Stadio della Roma: se il “Grande Escluso” si chiama Caltagirone

Stadio della Roma: se il “Grande Escluso” si chiama Caltagirone

In molti pensano che se ci fosse stato lui, a quest’ora lo stadio della Roma sarebbe già stato costruito. E Francesco Totti, magari, avrebbe potuto disputare anche la sua ultima partita da calciatore proprio lì, nel “Nuovo Colosseo”. Perché quando si parla di costruzioni, edilizia e grandi appalti nella Capitale d’Italia, il suo nome è una garanzia di storia e di potere. Non è un a caso se proprio nella Città Eterna ci sia un vecchio detto secondo il quale non si muova mattone se non voglia Caltagirone. Perché proverbi a parte, è un dato di fatto che Francesco Gaetano Caltagirone detto Franco, abbia fatto la storia edilizia di questa città. E per questo, non può passare inosservato il fatto che in uno dei più grandi progetti degli ultimi vent’anni, quello che riguarda la costruzione del nuovo stadio della Roma, un business da oltre un miliardo di euro, sia proprio lui il grande “escluso”. Che nessuna delle sue imprese cioè, sia direttamente coinvolta nel “grande affare” portato avanti dalla coppia Pallotta-Parnasi.

Eppure, la storia vuole che fosse stato proprio lui ai tempi di Gianni Alemanno uno dei primi a parlarne: a presentare quanto meno l’idea che lo stadio della Roma venisse costruito. Ma non a Tor di Valle, sui terreni del “rivale” Parnasi, bensì a Tor Vergata, vale a dire sui terreni sopra i quali le sue imprese hanno le concessioni. Laddove sarebbe dovuta essere costruita la nuova cittadella dello Sport in occasione delle Olimpiadi del 2024 per le quali la città di Roma aveva presentato la candidatura come sede ospitante. Se la candidatura non fosse stata stroncata dall’arrivo in Campidoglio della pentastellata Virginia Raggi. E ancora una volta Caltagirone sarebbe rimasto con il cerino in mano. Come nel 2012 quando, nonostante come raccontavano alcuni organi d’informazione (tra i quali il sito Affaritaliani.it), ci fosse già un accordo di massima raggiunto con l’allora presidente giallorosso Thomas Di Benedetto per la costruzione dell’impianto a Tor Vergata, proprio il successore di Di Benedetto James Pallotta dopo aver affidato la selezione alla società immobiliare Cushmon&Wakefield, sceglierà i terreni di Tor di Valle e non quelli di Tor Vergata. Regalando alla famiglia Parnasi e non a lui, l’opportunità di entrare per sempre nella storia del club giallorosso.

Lo stesso Parnasi che sempre nel 2012 sfilerà a Caltagirone un altro affare: quello degli uffici della Provincia, un appalto da oltre 250 milioni di euro. Due colpi, in un solo anno. Troppo per uno come lui. Inizierà allora una vera e propria “guerra mediatica” al progetto di Tor di Valle, portata avanti dal giornale di famiglia Il Messaggero. Il quale, in tutti questi anni da quando è iniziata questa storia, raramente (per non scrivere mai), ha scritto una riga di favore al progetto di Tor di Valle. Cannoneggiando piuttosto l’iniziativa un giorno sì e l’altro pure. Nonostante proprio Caltagirone, pubblicamente, non abbia mai fatto trapelare il suo disappunto. Ma al contrario, come un vero uomo di potere, abbia preferito agire nell’ombra utilizzando le armi (mediatiche) a sua disposizione. Si dice che abbia uomini e donne a lui vicini dappertutto: in politica, nella pubblica amministrazione.

Come si diceva che Paolo Berdini, l’ex assessore all’Urbanistica di Virginia Raggi, fortemente contrario al progetto dello stadio a Tor di Valle (che Berdini voleva spostare nella parte sud-est della Capitale in zona Romanina-Tor Vergata) e ufficialmente convinto anti-palazzinaro, fosse in realtà un uomo a lui vicino. Per la storia, svelata da Il Tempo nel 2016, che avrebbe visto Berdini lavorare come consulente per una società del gruppo Caltagirone in un appalto dell’Università di Tor Vergata. Una storia che lo stesso Berdini vorrà parzialmente smentire dicendo di aver lavorato soltanto per l’Università. Ma comunque, uscito di scena Berdini, gli intoppi al progetto di Tor di Valle non sono finiti. Qualcuno pensa che dietro a tutte le magagne, ci sia proprio la longa manus sua: di Franco Gaetano Caltagirone, il “grande escluso” dal progetto. Ma fino a prova contraria, tutte queste non possono che restare ciò che sono: soltanto chiacchiere.

Lo Stadio della Roma come il Gioco dell’Oca: verso una nuova Conferenza dei Servizi. Che farà Pallotta?

Lo Stadio della Roma come il Gioco dell’Oca: verso una nuova Conferenza dei Servizi. Che farà Pallotta?

Il progetto che riguarda il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle somiglia sempre di più al “frutto amaro” di cui cantava Antonello Venditti. Una questione politica come diceva l’inventore di “Grazie Roma”, che sembra diventare giorno che passa un vero e proprio “gioco dell’oca” che quando sembra arrivato alla casella finale puntualmente è costretto a ricominciare daccapo.

Gli ultimi problemi sono arrivati con il parere del rappresentante dello Stato nella Conferenza dei Servizi che la Regione Lazio aveva mantenuto aperta, nonostante la formale bocciatura del 5 aprile scorso.  E anche questa volta, come in occasione del progetto approvato dalla giunta Marino, il governo ha espresso “parere favorevole” alla realizzazione dell’opera, ma con alcune riserve in materia di viabilità e infrastrutture. Infatti se tra i soggetti statali coinvolti la maggioranza si è mostrata favorevole (tra questi i ministeri degli Interni e dell’Ambiente, il Demanio, la Prefettura), al contrario, alcune riserve sarebbero state mostrate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le quali, se per il ministro Graziano Del Rio non sono una bocciatura ma soltanto delle prescrizioni, c’è invece anche chi come il quotidiano Il Messaggero (organo di proprietà del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, ad oggi uno deigrandi esclusi” dal progetto) si affretta a far presente l’esatto contrario: vale a dire l’esistenza di due pareri entrambi licenziati dal ministero dei Trasporti, che arriverebbero nientemeno che a “smentire” il ministro. Il primo, che porterebbe la firma del direttore del Dipartimento per i Trasporti e la Navigazione Elisa Grande e il secondo del direttore generale Ornella Segnalini e che sarebbero entrambi “pareri negativi al progetto di Tor di Valle. In particolare, come scrive sempre il Messaggero, tra le varie criticità sarebbero state avanzate alcune in merito all’eliminazione dal progetto del Ponte di Traiano (previsto nella versione iniziale approvata dalla giunta Marino), il famoso Ponte sul Tevere che la giunta di Virginia Raggi non ha voluto considerare come opera di pubblica utilità da inserire nel progetto a compensazione delle cubature concesse ai privati.

E ancora, nel parere della Segnalini il ministero boccia completamente le tre ipotesi alternative all’eliminazione delle 3 opere di pubblica utilità (il Ponte di Traiano, lo svincolo sulla Roma Fiumicino e il viadotto di approccio). Vale a dire le soluzioni che avrebbero previsto l’unificazione della via del Mare con l’Ostiense fino a viale Marconi; la sostituzione del ponte di Traiano con quello dei Congressi (la cui realizzazione e’ ancora lontana dall’essere vista) e una terza che invece avrebbe voluto la costruzione dello stadio anche senza i ponti. Ipotesi che il Ministero considera non condivisibili.
Infatti come riportato anche dal Corriere della Sera, a questo proposito la Segnalini scrive che: “La Direzione Generale non condivide le 3 differenti in quanto non alternative e indipendenti, mentre la terza non può essere presa in considerazione per l’assoluta inadeguatezza” . Un bocciatura severa fino al limite dell’inappellabilità, a tal punto da mettere in discussione l’intera delibera fatta approvare dalla giunta di Virginia Raggi nel mese di giugno

Le maggiori criticità infatti sarebbero sorte proprio in seguito alle modifiche volute dalla sindaca penta stellata. La quale, chiedendo una forte riduzione delle cubature (per compiacere una buona parte della base e degli attivisti romani contrari alla versione iniziale e il tutto sotto la benedizione del “garante” Beppe Grillo), ha ottenuto anche una contestuale riduzione delle opere di pubblica utilità (tra le quali l’eliminazione dello svincolo sull’autostrada Roma-Fiumicino e appunto il ponte di Traiano) che invece la giunta Marino aveva inserito come “onere” a carico dei proponenti (la Roma e la società Eurnova del costruttore Luca Parnasi) per concedere il semaforo verde alla realizzazione dell’opera. Ma proprio la presenza di queste criticità adesso, rischia di far ripartire l’iter, da una nuova Conferenza dei Servizi che la Regione Lazio, come lasciato intendere dall’Assessore Michele Civita, potrebbe ufficialmente aprire nel mese di settembre. Ma vorrebbe dire altri 6 mesi di attesa (ammesso che il parere finale sia favorevole) per la posa della prima pietra. Quella che invece il presidente della Roma James Pallotta avrebbe voluto mettere entro la fine dell’anno. Come dichiarato qualche settimana fa, prima di minacciare la vendita del pacchetto azionario di maggioranza della società giallorossa, qualora l’autorizzazione a costruire lo stadio non fosse arrivata. Ma adesso quindi, se veramente si andrà verso l’apertura di una nuova conferenza dei servizi, con altri mesi di attesa, che potrà succedere? Il finanziere di Boston avrà ancora la pazienza di aspettare?

Nel Museo dell’Avvocato Gabriele Pescatore, il “Signor Roma” del Collezionismo

Nel Museo dell’Avvocato Gabriele Pescatore, il “Signor Roma” del Collezionismo

“Un tifoso della Roma a Porta Portese non trova granché, in quanto le cose più belle se le accaparra Gabriele Pescatore che dice di alzarsi presto la mattina e invece, secondo me, dorme lì” (Cit. Il Romanista, M. Izzi, 3 novembre 2011).

Gabriele Pescatore è un avvocato di quarantasette anni, sposato con Barbara e padre di quattro splendidi figli. È un grande appassionato di musica tanto da scrivere su una rivista molto nota del settore: “Il Mucchio Selvaggio”, la più antica rivista italiana di Rock fondata nel 1977. Qui è Consulente alla Redazione e si occupa di Colonne sonore e Sonorizzazioni. Nel suo DNA c’è un gene, quello che si occupa del collezionismo, che ha assunto una dimensione sconosciuta ai più: grandissimo collezionista di vinili, ne possiede oltre 15.000 (avete letto bene, non è un errore), ma per noi è soprattutto il più grande collezionista di memorabilia dell’A.S. Roma.

Gabriele ci riceve nella sua abitazione: vinili e cimeli giallorossi ci danno il benvenuto. C’è profumo di storia nell’aria. C’è la passione come motore trainante. Passioni, quella per il calcio e per la Roma, trasmesse dal papà: “Mio padre, professore di Diritto Commerciale alla Sapienza, era un grande appassionato di calcio. Andavamo a vedere tutte le partite all’Olimpico” ci confida Gabriele, “…anche quando non giocava la Roma perché, se amavi il calcio, non c’erano alternative all’epoca. E noi amavamo davvero questo gioco e in TV se ne vedeva poco. Io sono il più grande di tre fratelli e a cinque anni cominciai a frequentare lo stadio insieme a mio padre e i suoi amici. Era ancora il periodo della Rometta quando ricevetti il mio primo abbonamento in Monte Mario, stagione 1977/78”. Come tutte le collezioni esiste un inizio: “Ho cominciato tenendo tutti i biglietti delle partite cui andavo. Così… semplicemente per conservare un ricordo. Poi cominciai a farmi portare i biglietti da chi andava in trasferta. Conservavo gelosamente anche i giornaletti distribuiti all’Olimpico, come “Roma Mia”. Quando ero bambino, attendevo con ansia tutta l’estate per vedere il nuovo abbonamento, ero curiosissimo. Trascorrevo l’estate a chiedermi come sarebbe stato quello nuovo. A metà anni ‘80 ho cominciato a frequentare i mercatini a Roma e poi anche in altri parti d’Italia. Si trovavano oggetti in grande quantità. Non era così raro nemmeno trovare foto anni ’40. Oggi sarebbe impensabile. Ricordo anche che allo stadio scattavo foto alle tifoserie avversarie che poi scambiavo o con altre foto riguardanti il tifo giallorosso o comunque con biglietti, sciarpe, gagliardetti, programmi etc. Inserivo gli annunci sul Guerin Sportivo e SuperTifo che avevano appunto una sezione per i collezionisti. Ciò mi permise di farmi conoscere ovunque in Italia e all’estero. Certo gli scambi non erano velocissimi all’epoca. Ci voleva tempo. All’estero poi era necessario anche qualche mese, aumentando in me il fascino del collezionare. Anche gli annunci che facevo pubblicare sul periodico “Porta Portese” avevano un grande riscontro e ricevevo un bel numero di telefonate. Con tale metodo trovai cose interessantissime. Diciamo che negli anni ’80 e primi ’90 si aveva la possibilità di poter recuperare molti “pezzi”: non eravamo in molti a collezionare e le cifre, dal punto di vista economico, non erano esagerate. A metà anni 90 arrivò Ebay e tutto il mondo sembrava fare una sola cosa: collezionare. Fu un momento incredibile. Il mondo era in preda ad un profondo cambiamento; il collezionismo non poteva fare eccezione. Tutto diventò molto più veloce e ognuno di noi, da quel momento, è riuscito a impreziosire la propria collezione con oggetti provenienti anche dal punto più sperduto del mondo”.

Gabriele è pieno di passione mentre ci racconta la storia della sua vasta collezione dedicata alla Roma. Noi siamo persi, non sappiamo su cosa puntare lo sguardo, dove focalizzare l’attenzione. Una quantità di memorabilia incredibile anche solo da immaginare. I biglietti, il suo “Primo Amore”, partono dagli anni ’30. Possiamo trovare un Roma – Juventus del 31/32, giocata a Campo Testaccio e conclusasi 2-0 con una doppietta di Bernardini. C’è anche un curiosissimo biglietto di Bologna – Roma del 32/33, in concomitanza con l’adunata nazionale degli Alpini allo Stadio Littoriale. E ancora un Palermo – Roma del 1934 e un Derby della stagione 42/43. E poi un curiosissimo biglietto della partita di Mitropa Cup del 29 giugno 1955 tra Vojvodina e Roma giocata a Novi Sad. E questi sono solo alcuni. C’è poi anche il tagliando relativo all’amara serata del Maggio 1984. Era il 30 Maggio…la partita più importante e la più triste. Fa troppo caldo per pensarci…

 

“Non è una collezione statica” continua Gabriele, “ogni partita devi ingegnarti per capire come poter trovare il biglietto o il programma, come ad esempio quelli della tournée americana appena conclusa”.

Gabriele ci mostra gli abbonamenti. Sono di una bellezza rara, che lascia senza parole. “Un giorno mi telefonò un mio amico che conosceva perfettamente la mia passione. Mi disse che c’era un negoziante nei pressi del Colosseo che aveva appeso nel suo locale alcuni abbonamenti e foto a partire dagli anni ’40. Credo di essere uscito da casa mentre dall’altro capo del filo ancora stavano parlando. Arrivato sul posto, il negoziante mi raccontò che era un abbonato di vecchia data e che contestualmente al rinnovo annuale comprava una foto della squadra. Ricordo anche una lunghissima trattativa per alcune tessere appartenute a Luigi Freddi, giornalista e politico, vicesegretario dei fasci italiani all’estero e responsabile della politica cinematografica italiana e nonché fondatore di Cinecittà. Tali tessere mi sono costate un’intera estate di trattativa. La più estenuante in assoluto”. I nostri occhi si posano su di un Capolavoro: “E’ un abbonamento della stagione 1936/37. Da questa stagione la società decise di abbandonare i cartoncini preferendo della plastica rigida, una sorta di vinile sottile in cui fa bella mostra di se la Lupa Capitolina sormontata dal fascio littorio. Ogni tessera veniva poi anche siglata dal Commendator Biancone che, così facendo, ne garantiva l’autenticità”. Gabriele però ha un piccolo cruccio: ”Alla mia collezione manca l’abbonamento del 1951/52, l’anno della “B”. Prima o poi lo troverò”.

 

Alcuni oggetti della collezione sono stati esposti durante le Mostre di Testaccio del 2007 e del 2014. Buona parte della collezione è invece visibile all’indirizzo www.museodellaroma.it. Un sito dove è possibile ammirare oggetti riferibili alla squadra capitolina mai visti prima. Un museo virtuale che, come lo stesso Gabriele ci dice e scrive nella sua Home Page, è “una personalissima esperienza e una dimostrazione d’amore verso i colori giallo ocra e rosso pompeiano…per far comprendere agli appassionati delle cose antiche e ai patiti del moderno, ai cultori del football degli avi come a quelli cresciuti con le imprese di Francesco Totti negli occhi, ai tifosi (non solo della Roma) che visiteranno le decine di sudate pagine, che senza il rispetto della Tradizione e del Passato non vi può essere Futuro degno di tale nome”.

Tradizione, Passato e Futuro sono parole scritte con la lettera maiuscola. Non un caso.

Un museo in cui si può navigare tra le diverse sessioni: dischi, figurine, gagliardetti, spartiti musicali e pubblicazioni di tutti i tipi ed epoche. Programmi delle partite e foto dei giocatori, ma anche tanti documenti storici come carte intestate, cartoline, certificati azionari, contratti e perfino menù. Non basta, anche le “Relazioni sociali”, tessere, adesivi, medaglie, distintivi, bandiere, sciarpe. È presente anche una sezione dedicata alla Polisportiva.

 

”Con le vecchie foto mi diverto molto” prosegue Gabriele, “perché non sempre è facile identificarle e collocarle nella partita corretta. Allora bisogna rivedere i tabellini, chi ha giocato quel giorno, oppure bisogna riconoscere qualcosa in lontananza come un campanile, una montagna alle spalle del campo. Un gran lavoro insomma, ma anche di grande soddisfazione”.

Cerchiamo di scoprire quale è il pezzo forte della collezione, alla domanda Gabriele non ha dubbi: “Certamente un labaro completamente ricamato, consegnato dal Capitano della Fortitudo-Pro Roma Attilio Ferraris IV a quello del Bologna F.B.C., il nazionale Geppe Della Valle. L’occasione fu l’incontro valido per la sesta giornata del girone di andata del Campionato di Prima Divisione (Girone B) disputato presso il campo dello Sterlino il 14 novembre 1926 e conclusosi con la vittoria dei felsinei per 2 a 1. E’ un labaro di grandi dimensioni (cm 55×50). Ricordo anche che lo pagai un milione…di lire chiaramente. Un pezzo che ha un valore inestimabile non fosse altro perché l’ha avuto in mano Ferraris IV”. Gli occhi di Gabriele sono raggianti.

 

Tanti gli oggetti, gli aneddoti e le curiosità presenti nella collezione, come questa cartolina:

Una cartolina del 1963, molto rara, utilizzata dall’allora Vice Presidente dell’A.S. Roma Franco Evangelisti per sponsorizzare la sua candidatura nelle fila della Democrazia Cristiana. Davvero singolare.

Una serata molto particolare quella passata con Gabriele. Una serata di mezza estate in cui le stelle cadenti fanno da cornice a una preziosissima collezione. E’ stato come camminare attraverso il tempo, un tempo scandito nei simboli e nelle scritte sugli abbonamenti, sui biglietti e su tutti i cimeli. Un percorso dal 1927, anzi prima, sino a oggi. Non vorrei andar via, ma si è fatto tardi.

Grazie Gabriele per questo splendido viaggio.

 

CalcioMancato:  quando il Divino Falcao fu a un passo dall’Inter

CalcioMancato: quando il Divino Falcao fu a un passo dall’Inter

Giugno 1983. La capitale d’Italia è in tripudio dopo che la sua parte giallorossa ha appena conquistato il secondo tricolore della propria storia. Merito di un gruppo di uomini e calciatori eccezionali guidati sapientemente dal ‘Barone’ Nils Liedholm.

Neppure il tempo di gustarsi il sapore della vittoria, però, che nei pressi di Trigoria scoppia la bomba: il ‘Divino’ Paulo Roberto Falcao, uno dei simboli del successo ottenuto soltanto poche settimane prima sul campo, vuole andare via ed ha trovato l’accordo con l’Inter per trasferirsi all’ombra della Madunina.

I tifosi della lupa sono sconvolti. Proprio lui, l’uomo che, arrivato a Roma soltanto tre anni prima (quando i giallorossi erano in possesso di una squadra ancora non eccellente), dichiarò subito senza dubbi “entro pochi anni vinceremo lo Scudetto”, cambiando il modo di pensare e rapportarsi alla realtà calcistica di supporter tutt’altro che abituati a trionfi e coppe, decide di abbandonare la nave ora che questa si appresta a salpare pure in Europa per dare l’assalto alla Coppa dei Campioni.

A gettare benzina sul fuoco, in quei giorni caldissimi, arrivano le dichiarazioni dello stesso Falcao, che da Porto Alegre, dove si trova in vacanza, parla già da ex giallorosso e dichiara: “Lasciare Roma è stato un trauma”. Sembrano ormai non esserci più speranze, dunque, per la permanenza del numero cinque nella Capitale. Dino Viola, però, sa bene che nessun club ha raggiunto un accordo anche con la società per lasciare libero il campione brasiliano e non si preoccupa più di tanto.

Si parla di offerte da parte di Verona e Napoli ma la realtà è che Falcao vuole solo l’Inter. Il merito dell’operazione è da ascrivere a Sandro Mazzola, allora dirigente nerazzurro, che insieme al procuratore del nazionale verdeoro Cristoforo Colombo ha lavorato per molto tempo nell’ombra. Alla fine, Mazzola riesce a portare l’accordo con Falcao tra le mani del presidente interista Fraizzoli. E’ ormai tutto fatto. Manca solo l’ultimo tassello: l’accordo economico con la Roma.

Fraizzoli, mostrando una correttezza d’altri tempi, alza il telefono per chiamare Dino Viola e comunicargli che ha la firma del numero cinque romanista in mano. La richiesta implicita è: “Quanto serve per lasciarlo andare?”. La risposta del numero uno giallorosso è sorprendente: l’assoluto silenzio. Viola, infine, comunica di aver preso atto della faccenda e attacca.

Da questo punto in poi, il calcio inizia ad entrarci poco. Per bloccare la partenza di Falcao, infatti, si muove addirittura Giulio Andreotti (insieme al fido braccio destro Evangelisti). La prima mossa riguarda il contatto con la mamma di Falcao, la signora Azise, a cui viene fatto sapere che anche Papa Wojtyla desidera che il campione brasiliano rimanga nella Capitale. “Non vorrai mica dare un dispiacere al Santo Padre?”, saranno le parole di Azise al figliolo.

L’accordo con l’Inter, ora, vacilla. A dare il colpo di grazia a Fraizzoli ci pensa Andreotti in persona. Quest’ultimo, infatti, chiama Fraizzoli e, ancor prima di parlare di Falcao, si rivolge al presidente interista con le seguenti parole: “mi dicono si tratti di affari importanti…..”. Il riferimento è ai capi d’abbigliamento che Fraizzoli fabbrica e che vengono distribuiti anche ai ministeri.

Il numero uno nerazzurro capisce che ormai la situazione si è fatta più grande di lui e contatta immediatamente Sandro Mazzola. “Il contratto di Falcao va stracciato”. La macchina della politica si è messa in moto ed il povero Fraizzoli non può far altro che lasciare il ‘Divino’ lì dove ha appena fatto la storia.

Il calciomercato non è mai sembrato argomento tanto ‘piccolo’.

bannersignori

L’Ambiente Romano, il libro: intervista con l’autore Gabriele Nobile

L’Ambiente Romano, il libro: intervista con l’autore Gabriele Nobile

Come saprete negli ultimi decenni a Roma, straparlando di pallone, si è sviluppato un teorema, che assomiglia più ad un postulato, secondo il quale il motivo principale dei pochi successi sportivi dell’AS Roma sia dovuto quasi esclusivamente al cosiddetto ambiente romano”.

Che la capitale sia sempre stata una “piazza difficile” è fuori di dubbio. Fabio Capello, fra i pochi a trionfare, lo racconta spesso. Colpa principalmente dei tifosi stessi, capaci di enormi esaltazioni e critiche esasperate. L’esigenza è tanta, spesso troppa. L’equilibrio non esiste.

Così come è indiscutibile che ci sia una presenza esagerata, ed osiamo dire unica nel panorama calcistico nazionale, di voci, testate, tv locali, opinionisti, tutti concentrati e dedicati solo e sempre sulla Roma, con una particolare e quotidiana chiacchiera alle radio, dove i cosiddetti radiolari vivono anche una sorta di “mercato” e di scambio ruoli, con conseguenti polemiche interne, trasversali, perfino criptiche.

Da un po’ di tempo stavo preparando un’inchiesta per fare luce sul fenomeno, che con l’avvento del web è diventato anche più confuso e caotico, poi, proprio attraverso i vituperati social mi sono accorto che un vecchio amico ci stava scrivendo sopra un libro, che è uscito da qualche settimana e che trovate in libreria. Il titolo, manco a dirlo:

L’Ambiente romano, i campioni del Calcio Parlato, edizioni Ultra Sport. Lo ha firmato Gabriele Nobile, esperto di comunicazione, editore del portale insideroma.com, nonché presenza costante della trasmissione di TeleRoma56, La Signora in Giallorosso. In parole povere: uno dell’Ambiente.

Sono andato a farmi una bella chiacchierata con lui, che non vedevo dai tempi delle elementari. Ecco cosa ci siamo detti.

Ciao Gabriele, intanto grazie. Finalmente possiamo parlare con un po’ di calma. Hai scelto un momento incredibilmente importante, direi quasi “epocale”, per uscire col tuo primo libro. Un testo che oserei definire di necessità ontologica, qui a Roma. Vuoi raccontarci come è nata l’idea e come l’hai sviluppata?

Guarda Marco, l’idea sostanzialmente nasce dal fatto che dopo alcuni anni che mi occupo di Roma, essendo editore di un sito che si occupa h24 delle faccende giallorosse, avevo notato che intorno al club di Pallotta la comunicazione ed i media, avevano ed hanno un atteggiamento particolare e questo non vale solamente per le radio, molto radicate in città, ma anche da parte dei quotidiani e dai siti internet. Negli ultimi 5 anni ho scritto molto, su questo argomento, sul mio portale e avevo notato che il tema interessava ad alcune categorie dei tifosi romanisti. Quindi mi è sembrato consequenziale il fatto di poter dedicare un libro su questo argomento, cercando, in primis, di provare a dare delle risposte ai miei dubbi.

Opera “coraggiosa” ed incredibilmente utile. Concreta. Uno strumento che ora uso anche per farmi strada in questo labirinto dell’Ambiente.

 Beh ti ringrazio, è una situazione che ha fatto effetto su molti altri lettori/amici che, piano piano, mi stanno raccontando le loro emozioni nel leggere il libro, e questo ovviamente mi fa un piacere immenso. In realtà, ed è una risposta anche alla domanda di prima, il libro doveva girare su un soggetto diverso, sempre su quello che è l’ambiente romano inteso come media in generale, ma molto più storico e meno attuale, volevo realmente ripercorrere tutta la genesi di come nacquero le radio e le tv, un lavoro di approfondimento: stupidamente non mi ricordavo di un lavoro editoriale molto simile, scritto da quel genio di Giancarlo Dotto insieme a Sandro Piccinini che si chiamava “Mucchio Selvaggio”. Impossibile da parte mia, creare un progetto editoriale simile, quindi ho pensato di “virare” su un libro fatto di interviste ai protagonisti, inserendo qui e là dei miei inserti, ma sostanzialmente ho voluto dare la parola a loro: i veri protagonisti dell’Ambiente Romano.

Tra l’altro, come sai, io sono fra quelli che considerano tale “ambiente romano” un alibi pericoloso. Un Lato Oscuro che usiamo per spiegarci i pochi successi della AS Roma in questi ultimi 25 anni, senza capire più se ci si riferisca esclusivamente al rapporto tra giornalisti locali e società, allenatore e tifosi. Intanto il teorema è diventato un furioso tormentone. Secondo te perché? Voglio dire, oltre alla tua personale conclusione, che spieghi nel finale, perché siamo arrivati a tanto?

Nel capitolo finale del libro, fornisco la mia opinione personale sul tema, l’ho messa apposta come ultimo capitolo, proprio per non voler influenzare il lettore. Su questo, come sai bene, visto che ne abbiamo discusso a lungo, io sono tendenzialmente drastico: tutto questo “meccanismo mediatico” che gira intorno alla Roma, influenza le prestazioni sportive del club di Trigoria; la dimostrazione sono i tanti allenatori molto bravi che sono scappati da Roma, molti lasciando anche parte dei loro lauti emolumenti.

Siamo arrivati a questa situazione perché il business ha generato una sorta di nuova professione. In primis quella del giornalista/opinionista che, certamente in maniera lecita, si è posto nella condizione di sviluppare una nuova linea di comunicazione, direi bilaterale, dove nelle prima lavora per il suo editore principale (per esempio un quotidiano nazionale importante) e nella seconda si dedica al mondo delle radio come opinionista, sviluppando un reddito extra (ripeto, quasi sempre lecito) ma che pone lo stesso giornalista a dover sviluppare giornalmente temi spesso diversi da quelli che scrive sul suo quotidiano e quindi si cade sul gossip, sul chiacchiericcio, su fantomatiche news di calciomercato che spesso sfuggono ad ogni controllo, ma soprattutto da parte loro esiste la ricerca del consenso (in positivo ed in negativo) dei radioascoltatori, vero ago della bilancia per un loro futuro rinnovo contrattuale in radio e/o tv. Si è creato quindi un radio-mercato parallelo di questi giornalisti/opinionisti che genera business attraverso il meccanismo degli sponsor.

 Poi ci sono i tifosi speaker, ma quella è una categoria diversa, lo speaker tifoso, tranne qualche caso estremo, tende a limitare i suoi interventi radiofonici su tempi di calcio giocato. Divertente è il fatto che, spesso, questi speaker tifosi, litigano con i giornalisti/opinionisti e da qui si crea quello che io ho chiamato il “ping pong in FM” con battaglie dialettiche tra opinionisti e speaker di questa o quella radio, dove, di fatto, il microfono ha sostituito il fioretto o la sciabola, fai te!

C’è nell’intervista a Cherubini (mi pare anche in altre) un dato importantissimo secondo me sul successo delle radio romane che fa riferimento al traffico. Tu che ne pensi?

Molti degli intervistati hanno sottolineato il fattore “traffico”. Roma è una città che vive e si nutre, ahimè di traffico, questo è un elemento da non sottolineare anche guardando le fasce d’ascolto delle radio monitorate, dove il top degli ascolti coincide perfettamente con le punte d’intensità del traffico capitolino: 7-10 di mattina e la sera tra le 18 e le 20.

Il tuo libro ha l’enorme merito di mettere in chiaro tantissimi aspetti. Di fare i nomi e cognomi. Con una serie di profonde e accurate interviste. Partendo da James Pallotta per passare in rassegna gente come David Rossi, Michele Plastino, Alberto Mandolesi, Roberto Renga, Angelo Mangiante, Paolo Assogna, Guido D’Ubaldo, Mario Corsi, Guido Zappavigna..e tantissimi altri. Oltre agli ex calciatori come Tancredi, Desideri, Cervone, Righetti, Tommasi, Boniek e ancora molti nomi.  Ma soprattutto hai raccontato con dovizia di particolari la storia cronologica. Una vera e propria antologia, per non dire fenomenologia, del movimento di comunicazione romano, compreso quello dei tifosi (della Curva Sud, dei Guerriglieri, del Muretto, il Commando, i Boys..) che si è sviluppato ed è cresciuto intorno al calcio nella capitale (non solo romanista, parli anche con Massimo Cragnotti). In poche parole hai fatto ordine. Che fatica hai fatto?

 Aver dato voce a tanti protagonisti di quel periodo, attraverso il metodo delle interviste, ha sicuramente facilitato il mio lavoro, grazie anche a quanto svolto da Massimo De Caridi, il curatore del libro. La fatica è stata di sbobinare gli audio e di dargli una forma di scrittura, per il resto ho cercato di andare indietro negli anni per ricercare questo o quel personaggio, che sapevo poteva risultare utile al progetto. Purtroppo me ne sono dimenticati alcuni, che mi hanno chiamato per ricordarmelo…E di questo me ne sono rammaricato.

Io l’ho letto tutto d’un fiato. Scoprendo mille cose che non sapevo. Sia da tifoso, sia da professionista che ha lavorato e lavora parzialmente in questo famigerato ambiente. Tu da quanto ci lavori e quale rapporto hai maturato ormai? Nel libro emergono anche alcuni aneddoti personali, estremamente sinceri e che dimostrano la tua onestà intellettuale.

Possiamo dire che sono stato leggermente risucchiato in alcuni risvolti di questo “Ambiente Romano” anche se in minima parte, almeno penso. In questa fase dovrebbe essere la Roma stessa a porre delle linee di confine per arginare il fenomeno. Difficile che ciò avvenga, ed è questa l’unica domanda alla quale, anche dopo aver scritto il libro, non sono riuscito a darmi una risposta.

A proposito, come è stato accolto il libro dall’Ambiente? Quanta “paura” hai suscitato?

Il libro è stato accolto benissimo, nella sua nicchia sta avendo un buon successo! Paura non penso, io non sono poi così famoso..

 E dai tifosi?

Sono in tantissimi quelli che hanno voluto sottolineare il loro acquisto del libro, inviandomi la copia/selfie al momento dell’acquisto dello stesso, attraverso i social e whatsapp. Per me un piacere enorme, al limite della commozione!

Le domande che hai fatto a quasi tutti gli intervistati sono due e credo valga la pena di riportare sono: “A Roma e nel Lazio, ci sono circa 3 milioni di persone che ascoltano la radio, network inclusi e ben 700mila sono sintonizzati quotidianamente sulle frequenze che parlano della Roma..” e “Secondo lei, questi mass-media locali hanno influenzato le prestazione sportive della AS Roma negli ultimi 25/30 anni?”. Bilancio finale?

Si questa era la domanda centrale del libro, senza svelare nulla (tu conosci la percentuale delle risposte degli intervistati e quindi non vale!) penso che sia in linea con la mia idea iniziale.

Quali sono le interviste che hai fatto con maggior piacere, di cui sei più fiero?

Quelle che non ho fatto! A parte gli scherzi, sarebbe facile dire quella al presidente Pallotta, che difficilmente rilascia interviste in esclusiva. E quella a Michele Plastino, voluta e rincorsa per molte settimane. Michele me l’ha fatta sudare fino alla fine, infatti l’ho intervistato il giorno prima che il libro andasse in stampa!

Fammi 4 nomi di quelli che consideri davvero i padri del movimento di cui stiamo parlando.

Senza ombra di dubbio, Plastino e Mandolesi, a 4 non ci arrivo!

Posso fare il polemico? Faccio parte dell’Ambiente sai… In generale a me sembra che gli ex calciatori con cui hai parlato abbiano risposto negativamente all’ultima domanda, forse anche i giornalisti più di peso, mentre fra i tifosi divenuti opinionisti è più facile rispondere affermativamente. Non credi che ci sia un po’ di autoreferenzialità in tutto questo? Non rischiamo, parlo da tifoso che scrive opinioni (Damiano Tommasi, nel libro, spiega bene tale aporia), di crederci sempre troppo importanti rispetto a chi scende effettivamente in campo? A Roma sono, siamo stati tutti “i primi” a fare qualcosa… Tutti antesignani. Non è emblematico?

Hai centrato il tema! E’ proprio come hai indicato nella domanda! L’Ambiente Romano siamo tutti noi, tifosi, opinionisti speaker.

Torniamo all’oggi. Anzi all’altro ieri, perché tu hai scritto il libro a cavallo di quest’ultima stagione schizofrenica, piena di record e di malumori, nei botta e risposta di Spalletti in conferenza stampa e soprattutto nell’affaire Totti, che ha raggiunto deliri patologici, spaccando tra l’altro in due la tifoseria giallorossa, già convalescente e divisa per tanti altri motivi, a cominciare dalla questione barriere. Ora, alla luce dei fatti, cosa aggiungeresti al tuo libro?

 Proprio per la situazione legata a Spalletti, ho dovuto aggiornare il libro in continuazione. Ogni conferenza stampa del tecnico di Certaldo, era uno spunto nuovo. Probabilmente avrei aggiunto tutta la fase finale di Totti con l’epilogo struggente del 28 maggio, ma sempre con dei dubbi, in quanto ho deciso (da quando ho iniziato questo lavoro intorno alla Roma) di esprimermi il meno possibile sul capitano: per un ateo come me è veramente difficile parlare e scrivere di DIO, e per me Totti è una divinità.

Non trovi che forse questo doppio addio, ma soprattutto dopo quell’epicheggiante catarsi dell’Olimpico, all’ultima giornata, ci possa essere la speranza di una svolta in questo senso? Possiamo auspicare, non dico di tornare a quasi 30 anni fa, in quei tempi che racconti e che fanno nostalgia, ma almeno di recuperare un po’ di serenità e professionalità?

 Il 28 maggio, non sposta di una virgola. Tutto rimarrà come prima! Dopo la prima sconfitta Di Francesco sarà massacrato e mai accompagnato dai media. Stesso discorso per il DS Monchi, accolto come un re, al primo giocatore “sbagliato” inizieranno a sfondarlo con i loro “slogan” da quattro soldi.

Chiudo facendoti un altro applauso per l’analisi web/social, che a noi di IoGiocoPulito interessa molto (oltre all’aspetto etico di tutta la questione, se non si fosse ancora capito).

 Argomento scivoloso (parlando della tifoseria della Roma, ma vale anche per le altre). Spero di aver centrato il tema. Il capitolo in questione mi ha fatto faticare parecchio. Contento che questo tipo di analisi vi sia piaciuta.

 Ti faccio un’ultima domanda tecnica: Secondo te il mondo web quanto ha bisogno di deontologia? Come può essere che si possa copiare/incollare citando la fonte (a volte nemmeno quella) senza inserire i link, vivendo praticamente alle spalle di chi lavora sul serio? E viceversa quanto merita di essere rispettato quando è puntuale e professionale?

 Altro argomento scivolosissimo! Il giornalismo è cambiato, la deontologia non esiste più. Mancano regole serie, ma soprattutto il controllo di un ente superiore che dovrebbe garantire il rispetto del lavoro altrui. Ecco questo potrebbe essere il tema di un nuovo libro!! Lo facciamo a 4 mani?

Molto volentieri! Grazie ancora Gabriele. Buon lavoro.