Federazione Italiana Gioco…Caos. Istruzioni per l’uso

Federazione Italiana Gioco…Caos. Istruzioni per l’uso

Aperta la campagna elettorale. Chi raccoglierà l’eredità del dimissionario Tavecchio che fra l’altro è il reggente della Lega Calcio serie A, a sua volta in cerca di un candidato da presentare alle prossime elezioni? Ci sarebbe da ridere se non fosse una condizione in cui piangere.

 In corsa ufficialmente in tre

Sibilia, presidente della LND. Tommasi, presidente Assocalciatori, Gravina, presidente Lega Pro. Tre uomini per una poltrona. In ballo, il futuro prossimo del calcio italiano, lasciatoci in eredità smontato e senza libretto di istruzioni dalla Svezia.

Ma come funzionano le elezioni?

279 delegati in rappresentanza di altrettante società che appartengono alle leghe di Serie A, B, C e dilettanti. Quindi vi sono i rappresentanti della associazione italiana calciatori e allenatori. Infine gli Arbitri. Ciascuna categoria, ovviamente, ha un “peso” diverso.

La Lega Nazionale Dilettanti, forte di 90 delegati e presieduta da Sibilia, candidato presidente, ha il 34% del totale dei voti.

La Lega di serie C, presieduta da Gravina, candidato presidente  FIGC è composta da 60 votanti, vale il 17%.

La Lega di serie B, presieduta da Mauro Balata che non si candida in FIGC, ha 22 votanti pesa il 5%.

La Lega di serie A che in questo momento non ha il presidente, e nessuno da candidare in FIGC ma ha il 12%.

L’Assocalciatori presieduta da Tommasi, candidato presidente FIGC, pesa il 20%.

Gli allenatori, presieduti da Ulivieri, che non si candida come presidente FIGC contano il 10%.

Gli arbitri, presieduti da Nicchi che non si candida come presidente FIGC hanno una particolarità: sono gli unici che andranno ai Mondiali, produce il restante 2%.

Lo statuto prevede tre scrutini: sarà eletto presidente al primo turno chi ottiene tre quarti dei voti, al secondo chi ne ha due terzi, al terzo scrutinio basta la maggioranza assoluta dei voti.



Uno splendido nonsense

Uno statuto che ha poco senso. La Serie A, la confindustria del calcio, quella che produce la ricchezza, vale quasi un terzo della LND. E la C ne vale esattamente la metà. Non serve una laurea in Scienze Politiche per capire che nessuno de tre candidati, in questo momento gode dei voti necessari per ambire alla poltrona anche perché non è affatto detto che i rappresentanti delle varie leghe votino all’unanimità.

Ad oggi parte in vantaggio Sibilia, ma arriva?

 Il presidente della LND, ammesso che tutta la sua Lega sia compatta per votarla, conta il 34%. Dove può rastrellare il 17% che gli manca. Non certo dalla Serie C, che candida Gravina. L’ago della bilancia, come sempre, sarà l’assoallenatori che sposta, da sola, quasi la metà del quorum necessario per l’elezione. Chi si allea con loro, di solito, vince. Peccato che Tommasi e Ulivieri non riescano ad andare d’accordo neanche sullo zucchero da sciogliere nel caffè al bar. Ergo nella diaspora dei voti conteranno i “ciottoli”. Ovvero chi riuscirà a raccogliere più preferenze all’interno delle varie leghe.

Appuntamento al prossimo 29 gennaio. Due settimane che serviranno a stringere o rompere alleanze nel risiko che dovrebbe portare il calcio a darsi una parvenza di ordine. La sensazione è che nessuno, in questo momento, possa puntare al Quorum. Ma basta una notte, e tutto cambia…

Un Barbaro salvato da una Mummia?

Un Barbaro salvato da una Mummia?

Paolo Guerrero, centravanti del Flamengo e della nazionale peruviana qualificatasi dopo trentasei anni alla fase finale di un mondiale, sta vivendo uno dei momenti di maggior esposizione mediatica della sua lunga carriera nonostante la recente condanna per doping che lo costringerà, salvo diverse decisioni del TAS, a scontare un periodo di squalifica che terminerà un mese e mezzo prima dell’inizio di Russia 2018.

E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia che l’attaccante peruviano si è posizionato secondo nella classifica del Rey de America stilata dai giornalisti interpellati dal giornale uruguaiano El Pais. Guerrero, al posto d’onore alle spalle dell’attaccante del Gremio Luan, ha però raccolto la maggioranza delle preferenze del pubblico, risultando il più votato dai lettori del web con più di 51.000 preferenze, quasi il doppio di quelle collezionate dallo stesso Luan. El Comercio, quotidiano peruviano, lo celebra per questo motivo come “el campeon del pueblo”, mentre gli stessi giornalisti lo hanno inserito anche nella formazione ideale del Sudamerica per il 2017.
Particolare la simpatia trasversale che il capitano della Blanquirroja sta riscuotendo in un periodo che, al contrario, dovrebbe riservare al giocatore frustrazione individuale e biasimo collettivo. Anche se, in tal senso, qualche voce si è levata proprio nei giorni precedenti l’elezione del Rey de America. In particolare il giornalista colombiano del quotidiano “El Tiempo” Gabriel Meluk, lo scorso 29 dicembre, ha postato un tweet al vetriolo contro la possibile vittoria di Paolo Guerrero: ”E’ incredibile che Paolo Guerrero sia finalista… E’ un dopato! Dopato e squalificato!”.



Il testo, ovviamente, ha sollevato commenti e botta e risposta nei quali i sostenitori di Guerrero hanno rinfacciato a Meluk una certa mancanza di obiettività nelle sue considerazioni. Insomma, come si diceva poc’anzi, una sovraesposizione mediatica tipica di periodi migliori rispetto a quelli di una squalifica per doping. Contro la quale, peraltro, lo stesso Guerrero ha proposto ricorso presso il TAS nonostante lo sconto già ottenuto di sei mesi rispetto alla squalifica iniziale. Il collegio di avvocati che difende il peruviano porterà in aula, tra le altre, prove a supporto dell’innocenza del proprio assistito basate su delle… mummie. Sì, proprio così: i corpi mummificati di tre giovani ritrovati sulla Cordigliera delle Ande nel 1999 dovrebbero aiutare a sostenere la tesi che la benzoilecgonina, metabolita della cocaina ritrovato nelle urine di Guerrero, possa rimanere nel corpo umano per secoli.

Questo perché di tale metabolita sono state trovate quantità considerevoli nei capelli di queste mummie, secondo le evidenze raccolte dagli archeologi che ritrovarono i corpi. La tesi difensiva, a corollario di quelle principali che presenteranno gli avvocati, intende sostenere che Guerrero non abbia necessariamente preso cocaina nell’imminenza della partita disputata contro l’Argentina lo scorso 5 ottobre e che quindi la sostanza proibita non sia stata assunta “in competizione”, elemento determinante per infliggere una condanna. Staremo a vedere: non sorprende che El Barbaro stia mettendo anche in tribunale tutta la garra che da sempre contraddistingue le sue prestazioni. In questa occasione quello che sorprende è che l’assist vincente potrebbe fornirglielo non un compagno di squadra ma… una mummia.

Gli Stati Uniti e l’Antidoping contro la Fifa per quello che succede nel Calcio Russo

Gli Stati Uniti e l’Antidoping contro la Fifa per quello che succede nel Calcio Russo

Il Mondiale si avvicina e dopo il Doping di Stato e l’esclusione dai Giochi Olimpici, ora tocca alla FIFA controllare il comportamento, inerente il doping, del calcio russo.

Con il Mondiale che inizierà in circa sei mesi, i leader del movimento anti-doping, come scrive il New York Times, stanno criticando aspramente la politica di non perseguire aggressivamente, da parte della FIFA, il calcio russo viste le certificate e provate coperture da parte delle autorità dei test anti-doping positivi degli atleti di spicco, sempre secondo quanto affermato dal Nyt.

Il presidente della WADA, Craig Reedie ha detto che si aspetta che la FIFA agisca in modo deciso per eliminare ogni segno di alterazione dello sport nella kermesse calcistica più importante al mondo, e che l’Agenzia Mondiale anti-doping ha fornito tutto il materiale necessario perché questo accada.

La Fifa sta cercando di contattare Grigory Rodchenkov, il direttore del laboratorio di Mosca per i test anti-doping e testimone chiave nel processo che ha portato all’esclusione della Russia dai giochi   Olimpici. In un comunicato la massima federazione calcistica ha affermato che sebbene grandi sforzi siano stati fatti per contattare Rodchenkov, la risposta è stata picche.



Dello stesso avviso non sono gli avvocati di Rodchenkov che hanno detto che nessun dirigente della FIFA abbia mai voluto mettersi in contatto con lui.

A proposito di questo il presidente dell’USADA, l’associazione Anti-doping americana, Tygart ha detto: “E’ inaccettabile. Gli atleti puliti ed il pubblico meritano di sapere l’impatto del doping russo sul calcio e, se esistente, risolverlo immediatamente. Sono tre anni che siamo in questo casino e non ci sono scuse per la FIFA per non contattare il testimone e custode dei segreti sportivi russi. Bisogna fare una riforma del sistema anti-doping dove venga rimosso il potere dello sport di pulire se stesso, perché la formula inquisitore e giudice da parte di chi deve promuovere e vendere non è una ricetta vincente visto il grande conflitto di interessi”.

Rodchenkov, che è in esilio volontario negli Stati Uniti, avrebbe le prove che oltre mille atleti russi, di trenta sport differenti, avrebbero avuto i test positivi coperti dalle autorità russe, compresi i giocatori che parteciparono alla Coppa del Mondo 2014. La Fifa, ovviamente, ha rilasciato una nota dove afferma che non ci sono prove di positività al doping da parte di calciatori russi durante l’ultimo Mondiale.

Rileggendo i fatti e la cronologia, dall’altra parte dell’Oceano si ha il sospetto che ciò che lo scenario che si sta prefigurando sia quello di una FIFA che sta ingoiando bocconi amari e chiudendo gli occhi di fronte a qualcosa di evidente pur di non creare acredine con un paese già di suo difficile che è anche quello che ospiterà il Mondiale.

 

Alla scoperta del Bandy, lo sport dei popoli nordici

Alla scoperta del Bandy, lo sport dei popoli nordici

Il bandy è una disciplina praticata tradizionalmente in Scandinavia e Russia. È probabilmente il secondo sport di squadra invernale più popolare al mondo dopo l’hockey su ghiaccio, con cui condivide diversi aspetti.

Due squadre di undici giocatori ciascuna si affrontano su una superficie di ghiaccio dalle dimensioni di un campo da calcio per due tempi da 45 minuti. Equipaggiamento in dotazione: casco, pattini e mazza. Si usa una pallina al posto del disco e il portiere gioca con le mani libere.

Il Campionato mondiale di bandy, Bandy World Championship, è la competizione principale per le nazionali ed è organizzato dalla Federation of International Bandy (FIB). Il primo campionato ha avuto luogo nel 1957 in Finlandia, allo Stadio olimpico di Helsinki, e ha visto la partecipazione di tre selezioni: URSS, Svezia e la stessa Finlandia.


Dal 1961 il torneo è stato disputato con cadenza biennale, ma dal 2003 è diventato annuale. Per diversi anni solo quattro Paesi vi hanno presso parte: Unione Sovietica, assoluta dominatrice, Svezia, Finlandia e Norvegia. Nel tempo, altri Paesi vi hanno aderito, a partire dagli Stati Uniti nel 1985. L’interesse si è diffuso in altre parti d’Europa, America, Asia e la dissoluzione dell’URSS ha dato il via alla partecipazione delle squadre nazionali delle ex Repubbliche sovietiche. Inoltre, il Giappone ha fatto il suo debutto nel 2012, la Germania e la Somalia nel 2014, nei Campionati di Irkutsk, e poi la Cina nel 2015.

In tutta la storia dei Campionati del mondo solo tre Paesi hanno ottenuto il successo. La squadra più titolata è l’Unione Sovietica / Russia, che ha conquistato il trofeo 24 volte (14 volte come URSS e 10 volte come Russia). La Svezia si è imposta 12 volte e la Finlandia una volta. I 37

Campionati disputati si sono finora tenuti in sette Paesi (Russia, Svezia, Finlandia, Norvegia, Ungheria, Kazakistan e Stati Uniti).

I prossimi mondiali si svolgeranno tra il 28 gennaio e il 4 febbraio 2018 in Russia e Cina. Le partite del Gruppo A verranno disputate per la terza volta nella città della Russia estremo-orientale di Khabarovsk. I match del Gruppo B, invece, approderanno per la prima volta in Cina, ad Harbin, capoluogo della provincia nord-orientale dello Heilongjiang, in Manciuria. Un accordo strategico in grado di far crescere in sinergia anche a livello organizzativo due superpotenze dello sport. Il Gruppo A, massima serie, è composto dalle 8 squadre più forti che si contendono il titolo, suddivise in due gironi: girone A (Svezia, Russia, Finlandia e Norvegia) e girone B (Kazakistan, Stati Uniti, Germania e Ungheria). Gli incontri si terranno all’Arena Yerofey da 10.000 posti. Il Canada vi avrebbe fatto ritorno, avendo vinto il Gruppo B nel 2017, ma ha rinunciato alla partecipazione  in  favore  dell’Ungheria.  Il  Gruppo  B,  seconda  serie,  comprende  le  restanti nazionali che si giocano la promozione all’Harbin Sport University Stadium da 5.000 posti: Bielorussia, Giappone, Mongolia, Ucraina, Cina, Repubblica Ceca, Estonia, Paesi Bassi e Somalia. Ad oggi la suddivisione in gironi non è ancora stata ufficializzata in quanto si stanno valutando ulteriori partecipazioni. Innanzitutto, quella della Lettonia; ma si sono fatte avanti anche altre federazioni tra cui la Great Britain Bandy Federation e quelle di India, Svizzera, Slovacchia e Afghanistan.

Purtroppo rimangono molti i problemi del bandy, soprattutto di ordine economico e in termini di partecipazione. Problemi che da sempre affliggono questo sport nei vari Paesi, sia a livello delle federazioni minori sia delle maggiori, Canada in primis.

130127 Bandy, VM, Sverige – Finland: Pekka Hiltunen, Finland

L’interesse, seppur tuttora fortemente circoscritto solo a Svezia, Finlandia e Russia, ha registrato negli ultimi tempi un lieve ma costante aumento che però non è andato in parallelo con una crescita significativa nel numero di partecipanti alla disciplina. Molti sono i casi di federazioni nate e sciolte dopo pochi anni di attività, come successo anche alla Federazione Italiana Bandy.

Un vero peccato per uno sport entusiasmante e dinamico in grado di farsi promotore dei valori dell’integrazione, vedasi gli esempi di Somalia e Afghanistan, e di riunire una discreta quantità di pubblico durante i mondiali in terre, forse, sentite ancora troppo lontane per suscitare l’attrattiva necessaria allo sviluppo del movimento.

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L’ultima partita di Roberto Baggio

L’ultima partita di Roberto Baggio

Come cantava Cesare Cremonini, non è più domenica. Da quando Baggio non gioca più. Ormai sono passati dodici anni dall’ultima volta in campo. Era il 16 maggio del 2004 e quella domenica sarà l’ultima volta che Roberto Baggio, il codino più amato dagli italiani scenderà in campo con gli scarpini ai piedi. Il “suo” Brescia allenato da Luigi De Biasi verrà sconfitto per 4 a 2 dal Milan neo campione d’Italia guidato da Carlo Ancellotti. I rossoneri proprio quella domenica festeggeranno così il diciassettesimo scudetto della storia.

Il destino ha voluto che quella fosse anche l’ultima domenica da calciatore di Roberto Baggio, che con la maglia del Milan 8 anni prima aveva vinto anche lui uno scudetto. I tifosi rossoneri non si sono dimenticati di lui. Nonostante il passaggio del Divin Codino all’Inter nell’estate del 1998. E così, quando al minuto 39 del secondo tempo, l’allenatore De Biasi lo sostituisce, l’ovazione dello stadio è tutta per lui. I tifosi del Milan e quelli del Brescia sono tutti in piedi per applaudirlo. Baggio si toglie la fascia, abbraccia il capitano del Milan e suo vecchio compagno di squadra e nazionale Paolo Maldini e poi si avvia verso la panchina del Brescia. Con le braccia alzate al cielo, saluta tutti. Sarà la sua ultima volta. Da quel giorno, si dedicherà ad altro.


Tredici anni dopo, per dirla con un’altra star della musica italiana, Vasco Rossi, noi siamo ancora qua. A scrivere di lui: di Roberto Baggio. A ricordarci dei suoi 253 gol in campionato realizzati con sette maglie diverse (Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia) in venti anni di carriera. Come del Pallone d’Oro vinto nel 1993. Oppure della sua conversione al buddhismo. O ancora di quel drammatico passaggio dalla Fiorentina alla Juventus nell’estate del 1990 che scatenò l’inferno per le strade di Firenze. Ma ci ricordiamo anche e soprattutto di tante sue meravigliose giocate. Come quella del San Paolo contro il Napoli, ai tempi della Fiorentina, quando sotto gli occhi di Maradona, scartò mezza squadra avversaria compreso il portiere per entrare in porta con il pallone ai piedi. Proprio come aveva fatto Diego al mondiale messicano qualche anno prima.

O ancora, questa volta con la maglia della nazionale ai mondiali del 1998, di quel tiro uscito di un niente nei quarti di Finale persi poi ai rigori contro la Francia. Se quel tiro fosse entrato, la storia di quel mondiale sarebbe stata diversa. Ci ricorderemo anche del suo (cattivo) rapporto con molti allenatori da Capello a Sacchi per finire a Carletto Ancellotti che lo scartò ai tempi del Parma per poi pentirsene qualche anno più tardi e scriverlo nel suo libro biografico “Preferisco la Coppa”. Non sarà così per un altro grande Carletto del calcio italiano, cioè Carlo Mazzone, che invece lo vorrà fortissimamente alla sua corte quando allenerà il Brescia. E Baggio a Brescia resterà per quattro anni, chiudendo lì la sua meravigliosa carriera. Fino al minuto 39 di domenica 16 maggio 2004. Oggi, a distanza di anni, in tanti si chiedono ancora se mai nel calcio italiano, si rivedrà uno così. Sono gli stessi che danno ragione a Cesare Cremonini.

Da quando Baggio non gioca più, non è più domenica.

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