi accolga: troverò la pace, infine”. Il suicidio chiude un processo penale che lo avrebbe comunque portato alla condanna: sino al 1998, nel Maryland, è stata in vigore la legge “anti-sodomia” che dichiarava punibile con il carcere i rapporti orali anche in assenza di stupro.

Nel 2016, a 18 anni dalla sua morte, qualcosa è cambiato. In questa settimana, il calcio riscrive i regolamenti:  chi userà parole come “finocchio” o “frocio” sarà punito come razzista, sino a 19 giornate di squalifica. Justin era “negro” e “frocio”. La società, i suoi compagni, la sua famiglia, lo hanno squalificato e rinnegato Il tempo, a differenza degli uomini, gli rende giustizia.

Dalla Champions a “Ultimo” della Premier: ascesa e caduta di Rafa Benitez

Dalla Champions a “Ultimo” della Premier: ascesa e caduta di Rafa Benitez

25 Maggio 2005, con una rimonta al limite dell’impossibile ai danni del Milan, il Liverpool di Rafa Benitez diventa campione d’Europa. Si avete letto bene l’allenatore dei Reds era proprio Rafa Benitez. Lo stesso allenatore che oggi i bookmakers inglesi danno come favorito ad essere il primo allenatore ad essere esonerato dal proprio club, il Newcastle, in Premier League. Un primato tutt’altro che lusinghiero per un manager che ha centrato al primo colpo la promozione in Premier con i geordies. Allora, cosa è successo in questi 12 anni per far diventare Benitez un allenatore così poco stimato?

Eppure, tralasciando il suo palmarés prima del 2005, la bacheca di Benitez anche dopo il trionfo di Istanbul e a dir poco di tutto rispetto: Fa Cup e Supercoppa Europea con il Liverpool, Supercoppa Italiana e Mondiale per club con l’Inter, Europa League con il Chelsea e Coppa Italia con il Napoli. Insomma non proprio lo score di uno sprovveduto. Allora perché ad oggi il mondo calcio non reputa più Benitez un allenatore di rango e a cui portare rispetto come prima? Una domanda che forse va ricercata in come lo spagnolo ha sempre lasciato i propri club, quando è andato via. Sempre molto male. Con l’Inter trovò una vera e propria polveriera. Lo spogliatoio dopo il triplete con Mourinho non sopportava i metodi di Benitez che voleva cancellare il tecnico portoghese. Nulla di più sbagliato. L’avventura di Benitez durò tre mesi giusto il tempo d vincere il Mondiale per Club e rimpolpare così la propria bacheca personale.

Dopo l’esperienza meneghina, lo spagnolo va al Chelsea dove non esploderà mai l’amore, nonostante riesca a portare i blues terzi in classifica e a vincere l’Europa League, dopo che la stagione si era messa malissimo con l’esonero di Roberto Di Matteo fresco campione d’Europa in carica proprio con il club londinese. Anche qui una breve avventura, osteggiata anche dai tifosi che non amavano affatto Benitez. Nell’estate 2013 Benitez firma con il Napoli dando vita ad un progetto ambizioso che avrebbe dovuto portare il club partenopeo al titolo in pochi anni. La prima stagione si chiude con un deludente terzo posto ad anni luce della Juve, ma con la vittoria della Coppa Italia. Ad essere da dimenticare è invece la stagione successiva: fuori dai preliminari di Champions per mano dell’Atlethic Bilbao, il Napoli in campionato non trova mai la quadratura del cerchio e crolla nel finale di stagione quando viene battuto per 2-4 al San Paolo dalla Lazio si Pioli. Una sconfitta che fa chiudere gli azzurri addirittura al quinto posto e fuori dall’Europa che conta. La separazione dal Napoli è inevitabile ed arriva puntuale nel Maggio 2015. Subito dopo però Benitez firma con il Real Madrid, la squadra della sua città. Qui ci sarebbero tutti gli ingredienti per rimanere a lungo e vincere tanto, invece quella sulla panchina della Casa Blanca si rivelerà la più deludente e fallimentare della carriera di Benitez. A Gennaio il Real lo esonera, dopo che i blancos erano stati eliminati dalla Coppa del Re per l’indebito impiego da parte di Denis Cherysyhev, che venne schierato in campo da squalificato. Un errore di Benitez e del suo staff di proporzioni dilettantesche che non fece altro che aumentare la pressione sull’ex tecnico del Valencia che da lì a poco sarebbe stato cacciato. A quel punto il Real era lontano dalla vetta e in piena crisi. Dopo pochi mesi con Zidane in panchina, alzava l’undicesima Coppa dei Campioni. Dopo la brutta esperienza in Spagna il ritorno in Inghilterra sulla panchina del Newcastle che Benitez riesce a riportare immediatamente in Premier League e ora, nonostante tutto, il non invidiabile primato di allenatore favorito ad essere esonerato per primo tra tutti i tecnici della premier. Probabilmente quello con il Real rimane il punto più basso di tutta la sua carriera di cui però non va dimenticato il passato e le tante vittorie in realtà grandi ma non grandissime come fu quella di Valencia. Questa di Newcastle rappresenta quindi per l’allenatore spagnolo, la possibilità di poter tornare a far parte di quella ristretta cerchia di Top tecnici e di crearsi nuovamente quel rispetto che prima tutti gli portavano e che ora sembrano aver dimenticato.

Wazza is back: Rooney, il ritorno del figliol prodigo che con l’Everton ci va anche a letto

Wazza is back: Rooney, il ritorno del figliol prodigo che con l’Everton ci va anche a letto

253 reti e 13 anni dopo, Wazza is back. L’Everton lo ha riaccolto a braccia aperte, cosa non scontata per un calciatore accusato di essere entrato in una parabola discendente che non avrà fine. A 31 anni Wayne Rooney vuole chiudere le porte che gli si erano spalancate a Goodison Park, quando divenne la nuova giovane, lucente ed irriverente stella del calcio d’Inghilterra.

“Non sono venuto qui per ritirarmi” ha ribadito il 31enne, che pur di vestire nuovamente la maglia dell’Everton si è dimezzato lo stipendio del 50%, come confermato dai principali tabloid inglesi.

Dalla rovesciata pirotecnica e liberatoria nel derby di Manchester al “remember this name” urlato da Clive Tyldesley quando proprio Rooney – a soli 16 anni – affossava l’Arsenal degli imbattibili con un colpo a giro. Il Guardian ne ha ripercorso la storia, un racconto destinato a finire proprio laddove era cominciato: il Blues dell’Everton che vince sul rosso del diavolo. Si, anche nel momento della buonanotte.

“Negli ultimi 13 anni ho indossato solo pigiami dell’Everton” ha dichiarato in conferenza stampa, una frase su cui si è ovviamente fatta facile ironia. E se lo avesse scoperto Sir Alex?

La dirigenza dell’Everton sta modellando una squadra su misura per la stella che ha riportato con fatica a Finch Farm, ne sono una prova gli acquisti milionari conclusi ancor prima che partisse Romelu Lukaku: da Pickford a Keane, passando per Klaassen e Sandro Ramirez, ecco che il 4-2-3-1 potrebbe portare nuovamente le Toffees su una stella.

Da attaccante o da esterno, da seconda punta o subito dietro il centravanti, un nuovo capitolo nella vita travagliata di Wayne sta per cominciare. Sarà finalmente un “vissero per sempre” dal giorno fino alla notte? La Cina o la MLS porteranno via ancora una volta Wayne Rooney dal Merseyside?

Domande che oggi nessuno ha il coraggio di porsi, perché il figliol prodigo ha fatto ritorno a casa ed è l’unica cosa che conta, l’unica cosa che importa.

GODIAMOCI LA BELLISSIMA PRESENTAZIONE

Donne e calcio: il caso United e le accuse di sessismo

Donne e calcio: il caso United e le accuse di sessismo

Da anni ormai il Manchester United è nel mirino delle più celebri calciatrici del mondo per un semplice motivo: i Red Devils, al contrario, per esempio, dei cugini del City, molto coinvolti nel processo di miglioramento del proprio team femminile, non hanno una compagine per ragazze e, soprattutto, sembrano non aver la minima intenzione di costituirne una.

Le accuse di sessismo a più riprese sono state messe in risalto sulle pagine dei principali quotidiani (online e cartacei) nel regno di Elisabetta.

Il Southampton è l’unico altro esempio in Premier League di club senza squadra femminile. Nel caso dei Saints, però, è già stata annunciata per il prossimo anno la creazione di una formazione under 21 da cui partire per poi tentare di spiccare il volo in tal senso.

Con tutto il rispetto per la squadra del St. Mary’s Stadium, comunque, il caso United fa certamente più notizia. Si tratta, infatti, di una delle società più ricche e di valore del mondo, secondo i continui dati offerti dalle principali agenzie sparse in tutto il globo.

In merito alla faccenda, la BBC ha ufficialmente chiesto alla società gestita dall’americano Glazer il motivo della rinuncia e se fossero previste novità a stretto giro di posta. La risposta è stata che “si tratta di un argomento del quale stiamo dibattendo e sul quale attualmente stiamo lavorando alacremente”.

Molto bene, si direbbe; non fosse che lo United propone tale risposta da circa quattro anni ogni volta che viene sollecitato sulla questione.

A surriscaldare ulteriormente gli animi sul tema, inoltre, il recente gran rifiuto del board dei Diavoli Rossi ad un’intervista della BBC proprio per parlare dell’argomento.

Fino al 2005, però, va detto che il Manchester United aveva, eccome, una propria squadra femminile. Tutto è cambiato con l’avvento alla presidenza della famiglia Glazer che, a detta di un portavoce, “non aveva interessi in tale settore perché non considerato parte del proprio core business”.

A fare da contraltare a tutto ciò, la splendida realtà del City dello sceicco Mansour.

Soltanto da quattro anni, i Citizens hanno ottenuto la licenza per poter partecipare alla Women’s Super League. Da allora, proprio come per la squadra maschile, gli investimenti sono stati eccezionali e non di rado si vedono calciatori e calciatrici del City a stretto contatto sui campi d’allenamento del club, anche sui principali social media.

Il risultato? Solo nell’ultima stagione, il Manchester City femminile ha portato a casa il triplete domestico ed è arrivato in semifinale di Women’s Champions League.

Attualmente, il Manchester United possiede delle rappresentative femminili ma solo fino al livello under 16 e, peraltro, si tratta di squadre gestite non dalla società di Glazer ma dalla Manchester United Foundation, un ente regionale semplicemente affiliato al colosso bianco e rosso.

I genitori delle bambine appartenenti a tali selezioni hanno affermato a più riprese di non sentirsi assolutamente parte della ‘famiglia-United’, visto che, peraltro, le ragazzine sono costrette ad allenarsi ad oltre nove chilometri di distanza dall’AON Complex (centro di allenamento dove ogni giorno scendono in campo i ragazzi della prima squadra e delle giovanili dei Diavoli Rossi).

La situazione sembrerebbe non avere sbocchi. Dall’Inghilterra stessa, però, giunge un’interessante proposta. Qualora i vertici della Premier League inserissero nel regolamento che ogni club appartenente alla massima serie debba necessariamente avere anche un team femminile, allora le cose potrebbero davvero cambiare radicalmente.

Nell’ultimo anno, alla ribalta è salito il talento del giovane di casa United Marcus Rashford; bene, in molte attendono di poter effettuare lo stesso percorso del rapido centravanti a disposizione di Mourinho.

Ci vorrà ancora molto per accontentarle?

Spalti in piedi in Inghilterra. Sarà lo Shrewsbury Town il ‘pioniere’ dei rail seats?

Spalti in piedi in Inghilterra. Sarà lo Shrewsbury Town il ‘pioniere’ dei rail seats?

Potrebbe essere lo Shrewsbury Town FC, club della contea di Shropshire che milita nella League One, il primo club dei campionati professionisti inglesi a sperimentare i rail seats nel proprio stadio, la società ha infatti presentato la richiesta formale alle autorità competenti per provvedere alla realizzazione di un settore da circa 500 posti che andranno a sostituire un’area di 230 seggiolini nella South Stand del New Meadow. In vista quindi un nuovo case study per osservare da vicino questa soluzione proposta a gran voce da diverse tifoserie per affrontare uno degli aspetti più dibattuti e controversi degli ultimi anni tra i tifosi britannici.

La notizia giunge in questi giorni in cui il tema delle Safe Standing Areas è di nuovo balzato all’attenzione dei tifosi UK, complice la fine dei campionati, ma sopratutto grazie al recente sondaggio inviato dalla Premier League ai venti club della massima divisione inglese in cui si richiedeva una posizione ufficiale sull’argomento e l’eventuale disponibilità per dei progetti pilota nei propri impianti.

Nel corso della stagione appena conclusa la lega inglese, su impulso di oltre la metà dei club rappresentati e nel riconoscimento della presenza di diverse sensibilità sul tema, ha ricevuto il mandato formale dall’assemblea di approfondire tutti gli aspetti tecnici, legati ai tifosi, alla sicurezza e legislativi. (Quella dei Rail Seat è una delle varianti di seggiolini richiudibili diffusi in Europa, e in particolare in Germania, di cui si parlava qui).

La raccolta di informazioni e il confronto con gli esperti sembrano essere giunti al termine e questa estate potrebbe segnare un importante punto di partenza per un percorso di modifica delle attuali regole. Sono diversi i club che, più o meno ufficialmente, si sono detti disposti a dare la disponibilità per ospitare aree sperimentali, Swansea, Manchester United, West Bromwich Albion e Arsenal sono solo alcuni tra i club che hanno dato concreto appoggio alla proposta.

Una presa di posizione forte della massima divisione infatti, che si andrebbe ad aggiungere al parere positivo della Football League da tempo a favore di un cambiamento delle leggi che disciplinano questo aspetto degli stadi, sarebbe decisiva per esercitare la giusta pressione sulla politica. Nonostante le recenti elezioni, il partito di Governo che sarà chiamato a valutare le modifiche è lo stesso che negli ultimi anni ha rispedito al mittente ogni richiesta in tal senso, ma ormai l’evidenza e il coro unanime del calcio inglese non potranno passare inascoltati, anche grazie alle ultime rivelazioni sull’inchiesta della tragedia di Hillsborough, da cui derivarono (erroneamente) le attuali regole stringenti del Football Spectators Act 1989, che hanno escluso dalle cause del disastro la presenza del settore senza seggiolini. Evidenziando piuttosto responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico.

I tempi per vedere un settore con posti in piedi nella PL restano vaghi però, l’iter eventuale richiederà tempo e probabilmente non se ne vedranno prima del 2018/19. Qualcuno degli stadi di nuova costruzione, Chelsea e Tottenham su tutti che hanno ufficialmente espresso interesse negli anni passati, sicuramente le incorporerà.

Anche se fatto da una piccola realtà resta questo un passo importante dopo l’impegno ufficiale assunto dalla lega nel corso della stagione, e anche alla luce del positivo riscontro che l’esperienza del Celtic FC ha fornito nel primo anno di apertura agli spalti in piedi nella Lisbon Lions Stand, premiata con il riconoscimento Fan Experience 2016/17 nel corso dell’ultima edizione degli TheStadiumBusiness Awards.

La proposta è partita grazie ad una consultazione tra il club e la base del tifosi, attraverso gli incontri periodici previsti dallo Shrewsbury Town Supporters’ Parliament (una delle vie diffuse in UK per realizzare un dialogo costante e strutturato con i supporters, se ne parlava qui) a cui ha preso parte anche la Football Supporters Federation che da anni promuove la campagna Safe Standing. Riguarderà un intervento tra le 50.000 e le 75.000 sterline che saranno finanziate con una campagna di crowdfunding realizzata con il supporto della piattaforma specializzata Tifosy. L’obbiettivo è di entrare nella fase operativa per la prossima stagione 2017/18, i tempi non sono però ancora definiti e molto dipenderà dagli sviluppi della raccolta fondi ancora in fase di organizzazione.

L’idea non è nuova, già qualche anno fa il Manchester United Supporters Trust aveva lanciato una proposta similare al proprio club, rimase una provocazione in quanto al tempo mancavo un buon rapporto con il board, ora con il cambio delle relazioni degli ultimi mesi è un discorso che si potrebbe riaprire.

Nei campionati della Football League i club non sono soggetti agli obblighi di stadi con solo posti a sedere a differenza i quelli della Premier e della Championship, fattore che ha consentito ai piccoli club di non incorrere in restrizioni per la presenza delle caratteristiche Terrace libere da barriere, presenti in molti impianti di vecchia data. E che lascia margine di intervento nei nuovi progetti per la soluzione dei seggiolini richiudibili.

Il presidente dello Shrewsbury Town Supporters’ Parliament, Roger Groves, a commento della richiesta formale presentata: ”C’è una chiara richiesta da parte dei nostri fan per una zona in cui assistere ai match in piedi in sicurezza. In centinaia ogni partita cambiano posto e seguono la partita in piedi, cosa che non è del tutto sicura. I rail seats danno una risposta in questo senso”.

 ”Per quanto selvaggiamente si celebra un gol evitano che si possa cadere o di essere schiacciati e crediamo anche che possano migliorare sensibilmente l’atmosfera complessiva dello stadio. Dall’altra parte per tutti quei tifosi che preferiscono sedersi, significherà anche che non si ritroveranno più davanti persone che gli ostacolano la visione del campo”.

In questo senso l’esperienza di confronto tra board e la base dei supporters dello Shrewsbury Town è molto rappresentativa dell’approccio corretto di confronto aperto e partecipato che ha caratterizzato la maggioranza delle consultazioni con i club che hanno mostrato interesse per il tema. In molti casi il tifo organizzato e le associazioni di tifosi hanno svolto un ruolo decisivo nell’attivare questi processi di confronto, raccogliendo informazioni e pareri dalle diverse anime della tifoseria e svolgendo un ruolo di raccordo con il club.

In attesa della decisione finale, prima della Shropshire Council’s safety advisory group per poi passare all’autorità nazionale Sports Ground Safety Authority, incaricata della valutazioni relative alla sicurezza negli impianti inglesi, i promotori dell’iniziativa guardano con entusiasmo alla possibilità di essere ‘pionieri’ nel calcio inglese professionistico di questa piccola ‘rivoluzione’.