Bert Trautmann: Giocare e vincere con il collo rotto

Bert Trautmann: Giocare e vincere con il collo rotto

Tutto comincia in una zona borghese di Brema nel 1923, nella quale il giovane Bernhard Trautmann inizia a praticare sport a livello amatoriale, pallamano, atletica e calcio, tutti con grande successo, tanto da unirsi, nel 1933, alla Jungvolk, associazione giovanile che confluirà nella cosiddetta “Gioventù Hitleriana”. Nel ’41 però, con la Guerra che imperversa, Bernhard è costretto ad arruolarsi, e inizia a lavorare come apprendista meccanico, prima di unirsi alla Lutwaffe come paracadutista. Viene spedito prima in Polonia e poi in Ucraina, ricevendo alla fine delle due missioni ben 5 medaglie al valore, compresa una Croce di Ferro di prima classe. La guerra sta volgendo al termine, e per Trautmann si prospetta un’ultima missione, in Normandia questa volta, consapevole che dovrà affrontare lo sbarco dei soldati americani, decisamente più numerosi e organizzati.

Dopo essere sopravvissuto al devastante bombardamento di Kleve, comprendendo l’imminente pericolo, decide di scappare, facendo attenzione però ad evitare sia l’esercito statunitense che quello tedesco, che potrebbe considerarlo un disertore punibile con la fucilazione. Pochi giorni dopo però, due soldati americani lo catturano, ma Bernhard riesce incredibilmente a scappare. Incontra però un soldato inglese, che, come ha raccontato più volte, gli rivolge queste parole “Ciao Fritz, voglia di un tazza di tè?”. Viene catturato e, dopo un lungo girovagare fra i campi per prigionieri di guerra di mezza europa, arriva in nel campo di Ashton-in-Makerfield, nei pressi di Wigan, Inghilterra. Qui finalmente Bernhard, il cui nome viene inglesizzato per problemi di pronuncia in Bert, può finalmente riprendere l’attività sportiva, giocando nella squadra del campo come centrale difensivo, fino a quando in un’amichevole contro i dilettanti dell’Haydock Park un brutto infortunio lo costringe a posizionarsi fra i pali, scelta quanto mai fortunata per il prosieguo della sua carriera.

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Nel ’48 il campo di prigionia chiude, e inaspettatamente Trautmann rifiuta la proposta di rimpatrio stabilendosi ad Huyton, alternando il lavoro in una fattoria all’attività calcistica in quarta serie con il St Helens Town.

Le eccellenti prestazioni del gigante tedesco in quarta serie gli valgono l’inaspettata chiamata dalla First Division, firma infatti il 7 ottobre 1949 il suo primo contratto da professionista con il Manchester City, e diventa il primo giocatore della storia del calcio inglese ad indossare scarpe da gioco del marchio Adidas, data la sua vecchia amicizia con il proprietario della fabbrica tedesca, Adolf Dassler.

Tutte le tifoserie, compresa la sua, però, non vedono come sia possibile rimpiazzare il grande portiere colonna dei Citiezens e della nazionale, Frank Swift, con un tedesco, considerato da tutti, a ragion veduta, un nazista. Contro il Fulham, a Londra, città devastata dai bombardamenti, la tensione è alle stelle: l’intera nazione segue con estrema attenzione la partita del Craven Cottage. Tutti hanno gli occhi puntati su Trautmann e su cosa potrebbe accadere con l’ostile pubblico londinese. La partita si mette subito male, il Fulham passa in vantaggio, sembra l’inizio di un monologo bianconero, ma Trautmann erige una diga davanti alla sua porta e decide che è arrivato il suo momento. La partita è epica, con il gigante tedesco che respinge ogni attacco avversario, alla fine il City perde con un dignitoso 1-0 ma la scena più appagante è quella dell’intero Craven Cottage che regala la standing ovation al portiere.

Dopo alcuni anni altalenanti, di cui uno passato in Second Division, Trautmann si impone come uno dei migliori portieri del campionato, e i Citizens rifiutano un’importante offerta per lui da parte dello Schalke 04. Nella stagione ’54-’55 arriva la prima grande occasione, a Wembley Manchester City e Newcastle si giocano la finale di FA Cup. Gli Skyblues però, molto probabilmente sono ancora troppo inesperti, e devono soccombere alla maggior abitudine a palcoscenici importanti del Newcastle, già vincitore delle edizioni ’51 e ’52.

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Poco male, perché l’anno successivo la squadra è pronta a compiere il salto di qualità, a Wembley questa volta c’è il Birmingham. Bert, che ha giocato un’annata straordinaria, è stato nominato poco prima del fischio d’inizio Footballer of the Year dalla Football Writers’ Association. La partita è spettacolare, con il City che va in vantaggio quasi subito, il Birmingham pareggia poco dopo, ma nel secondo tempo Dyson e Johnstone ristabiliscono il vantaggio, portando il risultato sul 3-1. Ma nulla è finito, anzi, il Birmingham si getta in avanti alla disperata e Trautmann è costretto agli straordinari, specie quando un pallone profondo penetra in area di rigore per Peter Murphy, i due si gettano a capofitto, ma nello scontro Trautmann, che è riuscito a prendere la palla, ha nettamente la peggio, viene colpito alla testa e cade privo di sensi a terra. I medici lo rianimano con i sali, dopo qualche minuto, avverte un fortissimo dolore al collo, ma non essendo previste le sostituzioni decide di rimanere in campo, riuscendo in qualche modo a terminare la partita. Alla consegna della medaglia risponde in maniera alquanto rassicurante al Principe Filippo, che vuole sincerarsi delle sue condizioni, di avere solo un banale torcicollo.

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Tre giorni dopo, dopo aver avvertito ininterrottamente dolore al collo, decide di recarsi all’ospedale di Manchester per accertarsi delle proprie condizioni. Qui, decisamente sbigottito, il medico, dopo averlo visitato, fa notare a Trautmann come avesse cinque vertebre del collo dislocate, una delle quali addirittura spaccata a metà, e che sarebbe potuto letteralmente morire da un momento all’altro. L’operazione sembra la via più logica, e dopo un intervento perfettamente riuscito si prospetta una lunga convalescenza che lo farà tornare a calcare i campi di gioco solamente nella stagione 1957-58. La carriera di Bert procede seguendo l’altalenante andamento del suo City fino al 1964, anno in cui si ritira, venendo celebrato con una amichevole tra calciatori ed ex calciatori di Manchester United e Manchester City, tra i quali spiccano Denis Law, Sir Bobby Charlton, Sir Stanley Matthews e Jimmy Armfield.

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Considerato uno dei più forti portieri dell’epoca, come ammesso dallo stesso Lev Yashin, Bill Shankly e Gordon Banks, l’unico neo di una carriera ad altissimo livello sarà il pessimo rapporto con la propria nazionale, le cui porte gli furono chiuse dall’allenatore dell’epoca Sepp Herberger, che non accettò mai il fatto che giocasse in un campionato straniero. Si concederà due fugaci apparizioni con i dilettanti del Wellington Town, prima di passare definitivamente alla panchina, allenando nelle serie minori inglesi e tedesche, e successivamente le nazionali di Birmania, Tanzania, Liberia e Pakistan, salvo poi ritirarsi nel 1983 a vita privata in Germania, con la seconda moglie, e dal 1990 a La Llosa, nei pressi di Valencia, con la sua terza ed ultima moglie. Morirà nel 2013 proprio in Andalusia, venendo ricordato da numerosi sportivi e dal presidente della federcalcio tedesca come uno dei migliori portieri d’ogni tempo.

 

“La Premier League? Una disgrazia per il calcio inglese!”

“La Premier League? Una disgrazia per il calcio inglese!”

Il presidente dell’Accrington Stanley, Andy Holt, ha lanciato un feroce attacco alla Premier League per quanto riguarda le cifre dei contratti versate ai grandi campioni ed ai loro agenti.

Apparentemente in risposta alle notizie dei quotidiani che affermano, che Zlatan Ibrahimovic è pagato oltre 350.000 sterline a settimana dal Manchester United e che l’agente Mino Raiola ha ricevuto 41 milioni di sterline dall’operazione che ha portato Paul Pogba ad Old Trafford, attraverso una serie di tweet infuocati, Holt ha accusato il massimo campionato inglese di “distruggere il nostro gioco”.

Il motivo? La quantità enorme di soldi che gira nel mondo della Premier. Troppo grande rispetto a quella presente nelle serie inferiori.

“Abbassate le vostre teste in segno di vergogna! Siete una disgrazia assoluta per tutto il calcio inglese! La vostra opulenza sta rovinando la piramide del nostro mondo e la nostra nazionale! Il vostro interesse primario dovrebbe riguardare i fan ed i loro bisogni, non agenti e portafogli! State distruggendo il nostro gioco!, questa una parte dei messaggi al vetriolo all’indirizzo della Premier League.

Holt ha cercato di tracciare un confronto tra la tariffa pagata all’agente di Pogba e il bilancio annuale del suo Stanley (attualmente militante in League Two, la quarta serie del calcio inglese), che ha affermato essere quasi 20 volte più piccolo.

“Il denaro pagato a questo agente è quasi il doppio dei finanziamenti per tutti i club di Championship e League Two messi insieme. MEDITATE!”

Difficile dare torto al povero Holt, che ha continuato la sua personale battaglia a colpi di tweet aggiungendo:

“I club delle leghe minori sono come un contadino affamato che ti prega di mangiare un po’ dal tuo tavolo. I proprietari dei club di Premier stanno facendo danni enormi all’intero movimento e, nonostante gli organi coinvolti nel calcio siano un grande numero, evidentemente pure loro hanno i propri interessi per non salvaguardare la salute del gioco”.

In merito al polverone sollevato da Holt, un portavoce della FA ha affermato: “La Premier League sostiene tutti i club a partire dalla seconda divisione con pagamenti di solidarietà. Inoltre, fornisce finanziamenti significativi per i loro progetti comunitari e quelli di sviluppo giovanile. Sono tutte cose di cui anche l’Accrington Stanley beneficia”.

“È solo grazie all’interesse per il nostro calcio fatto di campioni che possiamo sostenere squadre come l’Accrington e le leghe minori con i loro progetti. Ad ogni modo, scriveremo presto al signor Holt per chiedergli se desidera che la Premier League continui il sostegno che attualmente offre per il suo e gli altri club dell’EFL”.

La guerra, quindi, pare appena all’inizio.

“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

Un ‘Giorno del giudizio’ più particolare rispetto a quelli degli anni passati quello andato in scena lo scorso 6 Maggio, la marcia di protesta denominata ‘Judgement Day’ è diventata ormai un appuntamento fisso da tre anni per i tifosi del Blackpool FC per contestare la proprietà del club, e in questa edizione si è trasformata in un evento trasversale con la partecipazione della Football Supporters Federation(FSF) sotto il motto ‘Fans United’ coinvolgendo numerose tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese. Una giornata per ribadire l’orgoglio di molte comunità di tifosi ignorate e offese da avventurieri con pochi scrupoli che infestano molte realtà del calcio di categoria.

In 6.000 secondo quanto riferito dalla polizia locale, con tanto di banda di Mods sugli scooter ad aprire la strada, per il corteo organizzato dal Blackpool Supporters’ Trust e dal gruppo Tangerine Knights che ha marciato dalla Pleasure Beach al fino al Bloomfield Road, rimasto vuoto, dove il club di casa incontrava il Leyton Orient, per il match di chiusura della League Two dal risultato ininfluente.

Hanno sfilato con cori, striscioni e fumogeni, per manifestare al fianco della foltissima presenza di tifosi del Blackpool, oltre agli ospiti del Leyton, gruppi in rappresentanza delle tifoserie del Coventry, Brighton, Blackburn e Charlton Athletics, uniti nella richiesta di liberare i rispettivi club e nell’appello alle istituzioni sportive ad intervenire per arginare il proliferare di questo genere di situazioni. Forte la richiesta di ascolto della voce dei supporters e di un intervento delle leghe attraverso controlli più efficienti e misure sanzionatorie più decise verso fenomeni di cattiva gestione conclamata.

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La grande marcia parte qualche ora prima della partita, nel comizio di apertura il consigliere della FSF, Kevin Miles, porta il messaggio il messaggio e la solidarietà della famiglia dei tifosi del calcio inglese: “Oggi è stata una brillante dimostrazione di resistenza dei tifosi di Blackpool, che continuano la lotta nonostante tutto ciò che è stato lanciato contro di loro, contro i parassiti che stanno abusando della proprietà del loro club, ma anche una grande dimostrazione della solidarietà dei tifosi di altre società. Siete un esempio per gli appassionati di calcio di tutte le categorie di questo paese. Siamo solidali con voi, come lo siamo con tutti gli altri club che hanno affrontato e affrontano simili battaglie. I tifosi del Blackburn, del Coventry, del Leyton Orient. Quando hai quattro, cinque, sei o più club che affrontano lo stesso tipo di crisi, in guerra contro la propria base dei fan, non possono essere ignorati, è una vera disgrazia! Ciò che rimane sempre per un club sono i tifosi. I proprietari vengono, ma i proprietari possono e devono anche andare! Dovrebbero considerare questo sottile suggerimento dato oggi qui da molti e uscire dal nostro gioco.

Ridateci i nostri club! Messaggio chiaro e scandito lungo tutto il percorso verso lo stadio, amplificato dalle migliaia di interazioni sui social network sotto l’hashtag #FansUnited. Il match viene ignorato, come del resto molti altri nel corso della stagione, proseguendo nella campagna per disertare lo stadio ‘Not a Penny More’ che ha significativamente ridotto le presenze, nonostante il campionato positivo della squadra. Per la cronaca finirà 3 a 1 per i padroni di casa, il Blackpool FC proseguirà verso i playoff, gli ospiti già condannati alla retrocessione, la prima volta in oltre cento anni storia fuori dalla Football League grazie al disastro sportivo e societario conseguito dal contestatissimo Francesco Becchetti. Se non bastasse per i tifosi degli O’s ora c’è lo spettro della liquidazione, il 12 giugno ci sarà la pronuncia della HM Revenue & Customs sulla contestazione di tasse non pagate che potrebbe portare nuovi, e più gravi problemi, che ha spinto il Leyton Orient Fans’ Trust ad allestire un fondo di salvataggio che ha superato le 155.000 sterline raccolte. Si preannuncia un’estate calda.

Steve Rowland, presidente del Blackpool Supporters’ Trust l’associazione che da tempo guida in prima linea la contestazione contro la famiglia Oyston, accusata di aver distrutto il legame tra comunità e società sportiva, commentava così il successo della giornata: “Ci sono migliaia di tifosi che non sentono più il legame con quella che vediamo ormai come un’organizzazione moralmente corrotta. È un boicottaggio etico, vogliamo mantenere la pressione. Con noi oggi ci sono il triplo delle persone che sono dentro a seguire il match. Per la maggior parte è una protesta pacifica e appassionata”.

Non solo tifoserie di ”categoria”, al corteo hanno preso parte rappresentanti anche di gruppi organizzati di club molto blasonati, spinti dalla solidarietà per aver attraversato situazioni simili e dalla consapevolezza di poter incidere se si procede uniti, come evidenziato dalle conquiste di questi ultimi anni. Presenti anche i gruppi di Aston Villa, Liverpool, Newcastle, Preston e Portsmouth che si sono aggregati alla giornata che è proseguita verso il The Mechanics, casa della formazione di dilettanti locali dell’AFC Blackpool, per seguire il match amatoriale ‘alternativo’ tra una selezione di tifosi locali, Blackpool XI, contro la formazione ‘Clubs-in-Crisis XI’ composta dai supporters degli altri club accorsi per la manifestazione.

Significative le parole di Ian Bryne, consigliere dello Spirit of Shankly – Liverpool Supporters Union presente alla manifestazione, sull’importanza dell’unione e della collaborazione solidale in questa fase storica del calcio, non solo quello inglese: “L’attivismo collettivo dei tifosi funziona. Lavorare insieme come gruppi, non come voci singole, ma come un corpo unico, riesce a spostare le decisioni dei club e sposta quelle autorità del calcio. Questo è il futuro“.

L’unione e la solidarietà trasversale tra le tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese rappresenta forse uno degli elementi più interessanti emersi nell’ultimo decennio nel panorama del tifo organizzato dei campionati d’Oltremanica come risposta all’apertura al calcio globale e all’eccessiva commercializzazione. Impegno e cooperazione che hanno consentito di raggiungere risultati rilevanti sia per il miglioramento del rapporto tifosi- club, se ne parlava qui, sia nell’elaborazione in sede istituzionale delle linee guida per favorire dei meccanismi di tutela e salvaguardia delle società, professionistiche e non, con la collaborazione nel gruppo di lavoro governativo ‘The Supporter Ownership and Engagement Expert Group’

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Il 3° Giorno del Giudizio non è passato inosservato e sembra aver smosso qualcosa nella English Football League, nei giorni successivi la stampa locale riportava le parole l’amministratore delegato della EFL, Shaun Harvey, in cui apriva alla volontà di intervenire: “Sono certo che nei prossimi mesi sarà necessario esaminare la relazione tra l’EFL e i proprietari delle società per vedere se ci sono margini d’intervento per proteggere la reputazione dei nostri club e della lega stessa“.

La rivoluzione della Football Association: ecco il “Cartellino Arancione”

La rivoluzione della Football Association: ecco il “Cartellino Arancione”

Non solo scandali nel calcio inglese degli ultimi tempi.

E’ in arrivo, infatti, una grossa novità per quanto concerne le sanzioni disciplinari inflitte dagli arbitri agli atleti nel corso della partite.

Se ne dibatte da tanto. C’era chi lo voleva chiamare ‘cartellino arancione’, chi, invece, non voleva neppure sentirne parlare ma, alla fine, pare proprio che dalla prossima stagione l’Inghilterra sarà il primo paese in cui verrà provata la strada della cosiddetta ‘espulsione a tempo’ all’interno di un match.

La Football Association prevede di introdurre ciò che definisce letteralmente “licenziamenti temporanei” dalla stagione 2017-2018.

Attenzione, però. Tale normativa verrà attuata inizialmente soltanto nelle leghe minori del calcio professionistico ed in quelle dilettantistiche.

I giocatori colpiti dalla disposizione dovranno lasciare il campo per 10 minuti.

Durante lo scorso fine settimana, oltre mille club inglesi hanno ricevuto la mail con la richiesta da parte della FA alla disponibilità a far parte del processo pilota.

“C’è già stata una risposta positiva da oltre 60 leghe”, ha detto un portavoce della FA. I club vengono normalmente puniti con un’ammenda pari a dieci sterline per ogni cartellino giallo ricevuto dai propri calciatori ma la FA non imporrà questa tassa per coloro che parteciperanno alla suddetta novità.

La mossa è stata sostenuta con forza dal giovane arbitro Ryan Hampson, che all’inizio di quest’anno ha organizzato uno sciopero nazionale da parte di fischietti ed assistenti in segno di protesta per la quantità di abusi che affrontano ogni domenica.

 “C’è ovviamente molto da fare ma è un passo nella giusta direzione e un grande inizio”, ha sentenziato Hampson alla BBC Radio.

Scommesse, Omofobia, Pedofilia, Doping e Frodi fiscali: Caro calcio inglese, ma che ti succede?

Scommesse, Omofobia, Pedofilia, Doping e Frodi fiscali: Caro calcio inglese, ma che ti succede?

“A partire dal 2004, ho piazzato più di 15.000 scommesse su vari sport. Tra queste, circa 1200 erano sul calcio. Tra il 2004 ed il 2011, poi, mi è capitato anche di scommettere sulla sconfitta della mia squadra; in queste poche occasioni, però, non ero nemmeno in panchina, quindi non potevo alterare il risultato finale. Ho lottato contro la dipendenza dal gioco d’azzardo, ho anche fornito alla FA un certificato medico al riguardo. Sono molto deluso dalla durezza della sanzione, che mi costringe a un ritiro anticipato dal calcio. Ho sbagliato, ma la pena è più pesante di altre assegnate a giocatori meno controversi di me, che hanno ricevuto squalifiche non oltre i 6 mesi. Con i miei avvocati ho deciso di fare ricorso: spero che mi sia concessa un’audizione equa e resto fiducioso sul fatto che la pena venga ridotta.”

Queste le parole del bad boy del calcio inglese per antonomasia, Joey Barton, in una recente intervista a seguito della squalifica di 18 mesi inflittagli per aver scommesso su diverse partite. Il ‘criminale’, per dirla alla Marianella, tuttavia, in Inghilterra è solo l’ultimo di tanti casi recenti di atleti beccati a puntare su eventi calcistici.

Esempi?

Kyle Lafferty, classe 1987, ex Palermo, nei mesi scorsi accusato dalla Football Association di aver infranto i codici regolamentari vigenti tra i calciatori per aver scommesso su una partita. In un comunicato ufficiale, la FA affermò che Lafferty aveva violato tale norma il 20 febbraio del 2016.

Altri casi hanno condotto a: il centrocampista agli ordini di Rafa Benitez nel suo Newcastle, Jack Colback, condannato a pagare 25.000 sterline dalla FA per aver violato il regolamento federale sul ‘betting’ il 16 marzo del 2016; il difensore argentino ex Manchester City Martin Demichelis; l’ex tecnico del Frome TownNick Bunyard, condannato a restare fuori dal mondo del calcio fino a luglio del 2019 per aver scommesso addirittura contro la sua squadra.

Tutte situazioni piuttosto difficili da gestire per la Football Association, che, dopo aver modificato il regolamento sul tema delle scommesse nel 2014, dopo i citati avvenimenti, ha seriamente preso in considerazione l’idea di adottare pene ancor più severe per coloro che vengono colti in flagrante (come il ‘povero’ Barton, appunto).

E che dire, poi, dei tanti episodi di omofobia avvenuti pure tra calciatori professionisti anche nell’anno in corso.

Chris Stokes, venticinquenne calciatore del Coventry City, durante la partita di Premier League tra Chelsea Tottenham Hotspur dello scorso maggio (quella, per intenderci, che consegnò matematicamente il pazzesco titolo al Leicester di Ranieri) aveva pubblicato la seguente frase: “Che partita imbarazzante da vedere! Mucchio di fr**i”. Immediate la reazione e la punizione della FA nei confronti dell’atleta. Anche in questa circostanza, però, si trattò di episodi, purtroppo, non nuovi nel mondo del calcio, in particolare quello inglese

Soltanto nel 2015, infatti, il centrocampista del Fulham Ryan Tunnicliffe aveva definito in un tweet ‘sausage boy’ il calciatore Patrick Bamford.

Un altro esempio di ‘omofobia social’ nella terra della Regina Elisabetta riguardò il fantasista, ex LazioRavel Morrison. A febbraio del 2012, il calciatore, allora militante nel West Ham, si rese protagonista di uno scambio di tweet al vetriolo con alcuni fan del Manchester United e cadde nell’insulto omofobo, venendo comunque puntualmente punito dalla Football Association.

Legato a tale tematica, pochi mesi or sono, mediante alcune dichiarazioni, il capo della FA Greg Clarke scatenò serie polemiche. Il motivo? Clarke ebbe modo di affermare che “i calciatori militanti in Premier League soffrirebbero di derisioni pesanti e sarebbero oggetto di scherno ad ogni weekend se scegliessero di confessare la propria omosessualità.” Come a dire, evitate di esporvi poiché non possiamo neutralizzare l’omofobia.

Dopo l’omofobia, tocca al doping.

Saido Berahino, ex centravanti del WBA, esce di scena con la maglia di tale squadra a partire dal settembre scorso, ufficialmente a causa di problemi fisici. Poi la notizia, una vera e propria bomba: la lunga lontananza dai campi del calciatore, che era stata inizialmente ricondotta anche a dissapori con tecnico e società, è stata, al contrario, dovuta al risultato positivo ad un test antidroga.

E il caso di Berahino, emerge successivamente, non è proprio isolato. A scriverlo per primo è il quotidiano ‘Daily Mail’, che afferma come in Inghilterra, oltre a Berahino (nel frattempo passato allo Stoke City di Hughes), ci siano altri dodici calciatori risultati positivi a dei test anti-doping in un lasso di tempo compreso tra il 2012 ed il 2016.

Una tragedia (umana e sportiva).

Nel vortice del doping, seppur per ragioni più lievi, finiscono poi anche due squadre della Premier. Il tutto accade all’inizio del 2017. Si tratta di Bournemouth e Manchester City.

In entrambi i casi, i club sono stati responsabili di non aver fornito all’agenzia anti-doping inglese le informazioni necessarie (e corrette) per permettere agli ufficiali di poter effettuare dei test a sorpresa sui propri tesserati. Il fatto, peraltro, non è accaduto in una sola occasione ma per ben tre volte; da qui, la decisione della FA di punire le società citate.

Ma non basta: ecco anche la pedofilia.

16 novembre 2016. In questo caso, la news che sconvolge il mondo del calcio inglese è veramente delicata (e disgustosa). Presso le colonne del Guardian, Andy Woodward, ex calciatore inglese, denuncia di aver subito per un lungo periodo delle violenze sessuali da parte di Barry Bennell, all’epoca allenatore delle giovanili del Crewe Alexandra. E’ solo l’inizio di un terremoto devastante.

A partire da quella data, un’enormità di calciatori passati per il club nello stesso periodo di Woodward racconta al giornale inglese di aver subito a sua volta delle violenze sessuali da parte di Bennell e di averlo raccontato solamente ai propri familiari.

Passano le settimane, i mesi, i giorni ed i casi si espandono a macchia d’olio. Le segnalazioni agli organi di polizia sono molteplici ed inquietanti. Il calcio inglese si sente ferito e promette punizioni esemplari, oltre che un controllo ancor più approfondito nel caso delle squadre giovanili.

Last but not least, come direbbero da quelle parti, un evento degli ultimi giorni: sospetta frode ed evasione fiscale da parte di Newcastle e West Ham.

L’inchiesta nasce in relazione ad alcuni trasferimenti di calciatori. Gli ufficiali di polizia arrestano diverse persone tra Inghilterra e Francia, compreso Lee Charnley, direttore generale dei Magpies e braccio destro del proprietario del club allenato da Benitez, Mike Ashley.

La polizia, però irrompe anche negli impianti delle due squadre, sequestrando documenti e prove utili per la propria inchiesta.

Si attendono sviluppi ma, ad ogni modo, il football oltre la Manica da qualche tempo a questa parte pare proprio non avere pace.