Promozione Foggia, Pio&Amedeo: “Rivalsa sociale. Stiamo lavorando a un film sull’impresa”

Promozione Foggia, Pio&Amedeo: “Rivalsa sociale. Stiamo lavorando a un film sull’impresa”

Domenica scorsa il Foggia Calcio guidato da Giovanni Stroppa ha compiuto l’impresa. Dopo 19 lunghi anni vissuti nelle serie minori, dalla Serie D alla C1, ha finalmente conquistato la promozione in Serie B. Una città in festa ha accolto la squadra di ritorno da Fondi dove un pareggio è bastato per ottenere la matematica certezza che la prossima stagione si giocherà di sabato. A vivere e raccontare la festa, come sempre, c’erano anche Pio e Amedeo. Il duo di comici foggiani che ogni volta che possono rendono omaggio alla loro terra e declamano infinito amore per la propria squadra. Abbiamo sentito Amedeo che ci ha parlato del progetto che hanno in cantiere per celebrare questa storica promozione.

A Fondi s’è scritto un pezzo di storia rossonera.

Nessuno l’ha vissuta come noi. Siamo stati a Fondi, negli spogliatoi. L’unica telecamera che è entrata negli spogliatoi è stata la nostra perché stiamo lavorando ad un progetto importante che forse diventerà un film che racconterà questa promozione. Il calcio non è solo sport in Italia e soprattutto a Foggia. In questa promozione noi vediamo una rivalsa sociale, non è solo pallone.

Perché parli di rivalsa sociale?

Perché Foggia, come tanti centri del Meridione, è piena di problemi, piccoli e grandi. Non possiamo vantarci quasi più di nulla. Avere qualcosa di cui vantarsi, avere una squadra che va a giocare in palcoscenici importanti come Bari, Salerno, Perugia, Ascoli e tante altre piazze di Serie B è come dire “Ci siamo anche noi, siamo tornati”.

Raccontami com’è stato il rientro a Foggia.

Noi siamo tornati con i ragazzi in pullman da Fondi. Arrivati a Foggia abbiamo fatto il cambio con il pullman scoperto. Ci avevano detto che ci sarebbe stato il delirio ma mai ad immaginare una cosa del genere. Ci arrivavano in continuazione foto della festa, della piazza, della gente. I ragazzi si passavano le foto erano increduli.

I calciatori come l’hanno vissuta?

Tra di loro ce ne sono molti che hanno vissuto promozioni importanti in serie B come Sarno e Chiricò però tutti dicevano che un affetto del genere non l’avevano mai visto.

È prevista una festa a Foggia la prossima settimana?          

Sono sincero, se c’è non lo voglio sapere perché per lavoro sono fuori, siamo a Los Angeles, e non potrei esserci.  Ci perderemo parte della festa, magari più ordinata perché per quella spontanea, in piazza era impossibile mantenere una scaletta. Ci sarà una festa ordinata per celebrare i protagonisti di questa stagione. Ma la festa di pancia c’è già stata, quella di domenica scorsa.

Foggia ha già vissuto promozioni importanti, perché quella di domenica era diversa?

Io da adulto ho vissuto la promozione dalla C2 alla C1 con Pasquale Marino e poi la vittoria dei Mondiali. La festa di domenica scorsa però era un’altra cosa. Non solo perché c’era più gente, non c’era nemmeno lo spazio per circolare con le auto. Quello che c’era in più era la voglia di esserci, di partecipare ad un rito di comunità. C’era la voglia di poterlo raccontare. Questa squadra ha dato una lezione a tutti noi.

Che lezione ci ha dato?

La storia di questa stagione ci deve insegnare tanto. Io parlo alla comunità. Siamo partiti con un pregiudizio negativo generale. Dopo l’addio di Roberto (De Zerbi) e l’arrivo di Giovanni (Stroppa) partivamo sconfitti, l’allenatore e il DS sono stati bersagliati dalle critiche. Era difficilissimo lavorare in quel contesto. Loro si sono fatti scudo l’uno con l’altro. Quello che si è creato in quello spogliatoio è qualcosa di ineguagliabile, c’è un’alchimia incredibile che non si può raccontare. Nonostante tutte le critiche i ragazzi hanno saputo concentrarsi e rispondere con i fatti. Ecco questo è l’insegnamento più grande.

Che progetto avete in mente per celebrare questa promozione?

È ancora tutto in fase di definizione. La puntata di Emigratis si è conclusa con una profezia. Quando noi andammo nel tempio di Shiva il 4 novembre chiedemmo la grazia, la promozione del Foggia in Serie B. Gli ultimi 3 minuti saranno un tributo alla nostra squadra e al risultato raggiunto. Ci sarà una clip in cui si vedrà Foggia dall’alto con la piazza piena di gente. Mentre stavamo registrando ci siamo accorti che questa è una stagione che va raccontata e che va oltre la clip di tre minuti. Perché non creare un prodotto che riesca a tirare fuori le emozioni e le sensazioni dei protagonisti e di una città intera. Abbiamo in mente un progetto importante che diventerà un film e che oltrepasserà i confini della nostra città. Ma questo è un piano in divenire.

Insomma volete creare un “immaginario”.

Assolutamente. Quello che facciamo è rendere “simpatici” i personaggi antipatici che incontriamo nella nostra città. Noi mettiamo in scena il peggio facendolo sembrare simpatico. Certo non tocca noi migliorare le sorti di una comunità perché facciamo un altro mestiere. Però in questo film svestiremo i panni dei personaggi di Emigratis ma cercheremo di raccontare, con gli occhi di due ragazzi che appartengono a questa città, quanto non amore e affetto c’è. E quanto valga la pena dire di essere foggiani.

Lasciamoci con un’indiscrezione, l’anno prossimo torna Iemmello?

(Ride) Lui è uno che soffre la distanza. È ancora molto legato a Foggia e alla squadra. Se dovesse restare la gran parte di questo gruppo, come mi auguro e come credo che succederà, un pensierino ce lo farà. Ne sono sicuro.

Pro Recco: come si gestisce la comunicazione della “Juventus” della pallanuoto

Pro Recco: come si gestisce la comunicazione della “Juventus” della pallanuoto

Lo sport sta cambiando, ad un ritmo che spesso non riusciamo a percepire. E con loro anche la relativa comunicazione. Per comprendere ciò basta soffermarsi sull’ineffabilità dei ricordi circa la gestione del rapporto tra società e tifosi prima dell’avvento dei social network. Qualcosa di inimmaginabile al giorno d’oggi. Così, per comprendere le caratteristiche di questa nuova imprescindibile figura societaria e per comprenderne gli sviluppi passati e futuri, abbiamo fatto una chiacchierata con Matteo Ioriosocial media manager della Pro Recco.

Matteo Iorio

«La passione in questo settore si è sviluppata anno dopo anno durante il mio percorso di studi e si è concretizzata ormai dieci anni fa», esordisce Matteo, «quando ho cominciato a lavorare in un’agenzia a Milano seguendo la comunicazione e quindi anche i social network di clienti legati al mondo del fashion». Quello sportivo, tuttavia, rimane un settore più impegnativo in quanto «c’è un riscontro immediato e diretto con i fan». Quando i primi contatti con la Pro Recco? «Ho avuto i primi contatti con l’allora Direttore Generale ed attuale Presidente Maurizio Felugo nell’agosto 2015», ricorda, in quanto «era alla ricerca di una figura specifica che potesse valorizzare la comunicazione del club sui social network». Un primo giorno di lavoro di quelli che non si dimenticano facilmente. «Coincise con la presentazione della squadra a Punta Sant’Anna in seguito al triplete conquistato nella stagione precedente». «Fu una grande emozione», ricorda Matteo.

Un’evoluzione inevitabile quella del social media manager nelle società sportive. «Tutte le società curano ormai in maniera maniacale i propri canali social», afferma Matteo, «che di fatto sono il modo più diretto per comunicare le notizie e le curiosità del club ai propri tifosi». Tuttavia, «sono anche ormai fondamentali per avere un feedback costante e quotidiano soddisfacendo nei limiti tutte le curiosità e le domande». Un ruolo, quello di questa figura societaria, che ha perfino modificato il processo con cui vengono diffuse le notizie. «Se desidero sapere tutto sulla mia squadra non aspetto più il TG ma mi collego ai canali web ufficiali della squadra o a quelli dei singoli giocatori», aggiunge, «un ruolo quindi anche di responsabilità».

Quali le prospettive future di questo ruolo? «Penso che si andrà sempre più verso una partecipazione attiva dello spettatore nell’evento». «Ce ne stiamo accorgendo negli ultimi anni», continua Matteo, «con telecamere nello spogliatoio prima delle partite, contatto diretto con giocatori e addetti ai lavori tramite i social, telecamere personalizzate». Canali di comunicazione e partecipazione di cui si rende protagonista anche la Pro Recco con la Pro Recco Experience e la Mascotte che interagisce con il pubblico presente sugli spalti delle piscine. «Il tifoso deve sentirsi il più coinvolto possibile dalla società», afferma, «tutto ciò si traduce in attaccamento ai colori sociali e di conseguenza anche in business».

Con il successo nel derby contro il Quinto è arrivato per la società recchellina un record storico, ovvero quello della striscia vincente più lunga della storia dello sport italiano: 73 vittorie, una in più delle pallavoliste della Teodora Ravenna, ex primatista. «Nonostante sia una società abituata a dominare da anni il campionato credo che con la vittoria di sabato questo club entri con tutte le carte in regole nell’olimpo dello sport italiano». «Fa piacere esserne diretto testimone», ammette Matteo, «un record fantastico». Cercando di elaborare un parallelismo calcistico, grande passione di Matteo, a quale squadra potrebbe essere paragonata la Pro Recco? «Dal punto di vista dei successi internazionali sicuramente al Real Madrid». «L’obiettivo sportivo è quello di vincere a breve la decima Champions League», afferma il social media manager, «proprio come sono riusciti a fare i Blancos».

Un altro paragone, tuttavia, viene suggerito dal social media manager: «da un punto di vista di potenzialità, fame di vittorie, sviluppo societario e programmazione devo dire che la Juventus è il nostro modello di crescita». Una Juventus che ha invitato una delegazione proprio della Pro Recco due settimane fa presso il suo museo, «Una bella emozione», racconta Matteo, «la Juventus nella figura del Presidente del J Museum Garimberti ha omaggiato con delle maglie bianconere personalizzate Tempesti, Filipović e Vujasinović». «Sabato è stato ospite il campo il mio Genoa», sua squadra del cuore, «e sono stati dolori».

Quali i giocatori che più lo hanno stupito in questi mesi? «Di una squadra come la Pro Recco e dei suoi giocatori in questi due anni ho imparato a stupirmi poco», ammette, poiché «se giocano in questo club significa che sono già delle certezze». Tuttavia, se proprio dovesse rispondere alla domanda, menzionerebbe i giovani arrivati ad inizio stagione. «Si sono calati alla perfezione in questa mentalità vincente e stanno facendo passi da gigante per colmare il prima possibile il gap con i campionissimi». E poi, come non spendere due parole su un campione come Stefano Tempesti? «C’è un solo aggettivo per uno sportivo come lui: leggendario». «Al di là del suo valore sia in vasca che fuori», rivela Matteo, «mi ha impressionato la voglia e la costanza di recuperare a 37 anni dall’infortunio all’occhio che gli ha impedito di giocare la Final Six di Champions a Budapest l’anno scorso». Il tutto al fine di poter partecipare da protagonista alle Olimpiadi di Rio, in cui ha portato a casa la Medaglia di Bronzo. «Per lui era troppo importante salutare la Nazionale con una medaglia e ce l’ha fatta», conclude il social media manager.

Quale un aneddoto divertente durante la sua esperienza con la società recchellina? «L’anno scorso a Busto Arsizio dopo la vittoria della Coppa Italia», ricorda Matteo, «uscendo dallo spogliatoio della squadra con la felpa sociale un bambino mi ha chiesto l’autografo». «Una cosa che mi ha fatto sorridere». E quale il momento più emozionante? «Il momento più emozionante è stata la vittoria del trentesimo scudetto», afferma il manager, «al termine della finale contro il Brescia davanti ad una piscina stracolma». «Siamo riusciti ad organizzare con grande impegno un evento fantastico in una località logisticamente non agevole come Sori», continua, «non poteva non finire così». Ma ricorda piacevolmente anche l’ingresso sul prato dello Stadio Luigi Ferrari con la squadra prima del derby dello scorso anno: «un’esperienza che mi ha sinceramente messo i brividi».

Per concludere, quali i suoi progetti futuri e quali quelli comunicativi della Pro Recco? La risposta è precisa: «Spero che le due cose possano coincidere a lungo». «Di sicuro ormai ho i colori biancocelesti nel cuore», conclude Matteo. E noi non possiamo far altro che augurarglielo.

 

Tennis Pro, un osservatorio democratico contro lo strapotere della Federazione

Tennis Pro, un osservatorio democratico contro lo strapotere della Federazione

Nasce TENNIS PRO, dove PRO sta per professionalità, propositività e progettualità

Cosa muove un personaggio del tennis, che dal tennis ha avuto tanto e tanto ha dato, a pensare di “costruire” qualcosa che nel tennis mai è stato realizzato?

Massimo D’Adamo: maestro di tennis, direttore tecnico del Foro Italico e del Centro Nazionale di Riano, coach internazionale, formatore di giocatori di Coppa Davis italiani e allenatore di tennisti e tenniste del Giappone, giornalista pubblicista iscritto all’albo, opinionista sulla rivista Tennis Match, telecronista del network Stream per il torneo di Wimbledon, ideatore della metodologia TiP (Tennis in Progress), manager per aziende del settore, organizzatore di grandi eventi sportivi nazionali e internazionali, direttore del Trofeo UNINDUSTRIA ed infine scrittore con i 2 libri “IN VIA DELL’IDROSCALO”, pubblicato nel 2013, e “VAGABONDO PER MESTIERE”, pubblicato nel 2016.

Caro Massimo, parlami di questa nuova sfida. Di cosa si tratta?

Di un movimento di opinione che vuole dibattere del  variegato mondo del tennis. Una corrente di pensiero aperta a chi vuol fare cultura sportiva e critica costruttiva circa l’andamento tennistico nel nostro Paese. Un movimento che vuole essere un balzo in avanti rispetto alle vecchie dinamiche gestionali di questo sport.

Cosa farà, di cosa si interesserà?

Il movimento apre una finestra su aspetti positivi e negativi del tennis ponendoli a pubblica discussione e canalizzando le opinioni verso una serie di punti condivisi.

Da chi è composto?

Da operatori del settore, tecnici, giocatori, dirigenti, manager, giornalisti, scrittori e chiunque altro voglia dare un contributo al miglioramento tecnico culturale e organizzativo di questo sport.

Come interagisce con le Istituzioni? Caro Massimo, sarà possibile interagire con la Federazione Tennis?

Il movimento si offre al CONI e Federazione Italiana Tennis come osservatorio per esaminare aspetti da correggere o da migliorare con professionalità, progettualità e con atteggiamento propositivo alla  luce di una dialettica lontana da piccole rivalse e spicciole lamentele.

Argomenti di discussione?

Intanto chiedere alla Federazione un passo indietro rispetto al ruolo invasivo che la rende concorrenziale alle stesse società sportive che la eleggono. Una posizione dominante che si scontra con i più elementari princìpi Costituzionali. Subito dopo la necessità di adottare regole condivise e non calate dall’alto e imposte con il braccio armato della giustizia sportiva. Quindi, riportare le società sportive al centro della vita tennistica in quanto componenti formative della FIT e non viceversa. Rivedere inoltre tasse federali divenute in molti casi insostenibili. Alla luce della più ampia democrazia, consentire a insegnanti e società sportive la libera collaborazione con Enti di Promozione Sportiva. Riequilibrare il rapporto tra dirigenti e tecnici uscendo dalla sudditanza che da sempre ha posto i primi in uno stato di supremazia rispetto ai secondi. Chiedere la revisione dello statuto federale a favore di regole più democratiche, soprattutto al paragrafo relativo alla candidatura presidenziale appellandosi al Principio Costituzionale delle Pari Opportunità. Fare un codice deontologico della categoria degli insegnanti e dei dirigenti.

Dunque cosa dobbiamo aspettarci da questa iniziativa?

Dobbiamo aspettarci una fucina di idee a disposizione del tennis, dettate da una certa cultura sportiva e una buona onestà intellettuale.

Grazie, Massimo D’Adamo e in bocca al lupo.

Quindi TENNIS PRO, dove PRO sta per professionalità, propositività e progettualità e la sfida sarà su tematiche concrete che si avvarranno dell’enorme esperienza di gente di “campo”, di gente che ha “vissuto” il tennis, di gente che ha un enorme “amore” per il tennis.

 

 

Giuseppe Tesoro, campione italiano di Karate: “I sacrifici vengono sempre ripagati”

Giuseppe Tesoro, campione italiano di Karate: “I sacrifici vengono sempre ripagati”

Giuseppe Tesoro, giovane 20enne di Giugliano, in provincia di Napoli, è il nuovo campione italiano di Karate, nella categoria 84kg.
Il ragazzo ha battuto in finale Nello Maestri per 2-1 in un bellissimo incontro che ha infiammato tutti i presenti ai campionati che si sono tenuti al Centro Olimpico Federale di Ostia.

Il campionato italiano, la competizione più difficile.

“Ho vinto i campionati italiani assoluti a Ostia, la competizione più importante con i più grandi campioni. Ho battuto il campione d’Europa in carica e titolare della nazionale. L’anno scorso persi la finale proprio con Nello Maestri, ma ho preso una grande rivincita allenandomi 3 volte al giorno perché i sacrifici ripagano sempre e sono contento del risultato ottenuto”

Nello Maestri è un grande della disciplina, Campione d’Europa tra le altre cose, ha “rosicato” a perdere contro uno di oltre 10 anni più giovane?

“La disciplina insegna rispetto, le arti marziali insegnano prima il rispetto dell’avversario e poi l’agonismo. Dopo i 3’ di combattimento siamo amici come prima e lui è un grande del karate”

Come sei arrivato a questa sfida?

“Questo è stato il titolo più difficile e sofferto della mia vita, la prima volta arrivai terzo a 18 anni, perdendo col campione del mondo in carica, alla seconda occasione arrivai secondo e ora finalmente ho vinto, dopo 3 anni di sacrifici”.

Cosa c’è nel futuro di Giuseppe Tesoro?

“Sto per partire con la nazionale maggiore e cercherò di strappare un pass per andare gli europei dove nel 2015 l’Italia si è presentata con 4 atleti ed ha vinto 3 medaglie. La nazionale italiana ha grandi campioni, il karate in Italia è messo bene, ci sono tanti grandi atleti”.

Da agosto 2016 il karate è diventata disciplina olimpica ed andrà nella sua terra natia, il Giappone

“Nel 2020 ci voglio essere a Tokyo, ci sono tante gare per qualificarsi e voglio fare di tutto per andare alle Olimpiadi perché il ritorno del karatè ai Giochi è una cosa assolutamente fantastica”.

Futsal, Francesco Ceccaroni: “Prima gli italiani avevano più qualità. Nel Calcio a 5 mancano i vivai”

Futsal, Francesco Ceccaroni: “Prima gli italiani avevano più qualità. Nel Calcio a 5 mancano i vivai”

“La SS Lazio calcio a 5 viene fondata nel 1996 a Roma dopo l’acquisizione del titolo sportivo del Torrino Sporting club dai soci fondatori Roberto Sordini Fabio Cragnotti e Fabio Quaglia” si legge nel sito ufficiale della società di futsal.

Tra i protagonisti in campo che hanno visto nascere la società e partecipato ai successi del club, c’era Francesco Ceccaroni, laterale, con i quale abbiamo ripercorso la sua carriera a posto l’accento sull’attuale campionato di Serie A maschile.

Il calcio a 5, tu e la Lazio: un rapporto speciale.

“Direi di sì visto che ho giocato con i biancocelesti dal 1996 al 2004 vedendo nascere la squadra SS Lazio sotto la presidenza di Cragnotti. I primi anni sono stati fantastici e ricchi di successi; il tempo ha poi ampliato la portata del futsal rendendo il campionato più competitivo con la presenza di fenomeni come Jesùs Velasco. Un cambiamento portato anche dai tanti stranieri, brasiliani in particolare, davvero bravi. Ritengo però che, ai miei tempi, la qualità era superiore. Il livello ovviamente è cresciuto, i brasiliani nascono mangiando calcetto, ma i giocatori italiani di una volta non ci sono più: persone che ‘di calcio’ con un bagaglio diverso dal futsal che si sono dovuti adeguare alle sue regole, al contrario dei brasiliani che lo conoscono a memoria. Se ti devo fare un nome di un italiano che per talento sembrava verdeoro di nascita, ti dico Andrea Rubei: pur avendo una formazione iniziale nel calcio a 11, è un fenomeno. Ti parlo al presente perché nonostante i suoi 50 anni gioca ancora… Tornando ai miei tempi, quando disputammo la finale di Coppa Campioni a Mosca, eravamo un gruppo di italiani forti e determinati; perdemmo con la padrona di casa della Dinamo Mosca ma loro erano invincibili. Invasione straniera attuale paragonabile a quella del calcio ‘grande’? Sì ma con una differenza: il calcio a 11 ha i vivai da cui prendere giovani talenti nostrani, cosa che il calcio a 5 non ha”.

In una partita avete affrontato proprio la Lazio a 11 e avete vinto voi, giusto?

“Sì, ma era un’amichevole all’interno dell’annuale Memorial in ricordo di Cragnotti padre. A dire la verità, loro non si impegnarono in modo particolare…”.

Come vedi l’attuale campionato con il Pescara in testa alla classifica?

“Ti premetto che non seguo molto la competizione. Ti dico però che conosco mister Colini, è stato un mio allenatore, ha una passione smisurata per questo sport; credo di non aver mai conosciuto una persona più appassionata di lui e si sta meritando tutti questi successi. Persona educatissima e molto preparata”.

Qual è la partita che ricordi più volentieri della tua carriera?

“La semifinale di Coppa Campioni contro la Spagna. Vincemmo 2-1 con un mio gol. Fu un successo storico dato che in quegli anni gli spagnoli erano imbattibili”.

Ora cosa fa Francesco Ceccaroni?

“Lavoro e non ho più tempo di allenare cosa che ho fatto con un club Under 21 e con i giovani di Colleferro che ho portato in B”.