Stadio della Roma: l’iter riparte da zero? Ma non è vero…

Stadio della Roma: l’iter riparte da zero? Ma non è vero…

La Regione Lazio ha concluso con esito negativo la Conferenza dei servizi. La nota di via dalla Pisana arriva nel pomeriggio, e proprio il giorno successivo al derby vinto, che però non è bastato agli uomini di Spalletti per approdare alla finale di quella che oggi si chiama Tim Cup (vale a dire la vecchia Coppa Italia). La chiusura della conferenza dei Servizi sul progetto relativo al nuovo stadio di Tor di Valle sarebbe stata quindi per i tifosi giallorossi  un’altra doccia fredda dopo l’eliminazione nel derby. D’altronde bastava leggere i  titoli di alcuni importanti giornali : “Tutto da rifare. Bocciato il progetto (La Stampa)”  “Tor di Valle, progetto bocciato, l’iter deve ripartire da zero (Il Messaggero)”  e via discorrendo. Lo stesso sarebbe valso se fossero state prese per verità assoluta le parole di quei politici (tra i quali anche l’ex avversario di Virginia Raggi alle Comunali Roberto Giachetti) che per ovvi motivi di appartenenza avrebbero preferito che il progetto fosse rimasto quello approvato dalla giunta Marino. Tra i quali, proprio come Giachetti, figura anche l’attuale assessore all’Urbanistica della Regione Lazio Michele Civita che però, con alcune dichiarazioni rilasciate all’Ansa e proprio nella giornata di ieri, ha voluto spiegare quale sia l’attuale e reale posizione della Pisana sulla questione stadio: “Siamo disponibili a verificare il nuovo progetto – ha detto Civita – non terminando l’attuale procedura, ma in una nuova CDS (Conferenza dei Servizi ndr) che potrà far tesoro dell’esperienza già fatta. Adesso la palla passa al Campidoglio che dovrà approvare il nuovo progetto”.

Si verifica insomma quello che anche ai lettori di Io Gioco Pulito era stato raccontato da settimane. Vale a dire che la giunta Raggi adesso dovrà finalmente completare “i compiti a casa” facendo approvare dal Consiglio comunale un’altra delibera che riconosca l’interesse pubblico al progetto 2.0 (quello stabilito nell’incontro in Campidoglio del 23 febbraio scorso). E che contenga la famosa variante urbanistica, finora mai approvata e che proprio lo stesso Civita richiede ormai dai tempi di Berdini. E come ha detto proprio  l’assessore regionale, “la palla adesso passa” ma sarebbe meglio dire ritorna, sia al Comune che ai proponenti i quali, dovranno presentare a loro volta il progetto completo di tutte le modifiche  stabilite con la giunta Raggi e quelle richieste dalla Regione (sul mantenimento delle opere di pubblica utilità). Dopodichè, come ha spiegato proprio l’assessore regionale si potrà indire una nuova Conferenza dei Servizi più rapida che tenendo conto del lavoro svolto finora dia finalmente il semaforo verde al progetto. Ed è proprio per evitare che si dovesse ripartire veramente da zero che la Regione, con una mossa forse politica ma sicuramente di buon senso, avrebbe concesso allora la proroga fino al 15 giugno per consentire a tutte le parti di concludere il loro lavoro. Anche perché per quella data, si dovrebbe conoscere l’esito della procedura di vincolo aperta nel mese di febbraio dalla Sopraintendente Margherita Eichberg. E che implica per l’organo chiamato a pronunciarsi sull’eventuale conferma, cioè la Commissione regionale, un tempo di 120 giorni. Un vincolo sul quale però in base alle modifiche previste dalla “riforma Madia” sul funzionamento della pubblica amministrazione (e dunque anche della Conferenza dei Servizi), l’ultima parola spetterebbe comunque al rappresentante unico statale. Il quale, proprio nella conferenza che si è appena chiusa, ha già dato il parere favorevole.

Difficile pensare allora che con un governo a guida Pd, anche nella nuova Cds arrivi a pronunciarsi diversamente su un progetto che malgrado le modifiche volute della giunta Raggi, ha già ricevuto l’ok sia del ministro allo Sport Lotti che dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Bisognerà aspettare ancora fino al 15 giugno insomma. Ma allora perché molti giornali hanno invece scritto che l’iter debba ripartire da zero? Ecco questa è veramente una bella domanda.

Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Tra le associazioni ambientaliste contrarie al progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle c’è Italia Nostra la quale sin da subito ha sempre considerato l’iniziativa come una “grande speculazione immobiliare”.  Siamo riusciti a parlare al telefono con il vice presidente dell’associazione Oreste Rutigliano.

Buonasera Presidente, siamo arrivati alle battute finali dell’iter burocratico sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Come si concluderà, secondo lei?

“Io non faccio previsioni, dico soltanto che se in questa conferenza dei servizi provassero ad adottare delle semplificazioni, potrebbero avere dei problemi. Secondo il mio punto di vista l’amministrazione dovrebbe annullare la vecchia delibera

Voi siete sempre stati in prima linea contro il progetto. Perché?

“Le ragioni sono diverse e potrei dire che sono 4: prima di tutto il rispetto del piano regolatore che è giovanissimo (del 2008); poi, il luogo scelto è vicino ad un’ansa del Tevere che dovrebbe essere utilizzata per la costruzione di un parco fluviale e non per un progetto di queste dimensioni”

Infatti presidente, sia nella versione originale che in questa voluta dalla giunta Raggi, è prevista la creazione di un parco fluviale…

“Si ma al di là del parco, noi di Italia Nostra riteniamo che il Tevere sia un concetto fondamentale per mantenere un buon livello di equilibrio ecologico urbano. E poi c’è una quarta ragione…”

Quale sarebbe?

“E’ una ragione che adesso sembra risolta con il nuovo progetto ma con il vecchio riguardava la questione dei grattacieli. Erano insostenibili. Anche e solo per il fatto che a Roma non ci sono mai stati. Da 70 anni esiste una sorta di accordo tacito in ambito urbanistico tra soggetti pubblici e privati per non costruire grattacieli. Noi che siamo “cedernisti” (da Antonio Cederna) riteniamo che si debba mantenere il DNA urbanistico di Roma che è stato in orizzontale e non in verticale”

Voi di Italia Nostra siete stati tra i primi a chiedere il vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle progettato e costruito dall’architetto La Fuente. Avete inviato una lettera alla Soprintendente Margherita Eichberg che ha aperto il procedimento e proprio quando mancavano poche settimane alla chiusura della conferenza dei servizi. Perché?

“Per noi il vincolo era una freccia nel nostro arco. Un’arma che avevamo a disposizione per bloccare il progetto. E poi la nostra lettera è stata reiterata perchè non siamo stati i primi. I primi a chiedere il vincolo sono stati quelli dell’associazione Docomomo del professor Muratore (scomparso di recente ndr). E non sono stati gli unici anche l’architetto Grasso fu tra quelli che chiesero l’apposizione del vincolo”

Quindi il vostro obiettivo è bloccare il progetto?

“Ci tengo a dire che noi non siamo contrari alla costruzione dello stadio. Anzi noi diciamo di essere a favore dello stadio, sia della Roma che della Lazio. Siamo contrari all’area scelta e al progetto iniziale che venne approvato dalla giunta Marino. Ma la nostra battaglia è un’altra …”

Quale?

“Noi vogliamo che il Comune si impegni per la riqualificazione dell’Ippodromo. E su questo va detto che a proposito del vincolo, non è la sola Soprintendente ad essere favorevole ma è l’intera struttura del MIBACT che sostiene la necessità del vincolo”

Mi scusi presidente ma il rappresentante unico del governo ha già dato parere favorevole al progetto..

“Infatti io parlo del MIBACT e del fatto che il segretario generale del ministero con una lettera ha già fatto sapere che intende rispettare quanto stabilito dai comitati di settore che si sono già espressi a favore del vincolo. Poi discorso diverso è che fine potrà fare questo vincolo”

In che senso, si spieghi meglio per favore. Che fine potrebbe fare questo vincolo?

“Tutti sanno che con le modifiche previste dalla riforma Madia, in Conferenza dei Servizi il rappresentante dello Stato sarà uno e il suo parere sarà l’espressione della volontà presa a maggioranza dai rappresentanti degli altri ministeri. Se prima della riforma il MIBACT godeva di una sorta di diritto di veto perché il suo parere negativo avrebbe bloccato la conferenza dei servizi, adesso sarà più semplice superare questo scoglio. Ma noi siamo pronti a dare battaglia”

Mi scusi, ma come potete dare battaglia se il rappresentante dello Stato si esprime a favore del progetto?

“La daremo ricorrendo al TAR, impugnando il risultato della conferenza dei servizi. Qualora il rappresentante dello Stato confermasse il parere favorevole nella Conferenza dei servizi noi faremo ricorso eccependo un difetto di costituzionalità della riforma Madia”

Un difetto di costituzionalità? Perché?

“Perché secondo noi è inammissibile che con una legge ordinaria si superi il principio costituzionalmente garantito della tutela dei beni culturali. E tutto questo è consentito grazie alle modifiche della “riforma Madia”

Con il parere del 18 novembre del 2014 la stessa Soprintendenza chiedeva che venissero spiegati “i criteri di sostituzione e di demolizione dell’Ippodromo” e non si parlava di vincolo. Se si fosse subito parlato di vincolo magari non sarebbero neanche stati investiti tanti soldi. Che dovrebbero dire i proponenti?

Questo non è un problema che ci riguarda. Gli imprenditori dovrebbero anche sapere che le maggioranze possono cambiare. Sulla decisione del Soprintendente che c’era prima penso che sia stato condizionato dal contesto politico del momento. Dove a governare sia al governo che alla Regione che al Comune c’era lo stesso partito. Se avesse dato parere non favorevole sarebbe andato incontro a delle conseguenze

Ma anche la stessa Soprintendente Eichberg con il parere rilasciato in sede di VIA (Valutazione di Impatto ambientale della Regione che poi è risultata negativa ndr) non ha espresso alcun parere contrario alla sua demolizione, ribadendo alcune prescrizioni sulle visuali e indagini archeologiche preventive. Perché quindi, chiedere l’apposizione del vincolo?

“Questo dovrebbe chiederlo alla Eichberg. Posso soltanto dirle che cambiato il colore della giunta al Comune di Roma,  anche il Soprintendente si è sentito in dovere di ragionare diversamente da chi lo ha preceduto

Senta presidente, c’è un altro caso in Italia e sempre in progetti che riguardano gli stadi, in cui Italia Nostra ha richiesto un vincolo che invece non è stato apposto. E’ il caso del progetto per lo stadio di Crotone. Perché in quel caso il Soprintendente per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone si espresse diversamente?

“Ribadiamo che il vincolo andava apposto. Si potrebbe dire che il Soprintendente in quel ha avuto un atteggiamento “più morbido” rispetto alla prassi delle Sopraintendenze in casi del genere”

Fino a due mesi fa nella giunta Raggi c’era anche il professor Paolo Berdini, che è un membro della vostra associazione. Il quale non a caso si è sempre mostrato contrario a questo progetto. Quali sono i rapporti attuali con lui?

I rapporti con Berdini sono pessimi anche se lui fa parte della sezione di Italia Nostra dei Castelli Romani. E le ragioni risalgono a tanti anni fa quando Berdini voleva diventare una sorta di rappresentante politico di Italia Nostra in materia di urbanistica. Ma non non glielo abbiamo permesso perché non diamo deleghe in bianco. Detto questo abbiamo apprezzato molto come ha lavorato sullo stadio fino a quando ha potuto”

Infine presidente, c’è un’altra storia che vi riguarda e chiama in causa il più grande costruttore di Roma, cioè Francesco Gaetano Caltagirone. Il quale, sul progetto del nuovo stadio della Roma, ha recitato il ruolo del “grande escluso”. Tempo fa uscì la notizia che Italia Nostra lo aveva fatto membro onorario. E’ vero o non vero?

Caltagirone non è mai diventato un socio onorario di Italia Nostra. Quella storia fu soltanto una provocazione per via dell’opposizione che Caltagirone fece alle modifiche del piano regolatore volute da Veltroni nel 2008. Ma i rapporti con Caltagirone restano pessimi. Possiamo dire di esserci sempre odiati. Certo, sul progetto di Tor di Valle possiamo esserci trovati d’accordo per motivi chiaramente differenti”

Lo Stadio sarà di Pallotta? Ma la Roma guadagnerà lo stesso (e tanto)

Lo Stadio sarà di Pallotta? Ma la Roma guadagnerà lo stesso (e tanto)

Lo stadio non sarà della Roma ma di Pallotta”. L’ultima dichiarazione su un altro tema caldo relativo al progetto di Tor di Valle è arrivata nientemeno che dalla sindaca Virginia Raggi. La quale, intervenuta nei giorni scorsi ai microfoni di Radio Radio, non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto a quello che i romani e soprattutto i romanisti stanno ascoltando da mesi. Rispetto al tema della proprietà del nuovo impianto che è un altro degli aspetti che sembra alimentare tra la gente di fede giallorossa più di una perplessità.  La stessa che i romanisti sembrano nutrire anche in merito agli effettivi guadagni che la Roma potrà ottenere dalla costruzione del nuovo stadio.

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Auguri Bruno, quando il MaraZico fu a un passo dal Baseball americano

Auguri Bruno, quando il MaraZico fu a un passo dal Baseball americano

Bruno Conti, quel caschetto che svolazzava in giro per il campo senza apparente logica ma solo perché aveva visto giocate che sarebbero arrivate 3-4 tempi di gioco dopo, quel Pollicino che in maglia giallorossa era odiato e rispettato da tutti a causa del suo talento, o grazie ad esso, ma che con la maglia azzurra ha fatto sognare un Paese intero e messo a tacere gente come Platini e Cruijff, quel giocatore meraviglioso che ha danzato per i campi di tutta Italia, non doveva fare il calciatore.

Oggi compie gli anni ed è tutt’ora un valente dirigente della Roma ed una bandiera che solo un uomo come Totti è stato in grado di ammainare ma Conti da buon nettunese doveva guardarsi il calcio da casa, in tv, quel poco di calcio che veniva mandato in onda, perché Bruno, da buon nettunese doveva giocare a baseball.

Il piccolo Bruno comincia a giocare fin da bambino a questo strano sport che negli anni ‘80 era conosciuto solo per le citazioni di Alberto Sordi in Un americano a Roma ma Conti ci è portato davvero e con il Nettuno Baseball City esordisce anche in Serie A ed il suo talento varca addirittura l’Oceano: alcuni dirigenti dell’Università di Santa Monica, in California, volevano a tutti i costi assicurarsi questo piccolo, veloce ma potente lanciatore mancino. Promisero al papà di Bruno un futuro brillante perché lo avrebbero fatto studiare e con i loro insegnamenti Conti sarebbe diventato sicuramente un ottimo giocatore della Major League Baseball ma papà Conti non voleva che il suo figlioletto a 15 anni varcasse l’Oceano per affrontare da solo una sfida dura come quella dell’high school e del college e non voleva assolutamente dividere la famiglia.

Bruno tentennava all’epoca, lo incuriosiva questa sfida, il Pacifico e le sue spiagge ma era un bravo teenager e ascoltò il suo papà, fortunatamente.

Non tutto fu rose e fiori però e la scelta fu tutt’altro che scontata sia perché negli anni ‘70 i calciatori non erano tutti milionari come oggi, sia perché Bruno di talento ne aveva eccome, ma era così piccolo che non tutti si facevano bastare il suo piede mancino e i primi anni a Roma fecero sorgere anche dei dubbi sulla sua scelta di qualche anno prima, perché magari aveva “sbagliato” sport. Così non fu e grazie anche alla gavetta fatta con la maglia del Genoa in cadetteria Conti esplose completamente diventando uno dei giocatori italiani più forti di sempre.

Non è finita qui però: dopo il Mondiale spagnolo la fama di Bruno Conti torna a varcare l’Atlantico, questa volta per la sua abilità con i piedi e non per il suo lancio micidiale e allora un grandissimo giocatore come Lenny Randle, 11 anni in MLB prima di giocare proprio con il Nettuno in Italia, si ricordò di alcune voci, che gli arrivarono anche dal paese stesso vergato dai Marines che hanno introdotto in Italia il baseball e cercò in tutti i modi di convincere Bruno Conti a tornare a giocare a baseball anche se non a tempo pieno.

Randle non fu esaudito, e incappò in un periodo nero della storia gloriosa nettunese che portò solo ottimi piazzamenti ma nessuno scudetto, mentre Conti regalò ai romani altri 7 anni di gloria, di felicità e di bellezza.

Bruno Conti, l’uomo che trovò l’America a Roma.

Off Topic: Il primo italiano a giocare in Major League Baseball è arrivato nel 2008, con Alex Liddi ai Seattle Mariners. Conti ci poteva riuscire 20 anni prima.

Stadio della Roma: con il nuovo progetto verranno spesi anche soldi pubblici?

Stadio della Roma: con il nuovo progetto verranno spesi anche soldi pubblici?

Mentre si attendono i nuovi sviluppi sull’esito della Conferenza dei Servizi, e in attesa che venga presentata ufficialmente il nuovo progetto dopo l’accordo tra Campidoglio e proponenti, sulla nuova versione dello stadio della Roma (definita 2.0 dalla sindaca Virginia Raggi) si può già provare a fornire qualche cifra. Infatti, come ampiamente già detto e scritto nelle ultime settimane, il progetto approvato dalla giunta Marino è stato ampiamente rivisto con una riduzione complessiva delle cubature per almeno un 50% rispetto alla versione iniziale. Che prevedeva a sua volta, per la realizzazione del progetto (composto di stadio, Business Park, “Nuova Trigoria”, parco fluviale e opere di pubblica utilità) un investimento complessivo di soldi privati, per oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro. Che adesso però, inevitabilmente, con la nuova versione, verrà fortemente ridotto. Ma da questo punto di vista, le domande da porre potrebbero essere alcune: se con il vecchio progetto i soldi da spendere sarebbero stati privati (come è stato spiegato anche da uno studio sull’impatto economico del progetto elaborato dalla facoltà di Economia dell’Università di Roma “La Sapienza” presentato nel novembre scorso) adesso, con la nuova versione, alla luce delle modifiche, chi metterà i soldi? Saranno sempre i privati oppure verranno spesi anche soldi pubblici? E l’interessante emerge proprio da quello  che racconta Vincenzo Bisbiglia sulle colonne del Fattoquotidiano.it il quale scrive di aver “passato al setaccio la bozza di accordo” che la Raggi e i proponenti hanno annunciato di aver raggiunto la sera del 23 febbraio scorso. In ragione del quale, come già anticipato, nel nuovo progetto, oltre ad una riduzione della capienza dello stadio (che dovrebbe passare dai 61mila iniziali a 55mila spettatori) spariranno le famose “torri di Libeskind per far spazio ad edifici più bassi (massimo 10 piani). E ci saranno modifiche che riguarderanno anche le opere di pubblica utilità (che secondo il progetto iniziale sarebbero state finanziate interamente con la rendita del Business Park).

Nel progetto 2.0 quella che è certa è la messa in sicurezza del Fosso di Vallerano e dunque del quartiere di Decima. Come dovrebbe restare anche il Parco fluviale ma con alcune modifiche rispetto al progetto iniziale. Per quanto riguarda invece il trasporto su ferro, dalla nuova versione sparirà completamente il prolungamento della metro B (richiesto dalla giunta Marino come possibile alternativa per fare in modo che nei giorni delle partite fossero garantiti 16 treni all’ora per un costo stimato di 50 milioni circa) per fare spazio al potenziamento della Roma-Lido, ipotesi già presa in considerazione nella delibera di Marino, ma preferita dalla giunta di Virginia Raggi. Ma la scelta della Roma-Lido potrebbe comportare dei cambiamenti anche dal punto di vista finanziario. Perché se i proponenti garantiranno la realizzazione della nuova stazione e l’acquisto di “un paio” di nuovi convogli, come riporta anche Il Fatto,  potrebbe diventare “di vitale importanza” il progetto della Regione Lazio che prevede lo stanziamento di fondi per 400 milioni (di cui 180 già stati stanziati per la manutenzione della Roma-Lido) “per la modernizzazione della linea”. Dove quindi verrebbero impiegati anche soldi pubblici. Inoltre, anche se il vice presidente della commissione Mobilità del Campidoglio Pietro Calabrese ne assicura la conferma, nella bozza del nuovo progetto non ci sarebbe spazio neanche per il ponte ciclopedonale che collegherebbe la stazione Magliana della linea ferroviaria Orte-Fiumicino Aeroporto (attualmente divisa dal Tevere) allo stadio.

Un’opera il cui costo stimato sarebbe di circa 7,5 milioni di euro e tutto a carico dei privati. Resterebbe invece l’adeguamento della via del Mare con la via Ostiense già previsto dalla giunta Marino per un costo di 38 milioni, che aveva richiesto anche, sempre a carico dei privati, la realizzazione dello svincolo sulla Roma-Fiumicino e di un altro ponte sul Tevere (detto “ponte di Traiano” per un costo di 93,7 milioni). Dalla nuova versione sparirebbe lo svincolo che però potrebbe essere costruito in un secondo momento, e a questo punto sarebbe a carico dell’amministrazione capitolina. E ancora, secondo quanto riporta sempre Il Fatto, l’intenzione della giunta Raggi sarebbe quella di chiedere al Cipe di rinunciare ai 140 milioni previsti per la realizzazione del ponte dei Congressi e di destinarli sia per il ponte di Traiano che per l’ulteriore potenziamento delle opere di mobilità su ferro. In questo caso però, ci sarebbe un “dirottamento” di soldi pubblici già stanziati.