Sport e Migranti: perché il Calcio non c’entra niente con lo Ius Soli

Sport e Migranti: perché il Calcio non c’entra niente con lo Ius Soli

Al Senato è fermo un DDL riguardante la riforma per l’ottenimento della cittadinanza italiana detta riforma ”Ius Soli”. Spesso per convincere la popolazione e l’opinione pubblica della validità di tale disegno di legge viene mostrano come esempio vincente quello dello sport tedesco e francese che con ragazzi di etnia diversa tanto hanno trionfato negli anni. Indagando però abbiamo visto che non è tutto oro ciò che luccica. Ma andiamo con ordine

 Che cos’è lo Ius Soli? 

 Dal latino “diritto del suolo”, è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

 Esiste solo un tipo di Ius Soli?

 No. Esiste quello PURO, ovvero se nasci sul territorio di uno Stato ne acquisisci subito la cittadinanza, caso più fulgido gli Stati Uniti d’ America, e quello TEMPERATO dove non basta nascere sul territorio di uno Stato per acquisirne la cittadinanza ma bisogna ottemperare altri criteri.


 Il disegno di legge italiano:

 Nel nostro paese la cittadinanza si acquisisce per “Ius Sanguinis”, diritto di sangue, la trasmissione della cittadinanza del genitore al figlio. La legge 91 del 1992 ha stabilito che il figlio di genitori stranieri nato in Italia possa diventare italiano solo al compimento del 18º anno di età se residente ininterrottamente nel nostro paese.

Il disegno di legge vorrebbe agevolare quest’ultima parte della legge 91 del 1992 e vorrebbe concedere la cittadinanza ai figli di genitori stranieri nati in Italia se almeno uno dei genitori abbia regolare permesso di soggiorno da 5 anni, un reddito sufficiente, e una volta passato il test della lingua italiana.

Parallelamente si vorrebbe concedere anche la cittadinanza per ius culturae, ovvero per diritto alla cultura, ai figli nati in Italia di genitori stranieri o nati altrove ma arrivati nel nostro paese prima del compimento del 12º anno di età, che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e completato un ciclo scolastico. Chi arriva nel Bel Paese tra età compresa tra i 12 ed i 18 anni deve abitare per 6 anni in Italia, finire un ciclo scolastico e poi richiedere la cittadinanza italiana.


Lo Ius Soli Sportivo:

 Da gennaio 2016 in Italia, per lo sport, esiste una legge precursore del disegno di legge in oggetto. Lo Ius Soli sportivo permette ai minori stranieri di età inferiore ai 10 anni, di essere tesserati presso le federazioni sportive esattamente con i stessi criteri dei bambini italiani ma non possono essere chiamati nelle nazionali giovanili perché sprovvisti di cittadinanza.

 Perchè i modelli tedesco / francese sono fuorvianti

 La Germania:

 In Germania la cittadinanza si può acquisire dopo aver risieduto legalmente per almeno 8 anni ininterrotti sul territorio tedesco. La legge in vigore dal 1º Gennaio 2000 permette ai bambini nati in Germania da genitori stranieri di acquisire la cittadinanza tedesca immediatamente se almeno uno dei genitori risiede legalmente nel paese da otto anni, quindi a sua volta eleggibile per richiedere la cittadinanza tedesca.

Questo ci ha portato a controllare allora le origini di quei fortissimi giocatori della nazionale di calcio tedesca, di etnia diversa, che molto hanno vinto negli ultimi anni per vedere come hanno ottenuto la cittadinanza:

 Gerome Boateng: madre tedesca – ius sanguinis

 Leroy Sanè: madre tedesca – ius sanguinis

 Mario Gomez: madre tedesca – ius sanguinis

 Antonio Ruediger: padre tedesco – ius sanguinis

 Serge Gnabry: madre tedesca – ius sanguinis

 Jonathan Tha: madre tedesca – ius sanguinis

 Karim Bellarabi: madre tedesca – ius sanguinis

 Amin Younes: madre tedesca – ius sanguinis

 Sami Khedira: madre tedesca – ius sanguinis

 

E i turchi?

 Ozil e Gundogan non hanno almeno un  genitore nato in Germania bensì entrambi turchi ma anche loro sono tedeschi non per Ius Soli bensì come gli altri per Ius Sanguinis. Nel 1961, dopo l’edificazione del muro di Berlino, la Germania e la Turchia fecero un accordo per far approdare manovalanza turca in Germania. Inizialmente questo accordo prevedeva la permanenza della manovalanza straniera solo per 3 anni per non sfavorire quella locale, ma le fabbriche si opposero perché non volevano assumere e formare nuovo personale ogni tre anni e così il vincolo temporale venne tolto. Quei cittadini turchi, una volta assunti ed ottenuto un contratto, rimasero in Germania per ben più tempo degli 8 anni necessari all’ottenimento della cittadinanza e vennero naturalizzati. I loro figli e i loro nipoti oggi sono tedeschi grazie a loro e non grazie allo Ius Soli.

 E i polacchi?

Partiamo dall’esempio più fulgido di tutti, quello di Miroslav Klose: il bomber ex Lazio è tedesco per Ius Sanguinis perché sua madre, polacca, era parte di una minoranza tedesca in Polonia e aveva la doppia cittadinanza. Podolski, nato in Polonia, trasferitosi in Germania quando aveva 2 anni, ha ottenuto la cittadinanza tedesca grazie alla permanenza con conseguente naturalizzazione dei suoi genitori in Germania.

 La Francia:

 In Francia l’ottenimento della cittadinanza funziona più o meno come in Italia. La cittadinanza si acquisisce se si è titolari di una posizione lavorativa, si conosce la lingua e si è stati residenti legalmente in Francia nei cinque anni precedenti alla richiesta. Due anni se si studia nel paese o si ha un diploma di scuola francese, quattro in caso di matrimonio.

I figli di genitori stranieri nati in Francia acquisiscono la cittadinanza al compimento del 18º di età se hanno risieduto almeno cinque anni nel paese.

Abbiamo tutti negli occhi il ricordo della nazionale francese del 1998 che ha trionfato al Mondiale infarcita di giocatori di origine africana. Ius Soli? Neanche per sogno.

I generali francesi attuarono nelle colonie un processo di francesizzazione e europeizzazione, portarono la religione cristiana e la lingua francese. Garantendo dall’altra parte la cittadinanza francese ai cittadini delle stesse. Classico esempio di Ius Culturae. Ergo i campioni che vinsero il Mondiale sono tutti francesi per ius sanguinis: questo perché o i genitori hanno ottenuto la cittadinanza francese in seguito alla residenza per più di 5 anni nel paese o perché un loro antenato, cittadino degli stati-colonie, aveva ottenuto la cittadinanza francese per Ius Culturae.

 

Malagò vola ai Giochi e i Presidenti provano il “golpe” per riprendersi la Serie A

Malagò vola ai Giochi e i Presidenti provano il “golpe” per riprendersi la Serie A

Giovanni Malagò è in Corea per le Olimpiadi invernali. I cinque cerchi potrebbero regalargli soddisfazioni. Il sesto, però, quello rimasto in Italia, si restringe e, paradossalmente, potrebbe ridisegnare il calcio italiano.


 

Tutta “colpa” di Mediapro

La vendita dei diritti TV a Mediapro è stata salutata come un grande colpo dalla Lega di Malagò, ma non è stata affatto digerita (eufemismo) dai vertici delle società del calcio italiano. E così, mentre il Commissario si trova a 10mila chilometri di distanza dalla Confindustria del calcio, i membri operano come api industriose. Al centro della discussione, il neonato “governo” della serie A, che rischierebbe di essere immediatamente sfiduciato.

Un “golpe” sull’asse Roma-Torino

L’idea dei presidenti è di riunirsi in assemblea straordinaria, da convocare il prossimo 14 febbraio. Nel giorno degli innamorati, potrebbe scoppiare una…pace fra le varie fazioni della Serie A, divise negli interessi ma unite nel mal sopportare il Commissariato di Malagò, vissuto come un’ingerenza. I “riformisti” sono guidati da Urbano Cairo e Claudio Lotito: il presidente del Torino aveva proposto la figura di Javier Tebas, numero uno della Liga Spagnola, giudicato ideale per il ruolo di amministratore delegato. Claudio Lotito ha un manipolo di fedelissimi: tutta la media alta borghesia del calcio italiano. Genoa, Udinese, Torino insieme a Milan e Napoli. “Neutrali”, o meglio, in attesa: Inter, Juventus, Roma e Sassuolo. Anche loro, però, secondo i bene informati sono più propensi a spostarsi verso il fronte “Lotitiano-Cairiano”. Per motivi di opportunità, però, preferirebbero attendere il ritorno di Malagò.

Maggioranza ad un passo

La situazione è molto fluida. Qualora venisse convocata un’assemblea di Lega, l’aspirante presidente avrebbe bisogno di quattordici voti. Allo status quo, sarebbero già 13 i club intenzionati a trovare un accordo. La maggioranza è a un passo. E in quel caso, Malagò tornerebbe dai Giochi, il 26 febbraio, a… giochi fatti.  Del resto la presenza di Javier Tebas sarebbe la chiusura del cerchio del calcio. Diritti Tv in mano agli spagnoli e calcio italiano affidato a un iberico. Paradossalmente l’ago della bilancia potrebbe essere Ferrero. Il “Viperetta” deve ancora decidere da che parte stare. Intanto questa vicenda ha già un vincitore: Di Siervo, a.d. di Infront. Ha raggiunto l’obiettivo. Merita un capitolo a parte…

 

Tra i tre litiganti il quarto gode: Malagò con i suoi fedelissimi pronto a prendersi il Calcio Italiano

Tra i tre litiganti il quarto gode: Malagò con i suoi fedelissimi pronto a prendersi il Calcio Italiano

Buon febbraio, calcio italiano. Fuori come va a tre mesi dall’eliminazione dal Mondiale?  Non malissimo: di più. Federazione è senza Presidente. La Lega Calcio, la confindustria del pallone, la stella polare e il traino economico del sistema calcio, non ha una guida. E la Nazionale? Ancora priva del Commissario Tecnico. Come si dice? Potrebbe piovere. Occhio, ché nessuno ha intenzione di fungere da ombrello e parafulmine.



Le elezioni FIGC lasciano in eredità un profondo imbarazzo. Gravina, Sibilia e Tommasi, al netto delle parole, di fronte alla poltrona non sono arretrati di un centimetro. Nessuno ha voluto cedere qualcosa, anzi, le trattative sono andate avanti a metà fra il Risiko e il tresette a perdere. Secondo i bene informati, è (sarebbe) andata più o meno cosi: Tommasi, quando è finto fuori dai giochi, è avvicinato da Gravina che gli ha promesso la vice presidenza e il club Italia. Rispedito al mittente. E allora è stato il turno di Sibilia che ha provato a convincere il presidente della Lega di serie C. Ti lascio la FIGC, ma in Lega mi metti Lotito e Tavecchio. Fosse vero, sarebbe da sagra dell’inciucio. E l’elezione del Presidente della Repubblica (delle banane) del Calcio è naufragata in un mare di schede bianche o nulle.  L’unica certezza è che tutti abbiano preferito rinunciare a vincere, piuttosto che favorire il rivale. E il calcio, che doveva essere messo al di sopra degli interessi personali? E il pallone che doveva tornare al centro del campo? Per ora resta a bordo.

La vicenda ha premiato Giovanni Malagò. Il Presidente del CONI ha avuto ragione: era meglio non votare, considerando l’impossibilità di trovare un accordo piuttosto che esporsi all’ennesima figuraccia, di cui nessuno sentiva il bisogno. E adesso? Il futuro è molto semplice. L’appuntamento è fissato oggi quando si riunirà la Giunta Straordinaria del CONI, ma i giochi sono pressoché fatti. Malagò ha costruito la propria fortuna circondandosi di persone fidate e tessendo rapporti politici all’interno della sua roccaforte: il Circolo dell’Aniene. Ecco perché le voci che provengono dal Lungotevere sono le più affidabili. E il futuro qual è? Un triumvirato di fidatissimi: il grande favorito come Commissario FIGC è (qualora non fosse lo stesso presidente del CONI a prendersi carico della situazione) il fidatissimo Chimenti, a capo della Federazione del Golf e promotore della Ryder Cup 2022 a Roma. Accanto a lui un ex calciatore: e tutto lascia credere che possa essere Demetrio Albertini. Ha già maturato esperienze di politiche sportive ed è un volto apprezzato all’estero. Resta la nomina del Commissario Tecnico: favorito a questo punto, Roberto Mancini.  Si è esposto e anche con una certa fiducia di poter sciogliere il legame triennale con lo Zenit San Pietroburgo.

Generato il triumvirato, resta l’impresa più difficile, quasi impossibile: resistere in sella il tempo necessario per formulare e far accettare le riforme. Perché una cosa è proporle, ben altra farle accettare da un’assemblea che è composta dagli stessi aventi diritti al voto che non sono stati capaci di eleggere un presidente. Ecco perché il compito è quanto mai complesso.  Quasi impossibile far firmare ai dilettanti uno statuto che ne ridimensioni il “peso” specifico in sede elettorale. Impresa quasi disperata, invece, convincere le grandi del calcio a sedersi allo stesso tavolo delle piccole. Molto difficile anche trovare un’intesa fra la B e la C e la gestione del club Italia. Malagò è un dirigente esperto, ma servirà tutta la sua diplomazia. E, se possibile, ancor più pazienza per mettere insieme i pezzi di un puzzle difficilmente incastrabili.

Elezioni FIGC: il Programma di Sibilia, il più papabile dei candidati al trono del calcio italiano

Elezioni FIGC: il Programma di Sibilia, il più papabile dei candidati al trono del calcio italiano

Cosimo Sibilia, il “papabile”. La storia è piena di papi che si sono ritrovati cardinali al temine delle elezione ma la sensazione è che il politico avellinese, presidente della LND, abbia le carte in regola per sedersi sulla poltrona più importante del calcio italiano. In primis, perché parte dal 34% garantito dalla LND che secondo lo statuto conta più di A e B messe insieme. E poi perché può contare su alleanze preziose. Come quella della B e di Damiano Tommasi che ha trovato molti punti in comune. Qualora non si eleggesse il presidente, il presidente AIC è pronto a fare un passo indietro. E se mette la sua percentuale (20%) a disposizione di Sibilia, (che pare gli abbia offerto la guida del club Italia) i conti sono presto fatti.



Programmi coincidenti

Il programma di Sibilia è estremamente lineare molto simile a quello di Damiano Tommasi: 33 pagine e 10 punti. E alcuni punti coincidenti, specialmente per quanto riguarda le seconde squadre e la gestione del club Italia. A differenza del presidente AIC, però vuole creare un campionato intermedio e semiprofessionistico fra la Serie C e la LND. Una sorta di C2 vecchie maniere che sia propedeutico al salto di categoria, sia da un punto di vista tecnico che di sostenibilità economica. Inoltre la valorizzazione del Club Italia, sotto la guida diretta del Presidente Federale che in veste di “C.T. politico” convochi atleti che hanno fatto la storia azzurra o sono a fine carriera o hanno già lavorato in settori analoghi (e qui potrebbero entrare in gioco Buffon, Totti, Tommasi, Maldini, Cannavaro e forse Baggio).

Seconde squadre e calcio “minore”

Infine le seconde squadre da incanalare nei campionati minori, con possibilità di promozione o retrocessione in B o in C a meno che la lega dove disputino il campionato sia coincidente con la società “maggiore”. Per capirsi: il “Verona B” qualora l’Hellas retrocedesse, non potrebbe disputare il campionato cadetto. L’idea è che l’interscambio con campionati più probanti rispetto al Primavera, possano garantire una maturazione più veloce e completa. E poi, risorse per il calcio a 5 e il Calcio Femminile, strutture portanti della LND nonché movimenti da rendere più floridi. A Tommasi, che aveva anche parlato con Gravina, il programma piace. E la sensazione, forte, è che il dado sia tratto.

IL PROGRAMMA COMPLETO DI SIBILIA

Elezioni FIGC: il (nuovo) calcio secondo Gabriele Gravina

Elezioni FIGC: il (nuovo) calcio secondo Gabriele Gravina

Gabriele Gravina è il primo dei tre candidati a ricevere un appoggio ufficiale. Nicchi, presidente degli Arbitri ha promosso il programma dell’aspirante presidente della FIGC. A patto che non si presentino in tre. In quel caso i giudici di gara si asterranno dal voto.

Gabriele Gravina, presidente della Lega di Serie C, ha un lungo passato alle spalle: è l’artefice del miracolo del Castel Di Sangro, la squadra di un comune di 5000 abitanti che vive la favola della serie B dopo 5 campionati vinti in 10 anni. Una gestione che mette le ali alla carriera politico-organizzativa di questo imprenditore (nonché membro del CDA della Banca di Credito Cooperativo di Roma e docente di Management Sportivo all’Università di Teramo) che, dopo la carica di capo delegazione ai campionati Europei, il 22 dicembre del 2015 diviene il presidente della Lega Pro. Un incarico confermato anche nell’anno successivo. Il suo programma verte su 5 punti fondamentali.

Il piano strategico (56 pagine in 5 punti) prevede 5 aree di intervento: organizzativa, economica, sportiva, etica e sociale. Tutte convergenti in un unico obiettivo: la sostenibilità finanziaria del calcio, raggiungibile attraverso una struttura fondata su una gestione virtuosa. L’organizzazione, in questo senso, è fondamentale. Gravina propone una rivisitazione dello statuto, a partire dai criteri elettorali. La LND non può decidere da sola, o quasi, chi eleggere. La commissione federale inoltre deve essere parificata ad una sorta di governo, con commissioni apposite per i rispettivi ambiti.



Il settore tecnico è da rifondare attraverso la creazione di nuove accademie federali, sul “modello francese”. In più una strettissima vigilanza sulle entrare e le uscite delle società. Evidentemente scottato dai numerosissimi fallimenti accumulati dalla Serie C e in Lega Pro Gravina propone il rating. Ogni squadra avrà un quoziente di affidabilità finanziaria. Un “marchio” che ne attesti serietà e ordine. E i soldi? L’idea è di creare maggiore ricchezza attraverso una ridistribuzione più equa delle risorse. Il divario fra grandi e piccole è troppo sbilanciato e i club di medio bassa classifica di tutte le categorie non hanno i mezzi per competere sul mercato con le altre concorrenti. Una divisione più ragionata delle risorse ridurrebbe la forbice, riequilibrando i valori in campo ed evitando il rischio della presenza di squadre materasso. Un campionato più equilibrato è anche più spettacolare. Quindi, più vendibile all’estero.

La ristrutturazione dei campionati invece prevede una B a 20 squadre e una C a 60, come adesso, divisa in tre gironi. Tuttavia Gravina vuole reintrodurre le quattro categorie professionistiche: la C1 e la C2. Entrambe a livello semiprofessionistico. La Serie D invece perderebbe 5 squadre passando d 167 a 162. Il cavallo di battaglia sono le “seconde squadre”. Ovvero la possibilità per le società di introdurre nei campionati minori le squadre formate dai giovani. Infine, la candidatura ad ospitare l’Europeo del 2028.

La vera rivoluzione di Gravina è però sul campo etico sociale: il programma si sofferma su alcuni punti scottanti che hanno giù bruciato diversi club di serie c. Gravina vuole salvaguardare i principi di correttezza. Lotta senza quartiere al match fixing, una vera piaga del calcio minore, figlia spesso di stipendi miseri a mal corrisposti. In questa ottica il calcio minore, assurgendo a semiprofessionismo, vivrebbe questo ridimensionamento come un qualcosa di estremamente positivo. Uno sport aggregativo, più che consumistico incanalato sui binari di inclusione sociale con regole studiate ad hoc per i giovanti, attraverso le partnership con le scuole e le università. In modo da educare al calcio e al tifo. A Nicchi è piaciuto. E a voi?

QUI IL PROGRAMMA COMPLETO: http://www.figc.it/other/candidature/ProgrammaGRAVINA.pdf

 

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