Fabio Aru: “Giro, che emozione la partenza in Sardegna. Nibali? Siamo amici ma non ci risparmieremo”

Fabio Aru: “Giro, che emozione la partenza in Sardegna. Nibali? Siamo amici ma non ci risparmieremo”

Ci sono atleti in questo meraviglioso sport chiamato ciclismo che ti conquistano dal primo istante, con un gesto, un sorriso, una smorfia di fatica o un’impresa a braccia alzate che ti emoziona scaldando il cuore, e Fabio Aru fa parte proprio di questa categoria. Un predestinato, un duro che lavora sodo sin da dilettante per arrivare lontano, l’uomo che stavamo aspettando per continuare a competere per vincere nelle grandi corse a tappe che, mai come quest’anno, si tingono di rosa col centenario della kermesse più amata del Belpaese. E’ il suo primo anno da leader maximo dell’Astana che ha perso Nibali, emigrato nella nuova formazione araba Bahrein Merida, ed è inutile nascondere che la corsa rosa sia l’obiettivo principale di Fabio, atteso il riscatto dopo un 2016 difficile. Lo Abbiamo incontrato, al termine di una sfortunata Tirreno Adriatico, pronto a ripartire per raggiungere la condizione ottimale.

Buongiorno Fabio e bentornato al Giro. Partiamo dalle sensazioni post Tirreno Adriatico, una brutta tracheobronchite ti ha costretto al ritiro. Come stai?

Si, purtroppo la bronchite ha segnato negativamente la mia Tirreno e mi è dispiaciuto davvero tanto lasciare la corsa, per i miei compagni e i miei tifosi. Ora sono sulla via della guarigione.

Edizione speciale del Centenario, e si parte dalla “tua” Sardegna. Una grande emozione al via per te?

La partenza dalla mia Sardegna del Giro del Centenario è davvero una bella cosa. Non potevo non essere al via per quella che rimarrà certamente un’edizione storica della Corsa Rosa. E poi, pensare che con i miei risultati possa aver contribuito almeno in parte a questa Grande Partenza dalla mia Isola, mi inorgoglisce tanto.

L’Aru che torna al Giro dopo i due podi del 2014 e 2015 e un 2016 difficile è un atleta diverso? In che cosa l’esperienza del Tour ti ha cambiato?

Di certo le esperienze ti segnano e ti fanno crescere. Tanto più le sconfitte, da cui si impara molto di più che dalle vittorie. Ma non credo di essere un atleta diverso: l’esperienza al Tour dello scorso anno è stata molto utile sotto tanti aspetti e ci tornerò presto per provare a fare bene.

Domanda d’obbligo visto che l’Italia si è sempre nutrita di grandi rivalità del pedale. Quest’anno affronti Vincenzo per la prima volta da avversario. Che effetto ti fa?

Ci siamo già affrontati ad Abu Dhabi, alla Strade Bianche e alla Tirreno, finchè non mi sono dovuto ritirare. Lo sanno tutti, con Vincenzo abbiamo un bel rapporto di amicizia e ci vediamo anche fuori dalle corse. Da quest’anno corriamo in due squadre diverse e in corsa saremo avversari e non ci risparmieremo.

Il lotto dei pretendenti e il più competitivo degli ultimi anni, oltre a Vincenzo e il ritorno di Quintana ci sono Landa, Pinot e tanti possibili outsider. Il percorso si addice alle tue caratteristiche?

Il lotto dei pretendenti alla vittoria finale è davvero incredibile, credo che, senza esagerare, ci saranno una quindicina di atleti in grado di fare molto bene in classifica per cui la sfida sarà molto aperta. Il percorso è difficile e ci sono anche due cronometro che non agevolano gli scalatori come me, credo però che ci sarà da lottare ogni giorno.

Torniamo alle origini: quando hai iniziato a pedalare e hai capito che questa potesse essere la tua vita? Aru si nasce o si diventa col lavoro?

Ho iniziato a pedalare abbastanza tardi, con la mountain bike. Vicino a casa mia ci sono tanti percorsi per fare fuori strada. Prima di allora avevo giocato a calcio e a tennis, con scarsi risultati, in tutta onestà. Dopo la MTB ho provato con il ciclocross e poi sono passato alla bici da strada. Quando ho firmato il mio primo contratto da professionista ho pensato che la bici potesse diventare il mio lavoro. Aru si nasce ma poi è la dedizione per il lavoro che ti fa vincere le corse.

Tu e Vincenzo siete i simboli puliti della rinascita di questo sport che sta vincendo la sua battaglia contro il doping. Ne siamo usciti definitivamente o ci sono ancora in giro avvoltoi che speculano sulla salute dei ragazzi? Quanto è importante a livello giovanile diffondere i valori sani dello sport?

Mi fa piacere che io e Vincenzo veniamo identificati in questo modo… è giusto però dire che ci sono tanti ragazzi che fanno onestamente il mestiere. Credo fermamente che continuare a diffondere a livello giovanile la cultura sana dello sport sia il modo migliore per far rinascere questo bellissimo sport.

Il tuo team crede fortemente in te e nelle tue potenzialità. Senti questa pressione addosso ora che sei il leader unico? La squadra che ti affiancherà al Giro è già decisa o ci state lavorando ancora? Quali saranno i tuoi fedelissimi?

Si, la mia squadra crede tanto in me e ne sono fiero. Non sento particolarmente la pressione da fuori perché io caratterialmente, chiedo sempre molto a me stesso e quindi essere il leader unico è solo una conferma del fatto che devo fare bene, per me e per tutti i miei compagni e tifosi. La squadra è quasi decisa ma saranno, come è giusto che sia, i direttori sportivi ad avere l’ultima parola.

I tuoi fans, ne hai tantissimi che accorreranno in massa lungo le strade in ogni tappa. In quali dovranno aspettarti per la grande impresa? 

Beh è difficile indicare una tappa in particolare. Di certo immagino che saranno in tantissimi nei primi giorni in Sardegna e io spero di riuscire a farli divertire, sia quelli che verranno sulla strada che quelli che mi seguiranno davanti alla tv… le tappe di montagna, lo sapete, sono il mio pane.

Per chiudere un tuo commento e un doveroso omaggio alla nostra cara Italia: quest’anno il percorso attraverserà lo stivale portandoci per mano attraverso le meraviglie uniche del BelPaese, grazie anche all’eccezionale sforzo di Mamma Rai. Un motivo di orgoglio per te e per tutti noi in un momento storico non particolarmente felice? 

Sì è vero, il momento storico ed economico non è tra i migliori ma io credo che dalle eccellenze della nostra Italia si possa ripartire alla grande. Il Giro d’Italia e la Rai sono tra queste ed io sono onorato di far parte di questo grandissimo evento.

Calcio e politica, intervista al collettivo redazionale di Minuto Settantotto

Calcio e politica, intervista al collettivo redazionale di Minuto Settantotto

Calcio e politica. Due mondi teoricamente così lontani ma spesso vicinissimi. Un mondo composto da uomini ancor prima che da atleti e che quindi, in quanto uomini, possono manifestare idee sociali e politiche. Questo connubio, tuttavia, al giorno d’oggi sembra spaventare sia la platea dello sport più popolare al mondo sia i suoi addetti ai lavori, i quali spesso cercano di divincolarsi da questioni che definiscono banalmente come “extracalcistiche”. Proprio in questo contesto si colloca Minuto Settantotto, progetto editoriale fondato da Alessandro Colombini che settimanalmente tratta argomenti spinosi da un punto di vista politico chiaro, deciso e coerente. Un modo di raccontare il calcio coraggioso da parte di un progetto orgogliosamente di nicchia che però sta sempre più diffondendosi. Abbiamo fatto così quattro chiacchiere con l’intero collettivo.

«Il blog è stato aperto da Alessandro», affermano i ragazzi, «desideroso di avere uno spazio nel quale parlare liberamente di due delle sue principali passioni: il calcio e la politica». Un progetto che attualmente viaggia su due binari paralleli: da un lato il sito internet, dall’altro pagina Facebook e profilo Twitter. Se sul portale principale la redazione racconta una storia a settimana, sui canali social essi raccolgono notizie che legano calcio e politica nel mondo. «E sono molto più numerose di quanto si creda», affermano. Vietato chiedere loro di scindere queste due sfere. Cosa rispondono infatti a colo che avanzano questa richiesta? «Che non hanno capito il tipo di blog/pagina che hanno davanti», sostengono, aggiungendo anche che «noi peraltro dichiariamo subito il nostro approccio ma evidentemente non tutti si prendono un po’ di tempo per leggere le informazioni che forniamo». Da lì quindi un’altra accusa frequente, ovvero quella di essere “spocchiosi”. «Ci teniamo a chiarire che ci confrontiamo con tutti», continuano, «anche con persone ideologicamente lontanissime da noi ricorrendo al ban solo in occasioni rarissime». «Fa comunque piacere quando qualcuno ci dice che, pur non vedendo calcio e politica come due mondi vicini, apprezza il nostro modo di parlare di pallone», dichiarano orgogliosamente, «in quanto significa che il lavoro che portiamo avanti è comunque importante».

Perché spesso si ha così paura di associare politica e calcio, arrivando ad utilizzare aggettivi come “apolitico”? «Per noi tutto è politica, a maggior ragione uno sport come il calcio che unisce miliardi di persone in tutto il mondo». Il loro obbiettivo dichiarato è proprio quello di smontare la visione di chi «non riesce a considerare ogni cosa connessa e ragiona a compartimenti stagni». «La paura di associare campi apparentemente differenti ce l’ha invece chi governa», sostengono i ragazzi, «questa è l’epoca del disimpegno ed alla classe dirigente fa comodo che lo resti a lungo». Automatico il collegamento all’affaire tra Paolo Di Canio e SKY, che ha portato l’ex calciatore laziale prima ad essere allontanato dall’azienda e poi ad essere reintegrato. «La figura meschina l’ha fatta in primis SKY», affermano, «che ha mostrato al pubblico che ad alti livelli l’antifascismo è ipocrisia allo stato puro». «Un teatrino nauseante e veramente inutile», continuano, in quanto prima il colosso televisivo ha messo sotto contratto Di Canio «certamente consapevole del tipo di personaggio che stava portando in azienda», per poi «far finta di rimuoverlo per un tatuaggio che chiunque sapeva avesse su quell’avambraccio da anni». Sul fatto che l’ex bomber biancoceleste non abbia mai nascosto la sua posizione ideologica non ci sono dubbi, ma una cosa è certa dal loro punto di vista: «La sua intervista riparatrice è stata vergognosa, specie per uno che si è sempre vantato di avere un’ideologia di ferro».

Che la connotazione politica della pagina sia di matrice sinistrorsa, utilizzando una forse ingenerosa semplificazione, è chiaro a chiunque inizi a curiosare negli archivi. Di conseguenza, alla domanda riguardo i giocatori di tale ideologia che più li ha emozionati si apre evidentemente una sorta di “cassetto dei ricordi”. Gianmarco ricorda con piacere due giocatori contemporanei come Jamie Carragher e Riccardo Zampagna, «in particolare per le struggenti parole di quest’ultimo sul padre e sull’acciaieria di Terni». Edoardo, invece, viaggia indietro nel tempo citando Bruno Neri e Bruno Scher, rispettivamente «mediano-partigiano ucciso in combattimento dai nazisti» e «istriano che pagò la scelta di non aggiungere una “i” al cognome». Infine, Alessandro non si limita a citare un singolo calciatore: la sua scelta ricade sui croati dell’RNK Spalato, «i cui membri combatterono nella Guerra Civile spagnola al fianco delle Brigate Internazionali e che nel 1939 si sciolse temporaneamente per permettere a giocatori e dirigente di entrare nelle formazioni partigiane di Tito». A questo punto altre due domande sorgono spontanee: quale il giocatore di ideologia “sinistrorsa” che più li ha delusi ed il giocatore di ideologia invece “destrorsa” che invece li portati a fare valutazioni differenti. Per quanto riguarda la prima curiosità al risposa ha un nome ben definito: Paul Breitner, il quale «divenne famoso come il Maoista ritrattando però in seguito molte delle posizioni politiche assunte da giocatore». Per quanto riguarda, infine, il secondo quesito la risposta è ancora più netta: «Francamente nessuno, anche perché di solito i calciatori di destra sono personaggi inqualificabili».

Perché in Italia la composizione delle curve è più tendente al “nero” rispetto che al “rosso”? «Si tratta di una domanda molto complessa», esordiscono, «alla quale non basterebbero due o tre pagine per rispondere in modo esauriente». «Semplificando all’estremo», cercano di sintetizzare i ragazzi, «possiamo dire che la colonizzazione delle curve da parte della destra è dovuta sia al loro “lavoro” all’interno di tante realtà ultras», ma anche al «marcato distacco con cui troppe volte realtà di sinistra hanno guardato il calcio e i gruppi organizzati». Va comunque ricordato, secondo il collettivo, che «tutta la società italiana e non solo registra in questo momento uno spostamento verso destra sulla scorta di istanze xenofobe e razziste esasperate dalla crisi economica». «Le curve rispecchiano solo quello che accade nel Paese», concludono. C’è similitudine tra il rapporto gerarchico tra i componenti all’interno dei gruppi ultrà ed un metodo decisionale “fascista”? «Questa similitudine secondo noi non esiste», affermano i ragazzi. «Tante realtà di sinistra sono perfettamente organizzate» e «gruppi “rossi” sono espressione di città con forti tradizioni di sinistra», come per esempio Livorno e Trani. «In questi contesti un inserimento della destra è del tutto improbabile», concludono.

Nell’ultimo periodo si sono esposti politicamente più giocatori italiani o stranieri in Italia. Basti pensare a Giandomenico Mesto in Grecia sui migranti, ma anche recentemente a Borja Valero e Iago Falque circa la loro ideologia politica. Che idea si sono fatti di ciò i ragazzi del collettivo? «Diciamo che negli ultimi mesi», affermano, «ci sono stati vari esempi positivi di ragazzi che hanno preso le distanze dal modello imperante del “calciatore bomber” o del “calciatore ignorante”». Da un lato «Mesto ha rilasciato un’intervista di una sensibilità non comune», dall’altro «Borja e Iago hanno dimostrato che in Spagna la tradizione di giocatori pensanti è ancora viva». «Qualcosa si muove», continuano, aggiungendo amaramente però che «spesso sono le società a vietare ai giocatori di fare determinate dichiarazioni»: «un “dipendente” che rende pubblico il proprio pensiero», concludono, «per i club-azienda rappresenta un intralcio non da poco specie se conflittuale».

Quale il giocatore che più incarna lo spirito del progetto? «Jürgen Sparwasser è il simbolo di Minuto Settantotto ed a lui dobbiamo il nostro nome», affermano. Facile intuirne il perché: «non capita tutti i giorni di abbattere il capitalismo con un goal come fece lui ai Mondiali del ’74», segnato contro lo Germania Ovest. Ma sono anche altri i giocatori che trovano spazio sia nel cuore dei redattori sia nei loro articoli: Socrates, Paolo Sollier, Deniz Naki e Riccardo Zampagna, «che abbiamo nel cuore ed al quale è dedicato il sottotitolo del blog». Quale invece l’aforisma che sintetizza meglio il loro spirito? «Non si può ridurre il calcio al risultato, così come non si può ridurre l’amore all’orgasmo», storica frase di Ángel Cappa, giocatore ed allenatore argentino, nonché marxista di “fede”.

Quali i progetti e le prospettive future del collettivo? «Non seguiamo alcun programma e viviamo alla giornata», affermano orgogliosamente, «felici che il nostro progetto raccolga consensi e cresca ogni giorno di più». «Senza falsa modestia», concludono, «Minuto Settantotto inizia ad essere il punto di riferimento per chi nel calcio vede più di uno sport e noi ne siamo veramente orgogliosi».

 

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Il manifesto dello scanzismo: 10 domande sul calcio ad Andrea Scanzi

Il manifesto dello scanzismo: 10 domande sul calcio ad Andrea Scanzi

Abbiamo fatto una chiacchierata con Andrea Scanzi, già intervistato qualche mese fa in vista degli Europei, provando a fare uno spaccato del calcio italiano e non solo proprio nei mesi in cui si comincia a parlare di trofei e coppe da sollevare.

Per rendere il tutto più piacevole, abbiamo cercato di ripercorrere la carriera del giornalista de Il Fatto Quotidiano prendendo spunto dal suo ricco palmarès per porre alcune domande. Ovviamente saranno 10, proprio come nella rubrica Ten Talking Points con cui delizia gli appassionati di calcio e di ’scanzismo’.

In gioventù hai scritto per ‘Il mucchio selvaggio’: nella Liga spagnola ci sono ben tre squadre separate da pochissimi punti, chi la scamperà?

Sto seguendo con attenzione la Liga. Mi piace. Il Real Madrid aveva un grande vantaggio, poi però ha rallentato e in più occasioni si è salvato neanche lui sa come. Sta soffrendo. Di contro il Barcellona ha ritrovato uno stato di forma quasi prodigioso. Tenendo conto anche dell’adrenalina portata dall’epico 6-1 contro il Paris Saint-Germain, direi 50% Barcellona, 45% Real e solo il 5% al Siviglia, anche se gli andalusi hanno in rosa il mio pupillo Jovetic. Mi piace da sempre, anche se gioca bene le prime tre partite e poi smette, complici i troppi infortuni. Con la Fiorentina sembrava un fenomeno, con l’Inter di Mancini aveva cominciato bene e poi niente, con lo stesso Siviglia ha esordito con una rete al Real Madrid.

A proposito de ‘Il Riformista’: Sarri, definito dalla stampa italiana come tale, vincerà mai un trofeo con il Napoli?

Prima di tutto una premessa: chiedo scusa a tutti i lettori per aver scritto per ‘Il Riformista’. Lo so, è una cosa grave, ma ero giovane. Poi – giuro – mi sono disintossicato e ho smesso. Definirei Sarri un massimalista e non certo un riformista: non per nulla lo chiamo “Che Gue Sarri”. Lui è un rivoluzionario, uno da ‘tutto o niente’. Un “riformista” casomai è Montella al Milan, perché cerca di adattarsi a quel che ha a disposizione. Tornando a Sarri, ad oggi non vincerà nulla perché la Juventus è nettamente più forte, ma non è colpa sua: se arrivi secondo o terzo con il Napoli, hai vinto il tuo scudetto.

Nel tuo curriculum c’è anche un’esperienza con ‘L’Espresso’: spostandoci sulla lavorazione del caffè, che può appunto essere definito espresso, la Juventus continuerà a macinare punti ed avversari in eterno?

C’è un totale dislivello tra Juventus e il resto delle squadre italiane. Come ho scritto più volte sin dall’estate, la Juve ha vinto lo scudetto già ad Agosto. Non ho mai creduto che Roma e Napoli fossero in corsa e nemmeno l’Inter, che reputo comunque in grado di arrivare seconda o terza. Le uniche sorprese vere sono Lazio e Atalanta. La Juve ha già vinto lo scudetto e ha grandi possibilità di conquistare la Coppa Italia, anche se nella gara secca con Lazio o Roma può accadere di tutto. Ha chance pure in Champions: può giocarsela sostanzialmente alla pari con Real, Barça e Bayern. Le altre le vedo più indietro. Diciamo che la Juve ha un 25-30% di vittoria finale. Il triplete è possibile. A livello nazionale, però, non c’è proprio gara. Le altre corrono al massimo per il secondo posto.

Un ‘Panorama’ sul Milan? Dal fantomatico closing alla gioventù rossonera

Sui giocatori: Montella sta traendo il massimo da una squadra che se va tutto bene può ambire al 5° o 6° posto. Già la quinta posizione sarebbe un miracolo. Come prima cosa blinderei quei pochi giocatori realmente validi che abbiamo come Donnarumma, Romagnoli e Suso. Quest’ultimo, ve lo ricordo, non è un giocatore: è la Luce. Ci sono poi molti giovani interessanti, soprattutto italiani, e questa politica di valorizzazione del vivaio mi piace. Farei poi di tutto per tenere Deulofeu, mentre Bacca – se c’è bisogno – lo aiuto io ad andare via. Gli faccio pure da autista.

Sulla società: Devo essere sincero: non ci ho capito una beata mazza. Ogni giorno mi sembra sempre tutto più confuso. Ironicamente ho scritto di recente: Il Closing non esiste, i cinesi non esistono e Marco Polo ci ha preso per il culo’. Non vorrei che si trattasse dell’ennesimo giochino di Berlusconi. L’unica certezza che ho è che ci stiamo coprendo di ridicolo. Se c’era una cosa che Berlusconi sapeva far bene era il presidente del Milan: ora nemmeno quello. Bah.

Hai messo in scena per anni (e ripresenterai l’8 Aprile al teatro Teatro Palazzo di Bari) lo spettacolo ‘Gaber se fosse Gaber’: Gabigol, se fosse davvero Gabigol, cosa potrebbe diventare?

Gabigol l’ho visto giocare veramente poco, un po’ alle Olimpiadi e un po’ (anzi pochissimo) in nerazzurro. E’ sicuramente un grande fenomeno mediatico, ma come calciatore non saprei dirti. Può esplodere, come pure deludere. Non è che mi stuzzichi granché.

Le cattive strade europee: perché così spesso si ‘snobba’ l’Europa League?

Perché fondamentalmente siamo un po’ provinciali, masochisti e abbiamo le idee poco chiare. Sembra che l’Europa League sia un impedimento per giocare bene in campionato, ma in realtà è l’unica competizione europea che resta dopo la Champions. Non penso che al Siviglia sia dispiaciuto di averla vinta per tre volte. Ci sono squadre nobilissime ed è una grande competizione. L’idea che il Napoli lo scorso anno e la Fiorentina adesso l’abbiano snobbata, denota miopia e incapacità di programmazione. Pensa alla Roma: a oggi, e lo scrivo prima della gara di andata col Lione, assieme al Manchester United sembra la squadra più attrezzata delle sedici rimasti. Deve provare eccome a vincerla, altro che “gestire la rosa” per il campionato. Tanto il campionato non lo vince mai finché c’è una Juve così, e pure il terzo posto porta spesso una sfiga siderale (la Roma ne sa qualcosa). La Fiorentina si è francamente coperta di ridicolo contro il Borussia Moenchengladbach. E alla Juve spiace ancora di avere perso col Benfica in semifinale tre anni fa, con la finale che si sarebbe giocata proprio a Torino.

Reputo anche la Coppa Italia molto importante: non abbiamo 38 competizioni nazionali e non possiamo permetterci di fregarcene. Io giocherei sempre con la prima squadra queste competizioni, anche se fossi la Juve, la Roma o il Napoli.

L’altro grande spettacolo teatrale è stato ’Il sogno di un’Italia’: quello di una Serie A a 18 squadre può diventare realtà?

Sarebbe una cosa molto sensata, l’ho scritto spesso nei miei Ten Talking Points sul Fatto. Quello delle 20 squadre è un retaggio malato che ci portiamo dietro dai tempi del Perugia di Gaucci. Quest’anno siamo giunti a un livello di delirio assoluto, con 3 squadre già retrocesse a Gennaio e gran parte delle partite della domenica diventate ormai inutili. Bologna ed Empoli non fanno punti da secoli ma non rischiano nulla, quando in un campionato normale sarebbero a un passo dalla B. Il Genoa pure, ma se non altro con Mandorlini ha vinto l’ultima partita e pare si stia riprendendo.

Credo che le due soluzioni fondamentali siano una Serie A a 18 squadre e l’introduzione dei play-out, che non renderebbero vane molte partite. Ad esempio, se domani si giocassero Sampdoria-Sassuolo o Cagliari-Bologna, sarebbero incontri del tutto inutili, non certo per chi le tifa ma senz’altro per la classifica: ci sono almeno otto squadre che non possono raggiungere l’Europa League e nemmeno rischiare la retrocessione. Non hanno più nulla da chiedere alla stagione, e siamo a metà marzo. Con queste due soluzioni, invece, il campionato sarebbe molto più vivo.

Prendendo invece spunto dalle trasmissioni televisive, a chi daresti un ‘Otto e Mezzo’?

Lo darei a Conte per quel che sta facendo al Chelsea come allenatore, a Mertens come giocatore, alla Juventus come squadra.

La squadra che esprime meglio di chiunque altra il concetto di ‘Futbol’?

La squadra del passato più bella che abbia mai visto è stato senza dubbio il Milan di Sacchi, quindi con il trio Gullit-Van Basten-Rijkaard, specialmente nelle prime due stagioni: 1987/88 e 1988/89.

Oggi invece direi il Barcellona, perlomeno quello visto nella gara di ritorno contro il Paris Saint-Germain. A livello nazionale invece scelgo il Napoli, una squadra collettiva e “orchestrale” che attacca benissimo. La scelgo anche per il bene che voglio a Maurizio Sarri: lo intervistavo quando avevo 25 anni ed allenava nella mia provincia aretina. Una bella persona, un grande allenatore.

Il decimo collegamento lo trovate invece nel titolo, perché Andrea Scanzi ha collaborato anche con ‘Il Manifesto’. Noi oggi abbiamo provato a portarvi qualcosa di insolito, un’intervista a tutto campo con un simbolo del giornalismo. Insomma, una sorta di manifesto dello Scanzismo.

Valentina Bissoli: la bellissima modella italiana erede della Bellucci

Valentina Bissoli: la bellissima modella italiana erede della Bellucci

«All’inizio è stato difficile capire di chi fidarsi, infatti sono anche stata tratta in inganno da un’agenzia. Poi ho cominciato a frequentare l’ambiente e ho così capito quali sono le vere agenzie di moda», si racconta così la bellissima Valentina Bissoli, ventiquattrenne veneta e supermodella dal fisico perfetto: un metro e settantasette centimetri di altezza e curve da capogiro. E’ lei una delle dieci modelle italiane più promettenti del momento, da alcuni definita persino l’erede di Monica Bellucci. Colori mediterranei, curve, sensualità e tanta bellezza. Una bellezza la sua che non passa inosservata, sembra quasi uscita da un film di Tornatore. Modella non per caso, ha da poco posato sulla copertina di GQ Italia. E ha già al suo attivo un curriculum di tutto rispetto. Ha infatti posato per molti fotografi importanti: Stefano Babic, Stefano Guindani,  Settimio Benedusi, Davide Ambroggio, Marcello Cassano, Luis Condrò, Daniele Rossi, Stefano Fabbri, Luca Patrone, Fabio Bozzetti, Francesco Bertola, Marco Tardito e Alex Belli, tanto per citarne alcuni, ed è finita su magazine prestigiosi quali: GQ Italia, Prestige International Paris, 708 Magazine, Io Donna e Panorama. E, tra un posato e l’altro, Valentina ci racconta i suoi sogni e soprattutto e ci spiega cosa vorrebbe fare da grande…

Quando e come hai iniziato a fare la modella?

«Ho iniziato grazie al concorso “Modella per una notte”, indetto dalla casa di intimo Triumph. Sono stata selezionata e da lì a poco ho capito che quella poteva essere la mia strada. Ho deciso di fare la modella perché volevo farlo, non è successo per caso!»

Fai parte di una famosa agenzia. E’ stato difficile trovarla?

«All’ inizio è stato difficile capire di chi fidarsi, infatti sono anche stata tratta in inganno da un’agenzia. Così ho cominciato a frequentare l’ambiente e ho capito quali sono le vere agenzie di Milano. Perché alla fine devi solo provare a mandare il tuo materiale e vedere quello che succede. Io sono stata molto fortunata. Ho avuto e ho ancora alle spalle delle agenzie molto importanti.»

 Sei stata su molte copertine, l’ultima, in ordine di tempo, GQ Italia. Mi racconti questa esperienza?

«GQ è da sempre uno dei miei magazine preferiti! È stato un vero onore e piacere scattare per questo magazine. Spero ci saranno altre occasioni. Ringrazio Alex Aldegheri e Giulia Balestriero per l’ottimo lavoro fatto: un super team! »

Sei una delle poche modelle con le curve. Come si fa a mantenere un fisico scolpito senza perdere le forme?

«Intanto diciamo che il fisico è soprattutto nel DNA di una persona, però fare regolarmente attività fisica è fondamentale. Per questo pratico molto sport, faccio molti esercizi a corpo libero ed adoro il get –cross. Insomma, ci tengo molto! Del resto il mio fisico è la mia carta d’identità come modella.»

Ci descrivi la tua dieta tipo?

«Sono vegetariana e non seguo una vera e propria dieta. Mi piace mangiare bene ad esempio cibi integrali e con molte verdure diverse. Bevo molto tè verde, tisane e pratico tanto sport. Mal il mio segreto di bellezza è l’essere sempre positiva, così il volto e il fisico ne guadagnano! »

 Sei giovanissima ma con un curriculum di tutto rispetto. Che consigli dai alle ragazze che vogliono intraprendere la carriera di modella?

«Alle ragazze che vogliono intraprendere questa strada suggerisco di affidarsi solo ad agenzie serie, ovvero che abbiano un nome forte e storico. E soprattutto di andare direttamente a Milano che è la città della moda. Lì succede sempre qualcosa di magico!»

Quanti sacrifici e rinunce ci vogliono per diventare una modella affermata?

«Sicuramente la rinuncia più grande è andare via da casa per girare il mondo. E così ti ritrovi a vedere meno la tua famiglia. Anche restare sempre in forma non è facile perché molto spesso si è soggette a giudizi, così come ci sono anche le giornate no. Ma fa parte del gioco! »

Cosa vorresti fare da grande?

«Mi piacerebbe continuare a lavorare nella moda o al teatro/cinema. Mi iscriverò a un corso di scenografia perché sono molto affascinata dall’aspetto artistico del mestiere. Magari tra qualche anno diventerò anche un’attrice affermata… Chi lo sa!»

 A proposito di attrici. Ti hanno paragonata a Monica Bellucci definendoti sua erede. Che ne pensi?

«Questo titolo mi lusinga parecchio e sono grata e onorata per questo paragone che mi inorgoglisce e al tempo stesso mi carica di responsabilità. Soprattutto ringrazio la direttrice di Elite model look Italia, Brunella Casella che, su “Io Donna” mi ha menzionata tra le modelle italiane più promettenti.»

 Il tuo sogno nel cassetto?

«Ne ho tanti. Ma tra campagne pubblicitarie e cinema, ce n’è uno a cui tengo di più, ovvero quello di realizzare in futuro un’associazione che stanzi fondi per gli animali abbandonati e in difficoltà.»

 

Fabrizio Biasin: “Juve prima? Giusto. Suning, una fortuna per l’Inter”

Fabrizio Biasin: “Juve prima? Giusto. Suning, una fortuna per l’Inter”

Pioli, da quando è subentrato sta facendo molto bene. Te  lo aspettavi? Avresti mai pensato che un allenatore, alla fin fine alla sua prima vera esperienza su una panchina importante, potesse riuscire a portare a risultati, come le 7 vittorie di fila, che non si vedevano dai tempi di Mourinho. In un ambiente poi, come quello dell’Inter, che dopo lo Special One…

Mi aspettavo sicuramente un miglioramento. Era fisiologico, stiamo parlando di una squadra che già aveva da tempo dei grandi valori, il fatto che non portasse punti in classifica era destinato a terminare presto. Di sicuro Pioli è stato bravo a mettere i giocatori a loro agio sia in campo sia fuori, e soprattutto, a dare un’identità alla squadra. Pochi lo dicono, ma è una squadra che gioca un bel calcio. Magari non un calcio straordinariamente bello, ma un gioco che produce tante azioni e piace ai tifosi.

Proprio a Bologna, a sancire la 9° vittoria nelle ultime 10 partite di campionato, ci ha pensato Gabriel Barbosa, detto Gabigol. Cosa pensi del giocatore? Può davvero diventare un fenomeno (con la ‘f’ minuscola)? E come ti spieghi questo suo successo sui social? I tifosi sembrano davvero adorarlo.

È chiaro, un ragazzo che è costato 30 milioni deve rendere di più rispetto a quel poco che ha fatto vedere fin qui, un po’ per colpa sua, un po’ per il fatto che per adesso è stato proposto poco, secondo me con intelligenza. Probabilmente in un momento in cui l’Inter andava male, come nella prima parte della stagione, non aveva senso buttarlo nella mischia, si rischiava di bruciarlo. Adesso piano piano sta prendendo i suoi minuti, l’Inter a Gennaio ha deciso di trattenerlo. Sono andati via tanti giocatori, poteva andare via anche lui in prestito, invece l’Inter ha deciso di tenerlo proprio perché sapeva che sarebbe arrivato il suo momento. E questo è un ragazzo che ha: delle qualità tecniche indiscusse; qualità morali, perché stiamo parlando di un bravissimo ragazzo, e questo non è un aspetto secondario (vedendo soprattutto lo storico in Italia); e in più sta cercando di adattarsi ad un tipo di gioco che non conosceva, come quello europeo, dove la posizione è importante, dove devi ascoltare il tuo allenatore. Io credo che da qui a fine stagione scenderà sempre di più in campo. Poi è evidente che se uno lo accosta a Ronaldo fa un errore clamoroso, però sicuramente non è quel bidone che qualcuno voleva far passare. Nel momento in cui Pioli si è trovato nella necessità di fare punti, si è affidato a delle certezze, che si chiamano Icardi là davanti, Candreva sula destra, Perisic sulla sinistra, e Joao Mario dietro lo stesso Icardi. A quel punto le caselle erano complete, per forza di cose in quel momento non c’era spazio. Adesso con prima la squalifica di Icardi, poi con Candreva che è sceso un po’ di condizione ed altri fattori, lui piano piano sta trovando il suo spazio, e finalmente lo sta anche sfruttando in maniera adeguata.

Non  posso non chiederti di Icardi. Prima la autobiografia, poi la querelle a distanza con Maradona, però i gol arrivano sempre. Per te può davvero diventare uno dei top di sempre Maurito? E secondo te è giusto sia lui capitano invece che personaggi meno carismatici ma più leader silenziosi? Uno su tutti: Handanovic.

Allora, io sono di parte su Icardi. Sono poco attendibile, perché secondo me siamo di fronte ad un grandissimo calciatore. Calciatore e uomo, perché questa è una cosa che magari qualcuno non condividerà. Per me invece che ho avuto modo di conoscerlo, pochissimo per carità, e per quel poco mi ha fatto pensare di essere di fronte ad una bravissima persona. In campo lo vedono tutti, stiamo parlando di un ragazzo che a 24 anni appena compiuti ha già dei numeri incredibili e straordinari, che aggiorna in continuazione per gol e assist. Anche per km corsi, mi sembra al 3° posto nella rosa. Per cui, per l’aspetto sportivo non ho alcun tipo di dubbio. Sul fatto che si potesse dare la fascia da capitano a qualcun altro, dico che ci può stare, si poteva dare ad altri come Handanovic, effettivamente è stato un azzardo, ma un azzardo, almeno secondo me, vinto. Icardi sta dimostrando di essere meritevole di indossare quella fascia, i compagni di squadra lo seguono. È vero, ai tempi in cui gli è stata assegnata la fascia, faceva i ‘capricci’ per il rinnovo, ma io credo che sia il segno di una società che in quel momento era un po’ in difficoltà per mille motivi, che ha voluto puntare sul suo giocatore più rappresentativo. In più, l’ ho trovato un modo per: 1) dargli un motivo in più per restare a Milano; 2) dare una continuità con quello che era successi nei precedenti 15 anni con Zanetti. Ovvio, il paragone è assolutamente azzardato, ma io credo che siamo di fronte a un ragazzo che ha 24, con una famiglia sulle spalle, e quindi un’idea ben precisa della sua vita extrasportiva. Io credo che la fascia di capitano dell’Inter sia assolutamente in ottime mani.

Anche se, come molte male lingue non fanno a meno di sottolineare, le uniche sconfitte con il nuovo tecnico sono state contro Juve e Napoli  nelle uniche partite di un certo livello che i nerazzurri hanno affrontato.

Beh, la partita con il Napoli è arrivata pochi giorni dopo che Pioli era arrivato a Milano. Effettivamente la partita era stata mal giocata, brutta, con uno strascico della prima parte di stagione in cui le cose andavano male. Contro la Juve invece io credo che l’Inter abbia giocato un’ottima partita, nel senso che negli ultimi 3 mesi, ovvero dalla finale di Doha tra Juve e Milan in avanti, pochissime squadre sono riuscite a mettere così in difficoltà la Juventus, praticamente nessuna nel suo stadio. Ce l’ha fatta l’Inter con una partita ben giocata, in particolare nel primo tempo, e quindi secondo me Pioli esce a testa alta anche da questa partita.

Un pensiero su Inter – Juve?

Su Juventus – Inter sono sempre stato abbastanza chiaro, ognuno poi strumentalizza/gestisce le cose a modo suo. Comunque, non è una questione di juventini contro interisti, per come la vedo io. Secondo me c’è un problema arbitrale ben chiaro in una partita centrale come quella tra Juve e Inter allo Juventus Stadium, e l’Inter aveva necessità di fare punti per la corsa alla Champions League. Non c’è riuscita per demeriti propri, perché la Juve ha meritato la vittoria, ma anche perché l’arbitro ha passato una brutta serata, 90 minuti gestiti secondo me male, nei confronti sia dell’Inter sia della Juventus. Questo significa che è stata una direzione sbagliata. Non c’è nessun tipo di prevenzione nei confronti della Juventus, c’è semplicemente un arbitro che ha sbagliato la serata. Così come Mazzoleni ha sbagliato nella gestione delle cose a Bologna, così come in Sampdoria – Cagliari c’è stato un mezzo disastro con un gol clamoroso annullato al Cagliari, e un rigore altrettanto clamoroso negato alla Samp. Quello che voglio dire è che evidentemente c’è un problema arbitrale più che una questione di ‘io sto con la Juve’, ‘ io sto con l’Inter’. 6 arbitri per partita invece di semplificare  le cose le complicano, e questa cosa andrebbe guarita. Secondo me puntare su 6 teste su un campo da calcio è esagerato. Una volta c’erano le terne, e bastavano quelle. Adesso invece si è deciso di aumentare, e invece di semplificare le cose si sono complicate. Proprio in Sampdoria – Cagliari l’arbitro stava convalidando serenamente il gol del Cagliari, e l’assistente ha fischiato che ha visto non si sa dove non si sa come, e quindi invece di aiutarlo lo ha fatto sbagliare.

Ora in nerazzurri sono in piena corsa per l’Europa. Credi che possano arrivare a conquistarsi un posto Champions?

È molto complicato. Tutte le partite hanno la stessa importanza e l’Inter deve vincerle tutte se vuole sperare di arrivare al terzo posto. Bisogna sperare che le avversarie sbaglino, anche se è chiaro che i nerazzurri compirebbero un piccolo miracolo sportivo se ce la facessero. Diciamo che per ora le possibilità non superano il 25-30%.

Cosa pensi del miracolo dell’Atalanta? Squadra allenata tra l’altro da Gasperini, uno che all’Inter non fece proprio benissimo.

La gestione a Bergamo è da sempre illuminata. Poi ci sono stagioni in cui la squadra combatte per salvarsi, e altre dove va a metà classifica. Quest’anno c’è stato questo exploit, ma queste sono cose che variano di stagione in stagione. La certezza è che a Bergamo sanno far calcio, perché hanno un potenziale incredibile grazie al settore giovanile, loro fiore all’occhiello che viene coltivato e portato avanti. Sanno come vendere, sanno chi andare a comprare, e così i risultati vengono da sé. Va dato il merito a Gasperini di aver fatto delle ottime cose  con questi ragazzi, visto che, anche se a gennaio ne vendono un paio, poi ne entrano altri 2 nuovi. Hanno un bacino inesauribile, e sono forse i migliori in Italia sotto questo punto di vista. Uno buono ce l’ha anche l’Udinese, ma adesso forse l’Atalanta ha superato il club friulano. In più, la dea produce baby fenomeni a km 0, li scova in zona.

Intanto in Europa Icardi&co. la guardano da casa. Secondo te l’Inter di oggi, anche alla luce dei sedicesimi di Roma e Fiorentina, avrebbe potuto essere una contender in Europa League?

Assolutamente sì. Per la qualità che ha l’Inter l’obiettivo minimo era arrivare alla fase ad eliminazione diretta. Invece si è bruciata un’occasione, buttando via partite su partite nella prima parte di stagione. Era una competizione che l’Inter poteva tranquillamente provare a vincere.

Debaclè europea e ritardo in campionato che derivano da una partenza molto difficile. Sembra passata, ma Frank De Boer veniva esonerato il 1°novembre, appena 4 mesi fa. Cosa non andava secondo te? E cosa è cambiato in meglio? Insomma, era così ‘scarso’ il tecnico olandese?

No, io resto convinto che De Boer sia un grandissimo allenatore. Il problema non era l’allenatore, il problema è che se tu decidi il 20 agosto di affidarti ad un tecnico straniero, devi essere consapevole di quello che ti aspetta. Ci vuole tempo, pazienza. Il fatto che l’olandese fosse un tipo di allenatore per cui il tempo era indispensabile lo sapevamo tutti, non se ne sono accorti in società. Scegli un tecnico straniero, e pretendi di vincere da subito. Questa cosa era praticamente impossibile. L’errore non è stato affidarsi a De Boer, quanto il non sapere in che mani ti saresti messo, ovvero quelle di un bravissimo tecnico che però non può combinare i miracoli da un giorno all’altro. La società l’estate scorsa ha combinato un piccolo disastro nella gestione del rapporto con Mancini. Ci sono state troppe settimane passate a fare il tira e molla con il Mancio, quando si ea già capito che si andava verso la separazione. Temporeggiare è stato un danno sia per il tecnico che arrivava sia per i giocatori perché non si sono preparati al meglio.

Merito anche di un mercato di gennaio oculato, con poche operazioni ma ben gestite. Tra gli acquisti, un nome su tutti: Gagliardini. Cosa pensi del giocatore? Ti aspettavi potesse fare così bene? Erano in molti ad alzare critiche per la cifra con cui è stato pagato, e poi…

Io non pensavo che potesse da subito rendere così tanto, ma evidentemente lo pensava chi lo ha voluto, ovvero Ausilio insieme allo stesso Pioli. Per fortuna l’Inter è nelle loro mani, e hanno voluto spendere l’unica fiche nelle loro mani per un ragazzo che per molti era una scommessa, e che in realtà è già una certezza. Un ragazzo che non sente la pressione della maglia, veste la casacca dell’Inter indifferentemente da quella dell’Atalanta. Veramente una bella scoperta. In questo momento ha conquistato la Nazionale, e credo che dopo una decina di partite con l’Inter si possa dire che è un elemento fondamentale per il futuro del centrocampo nerazzurro.

Quindi  gli investimenti di Suning stanno dando i loro frutti. Cosa pensavi del passaggio del club in mani asiatiche quando ancora la trattativa era da farsi. e soprattutto cosa ne pensi ora di questa Inter made in China, così come il Milan.

Penso che il 2016, deludente dal punto di vista sportivo, passerà alla storia come una delle annate più fortunate della storia nerazzurra, perché essere finiti nella mani di un imprenditore così illuminato, capace di vedere sul lungo periodo quello che può succedere, quello che può servire per sfondare nel calcio in Europa è stata una grande fortuna e sarà una grande fortuna per l’Inter. Suning ha le idee chiare, ha disponibilità economica, e io credo che questo sia davvero una grance fortuna per i nerazzurri e per tutto il calcio italiano.

Mentre invece la Juve, saldamente in mano alla famiglia Agnelli, e saldamente made in Italy, in Italia sembra proprio non avere avversari.

La Juventus è un modello di gestione. Sono stati molto bravi a ripartire dopo il famoso 2006. Sono una società gestita da un secolo da un famiglia. Ci riescono molto bene, sono molto bravi nella gestione, sono un esempio da seguire. È chiaro che ora l’arrivo dei cinesi a Milano può generare una concorrenza positiva, utile per tutto il movimento. In questi ultimi anni è mancato il calcio milanese, e il prodotto calcio in Italia ne risente. Credo che l’avvento dei cinesi sia assolutamente da vedere come qualcosa di positivo, perché può veramente portare tanto per tutto il movimento del calcio italiano.

Secondo te, come può (se può) finire il dominio bianconero? Credi si tratti di un fattore soltanto tecnico o anche il lato psicologico conta? Nessuno sembra si convinto di poter trionfare contro i bianconeri.

Beh, l’Inter ci ha provato a batterla, ma non ci è riuscita. Il Genoa voleva batterla e ce l’ha fatta. La verità è che ora la Juventus è la squadra più forte. Ha l’attaccante probabilmente più forte del mondo, ha la difesa della Nazionale, uno dei portieri più importanti al mondo, un centrocampo che funziona, e una capacità di restare negli anni ad alti livelli. Giocare determinate partite poi ti aiuta anche a vincerle. Io credo che al di là di tutto loro siano in testa perché se lo meritano.

Anche se a volte la Juve i problemi sembra volerseli creare in casa. Prima Dybala, poi Manduzkic, infine Bonucci, fuori contro il Porto. Sembra che ogni settimana un big debba litigare con Allegri. Credi che questi ‘incidenti di percorso’ possano destabilizzare l’ambiente?

I problemi disciplinari ci sono sempre in tutte le famiglie, nelle migliori e nelle peggiori, bisogna saperli affrontare. La Juventus in questo caso ha ritardato un po’ a tamponare le cose, perché i problemi non sono di questo periodo, ma di un paio di mesi fa, cioè dopo la sconfitta in Supercoppa. Hanno tardato un po’ però poi hanno fatto la cosa giusta, ovvero mettere un paletto e dire quello che è successo. Così danno forza al proprio allenatore per affrontare i mesi caldi della stagione. Le società serie si comportano in questa maniera. Un professionista commette un errore, è giusto che venga sanzionato, questo è il metodo di ogni società che vuole avere una linea guida chiara, che vada al di là delle semplici partite.

A proposito di Champions, come vedi le italiane?

La Juventus è una delle candidate alla vittoria finale, in questo momento non si può dire altro. Hanno fatto tutto il possibile per arrivare fino in fondo. Il Napoli ha giocato secondo con grande dignità l’andata di questi ottavi con una delle squadre più forti al mondo, e proverà a giocarsi le sue carte nella partita di ritorno. L’obiettivo lo ha raggiunto, ovvero quello di arrivare alla fase ad eliminazione diretta. Tutto quello che arriva in più è tanto di guadagnato. Lo hanno capito tutti, tranne il presidente de Laurentiis

La tua favorita per la vittoria della Champions?

Io ho visto un bel Manchester City, un po’ in difficoltà all’inizio, ma sicuramente è una bella squadra. Però io dico che per esperienza il Bayern è ancora la squadra favorita, perché ha l’allenatore più bravo di tutti, almeno secondo me, e una squadra comunque pronta e matura.

Abbandoniamo il calcio giocato. Sta facendo molto parlare, nel calcio ma non solo, la questione del nuovo stadio a Roma. Tu cosa ne pensi? Ricordo che tempo fa si vociferava una cosa simile per l’Inter a Milano

Si, si era parlato di quello, poi di rinnovare San Siro tutti insieme. Il problema non è la volontà di fare le cose, quella c’è. Il problema è che in Italia ci si deve scontrare con la burocrazia, un muro quasi invalicabile. Tutti dicono ‘facciamo’ ‘disfiamo’, poi però in Parlamento non se ne parla, e quando ci prova a fare le cose ci si scontra con le carte bollate. Gli unici che ci sono riusciti sono la Juventus, perché ha sfruttato un momento ed un’occasione per farlo, e l’Udinese, di un uomo illuminato che si chiama Pozzo, che in Friuli si poteva e si può permettere di fare quello che vuole. Pallotta è venuto in Italia non dico quasi esclusivamente per fare lo stadio, ma di sicuro era una delle sue priorità. Con lo stadio puoi fare affari, marketing, soldi, quindi insisterà sempre da questo punto di vista, ma è anche legittimo., perché un imprenditore che  viene ed investe su una squadra vuole anche un ritorno. Una soluzione prima o poi bisognerà trovarla ma a Roma ci sono un miliardo di problemi, e abbiamo visto che se ne risolve uno a secolo.  È chiaro che diventa tutto molto più difficile, in una città complicata su tutti i punti di vista, e quello dello stadio non è proprio una sciocchezza. Ci vogliono soldi, tempo, spazi, e a Roma diventa veramente tutto molto complicato.