Juventus: ma era proprio necessario richiamare Riccardo Agricola?

Juventus: ma era proprio necessario richiamare Riccardo Agricola?

Riccardo Agricola, ex medico sociale della Juventus, sta per tornare nell’organigramma bianconero. Il suo compito:direttore sanitario all’interno della J Medical, la struttura privata gestita totalmente dalla società di Corso Ferraris. Riccardo Agricola. Chi era costui? Ah, già. Ritorna in mente, non esattamente bella, una storia di calcio e farmaci. Riavvolgiamo il nastro alla fine degli anni 90, quando una Juventus fortissima domina in Italia e in Europa. Senza paura. Alle macchie, ci pensa Raffaele Guariniello. Il pm di Torino apre un’inchiesta sull’abuso dei farmaci.

Riccardo Agricola, è pienamente coinvolto in quel processo. Juve centrifugata, processo in ammollo. Poi tutto finisce in prescrizione. Tutto inizia alla metà del 2000. Quando il GUP accoglie le richiese della Procura: Riccardo Agricola (medico sociale della Juventus) e Antonio Giraudo (amministratore delegato bianconero) sono rinviati a giudizio. L’accusa? “pluralità di atti fraudolenti consistenti al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento di competizioni sportive organizzate dalla FIGC”. La sentenza giunge il 26 novembre 2004: condanna Riccardo Agricola a un anno e 10 mesi. Giraudo è assolto perché non esistono elementi che potessero confermare la responsabilità della società. Il ricorso però stravolge la sentenza: il 14 dicembre 2005 è confermata l’assoluzione di Giraudo ed anche Agricola è prosciolto perchè “il fatto non sussiste” in quanto “nessun giocatore della Juve risultò positivo a sostanze dopanti e nessun elemento processuale fece intendere l’acquisto di Epo da parte della società”. In sostanza l’accusa si ridusse in abuso di farmaci leciti. Guariniello è sconfitto su tutti i fronti. La vicenda si trascina ancora e trova la parola fine il 29 marzo 2007.

La sentenza della Seconda Sezione Penale dichiara la prescrizione del reato di frode sportiva nei confronti dell’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo e del medico sociale bianconero Riccardo Agricola. Storia finita? Neanche per sogno. Preso atto della possibilità di un ritorno di Agricola, Guariniello, si è affrettato a ricordare, urbi et orbi, che “prescritto non significa innocente”. E vabbè, evviva la scoperta dell’acqua calda. Non serviva una lezione di diritto. Piuttosto una presa di coscienza, di fronte a una questione ormai puramente etica. In questo senso, ognuno ha la sua misura. Anche Agricola e la Juventus. Evidentemente diversa, non per questo condannabile.

Scommesse, Omofobia, Pedofilia, Doping e Frodi fiscali: Caro calcio inglese, ma che ti succede?

Scommesse, Omofobia, Pedofilia, Doping e Frodi fiscali: Caro calcio inglese, ma che ti succede?

“A partire dal 2004, ho piazzato più di 15.000 scommesse su vari sport. Tra queste, circa 1200 erano sul calcio. Tra il 2004 ed il 2011, poi, mi è capitato anche di scommettere sulla sconfitta della mia squadra; in queste poche occasioni, però, non ero nemmeno in panchina, quindi non potevo alterare il risultato finale. Ho lottato contro la dipendenza dal gioco d’azzardo, ho anche fornito alla FA un certificato medico al riguardo. Sono molto deluso dalla durezza della sanzione, che mi costringe a un ritiro anticipato dal calcio. Ho sbagliato, ma la pena è più pesante di altre assegnate a giocatori meno controversi di me, che hanno ricevuto squalifiche non oltre i 6 mesi. Con i miei avvocati ho deciso di fare ricorso: spero che mi sia concessa un’audizione equa e resto fiducioso sul fatto che la pena venga ridotta.”

Queste le parole del bad boy del calcio inglese per antonomasia, Joey Barton, in una recente intervista a seguito della squalifica di 18 mesi inflittagli per aver scommesso su diverse partite. Il ‘criminale’, per dirla alla Marianella, tuttavia, in Inghilterra è solo l’ultimo di tanti casi recenti di atleti beccati a puntare su eventi calcistici.

Esempi?

Kyle Lafferty, classe 1987, ex Palermo, nei mesi scorsi accusato dalla Football Association di aver infranto i codici regolamentari vigenti tra i calciatori per aver scommesso su una partita. In un comunicato ufficiale, la FA affermò che Lafferty aveva violato tale norma il 20 febbraio del 2016.

Altri casi hanno condotto a: il centrocampista agli ordini di Rafa Benitez nel suo Newcastle, Jack Colback, condannato a pagare 25.000 sterline dalla FA per aver violato il regolamento federale sul ‘betting’ il 16 marzo del 2016; il difensore argentino ex Manchester City Martin Demichelis; l’ex tecnico del Frome TownNick Bunyard, condannato a restare fuori dal mondo del calcio fino a luglio del 2019 per aver scommesso addirittura contro la sua squadra.

Tutte situazioni piuttosto difficili da gestire per la Football Association, che, dopo aver modificato il regolamento sul tema delle scommesse nel 2014, dopo i citati avvenimenti, ha seriamente preso in considerazione l’idea di adottare pene ancor più severe per coloro che vengono colti in flagrante (come il ‘povero’ Barton, appunto).

E che dire, poi, dei tanti episodi di omofobia avvenuti pure tra calciatori professionisti anche nell’anno in corso.

Chris Stokes, venticinquenne calciatore del Coventry City, durante la partita di Premier League tra Chelsea Tottenham Hotspur dello scorso maggio (quella, per intenderci, che consegnò matematicamente il pazzesco titolo al Leicester di Ranieri) aveva pubblicato la seguente frase: “Che partita imbarazzante da vedere! Mucchio di fr**i”. Immediate la reazione e la punizione della FA nei confronti dell’atleta. Anche in questa circostanza, però, si trattò di episodi, purtroppo, non nuovi nel mondo del calcio, in particolare quello inglese

Soltanto nel 2015, infatti, il centrocampista del Fulham Ryan Tunnicliffe aveva definito in un tweet ‘sausage boy’ il calciatore Patrick Bamford.

Un altro esempio di ‘omofobia social’ nella terra della Regina Elisabetta riguardò il fantasista, ex LazioRavel Morrison. A febbraio del 2012, il calciatore, allora militante nel West Ham, si rese protagonista di uno scambio di tweet al vetriolo con alcuni fan del Manchester United e cadde nell’insulto omofobo, venendo comunque puntualmente punito dalla Football Association.

Legato a tale tematica, pochi mesi or sono, mediante alcune dichiarazioni, il capo della FA Greg Clarke scatenò serie polemiche. Il motivo? Clarke ebbe modo di affermare che “i calciatori militanti in Premier League soffrirebbero di derisioni pesanti e sarebbero oggetto di scherno ad ogni weekend se scegliessero di confessare la propria omosessualità.” Come a dire, evitate di esporvi poiché non possiamo neutralizzare l’omofobia.

Dopo l’omofobia, tocca al doping.

Saido Berahino, ex centravanti del WBA, esce di scena con la maglia di tale squadra a partire dal settembre scorso, ufficialmente a causa di problemi fisici. Poi la notizia, una vera e propria bomba: la lunga lontananza dai campi del calciatore, che era stata inizialmente ricondotta anche a dissapori con tecnico e società, è stata, al contrario, dovuta al risultato positivo ad un test antidroga.

E il caso di Berahino, emerge successivamente, non è proprio isolato. A scriverlo per primo è il quotidiano ‘Daily Mail’, che afferma come in Inghilterra, oltre a Berahino (nel frattempo passato allo Stoke City di Hughes), ci siano altri dodici calciatori risultati positivi a dei test anti-doping in un lasso di tempo compreso tra il 2012 ed il 2016.

Una tragedia (umana e sportiva).

Nel vortice del doping, seppur per ragioni più lievi, finiscono poi anche due squadre della Premier. Il tutto accade all’inizio del 2017. Si tratta di Bournemouth e Manchester City.

In entrambi i casi, i club sono stati responsabili di non aver fornito all’agenzia anti-doping inglese le informazioni necessarie (e corrette) per permettere agli ufficiali di poter effettuare dei test a sorpresa sui propri tesserati. Il fatto, peraltro, non è accaduto in una sola occasione ma per ben tre volte; da qui, la decisione della FA di punire le società citate.

Ma non basta: ecco anche la pedofilia.

16 novembre 2016. In questo caso, la news che sconvolge il mondo del calcio inglese è veramente delicata (e disgustosa). Presso le colonne del Guardian, Andy Woodward, ex calciatore inglese, denuncia di aver subito per un lungo periodo delle violenze sessuali da parte di Barry Bennell, all’epoca allenatore delle giovanili del Crewe Alexandra. E’ solo l’inizio di un terremoto devastante.

A partire da quella data, un’enormità di calciatori passati per il club nello stesso periodo di Woodward racconta al giornale inglese di aver subito a sua volta delle violenze sessuali da parte di Bennell e di averlo raccontato solamente ai propri familiari.

Passano le settimane, i mesi, i giorni ed i casi si espandono a macchia d’olio. Le segnalazioni agli organi di polizia sono molteplici ed inquietanti. Il calcio inglese si sente ferito e promette punizioni esemplari, oltre che un controllo ancor più approfondito nel caso delle squadre giovanili.

Last but not least, come direbbero da quelle parti, un evento degli ultimi giorni: sospetta frode ed evasione fiscale da parte di Newcastle e West Ham.

L’inchiesta nasce in relazione ad alcuni trasferimenti di calciatori. Gli ufficiali di polizia arrestano diverse persone tra Inghilterra e Francia, compreso Lee Charnley, direttore generale dei Magpies e braccio destro del proprietario del club allenato da Benitez, Mike Ashley.

La polizia, però irrompe anche negli impianti delle due squadre, sequestrando documenti e prove utili per la propria inchiesta.

Si attendono sviluppi ma, ad ogni modo, il football oltre la Manica da qualche tempo a questa parte pare proprio non avere pace.

 

 

Le domande del Provocator Scortese: Perché il doping è un problema solo nello sport?

Le domande del Provocator Scortese: Perché il doping è un problema solo nello sport?

Ho incontrato il Provocator Scortese in un fumoso bar nella nebbiosa provincia del Nord. Dove sto anch’io insomma. Il posto l’ha scelto lui, dice che gli ricorda i peggiori bar di Caracas. Il Provocator Scortese non sembra un tipo losco, ti guarda con occhi normali mentre beve Rum normale, tra nuvole di fumo. Certo ormai anche in quel bar è vietato fumare, ma son state accese tante sigarette nei decenni precedenti che le nubi son rimaste lì, perenne ricordo di com’era una volta. Chiedo al Provocatore come devo chiamarlo.

Chiamami come ti pare. Sono scortese ti pare badi a queste cose?

No certo che no. Allora signor Scortese come mai ha voluto incontrarmi?

Perché vorrei lasciar cadere delle domande sul mondo, provocanti e scortesi.

E pensa che io possa aiutarla?

Sei l’unico che conosca in questo paese di concreti industriali che badi alla filosofia, e poi scrivi su una testata di Roma che dice di giocar pulito, io faccio domande che se non ti fermi alla prima impressione ma le candeggi per bene sono più bianche del bianco, quindi sei la persona che mi serve.

Cosa vuol chiedere signor Scortese?

Oggi vorrei sapere perché il doping è un problema solo nello sport.

Si spieghi meglio.

Sono qui apposta. Dunque da diversi anni a questa parte nello sport siamo diventati rigidissimi, analisi su analisi, controlli a sorpresa giorno e notte, non si assumono sostanze, non si ruba, non si imbroglia.

E’ per assicurare equità nelle competizioni e tutelare la salute degli atleti.

Volessero tutelare la salute dovrebbero controllare molto di più i bambini, i minorenni, quelli che fanno le garette di paese e se qualche qualche malintenzionato volesse fargli prendere qualcosa a oggi ci riuscirebbe senza problemi che nemmeno nei peggiori bar di Caracas…

E dell’equità delle competizioni che mi dice?

Giusto ci mancherebbe. Ma perché solo quelle sportive?

Cioè?

Per dire…il Festival di Sanremo è una gara no? Xfactor, Amici e potrei continuare, l’elenco è lungo…Lo fanno lì l’Antidoping?

Non credo.

Infatti e che differenza c’è mi scusi? In tutti questi anni mi pare ne abbiano squalificato per doping uno solo a Sanremo, qualche anno fa, e solo perché si autodenunciò in un intervista… Eppure anche i cantanti sono idoli dei giovani, e competono tra loro, non solo nei Festival, ma anche dopo per vendere i dischi, i file dei dischi ormai… E c’è di peggio.

Dica?

Prendiamo un concorso pubblico. Due candidati bravi allo stesso modo, preparati e capaci.

Cosa c’entra?

C’entra, ascolti. Il primo di loro si prepara per l’esame impegnandosi al massimo, studiando il tantissimo, ma dovendo usare il suo cervello così com’è e dormire otto ore per notte, il secondo venti giorni prima dell’esame inizia ad assumere prodotti che gli consentono di essere sempre fresco e ricettivo dormendo due ore. Supponiamo poi che il secondo candidato vinca il concorso per pochissimi punti: non sarebbe ragionevole pensare che se non avesse assunto certi farmaci  lo avrebbe perso?

Probabilmente sì.

Però l’antidoping non è previsto. E se qualcuno proponesse di farlo ai candidati che vincono un concorso, come si fa coi primi classificati alle Olimpiadi, succederebbe una rivoluzione, stato di polizia, violazione della privacy, cultura del sospetto, mi par già di sentirli. Però nello sport si può.

Dunque cosa propone?

Io voglio solo provocare e fare domande scortesi, del resto mi chiamo così. Tu però non fermarti alla superficie, estendi questa domanda a tante altre situazioni che si incontrano vivendo nel mondo. E poi chiediti di nuovo: perché nello sport si fa?

E?

Sai si può dire alla gente: guardate quante controlli facciamo, chi imbroglia lo prendiamo, e questo aiuta. Aiuta a far sembrare tutto migliore, più pulito. Lo sport attrae molto più di tanti altri argomenti, è più letto sui giornali e sul web, più visto in televisione…

Finisce il suo Rum e anche il nostro incontro si conclude:

Se vorrai ho altre domande, sai dove trovarmi. Non tornerò a Caracas per ora. Se vuoi saperla fino in fondo non ci sono mai stato a Caracas e probabilmente non ci andrò mai.

Doping Giovanile: lo spettro dell’EPO nello Sci di Fondo italiano

Doping Giovanile: lo spettro dell’EPO nello Sci di Fondo italiano

Un nuovo caso di doping, seppur si stiano attendendo le controanalisi e le eventuali giustificazioni dell’atleta prima che venga pronunciato il verdetto definitivo, sembra poter sconvolgere il mondo dello sport italiano.

Stavolta non si tratta di storie inerenti calcio, basket, tennis, atletica o ciclismo, che spesso trovano ampio spazio presso le colonne ed i portali dei principali media nazionali; in questo caso, è lo sci di fondo ad essere coinvolto ma, soprattutto, una giovanissima atleta di Feltre, di appena vent’anni: Eleonora Prigol.

La procura nazionale ha effettuato dei controlli sugli atleti italiani delle squadre giovanili e qualche giorno fa il Coni ha diffuso la comunicazione che Prigol è stata trovata positiva al doping al termine dei Campionati Italiani Individuali Aspiranti/Juniores, che si sono svolti a Passo Cereda il 26 febbraio scorso.

All’interno della nota pubblicata dal Coni, si legge: “La Prima Sezione del Tribunale nazionale antidoping in accoglimento dell’istanza di sospensione cautelare proposta dalla procura nazionale antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta Eleonora Prigol (tesserata Fisi) riscontrata positiva alla sostanza eritropoietina ricombinante a seguito di un controllo disposto da Nado Italia (l’organizzazione nazionale antidoping, derivazione della Agenzia Mondiale Antidoping)”.

Eleonora Prigol, già attiva nella squadra del Corpo Forestale dello Stato ed attualmente tesserata per il centro sportivo dei Carabinieri, in quell’occasione aveva ottenuto una settima posizione. Pochi giorni prima, tuttavia, a Bosco Chiesanuova (Verona), aveva conquistato il primo posto al Campionato regionale giovanile femminile.

Il fatto che lascia più sgomenti è, principalmente, (oltre all’età della ragazza) il tipo di sostanza riscontrato, l’eritropoietina, comunemente conosciuta con il termine “epo”.

Si tratta di un farmaco ormai tristemente (nel mondo dello sport) noto, utilizzato in ambito medico per curare le anemie in pazienti con patologie renali o del sangue e consumato nello sport per aumentare l’apporto di ossigeno. I rischi sono numerosi, uno su tutti l’aumento della viscosità del sangue, che può portare ai trombi.

Nel ciclismo e nello sci di fondo, come anche in altri sport che richiedono una grande resistenza, il rischio di assunzione di epo da parte degli atleti è maggiore. Il ciclista Lance Armstrong, il compianto Marco Pantani, il fondista Johan Muehlegg o il marciatore Alex Schwazer sono stati tra i casi più celebri associati ad eritropoietina.

Ma cosa viene fatto per cercare di contrastare tale piaga?

Ogni anno, il Comitato controllo antidoping stende un piano di distribuzione delle attività, definendo le priorità nelle varie discipline e stabilendo quali saranno gli atleti sottoposti ai controlli (solitamente quelli di livello nazionale).

Gli atleti che fanno parte delle squadre olimpiche, che ricevono finanziamenti pubblici o che stanno scontando un periodo di squalifica o sospensione cautelare, sono sottoposti a controlli mirati, ma si può essere sottoposti a controlli anche mediante una selezione casuale.

La prova antidoping comprende esami di urine e sangue. I risultati positivi si assestano attorno al 3,5% tra gli uomini e al 2% tra le donne.

Spesso, purtroppo, l’uso di sostanze dopanti è stato riscontrato anche nelle gare giovanili ed è soprattutto ciò a destare grossa preoccupazione; perché bisognerebbe ricordare, principalmente ai giovani, che se per qualcuno non è importante soltanto partecipare, almeno non può vigere la regola secondo la quale ‘vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta’.

Lo sport è anche (anzi, soprattutto) divertimento, partecipazione, condivisione di emozioni con compagni e pubblico.

Detto ciò, l’augurio sincero è che le controanalisi possano smentire tutto e spazzare via ogni dubbio sulla giovane e talentuosa Eleonora Prigol.

Sharapova: in quanti ce l’hanno fatta dopo la squalifica per doping?

Sharapova: in quanti ce l’hanno fatta dopo la squalifica per doping?

Il 26 Aprile dopo un anno di squalifica per dopingMaria Sharapova farà il suo ritorno in campo. L’occasione sarà il torneo di Stoccarda che però inizierà il 25 dello stesse mese. Un dettaglio non da poco che ha fatto già infuriare le altre tenniste come Caroline Wozniacki, che in conferenza stampa ad Indian Wells ha parlato a lungo e in del ritorno della tennista russa, criticando aspramente la decisione della WTA: “Credo che non sia affatto giusto permettere ad un giocatore o una giocatrice, non importa a chi, fuori per squalifica di giocare un torneo che inizia quando la squalifica è ancora attiva – ha sottolineato la tennista danese – Dal punto di vista del torneo penso sia una grande mancanza di rispetto nei confronti delle altre giocatrici e verso”. Insomma non proprio un benvenuto per la russa che oltre a questo dovrà fare i conti anche con il difficile percorso che la aspetta per tornare ad alti livelli. La Sharapova non è la prima tennista che torna in campo dopo una lunga squalifica, ma l’incognita principale sarà quella di capire se la russa sarà in grado di tornare a competere fra le migliori del circus oppure no. Vediamo allora i casi principali di tennisti e tenniste che in passato hanno avuto la forza e la capacità di tornare in campo dopo una squalifica più o meno lunga.

Molti sono i casi in campo maschile, mentre di meno quelli che riguardano le donne. Il caso più eclatante in ambito femminile è senza dubbio quello di Martina Hingis . La tennista svizzera di origini slovacche, nel 2007 fu squalificata per doping dopo essere risultata positiva alla cocaina al torneo di Wimbledon. Già sul finire del 2006 la Hingis aveva avuto diversi problemi fisici e la sua stella stava pian piano spegnendosi (la svizzera era stata numero uno della classifica WTA per 209 settimane tra il 1997 e il 2001). Dopo la squalifica la Hingis non è più tornata ai suoi livelli specializzandosi però nel doppio, che l’ha vista tornare addirittura in testa alla classifica di questa specialità. Tanti sono i casi invece in ambito maschile anche con alterne fortune: Se Marin Cilic (squalificato nel Settembre ’13) è riuscito dopo lo stop di 4 mesi inflittogli, a tornare ad altissimi livelli riuscendo a vincere lo US Open nel 2014, giocatori di grande calibro internazionale come Coria e Puerta hanno visto la loro carriera praticamente chiudersi dopo essere stati squalificati. Chissà invece come sarebbe potuta essere la storia della risalita di André Agassi se, come lo stesso ex numero ha dichiarato nella sua biografia, l’ATP non avesse deciso di archiviare la sua positività alla metanfetamina e quindi graziarlo.

Maria Sharapova è dunque pronta a ripartire tra poco più di un mese. La curiosità sarà quella di capire dove la russa riuscirà ad arrivare se ai vertici del tennis mondiale oppure si dovrà trascinare in una carriera faticosa lontana dalle posizione nobili della WTA, lasciando solo un ricordo dei suoi grandi successi prima della squalifica.