L’abbuffata dei Diritti Tv: il Made in Italy non tira e alla Serie A rimangono solo le briciole

L’abbuffata dei Diritti Tv: il Made in Italy non tira e alla Serie A rimangono solo le briciole

Mentre la Lega Serie A approva il bando per la vendita dei diritti tv per il triennio 2018/21, con la fine del 2017 vengono rese note le cifre più precise della vendita dei diritti televisivi nei principali cinque campionati europei. Cifre da capogiro che fanno una fotografia molto precisa della situazione economica e finanziaria del calcio europeo. Una situazione che, nella maggior parte dei casi, si rispecchia anche a livello tecnico, perché si sa, chi al tavolo da poker ha più soldi da poter mettere sul piatto, inevitabilmente ha possibilità di potersi portare a casa l’intera posta.


DOMINIO PREMIER- In generale per i cinque maggiori campionati europei (Premier League, Liga, Bundesliga, Serie A e Ligue 1) il totale del giro d’affari per i Diritti Tv è di circa 6.5 miliardi di euro. Di questa torta il 42,3% , pari a 2,7 miliardi di euro, va nelle casse della Premier League. Una percentuale molto consistente che conferma le grandi capacità di vendita del marchio di quello che ormai è diventato il campionato più bello e competitivo d’Europa. Anche a dispetto dello strapotere del Manchester City che a suon di record ha già in tasca il titolo di campione d’Inghilterra. La squadra di Guardiola ha dovuto riscrivere la storia della Premier, abbattendo qualsiasi tipo di primato, per prendersi la vetta solitaria e rompere l’equilibrio alle sue spalle. Equilibrio confermato anche dalla spartizione veramente equa dei diritti Tv. Nelle prime 22 posizioni della graduatoria europea per gli introiti dai diritti tv per club, ben 20 sono società inglesi e la differenza tra il Chelsea primo della classe, con 173 milioni di euro, e il Middlesbrough ultimo è di “appena” 60 milioni, considerando anche il fatto che il Boro è retrocesso in Championship.

Una differenza che non ha nulla a che vedere con l’abisso che c’è tra i due giganti spagnoli e la borghesia della Liga rappresentata da un club come il Valencia lontano quasi 90 milioni di euro dai 146 che incassa il Barcellona (che si piazza al nono posto della classifica europea). Un dato che conferma come la Liga possa attestarsi al secondo posto tra i campionati più remunerati d’Europa con 1,2 miliardi di euro pari al 19,2% del totale, solo grazie al traino spaventoso di due colossi del calcio mondiale come Barcellona e Real Madrid. Dietro Premier e Liga, non c’è la Serie A, bensì la Bundesliga con 1 miliardo di euro di incasso totale. Qui la distribuzione è molto più equa rispetto alla Liga: il Bayern Monaco con 95 milioni di euro si piazza al 25esimo posto ed è il primo tra i club tedeschi. La differenza tra i bavaresi e il resto dei club della Bundesliga però non è molto marcata, dato che dietro di loro c’è subito il Borussia Dortmund con appena 10 milioni di meno e poi a poca distanza molti club importanti come Schalke, Leverkusen e Monchengladbach. Una differenza minima che poi non viene tradotta in campionati avvincenti dato che il Bayern fa pesare la sua tradizione e domina in lungo e largo, ma permette ai club tedeschi di crescere e fare sempre ottime figure in campo internazionale. Un campionato che comunque di anno in anno riesce sempre a migliorare e a vendersi sempre meglio.

DELUSIONE SERIE A- Fuori dal podio arriva l’Italia che con la Lega Serie A non riesce ad arrivare neanche ad avvicinarsi agli incassi di Liga e Premier e si ferma ad appena 920 milioni di euro di incassi che rappresentano il 14% dell’intera fetta del calcio europeo. La spartizione dei diritti Tv però conferma la dittatura juventina: i bianconeri si piazzano al 23esimo posto con 103 milioni e sono il primo club italiano in questa speciale graduatoria. Non lontanissime ci sono Milan e Inter con circa 80 milioni di euro di incasso. La forbice si allarga mano a mano che si va avanti in classifica con la Roma quarta a con 72 milioni ed il Napoli quinto con 69. Cifre che confermano come l’appeal del nostro calcio sia vertiginosamente crollato nel tempo: basti pensare che club di basso cabotaggio come Bournemouth, WBA e Crystal Palace incassino nettamente di più dei top club italiani, ci dà la dimensione esatta dalla distanza finanziaria ed economica del nostro calcio con la Premier League che grazie ad una politica di equità e di programmazione sta staccando notevolmente il resto del continente.

 

Rapporto Soccerex: Quali sono i club più ricchi del Mondo?

Rapporto Soccerex: Quali sono i club più ricchi del Mondo?

Un rapporto innovativo, una classifica “strana” che per certi versi fa molto discutere. Questo è quello che molti lettori hanno provato leggendo la speciale classifica di Soccerex, un sito statunitense, specializzato nell’osservare la finanza dello sport, che ha analizzato i maggiori club a livello mondiale sulla base di determinati fattori. Lo studio è stato condotto da specialisti in valutazioni finanziarie sportive, analizzando i bilanci e le relazioni annuali dei club a partire dal 2015/16, l’ultimo esercizio completo disponibile, oltre ad altre rinomate fonti di informazione come UEFA, Financial Times, Bloomberg, Yahoo Finance, Forbes, Transfermarkt e Hoo. La classifica è stata stilata analizzando cinque fattori principali:  il valore dei calciatori in rosa, gli immobili di proprietà, il conto in banca, il potenziale d’investimento e il debito netto.

SEMPRE PREMIER- Il Manchester City è in testa alle classifiche globali con un punteggio totale di 4,883 (risultato dei 5 fattori sopra elencati).  I citizens in cima a questa speciale classifica non sorprendono affatto dato che sono uno degli esempi più importanti e  significativi di investimenti stranieri che trasformano lo status e il potenziale di un club. Il proprietario multimiliardario di Abu Dhabi, Sheikh Mansour, ha immesso oltre 650 milioni di euro nella squadra e nelle infrastrutture e il potere finanziario del club è stato ulteriormente potenziato dalle enormi offerte per i diritti TV della Premier League. A sorprendere è subito l’ottima posizione dell’Arsenal, che si trova al secondo posto davanti addirittura al faraonico PSG. Nell’immaginario collettivo i Gunners non vengono percepiti come una potenza mondiale ai massimi livelli anche a causa di una mancanza di spese (troppo) folli nel mercato. La classifica di Soccerex spiega che l’Arsenal al secondo posto è il risultato di un solido modello di business, che lo vede nei primo in quattro delle cinque variabili chiave, pur avendo un indebitamento netto relativamente basso. Questa posizione di forza finanziaria sta a significare che l’Arsenal potrebbe investire in modo significativo qualora la gerarchia del club decidesse di cambiare la propria strategia aziendale. Tradotto, l’Arsenal ha tanti soldi e quando deciderà di spenderli senza freno ci sarà da divertirsi. Al terzo posto si piazza il Paris Saint-Germain, che ha battuto il record mondiale di soldi spesi per ingaggiare Neymar ad agosto, ma a fare veramente impressione è lo strapotere del calcio inglese. Il Regno Unito domina la classifica, con otto squadre tra le prime 30 – tre in più rispetto a qualsiasi altra nazione . A far discutere è senza dubbio la posizione del Chelsea (primo tra tutti i club europei per introiti derivati dai Diritti TV) appena nono in classifica. La posizione del club di Stamford Bridge è influenzata dalla quotazione dell’investimento del proprietario come prestito che dà al Chelsea il maggior debito netto tra i primi 100. Un aggiustamento è stato fatto da parte della proprietà per ovviare a questo, ma se il grosso del  “debito” nei confronti di Abramovich fosse registrato a bilancio come sponsor o qualcosa di simile, come è successo con altri club, i Blues sarebbero di livello più alto.



GEOGRAFIA DEL CALCIO MONDIALE- La classifica di Soccerex, conferma anche la grande crescita del calcio cinese dato che al quarto posto c’è il Guangzhou Evergrande (3.423). La squadra asiatica, a sorpresa, viene considerata più potente del Real Madrid, sesto, e fresco di vittoria nel Mondiale per club per la seconda volta consecutiva. Questo sottolinea come il panorama del calcio globale sia cambiato drasticamente negli ultimi due decenni, in gran parte a causa dell’aumentato interesse degli investitori miliardari in Europa, Asia Pacifico, Medio Oriente e America. I proprietari dei nove maggiori club della Cina hanno un patrimonio netto di 75,1 miliardi di euro e il potenziale finanziario della Super League cinese è sottolineato da nove dei suoi club che popolano i primi 100 posti con la Spagna e oltre Francia, Germania e Italia. Netta anche la crescita degli Stati Uniti che sono il secondo paese più rappresentato nella top 30 con cinque squadre, guidate dai LA Galaxy al quattordicesimo posto.  Ciò è in gran parte dovuto a solidi modelli di business, asset di alto valore e forti investimenti. A far riflettere è anche la posizione di Real e Barcellona: detto delle merengues in sesta posizione, il tredicesimo posto del Barcellona sorprende e non poco. Le classifiche dei due giganti spagnoli sono influenzate dalle strutture proprietarie dei membri e dalla mancanza di potenziale di investimento del proprietario. Tuttavia, lo studio sottolinea che se il Real Madrid dovesse essere capitalizzato attraverso i mercati azionari, il suo potere finanziario complessivo lo farebbe valere di più di qualsiasi club. Il rapporto mostra anche il crescente impatto della proprietà straniera sulla Liga, con l’Atletico Madrid al quindicesimo posto grazie al recente investimento di Wanda Group, conglomerato cinese, mentre il Valencia, sostenuta dalla ricchezza di Singapore dell’imprenditore Peter Lim, si piazza al trentesimo posto.

E L’ITALIA? – La prima delle italiane è la Juventus, ottava: il parco giocatori del club bianconero è stimato in 470 milioni di euro, a cui si aggiungono 161 milioni di beni immobili, 33 milioni cash in banca, un potenziale d’investimento della famiglia Agnelli da 403 milioni e un debito netto da 209 milioni. Dopo i bianconeri il vuoto totale dato che per poter arrivare alla seconda italiana dobbiamo arrivare al 26esimo posto del Napoli, seguito a ruota da Inter (30esima) e Milan (34esimo). Ancora più attardate la Roma che si piazza 51esima e la Lazio appena 62esima. Dati e numeri che confermano ancora una volta come il calcio italiano, tolta la Juventus, sia molto lontano dai top club europei e rischia di diventare finanziariamente inferiore anche a parecchi club asiatici ed americani che anno dopo anno crescono a ritmi vertiginosi.

VAR, amore e odio: tante polemiche ma tutta l’Europa lo adotta

VAR, amore e odio: tante polemiche ma tutta l’Europa lo adotta

Chi pensava che con il Var le polemiche nel calcio sarebbero finite definitivamente si sbagliava e di grosso. Le ultime bollenti settimane lo testimoniano. Le recenti recriminazioni della Lazio, protagonista a suo malgrado di tre episodi dubbi di fila con il VAR, e le discussioni che di tanto in tanto si accendono su alcuni episodi che il supporto tecnologico non ha risolto (semplicemente perché non chiamato in causa) hanno fatto il resto, creando un clima rovente in un campionato già avvelenato di natura. Eppure questo mezzo che molti vogliono far passare per “diabolico” e unico colpevole dei problemi del calcio, sta per essere abbracciato da tutta Europa e non solo. Basti pensare che già in Bundesliga viene utilizzato tranquillamente e che nei prossimi Mondiali in Russia il Var sarà lì pronto ad aiutare gli arbitri e fugare i dubbi su quegli episodi controversi che sempre il calcio sa creare in campo. Non solo Europa perché anche in Sud America nella Copa Libertadores e nella Copa Sudamericana il Var è stato da supporto agli arbitri.



Il Resto d’Europa – Dicevamo che anche il resto d’Europa ha ormai deciso di abbracciare la tecnologia. E’ notizia di questi giorni che la Federazione Francese ha deciso di inserire il Var dalla prossima stagione. I francesi come si sa, vogliono sempre un po’ distinguersi e l’applicazione del Var non fa eccezione. Nella prossima Ligue 1 la novità tecnologica sarà chiamata in causa solo in 4 casi: Dopo un gol segnato, su un episodio da rigore, per segnalare un’espulsione oppure per correggere uno scambio d’identità di un arbitro che magari aveva ammonito un giocatore anziché un altro. Un applicazione particolare che vuole mitigare l’esempio italiano e tedesco in cui il Var può essere chiamato in ogni circostanza che si ritenga giusta. Anche la Spagna ha deciso di arrendersi e di accogliere il Var nel proprio regolamento. Il VAR sarà introdotto nel campionato spagnolo tra due anni, a partire dalla stagione 2019/20. I consorzi LaLiga e la Federcalcio spagnola hanno già firmato e consegnato tutta la documentazione all’International football association board, organo che ha il compito di definire e riscrivere le regole del calcio. Per la Liga, l’introduzione del VAR rappresenterebbe un’autentica rivoluzione, dato che al momento nel campionato spagnolo non è presente neanche la Goal Line Technology. Una tecnologia che tanto sarebbe stata utile in quel Valencia-Barcellona per convalidare un chiaro gol di Leo Messi, visto da quasi tutto il Mestalla tranne che dal direttore di gara. Una decisione che con la Goal Line Technology, sarebbe stata semplicissima da prendere.

Anche Sua Maestà si arrende – La resistenza più difficile da vincere è stata senza dubbio quella della Premier League e più in generale quella del calcio britannico. La voglia del calcio inglese di mantenere la genuinità del gioco e l’amore che hanno gli inglesi per le tradizioni hanno rallentato l’applicazione della tecnologia nel calcio d’oltremanica. E pur vero che in Inghilterra le polemiche arbitrali solo veramente rare e, se nascono, muoiono nell’arco dei novanta minuti sul prato verde senza strascichi noiosi come in Italia e in Spagna. Nonostante questo, il calcio di Sua Maestà si è arreso e nel terzo turno di FA CUP e più precisamente nella sfida tra Brighton e Crystal Palace di lunedì 8 gennaio ci sarà l’esordio del VAR in competizioni ufficiali nel calcio inglese. Non si tratta di un esordio assoluto dato che il VAR è stato utilizzato per le amichevoli internazionali della Nazionale inglese contro Germania e Brasile a novembre, senza mai essere chiamato in causa. “La FA è sempre stata aperta alla sperimentazione di nuove innovazioni ed è stata fortemente coinvolta nello sviluppo della tecnologia della linea di porta prima che fosse introdotta”, ha affermato il direttore delle relazioni esterne della FA, Andy Ambler. “La sperimentazione del sistema VAR nella FA Cup di questa stagione dal terzo turno è una continuazione di ciò e dimostra ulteriormente che, pur essendo la competizione di coppe nazionali più famosa e storica al mondo, è anche moderna, progressiva e innovativa.”, ha cosi chiuso Ambler. Non solo il Var sarà chiamata in causa anche nelle Semifinali della Carabao Cup (la Coppa di Lega inglese). Come nel caso francese, l’uso del VAR sarà limitato a determinati casi come rigori, errori evidenti come scambio di identità per cartellini rossi o gialli ed episodi violenti che non possono essere visti dall’arbitro e dai suoi assistenti. Anche qui, come in Italia, l’arbitro ha quindi il potere di cambiare la decisione originale in base alle nuove informazioni fornite dal VAR o di guardare un replay sul lato del campo. Dunque anche le ultime più ostinate resistenze stanno cadendo ed ormai tutta Europa è pronta a rivoluzionare in maniera definitiva il calcio fornendo a questo sport così seguito ed importante uno strumento che magari non azzererà in maniera totale le polemiche ma aiuterà, con la corretta applicazione, a correggere tanti errori e ingiustizie.

 

Nobby Stiles: l’anti-divo che arrivò sul tetto del mondo

Nobby Stiles: l’anti-divo che arrivò sul tetto del mondo

Nobby Stiles nasce nel 1942 a Collyhurst, sobborgo operaio di Manchester, dove la criminalità detta legge, un luogo in cui bisogna crescere in fretta, l’unico svago che hanno i ragazzini è il pallone. Infatti non è un caso che due dei più fulgidi talenti di questa generazione nascano qui. Nelle partitelle che si fanno in strada ci sono due ragazzini da tenere d’occhio, uno è il piccolo Nobby, l’altro è Stan, Stan Bowles, e della sua storia abbiamo già parlato.

Molti potrebbero pensare ad un grande talento dal dribbling sgusciante e dalla tecnica sopraffina, ma lo stile di gioco di Nobby rispecchia in pieno il quartiere dal quale proviene: operaio. Ha una tenacia fuori dal comune, rapido, aggressivo, capace di interventi al limite del codice penale, ma allo stesso tempo di far ripartire l’azione, e un particolare non da poco, i suoi avversari hanno il terrore di lui. Perché? Da bambino cadendo si rompe tutti i denti davanti, episodio che lo costringe a vivere con una dentiera, che però si toglie durante le partite, e ogni volta che apre bocca i suoi avversari, come spesso hanno dichiarato, rabbrividiscono. A questo si aggiunge la statura di appena 1.68 e una forte miopia, che lo costringe a giocare con le lenti a contatto. Insomma, in pochi avrebbero scommesso su un giocatore del genere, tutti tranne uno,  Matt Busby, manager per ben venticinque anni del Manchester United.

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Stiles entra subito nelle giovanili del club, e, a sorpresa Busby lo fa debuttare appena diciottenne contro il Bolton, nel 1960. Tutti avrebbero pensato che quella sarebbe stata una comparsata, un premio all’impegno profuso in allenamento, invece no. Sul ragazzo puntano molto.

Lo United, infatti, è reduce dal disastro aereo di Monaco, incidente che ha decimato la rosa a disposizione. Matt Busby vuole costruire attorno a lui la squadra che verrà, composta da tanti campioni, sorretti da un mediano infaticabile, che corre per dieci.

Tutto pian piano prende forma, ci sono grandi talenti, Bobby Charlton, ma in poco tempo arrivano anche altri grandi acquisti: su tutti Denis Law, e George Best, entrambi futuri palloni d’oro.

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I trofei, di conseguenza, non tardano ad arrivare, la FA Cup del 1963 è solo l’inizio; nella stagione 64-65 arriva il primo successo in campionato, e Stiles è ovviamente protagonista. Lo United si contende il titolo con il Leeds, e, clamorosamente, le due squadre arrivano all’ultima giornata a pari punti; per decretare un vincitore allora si ricorre al coefficiente tra gol fatti e subiti, classifica nella quale i Red Devils sono al primissimo posto. E’ il primo titolo che conta nella bacheca di Nobby.



Le sue ottime prestazioni fanno si che arrivi anche la prima convocazione in Nazionale, l’allora CT Alf Ramsey ha bisogno di lui per formare una nazionale vincente, che si appresta a disputare i Mondiali del ‘66 in casa.

Stiles diventa un perno insostituibile anche della nazionale dei Tre leoni, e arriva al Mondiale in splendida forma, Ramsey lo fa giocare in ogni partita. L’Inghilterra parte spedita, e supera prima l’Argentina ai quarti, poi il Portogallo di Eusebio, che viene marcato splendidamente proprio da Stiles, e poi, in finale, ha la meglio sulla Germania Ovest per 4-2.

Football world cup final 1966 England v West Germany (4-2) l to r.manager Sir Alf Ramsey, Bobby Moore and Nobby Stiles with world cup trophy after england's win

Ramsey, anni dopo, dichiarerà: “In quella squadra avevo cinque fuoriclasse, e Stiles era uno di quelli”.

L’anno dopo, da fresco campione del Mondo, vince con lo United nuovamente il campionato, ma è nella stagione 1967-68 che arriva il momento tanto atteso: la Coppa dei Campioni.

Infatti sono passati esattamente dieci anni dal disastro di Monaco, e la vittoria di una competizione tanto importante simboleggia la definitiva rinascita dello United, e la consacrazione a livello internazionale.

In finale si ripete il duello con la Pantera nera, Eusebio, che ha di nuovo la peggio contro l’infaticabile Nobby.

Da qui in poi la sua carriera però entra in fase discendente, come spesso capita ai medianacci come lui, ha subito tanti colpi, troppi forse, e il fisico inizia a non essere più come quello dei primi anni. Passa così nel 1971 al Middelsbrough, e nel 1973, a soli 31 anni decide di dire basta con il calcio giocato. Prova quindi l’avventura da allenatore-giocatore con il Preston North End, che dura appena quattro anni, poi vola in Canada, per allenare i Vancouver Whitecaps, e infine allena nella stagione 85-86 il West Brom, a fine anno però decide di non voler più sedere su nessun’altra panchina, visti gli scarsi risultati.

Tornerà al successo qualche anno dopo, però, allenando le giovanili dello United e formando quella che è conosciuta come la Classe del ‘92, la mitica generazione di ragazzi composta da Beckham, Giggs, Butt, Scholes e i fratelli Neville.

 

Amore ad ogni costo: quanto pagano i tifosi in Premier League per vedere un goal della propria squadra

Amore ad ogni costo: quanto pagano i tifosi in Premier League per vedere un goal della propria squadra

E’ uscito l’annuale studio della BBC sul costo del calcio in Europa ed in particolar modo in Inghilterra. La BBC ha esaminato ben 2000 biglietti dividendoli in 10 categorie e analizzando anche il costo dei servizi intorno e dentro ai diversi stadi inglesi. Uno studio approfondito che fornisce degli ottimi spunti di riflessione.

Partiamo da un discorso generale. Quale società della Premier League ha i biglietti più cari e chi ha quelli più bassi? Tra i settori più economici è il Liverpool a farla da padrone che mantiene la tradizione del settore popolare con il biglietto più economico ad appena 9 £, mentre tra i biglietti meno cari ad essere la più costosa è il Chelsea con 47 £. Nei settori più cari invece ad essere la meno costosa è la neo promossa Huddersfield con 30 £, mentre la società più pretenziosa è l’Arsenal che addirittura arriva a 96 sterline. La classifica rimane praticamente la stessa parlando di abbonamenti: l’Huddersfield è la società con i prezzi più bassi sia per i settori più popolari sia per quelli più “nobili” rispettivamente con 100 e 299 sterline. L’Arsenal si conferma la società più costosa con un abbonamento minimo di 891 sterline e quello più caro a ben 1769 sterline.

La BBC poi si è spinta oltre nella sua analisi andando a verificare quanto ai tifosi sia costato ogni goal o punto della propria squadra in casa in base ai prezzi indicati prima. Se un tifoso del Liverpool avesse acquistato tutti i biglietti più economici per le partite in casa per questa stagione sarebbe molto contento dato che ogni gol segnato dai reds gli sarebbe costato appena 4,5 £ e ancora meno, 3,5 £, se il costo dei biglietti si rapportasse ai punti fatti in casa  dalla squadra di Jurgen Kloop. Se invece prendiamo in esame il costo degli abbonamenti casalinghi i tifosi più felici sono senza dubbio quelli del Manchester City che per ogni gol segnato hanno “pagato” appena 12,46 £ e per ogni punto conseguito tra le mura amiche hanno sborsato appena 18,69 £. In questa speciale classifica i tifosi del Bournemouth saranno tra i più arrabbiati dato che ogni gol segnato gli è costato addirittura 78 sterline e prima di quest’ultimo week end (quando finalmente sono riusciti a scuotersi e vincere per 4-0 contro l’Huddersfield in casa) la media era addirittura raddoppiata con 183 £ per gol. Insomma quando si dice un gol che vale oro nel caso del Bournemouth non ci si sbaglia davvero.

QUANTO COSTA 1 GOAL E 1 PUNTO PER OGNI SINGOLO BIGLIETTO ACQUISTATO NEL SETTORE PIU’ ECONOMICO?

QUANTO COSTA 1 GOAL E 1 PUNTO PER GLI ABBONATI NEL SETTORE PIU’ ECONOMICO?

IL QUADRO GENERALE DALLA PREMIER LEAGUE ALLA LEAGUE TWO SU QUANTO COSTA UN GOAL PER SINGOLO BIGLIETTO E ABBONAMENTO NEL SETTORE PIU’ ECONOMICO

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