Diritti Tv: la goccia che può far traboccare il vaso del calcio italiano

Diritti Tv: la goccia che può far traboccare il vaso del calcio italiano

Forse non sarà un caso se proprio nella settimana in cui la Lega Calcio ha rifiutato le varie offerte nell’asta dei diritti televisivi (che il presidente federale Tavecchio ha giudicato “non congrue con il valore del calcio italiano) il consiglio comunale di Roma Capitale ha riconosciuto per la seconda volta in 3 anni, la pubblica utilità al progetto per lo stadio della Roma. Potrebbe essere,  a volerlo riconoscere, un segnale del destino che vuole mettere il calcio italiano di fronte alla realtà dei fatti. Una realtà la quale, con buona pace di Carlo Tavecchio, sembra essere molto più dura dei soldi che le multinazionali delle televisioni non avrebbero offerto nell’ultima asta della scorsa settimana. E a far riflettere, o preoccupare a seconda dei punti di vista, non dovrebbero essere allora i 440 milioni e non il miliardo che Sky avrebbe offerto e Tavecchio rifiutato; e neanche la clamorosa assenza di Mediaset che per la prima volta non ha presentato alcuna offerta.

Quanto e piuttosto, una situazione di distanza che ad oggi appare siderale tra il nostro calcio e gli altri in Europa. Una realtà che a guardarla soltanto dal punto di vista sportivo, potrebbe essere ben rappresentata dai 4 pallini che il Real Madrid ha rifilato alla nostra Juventus nella finale di Champions League. Ma che invece, a volerla guardare più a fondo esce dal terreno di gioco ed entra direttamente nei bilanci delle società. Nei quali, come abbiamo già raccontato ai lettori di Io Gioco Pulito, ci sono proprio quei numeri che attualmente rendono il confronto tra il nostro calcio e quelli più importanti in Europa  semplicemente impietoso. E la questione degli stadi di proprietà, con la sola Juventus unica tra le nostre cosiddette grandi ad avere un proprio impianto, è il punto più dolente ma non l’unico. Perché quello che gli economisti chiamerebbero il “gap” del nostro calcio non si riflette soltanto nell’incapacità delle nostre società di ridurre la dipendenza dai diritti televisivi. Ma anche nel numero di abbonati stessi alla pay tv che non giustifica più l’investimento dei grandi broadcaster. Ed è per questo che allora, non dovrebbe meravigliare più di tanto se Sky preferisce investire i suoi soldi per comprarsi tutti i diritti delle competizioni europee assumendo di fatto una posizione di monopolista. E Mediaset, già fiaccata dal fiasco di Premium, preferisce farsi bene i calcoli prima di aprire il portafogli.

In sostanza, se oggi il calcio italiano non sembra più “il campionato più bello del mondo” anche agli occhi degli investitori, le colpe non andrebbero addossate a chi non ha offerto quello che Tavecchio avrebbe voluto. Ma piuttosto, l’episodio dell’asta fallita potrebbe essere il punto di partenza  di un processo di cambiamento. Perché in caso contrario potrebbe rivelarsi la goccia che rischia di far traboccare il vaso del calcio italiano. Un vaso, che a parte le convinzioni del presidente Tavecchio, sembra ormai saturo.

Ma come si fa a criticare ancora Massimiliano Allegri?

Ma come si fa a criticare ancora Massimiliano Allegri?

Fino alla fine, nonostante tutto.

Massimiliano Allegri rinnova con la Juventus e ritenta l’assalto alla Champions League. Nonostante Cardiff.

C’eravamo tanto amati? No, continuiamo a farlo. In un mondo calcistico moderno, dove anche le storie d’amore sono usa e getta, serve un punto fermo. E Massimiliano Allegri, nonostante tutto, ha deciso di proseguire il percorso intrapreso con la Juventus. Nonostante Cardiff e nonostante una sconfitta che anche i miglior malpensanti, quelli con occhi gialli e trespolo al seguito, non avrebbero mai pronosticato. La Champions League non è arrivata, il sogno del Triplete si è interrotto sul più bello. Ma non la storia d’amore tra la Vecchia Signora e questo allenatore che sta rivoluzionando, nel suo piccolo, il modo di vedere il calcio. Un modo che può essere riassunto in tre punti fondamentali delle tre M: match dopo match, mentalità, modulo. Sono questi i punti cardine di un allenatore che è maturato davvero tanto dopo quello scudetto vinto alla guida del Milan: tre campionati, tre Coppe Italia, una supercoppa Italiana. E due finali di Champions League.
Molti lo hanno criticato al suo arrivo, dove tutto sembrava sfaldarsi dopo nemmeno due mesi. Molti lo criticano ancora adesso, per un gioco per niente spettacolare. Ma la sua risposta è chiara e netta, come un taglio chirurgico: chi vuole divertirsi vada al circo, nel calcio contano soltanto i risultati. E i risultati sono arrivati, anche se le due finali europee bruciano: punti, goal e trofei. Difficile da contraddire, difficile poter fare di meglio. Un allenatore che ha saputo unire elementi, scrollare di dosso ad una squadra l’etichetta di “Contiana” appartenenza e formare un’armata vincente. Poi c’è anche la componente tonda della vita, ovvero la fortuna. Ma quando scegli circa quindici cambi su venti, le italiche convinzioni vengono spazzate via dalle statistiche.

Ma tornando alle tre M, soffermiamoci sulla prima questione: match dopo match, partita dopo partita. Una frase che abbiamo sentito praticamente sempre, ma che difficilmente è stata applicata alla lettera. Allegri è riuscito in questo ad isolare i suoi giocatori: non è stato facile, soprattutto con un’opinione pubblica che spingeva più verso i confini europei. Ma ha conquistato un campionato che in altre situazioni sarebbe scivolato in mano altrui. E questo non è un tassello da scartare nel puzzle, ma una delle chiavi di lettura principali di un allenatore vincente. Più facile a dirsi che a farsi, ma lui ci è riuscito. Eccome se ci è riuscito.

La mentalità poi, non è da meno. I passi falsi ci possono essere, così come i passaggi a vuoto. Normale in una stagione che dura un anno e non finisce mai, normale quando sei vicino alla meta e a volte cerchi di tirare il fiato. Il calcio è uno sport giocato da umani, normale lasciare qualcosa per strada. Ma la mentalità di questa Juventus spaventa: non spreme, non preme e non pressa. O meglio, lo si fa ma soltanto nei momenti giusti. Tirando il fiato quando si può. Faccio il compito da 7, quando mi riesce quello da 8.5 o da 10. Ma poi la media a fine stagione, nonostante i detrattori, rimane comunque alta.

Per finire abbiamo il modulo. Due sono le gestioni che hanno colpito più di tutti: Mario Mandzukic, un croato di 190 centimetri circa, a correre sulla fascia. Uno abituato ad essere un falco in area di rigore, va sulla corsia esterna. Forse questa scelta ha pagato in termini di prestazione nella finale, ma in quel ruolo Massimiliano Allegri ha rivoluzionato il modo di guardare il calcio. Anche se segna poco, anche se dà poco spettacolo. E poi i cambi: lettura della partita, chiave tattica sempre a mente e se le cose vanno male si cambia. La differenza in quei punti tra Napoli e Roma è stata proprio la gestione tattica a partita in corso: se qualcosa sta andando male, non vado contro la mia testardaggine di un modulo standard che non deve essere mai cambiato. Una frecciata ai colleghi più silenziosa del solito.

Tre M per continuare a scrivere la storia. M come Massimiliano, ancora per altri tre anni. I cicli non si costruiscono dal nulla e questo la Juventus lo sa benissimo. E allora via fino alla fine, fino al prossimo obiettivo. Fino alla maledizione Champions League da sfatare con la quarta M, la malizia. Quella che è mancata nel 2015 e nel 2017, ma che non dovrà mancare il prossimo anno. Fino alla fine.

Juventus-Real Madrid: “Champions” ma non solo sul campo

Juventus-Real Madrid: “Champions” ma non solo sul campo

A prescindere da come finirà stasera, tra Juventus e Real Madrid non sarà soltanto una “questione di campo”.  Anche se il campo alla fine deciderà chi, tra le due, sarà incoronata regina d’Europa. Ma più in generale, la sfida tra Juve e Real, è anche una questione di numeri. Alti, anzi altissimi, guardando al valore dei due club, assegnato dalla società di consulenza KPMG. La quale, ha preparato un’analisi (pubblicata in settimana dal Financial Times e poi ripresa anche da altre testate)sull’ enterprise value” delle principali società di calcio europee. Stilando una classifica nella quale figurano anche sia il Real Madrid che appunto la Juventus.

Con il termine “enterprise value” la multinazionale inglese della consulenza aziendale ha considerato un insieme di voci economiche che vanno dal parco giocatori al valore della produzione commerciale per finire ai ricavi dei diritti Tv.  E da questo punto di vista la “regina d’Europa” tra il Real e la Juve sembra essere la società di Florentino Perez, dato che il valore aziendale degli spagnoli secondo la KPMG raggiunge la stratosferica cifra dei 3 miliardi di euro. Che non basta però ad incoronare le merengues come la società campione d’Europa. Dato che da questo punto di vista, il Manchester United di Josè Mourinho è la società che vale di più: 3,2 miliardi di euro. Come già stabilito nella classifica preparata nel mese di gennaio dall’altra grande multinazionale della consulenza Deloitte. Nella quale, anche in termini di ricavi, le prime due società al mondo erano appunto i Reds ( 689 milioni) e i Blancos ( 620). I quali vincono il confronto diretto con la Juventus. Che anche nella classifica della KPMG , non va oltre la nona posizione (in quella della Deloitte sui ricavi era decima) con un valore intorno al miliardo e 200 milioni. Sufficiente comunque per consegnarle anche in questo campo il titolo ( dopo quello ottenuto sul campo da gioco) di “campione d’Italia”.

La società bianconera risulta infatti la prima tra la società italiane sia in termini di ricavi (341 milioni, segue la Roma con 218) che di “enterprise value”. Spostando  invece il confronto dalle società alle squadre, nelle due formazioni che si contenderanno la “coppa dalle grandi orecchie”, il calciatore che ad oggi vale di più veste sempre la casacca dei blancos: è il gallese Gareth Bale, il cui prezzo, secondo una stima prodotta dal sito Playrating, si aggira intorno ai 109 milioni di euro. Poche centinaia di migliaia in più rispetto al compagno di squadra (e pallone d’Oro in carica) Cristiano Ronaldo (108,5). Quattordici milioni in più rispetto al valore assegnato al primo degli juventini cioè Paulo Dybala valutato circa 97 milioni di euro. Seguito dal connazionale e grande ex della partita Gonzalo Higuain (74 milioni). Numeri che bastano per dire che comunque vada a finire sul campo, Juventus- Real Madrid sarà comunque una sfida da Champions. In tutti i sensi.

Il sogno della UEFA di portare la Champions League in giro per il mondo

Il sogno della UEFA di portare la Champions League in giro per il mondo

La Champions League di questa sera a Cardiff tra Juventus e Real Madrid rischia di essere una delle ultime edizioni per come l’abbiamo sempre conosciuta. Oltre al nuovo regolamento per l’ammissione alla fase a gironi (l’Italia tornerà ad avere 4 slot), potrebbe cambiare interamente l’organizzazione della manifestazione.

Il nuovo presidente della Uefa, Aleksander Ceferin sta mettendo in atto il suo programma di riforme all’interno della Federazione calcistica europea. Nello specifico, il successore di Platini ha parlato a lungo di una modifica della Champions League, la migliore competizione sportiva al mondo secondo quanto riferito dallo sloveno in un’intervista esclusiva di qualche tempo fa all’Associated Press, rilanciata dalla Gazzetta dello Sport.

Partendo dalla modifica dei criteri di assegnazione della finale che devono essere trasparenti con una procedura di offerta chiara in modo da evitare pressioni e condizionamenti esterni: “Il processo di offerta deve essere trasparente perché se un Paese ottiene la finale di Champions League o quella di Europa League come una sorta di favore politico allora non va bene“. Proprio per la finale della ex Coppa Campioni, Ceferin apre alla possibilità che si possa disputare anche fuori dai confini europei, in giro per il mondo a seconda dell’opportunità migliore. A supporto di questa tesi, le grandi distanze che ci possono essere tra nazioni europee, che equivarebbero a quelle presenti tra un Paese del Vecchio Continente e New York. L’unico ostacolo, la natura stessa della competizione, chiaramente europea.

Nell’intervista Ceferin ha proposto anche la modifica del calendario della vecchia Coppa dalle Grandi Orecchie, immaginandosi le partite, nello specifico le semifinali, da disputarsi il sabato così come avviene per la Finale, così da poter attrarre un numero maggiore di appassionati. In questa proposta, però, riconosce le difficoltà per gli incastri con i campionati nazionali. Infine una battuta sull’ipotesi del Mondiale a 48 squadre lanciata da Gianni Infantino, presidente della Fifa: “È troppo presto per votare, non abbiamo sufficienti informazione in proposito. Non sappiamo cosa dire“.

Dalle Notti di Champions allo spettro retrocessione: Wolfsburg che succede?

Dalle Notti di Champions allo spettro retrocessione: Wolfsburg che succede?

Un Wolfsburg senza benzina giocherà lo spareggio per restare in Bundesliga contro il Braunschweig, città che dista solamente 35 chilometri dalla patria della Wolfswagen. Non mancano gli italiani, circa 10mila (fonte FoxSports). Si tratterà quindi di una partita sentitissima, un derby a due teste: 25 maggio 20.30 Wolfsburg-Braunschweig, 29 maggio 20.30 Braunschweig-Wolfsburg. Andata e ritorno per salvare una stagione piena di accuse, partenze e delusioni. Inutili le 17 reti di Mario Gomez, inutili gli acquisti nel mercato di Gennaio, decisiva forse la cessione di Julian Draxler nonostante la presenza in squadra di giocatori pregiati come Luiz Gustavo e Diego Benaglio.

I motivi della debacle? Difficile dare un giudizio, sicuramente ha pesato uno spogliatoio variegato e poco in armonia – questo si dice in Germania – unito ad una società allo sbando.

Da quando il Direttore Sportivo Klau Allofs è stato licenziato in tronco il Wolfsburg non si è più ripreso; proprio lui, che nella grigia città della Bassa Sassonia aveva portato De Bruyne dal Chelsea e Perisic dal Borussia, strappando persino Draxler alla Juventus finalista di Champions League.

L’8° posto dello scorso anno non deve aver giovato, fatto sta che vedere i biancoverdi al terzultimo posto a soli 13 mesi di distanza dal 2-0 contro il Real Madrid fa decisamente sorridere. Ancor di più se si pensa che questa settimana giocheranno uno spareggio decisivo, proprio come quel Quarto di Finale in Champions League. Dopo una prima partita da urlo, il Wolfsburg cadde sotto i colpi di Cristiano Ronaldo al ritorno: per fortuna l’avversario di questa volta sarà il Braunschweig. Per fortuna?

Il Wolfsburg è a 35 chilometri dalla disfatta, anni di investimenti e progetti messi in discussione da un durissimo e clamoroso playout salvezza, nel quale non conterà il portafogli: ora conta solo saper stare in equilibrio. Per rinascere, per non perdere tutto.