Amarcord di una grande occasione: Campionato Nazionale Snooker 2017

Amarcord di una grande occasione: Campionato Nazionale Snooker 2017

Campionato Nazionale Snooker 2017

Qualche volta può accadere che un articolo di cronaca sportiva venga deliberatamente accantonato, reso innocuo, soffocato tra scartoffie o nebulizzato nei cluster di un hard disk. I motivi possono essere i più vari; dalla perdita di interesse della redazione, del pubblico imprevedibile, da una serie di concitati eventi che hanno portato alla sua rimozione dal menabò oramai stabilito, infine può essere una lucida decisione dello stesso redattore, cioè da chi lo ha scritto e quasi completato, dal suo stesso padre intellettuale che, per umani patimenti vuole dimenticarlo, allontanarsi dai fatti descritti, sottrarsi ad un affanno. Può accadere però un evento parallelo, dislocato in un tempo diverso ma gemellato con legame infrangibile di causa ed effetto. Allora ecco riaffiorare nell’autore la necessità di dare a quel figlio legittimo il posto che gli spetta tra le pagine cartacee o luminose o tra i più disparati supporti dell’informazione nel nostro tempo. Un destino simile è capitato alla cronaca dei Campionati Nazionali di Snooker di quest’anno, un appuntamento sportivo  controverso e fortemente osteggiato da una frangia secessionista dello snooker italiano, per fortuna, con ancora maggiore forza e nitore di intenzioni, voluto dalla Federazione che, fino a prova contraria, in forza della sua appartenenza al C.O.N.I., risulta essere la massima autorità italiana in tutti gli sport di stecca. Questa premessa si è resa indispensabile perché l’evento in questione si è svolto alla fine di giugno di quest’anno ma solo ora, ad ottobre inoltrato, grida le sue ragioni per essere reso disponibile. Così l’articolo sepolto riemerge dall’archivio ma con intenzioni diverse che ora evadono dalla cronaca per infilarsi nella categoria delle evocazioni di memoria e spinto dall’urgenza di condividere un momento importante di storia del biliardo italiano che l’autore ha vissuto con grande intensità e che non può tenere solo per se. Spero sia nata in voi la curiosità per concedere i pochi minuti necessari ad attuare questa condivisione …

Il Palavela è una struttura che ospita eventi sotto l’egida CONI. Costruzione degli anni 60, nata dalle matite sincronizzate degli architetti Levi e Rigotti per festeggiare il centenario dell’Unità d’Italia, restaurata in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006, tutt’ora un punto di riferimento per questo tipo di sport e non solo. Una location con il pedegree dell’ufficialità, l’atmosfera dei grandi eventi, il respiro delle manifestazioni sportive storiche. In questo fine giugno del 2017 è stato il turno del biliardo, il nostro turno, la volta nella quale F.I.Bi.S. ha potuto mostrare l’evento topico della stagione ad un grande pubblico in un luogo adeguato.

Non appena varcata la soglia di ingresso l’emozione è grande. Sembra di essere in una storica location dello snooker come la Thurston Match Room Leicester Square dove manca solo la greve nuvola di fumo che contro-soffitta  tutto il salone. Poi le pupille si dilatano adattandosi all’oscurità ed iniziano a leggere quei rettangoli illuminati distesi con simmetria e sono tanti, tantissimi. Lo spazio è vasto, disseminato di tavoli disposti come una corona che segue il perimetro dell’arena, poi un camminamento, poi un passaggio due metri più in alto ed infine le tribune che si elevano a molti metri sopra la testa.

Ancora uno sforzo di messa a fuoco nella penombra e nel cuore della hall, appaiono quattro enormi altopiani verdi, perfette rappresentazioni dei tavoli da biliardo di ogni tempo. Decido che la luce scarsa e molto calda sia buona piattaforma per una serie di pochi scatti che orienterò al bianco e nero. Una scelta più estetica che funzionale, più attenta all’atmosfera che all’informazione della quale siamo tutti bulimici. Dopo ogni evento non restano che immagini, ferme oppure in movimento ma pur sempre traccia di ciò che era vivo e imprevedibile. La fotografia è un atto formale che può congelare il tempo, imprigionare  l’eternità nell’attimo.

Allora penso che, se sarò fortunato e attento, qualcuna di queste “fotografie” potrà essere ingrandita in una specie di immagine murale, a raccontare per lungo tempo qualcosa di appena sussurrato ma che ha realmente avuto luogo. Forse sarà un’immagine che susciterà domande, magari darà anche risposte, testimone fedele di ciò che è stato quel momento senza poterlo più misurare con le categorie convenzionali  del tempo e dello spazio.

Così mi è rimasto dentro il ricordo di questo terzo campionato nazionale di snooker, una micro-serie di scatti come scatole magiche, ognuna a raccontare qualcosa di bello e indescrivibile che è oltre i risultati sportivi, le vittorie e sconfitte, simboli di un impegno collettivo e di un progetto che lentamente sta prendendo la forma che merita nella storia del biliardo italiano.

Pochi giocatori ai nastri di partenza, una protesta sulla formula del campionato ha avvelenato gli animi e allontanato molti ingenui da questa splendida occasione di vivere un momento epico del nostro sport. Forse è anche questo il motivo che rende questo terzo campionato nazionale così speciale, anomalo, controverso, ma ugualmente vero come i due che lo hanno preceduto ed i molti altri che lo seguiranno. Quattro tavoli al posto di due fanno la differenza e proprio per questo motivo che, per la prima volta, sono stati disputati i nazionali di categoria per la serie C e B, altra occasione straordinaria per sottolineare con fermezza il trend di sviluppo del movimento snookeristico italiano.

Alla direzione di gara gli arbitri con licenza EBSA Fabian Tagliapietra di Venezia e Lorenzo Costantini di Milano, hanno dato a tutta la manifestazione quell’aura di impeccabile ufficialità che diviene necessaria per presentare degnamente lo snooker. Nella massima categoria, con una finale equilibrata e di buon livello tattico, si sono scontrati il portacolori di Ambrosian Academy Gianluigi Luoni e Max Sabetta della Tirano Academy che riesce a determinarsi Campione Nazionale Assoluto 2017 gestendo al meglio gli ultimi tre frame.

Proprio Tirano Academy, capitanata da Sabetta, riesce ad aggiudicarsi anche gli altri due titoli: sul podio delle categoria C, premiato da Claudio Bono, sale Marco Robustelli mentre  sul più alto gradino della categoria B si insedia Andrea Sabetta. Nel complesso un evento di grande significanza per la storia dello snooker F.I.Bi.S. che, con i suoi concreti sbocchi nelle organizzazioni europee e mondiali, è l’unica strada per dare a tutti gli appassionati l’orizzonte più ampio che si possa immaginare. Concludo questo esercizio rievocativo non privo di ironia per ciò che viene sussurrato tra le righe e di pungente malinconia per un’occasione perduta pur sapendo che non sarà l’ultima. Tutto sommato un Amarcord positivo, che spinge fino a sognare, in un giorno non troppo lontano, una squadra italiana sul palcoscenico del professionismo mondiale. E forse, con queste ultime parole, un piede nel surreale lo stiamo mettendo davvero … strizzando l’occhio al maestro Fellini.

 

Lo sport nella Capitale è Roma Sport Experience. 6, 7 e 8 Ottobre

Lo sport nella Capitale è Roma Sport Experience. 6, 7 e 8 Ottobre

Per allenarsi, imparare, crescere e divertirsi. Per atleti professionisti, per gruppi e per famiglie.

Tre giorni di sport e tanto divertimento. Sarà questo e molto di più Roma Sport Experience, l’evento sportivo della Capitale, che si svolgerà il 6,7 e 8 Ottobre presso il parco divertimenti di Cinecittà World. Un’occasione imperdibile per chi vuole vivere lo sport a 360°, sotto tutte le sfaccettature. Per tre giorni Cinecittà World diventerà l’isola dello sport a Roma: dalla “Obstacle Race” ai giochi virtuali, dalla Kickboxing alla danza, Roma Sport Experience offre a tutti un’occasione per immergersi in tre giorni di sport. Al Roma Sport  Experience avrai la possibilità di correre nell’arena di “Ben Hur”, di provare tante discipline come il Baseball, il Padel, tennis da tavolo oppure provare ad buttarti in acqua e metterti alla prova con immersioni e tanto altro ancora seguito, sempre, da istruttori qualificati ed atleti  professionisti. Non ci sarà, però, solo lo sport “giocato”: Roma Sport Experience sarà l’occasione per un momento di riflessione su tutto il movimento sportivo italiano e romano. Tanti convegni e momenti di confronto sulle tematiche più importanti e più attuali dello sport italiano e non solo.

Quindi perché rimanere a casa?

Per partecipare basta acquistare un tagliando sul sito www.romasportexperience.com. Ecco il listino dei prezzi:

  • 19 euro: Solo ingresso alla manifestazione
  • 25 euro: Ingresso + BYC Training™ , programma di allenamento urbano nato per condividere la passione per lo sport e spingersi oltre il proprio limite insieme a tantissimi sportivi
  • Pacchetto Smart 130 euro: ingresso di 2 persone all’evento Roma Sport Experience in uno dei 3 giorni dell’evento + 2 ingressi Zoomarine; pernottamento per una notte e prima colazione; Card Sconto del 10% presso gli esercizi commerciali di Castel Romano Outlet.
  • Pacchetto CLUB TICKET 190 euro : 3 ingressi (2 adulti+1 bambino) all’evento Roma Sport Experience in uno dei 3 giorni dell’evento + 3 ingressi Zoomarine; pernottamento per una notte e prima colazione; Card Sconto del 10% presso gli esercizi commerciali di Castel Romano Outlet.
  • Pacchetto Family Ticket 245 euro: 4 ingressi (2 adulti+2 bambino) all’evento Roma Sport Experience in uno dei 3 giorni dell’evento + 4 ingressi Zoomarine; pernottamento per una notte e prima colazione; Card Sconto del 10% presso gli esercizi commerciali di Castel Romano Outlet.
  • Gran Gala di Kickboxing 30 euro: Ingresso + la partecipazione da spettatore al Gran Gala serale di Kickboxing del 7 Ottobre.
  • Ben Hur – Campestre 6 km 15 euro: ingresso + Partecipazione alla Corsa Campestre del 7 Ottobre
  • E-Sports Fifa Cinecittà World 15 Euro: Ingresso + Partecipazione al torneo di Fifa 2017 su Playstation 4.

 

Tutti gli eventi ed i pacchetti acquistabili sono disponibili su:  https://opes.runningexperience.it/negozio/

 

 

Catalogna: Més que un Referendum, quando un voto va oltre la politica

Catalogna: Més que un Referendum, quando un voto va oltre la politica

L’avevano presentato come un possibile e pericoloso focolaio. Un altro veicolo di instabilità sia per la Spagna che per l’Unione Europea. Un altro derby Madrid-Barcellona, non bastasse già El Clasico tra Real e Barca. Se avesse vinto il sì, dicevano i giornali di tutta Europa, se la Catalogna avesse proclamato l’indipendenza, sarebbe stato un problema. Politico prima di tutto, con un possibile effetto a cascata anche sulle prossime tornate referendarie che si terranno in Veneto nel prossimo novembre. Giacché dal punto di vista legale ci aveva già pensato la Corte Suprema di Spagna a stabilire che comunque fossero andate le cose, il referendum era da considerarsi come un atto illegale.

Una sceneggiata come sarebbe arrivato a definirla il premier spagnolo Mariano Rajoy il quale non esiterà ad inviare un contingente di 10 mila membri delle forze dell’ordine (tra Guardia Civil e Policia Nacional) per chiedere di reprimere con la violenza le proteste dei catalani scesi in piazza per reclamare il loro diritto al voto. E a conti fatti, con gli 844 feriti tra i manifestanti, è stato veramente un miracolo che non ci sia scappato il morto. Nella cornice di violenza che purtroppo ha caratterizzato quella che sarebbe dovuta essere un’altra pacifica giornata di democrazia (ma non lo è stata), coloro che sono riusciti a votare (il 42% degli aventi diritto), lo hanno fatto in netta maggioranza per il Sì all’indipendenza. Dunque, se il voto fosse stato accettato da Madrid, oggi forse, della Spagna, si scriverebbe un’altra storia. Ma alla fine, nonostante la repressione del governo, il voto per l’indipendenza della Catalogna, si è rivelato molto di più che un referendumMés que come direbbero i tifosi del Barca. E probabilmente la storia non finirà soltanto con le dichiarazioni al vetriolo di una parte (Madrid con Rajoy che rivendica le violenze dei poliziotti) e l’altra ( Barcellona con il presidente della Regione Puigdemont che annuncia di voler portare il governo di fronte alla giustizia internazionale). Perché intanto gli strascichi arrivano a farsi sentire anche in ambito sportivo. Con la squadra di calcio del Barcellona, fortemente schierata a favore dell’indipendenza, che prima gioca a porte chiuse contro il Las Palmas e poi annuncia lo sciopero degli allenamenti.

Dopo le lacrime in diretta televisiva di Piquè, alle quali hanno fatto seguito le proteste dei tifosi della Spagna che hanno chiesto al giocatore di lasciare il ritiro della nazionale, sono arrivate anche le dichiarazioni dell’ex centrocampista blaugrana Xavi che non ha esitato a definire i fatti accaduti come “una vergogna”. A stimolare, poi,  la fantasia dei giornalisti ci aveva pensato il ministro dello Sport catalano Gerard Figueras dichiarando che se l’indipendenza fosse stata proclamata, il Barcellona sarebbe andato a giocare all’estero. Questo perché, la mancata partecipazione alla Liga avrebbe avuto anche delle inevitabili conseguenze anche dal punto di vista economico e commerciale. Con ad esempio, una forte riduzione delle entrate da diritti tv. Senza dimenticare che un ipotetico campionato catalano sarebbe stato giocato veramente a ranghi ridotti, con il Barca, l’Espanyol il Girona e qualche altra squadra di serie minori a giocarsi il titolo. Da qui la provocazione (ma chissà poi quanto) di Figueras di andare a giocare in Italia o in Inghilterra. Con l’esempio del Monaco, squadra del Principato di Montecarlo che milita nelle massima serie francese, a fare da caso di scuola. Anche se un’ipotesi del genere, difficilmente avrebbe potuto essere seguita. Sia per il probabile se non scontato no dell’UEFA e sia per le regole di iscrizione ai campionati. Nel caso della nostra serie A come prevede il regolamento della Lega Calcio, una società deve prima essere “affiliata” alla FIGC la quale, secondo l’articolo 13 dello Statuto federale, “prevede le regole di affiliazione delle società e disciplina l’ordinamento dei campionati” . Per questo, come ha detto il presidente del CONI Giovanni Malagò l’impressione è che per il momento ci sia soltanto,molto spazio per la fantasia.

 

Il Ruolo delle Associazioni Sportive Dilettantistiche: lo Sport che non si vede ma che fa la differenza

Il Ruolo delle Associazioni Sportive Dilettantistiche: lo Sport che non si vede ma che fa la differenza

Quando parliamo di Sport siamo tutti abituati a pensare ai massimi livelli, alle star multi miliardarie, agli atleti pluripremiati, agli stadi ed ai palazzetti gremiti di gente ed appassionati. Senza dubbio lo sport che ci piace è questo, perché è quello che ci fa sognare da bambini e non solo. Analizzando più a fondo però lo sport molte volte significa anche molto altro. Al di sotto del mondo dei professionisti esiste tutto un mondo ed un sistema che fa sport tutti i giorni senza però essere al centro delle luci della ribalta, ma solo per passione e per creare un collante all’interno della società. Tutto questo è rappresentato dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche, vera linfa dello sport in Italia. Cuore pulsante della passione di migliaia di atleti nel nostro paese che grazie a queste associazioni posso praticare sport a qualsiasi livello.

I numeri ci raccontano che in Italia sono oltre 100.000 le associazioni sportive. Una rete sociale invisibile ma estremamente fondante dei rapporti sociali e non solo del nostro paese. L’importanza dello sport nei paesi industrializzati oggi è enorme, genera un’economia che è in Italia la quarta maggiore del paese, coinvolge il 65% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, e se si considera anche il livello amatoriale si arriva a 34 milioni di italiani coinvolti. Una risorsa inestimabile per il nostro paese che in tutti i modi deve essere difesa. Lo sport con i suoi valori e la sua funzione sociale può apportare un reale cambiamento e rinnovare le concezioni riguardanti le organizzazioni sportive, non solo in ambito dilettantistico ma anche nelle imprese sportive professionistiche. Attraverso le stesse associazioni dilettantistiche si possono proporre dei progetti che incorporino valori socialmente condivisi e raccoglierne subito i frutti.  Lo sport dilettantistico comunque, con questi numeri, rappresenta senza nessuna discussione, la risorsa più importante del terzo settore in Italia. Questo però non viene compreso dalle istituzioni che molte volte sembrano dimenticare il valore ed il peso dei numeri della Associazioni Dilettantistiche: sotto il profilo Istituzionale l’ordinamento sportivo è materia soggetta a competenza concorrente in un intricato sistema di competenze territoriali. Non è soltanto lo Stato a garantire la presenza e la diffusione delle Società Sportive tramite il suo Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive, e soprattutto, l’ente pubblico del CONI.  La Consulenza delle associazioni sportive rappresenta il passaggio necessario per districarsi in un budello normativo ricco di soggetti, un complesso sistema normativo che cerca di codificare un’attività, quella sportiva, estremamente varia e  multiforme. Il Governo al momento si è mosso approvando il codice del terzo settore, quello sulla impresa sociale e quello sul cinque per mille.

Piccoli passi volti a garantire il valore sociale dello sport, seppur chiaramente riconosciuto dalla legge di riforma del terzo settore, che però sembra al tempo stesso pesantemente messo in discussione e tenuto fuori dai decreti attuativi della legge stessa. Proprio in questo senso Opes Italia, l’organizzazione per l’educazione allo sport che negli anni è divenuta sempre più punto di riferimento nel mondo dello sport anche nell’ambito degli sforzi profusi per il CCNL dello sport, vigilerà affinché il ruolo delle Associazioni Sportive Dilettantistiche venga riconosciuto all’interno della riforma del Terzo Settore, di cui, comunque, si aspettano tutti i decreti attuativi.

Mi chiamo Pierfilippo Capello, amo il Calcio, alleno Manager

Mi chiamo Pierfilippo Capello, amo il Calcio, alleno Manager

Pierfilippo Capello , figlio del più famoso padre, ha fatto dello sport una ragione di vita. In questa intervista scopriremo in che modo.

Pierfilippo Capello , nato a Roma nel 1970, poche settimane prima che il più famoso padre Fabio passasse alla Juve; cresciuto a Milano è oggi un avvocato di successo.

Sposato, due figlie, si occupa dal 1999 di Diritto dello Sport materia che  insegna all’Università LIUC di Castellanza e di Pavia, tiene lezioni ai Master in Sport Law and management all’Università Statale di Milano, di Milano Bicocca, al Master SBS di Treviso e ai Master del Soe24Ore, oltre che all’I.E. di Madrid.

Di sé dice che: “a una certa età sono rimbecillito e ho cominciato a correre (pianissimo) delle maratone e a suonare (malissimo) la chitarra elettrica”.

Curiosità irrinunciabile è quella di sapere che sport pratica e, forse per non sfigurare di fronte al grande padre dice che ha praticato il calcio, il tennis, il golf, lo squash, il football americano, il pugilato, lo sci e lo sci di fondo, tutto insomma, ma, aggiunge, in modo mediocre!

Leggendo le interviste che hai rilasciato emerge il ritratto di un uomo semplice e dolce, mi sbaglio?

Non lo so, credo dipenda tutto da qual è l’angolo di riferimento: qualche mio collaboratore o controparte potrebbe non essere del tutto d’accordo sull’aggettivo “dolce”.

Le tue radici, la tua storia quanto contano per te?

Contano, certo, come per tutti; ma sono stato educato a pensare che il passato è passato e si deve solo lavorare e pensare al presente e al futuro.

So che tuo padre, quando ti vide giocare a calcio da piccolo, ti disse che non ci avresti mai mangiato con il calcio. Ci rimanesti male?

No, perché il calcio, e lo sport in generale, è democratico e sincero: chi pratica uno sport si rende perfettamente conto di quali siano i propri mezzi e i propri limiti: io ho capito subito che c’erano tanti altri giocatori molto più dotati di me, e che il mio talento era nettamente inferiore al loro. E questo vale per tutti, anche per chi gioca al calcetto il giovedì sera: chiunque entri in campo, sa perfettamente quali compagni e avversari sono più forti di lui, e quali meno; magari non lo ammetterà mai, ma dentro di se’ ne è perfettamente consapevole.

fabio capello padr die pierfilippo capello

Che ricordi hai di Fabio Capello padre e allenatore quando eri piccolo?

La grande forza di mio papà e di mia mamma è sempre stata la capacità di lasciare il lavoro di mio padre fuori dalla porta: in casa per anni non si è parlato di calcio, e anche quando eravamo ormai cresciuti io e mio fratello ci siamo trovati spesso a scoprire le ultime notizie sulla squadra allenata da Fabio Capello leggendo i giornali…

Parlaci della  tua nuova  avventura in Osborne Clarke, quale la mission della società e quale sarà il tuo ruolo?

C’è uno studio legale internazionale, noto per la sua apertura alle innovazioni, e proprio questa caratteristica si sposa perfettamente con l’industry dello sport che è evidentemente internazionale o, ancora meglio, sovranazionale, e sempre in evoluzione.

Hai affermato che lo sport può essere generatore di opportunità di lavoro, in che modo?

Lo sport è passione, ed è un modo per creare rapporti di fiducia con vecchi e nuovi clienti, che hanno interessi anche al di fuori dello sport business vero e proprio.

Hai parlato di uno sviluppo internazionale dello sport, ci spieghi?  

Prima di tutto chiariamo un punto: quando io parlo di sport, non parlo (solo) di calcio, ma di un fenomeno globale, che coinvolge allo stesso modo i professionisti milionari come l’appassionato che esce la domenica per la gara di corsa, sci, canoa o golf.

Oggi è sempre più chiaro che chi fa sport, o si occupa di sport, ha una visione del tutto internazionale: il calciatore, l’allenatore, il tennista o il giocatore di rugby sono perfettamente consapevoli che tra sei mesi potrebbero ricevere un’offerta dall’Inghilterra come dalla Cina, da Dubai o dal Sudamerica. E lo stesso approccio caratterizza anche gli sponsor, le agenzie, i consulenti…

Hai raccontato di quando sei andato in Senegal a portare un’incubatrice in un orfanotrofio, ci parli di questo aspetto della tua vita che mi piace molto.

Ho imparato in famiglia il valore della beneficenza, e che è una delle cose di cui non si parla: mi limito a dire che nel mio (molto) piccolo, mi piace pensare di aver fatto, e continuare a fare, qualcosa per gli altri.

Trovi i che i procuratori abbiano troppo potere?

Non parlerei di “potere”: la mia percezione è che, come conseguenza di una deregulation messa in atto dalla FIFA nel 2015, i procuratori si possano, oggi, muovere senza norme ben definite e senza un’autorità che sia in grado di regolare, verificare e eventualmente sanzionare i loro comportamenti. Mi spiego con un esempio, nemmeno troppo lontano da alcuni casi reali: se un agente di nazionalità inglese, utilizzando una società di diritto svizzero, realizza il trasferimento di un giocatore brasiliano da una squadra tedesca in prestito a un club di Dubai e poi in via definitiva a una squadra cinese, anche solo decidere sotto quale legislazione e giurisdizione ricada l’operato del procuratore è un rebus…

pierfilippo capello e mino raiola

Esistono delle clausole contrattuali per evitare che le società siano ostaggio dei giocatori o l’unica soluzione è metterli fuori rosa?

In Italia il professionismo sportivo è regolato dalla legge 91 del 1981, e i lavori che hanno portato alla legge risalgono alla fine degli anni ’70: con questo intendo dire che lo sport professionistico in Italia è regolato da norme scritte per un mondo completamente diverso da quello di oggi, e questo porta a evidenti problemi e anomalie.

Ogni volta che si verificano casi in cui deve intervenire la Giustizia Sportiva, dall’esterno si ha l’impressione che, anche a Sentenza arrivata, ci sia un alto grado di impunità. E’ vero? Come si spiega?

La prima spiegazione è che la giustizia sportiva ha un limitato potere inquirente e investigativo: le procure sportive (tanto quelle federali quanto quella antidoping del CONI) non possono disporre perquisizioni, né intercettare, e nemmeno imporre la consegna di documenti o altro materiale, ma si devono basare solo su ciò che ricevono, quando avviene,  dagli organi della giustizia ordinaria.

Inoltre, la giustizia sportiva non ha giurisdizione sui non tesserati: questo vuol dire che se un atleta ha commesso un illecito sportivo insieme ad altri e nessuno di questi è tesserato per una federazione, tutti costoro non possono essere oggetto di nessun procedimento sportivo, rendendo molto più complessa l’attività di chi deve garantire la giustizia all’interno delle corti sportive.

Inoltre, i codici di giustizia sportiva prevedono sanzioni che all’esterno, certo, possono apparire miti, ma il tutto deve essere parametrato al contesto nel quale le sanzioni sono comminate: per esempio anche un solo anno di squalifica, per un atleta, comporta spesso la perdita di due stagioni sportive e la necessità di trovare una fonte di reddito diversa da quella dello sport, cosa non banale per chi ha dedicato tutta la propria vita a specializzarsi in una disciplina agonistica.

Essere il figlio di un monumento come Fabio Capello come influisce sulla tua vita di tutti i giorni e come ha influito nella tua vita professionale?

Sarei ipocrita a non ammettere che essere il figlio di Fabio Capello (e di sua moglie) possa aver influito in tanti aspetti, piccoli e grandi della mia vita, personale e professionale: per questo, cerco di fare del mio meglio per non sprecare questa fortuna.

Hai appena letto L’intervista a Pierfilippo Capello

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