Lo Stadio sarà di Pallotta? Ma la Roma guadagnerà lo stesso (e tanto)

Lo Stadio sarà di Pallotta? Ma la Roma guadagnerà lo stesso (e tanto)

Lo stadio non sarà della Roma ma di Pallotta”. L’ultima dichiarazione su un altro tema caldo relativo al progetto di Tor di Valle è arrivata nientemeno che dalla sindaca Virginia Raggi. La quale, intervenuta nei giorni scorsi ai microfoni di Radio Radio, non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto a quello che i romani e soprattutto i romanisti stanno ascoltando da mesi. Rispetto al tema della proprietà del nuovo impianto che è un altro degli aspetti che sembra alimentare tra la gente di fede giallorossa più di una perplessità.  La stessa che i romanisti sembrano nutrire anche in merito agli effettivi guadagni che la Roma potrà ottenere dalla costruzione del nuovo stadio.

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Auguri Bruno, quando il MaraZico fu a un passo dal Baseball americano

Auguri Bruno, quando il MaraZico fu a un passo dal Baseball americano

Bruno Conti, quel caschetto che svolazzava in giro per il campo senza apparente logica ma solo perché aveva visto giocate che sarebbero arrivate 3-4 tempi di gioco dopo, quel Pollicino che in maglia giallorossa era odiato e rispettato da tutti a causa del suo talento, o grazie ad esso, ma che con la maglia azzurra ha fatto sognare un Paese intero e messo a tacere gente come Platini e Cruijff, quel giocatore meraviglioso che ha danzato per i campi di tutta Italia, non doveva fare il calciatore.

Oggi compie gli anni ed è tutt’ora un valente dirigente della Roma ed una bandiera che solo un uomo come Totti è stato in grado di ammainare ma Conti da buon nettunese doveva guardarsi il calcio da casa, in tv, quel poco di calcio che veniva mandato in onda, perché Bruno, da buon nettunese doveva giocare a baseball.

Il piccolo Bruno comincia a giocare fin da bambino a questo strano sport che negli anni ‘80 era conosciuto solo per le citazioni di Alberto Sordi in Un americano a Roma ma Conti ci è portato davvero e con il Nettuno Baseball City esordisce anche in Serie A ed il suo talento varca addirittura l’Oceano: alcuni dirigenti dell’Università di Santa Monica, in California, volevano a tutti i costi assicurarsi questo piccolo, veloce ma potente lanciatore mancino. Promisero al papà di Bruno un futuro brillante perché lo avrebbero fatto studiare e con i loro insegnamenti Conti sarebbe diventato sicuramente un ottimo giocatore della Major League Baseball ma papà Conti non voleva che il suo figlioletto a 15 anni varcasse l’Oceano per affrontare da solo una sfida dura come quella dell’high school e del college e non voleva assolutamente dividere la famiglia.

Bruno tentennava all’epoca, lo incuriosiva questa sfida, il Pacifico e le sue spiagge ma era un bravo teenager e ascoltò il suo papà, fortunatamente.

Non tutto fu rose e fiori però e la scelta fu tutt’altro che scontata sia perché negli anni ‘70 i calciatori non erano tutti milionari come oggi, sia perché Bruno di talento ne aveva eccome, ma era così piccolo che non tutti si facevano bastare il suo piede mancino e i primi anni a Roma fecero sorgere anche dei dubbi sulla sua scelta di qualche anno prima, perché magari aveva “sbagliato” sport. Così non fu e grazie anche alla gavetta fatta con la maglia del Genoa in cadetteria Conti esplose completamente diventando uno dei giocatori italiani più forti di sempre.

Non è finita qui però: dopo il Mondiale spagnolo la fama di Bruno Conti torna a varcare l’Atlantico, questa volta per la sua abilità con i piedi e non per il suo lancio micidiale e allora un grandissimo giocatore come Lenny Randle, 11 anni in MLB prima di giocare proprio con il Nettuno in Italia, si ricordò di alcune voci, che gli arrivarono anche dal paese stesso vergato dai Marines che hanno introdotto in Italia il baseball e cercò in tutti i modi di convincere Bruno Conti a tornare a giocare a baseball anche se non a tempo pieno.

Randle non fu esaudito, e incappò in un periodo nero della storia gloriosa nettunese che portò solo ottimi piazzamenti ma nessuno scudetto, mentre Conti regalò ai romani altri 7 anni di gloria, di felicità e di bellezza.

Bruno Conti, l’uomo che trovò l’America a Roma.

Off Topic: Il primo italiano a giocare in Major League Baseball è arrivato nel 2008, con Alex Liddi ai Seattle Mariners. Conti ci poteva riuscire 20 anni prima.

Stadio della Roma: con il nuovo progetto verranno spesi anche soldi pubblici?

Stadio della Roma: con il nuovo progetto verranno spesi anche soldi pubblici?

Mentre si attendono i nuovi sviluppi sull’esito della Conferenza dei Servizi, e in attesa che venga presentata ufficialmente il nuovo progetto dopo l’accordo tra Campidoglio e proponenti, sulla nuova versione dello stadio della Roma (definita 2.0 dalla sindaca Virginia Raggi) si può già provare a fornire qualche cifra. Infatti, come ampiamente già detto e scritto nelle ultime settimane, il progetto approvato dalla giunta Marino è stato ampiamente rivisto con una riduzione complessiva delle cubature per almeno un 50% rispetto alla versione iniziale. Che prevedeva a sua volta, per la realizzazione del progetto (composto di stadio, Business Park, “Nuova Trigoria”, parco fluviale e opere di pubblica utilità) un investimento complessivo di soldi privati, per oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro. Che adesso però, inevitabilmente, con la nuova versione, verrà fortemente ridotto. Ma da questo punto di vista, le domande da porre potrebbero essere alcune: se con il vecchio progetto i soldi da spendere sarebbero stati privati (come è stato spiegato anche da uno studio sull’impatto economico del progetto elaborato dalla facoltà di Economia dell’Università di Roma “La Sapienza” presentato nel novembre scorso) adesso, con la nuova versione, alla luce delle modifiche, chi metterà i soldi? Saranno sempre i privati oppure verranno spesi anche soldi pubblici? E l’interessante emerge proprio da quello  che racconta Vincenzo Bisbiglia sulle colonne del Fattoquotidiano.it il quale scrive di aver “passato al setaccio la bozza di accordo” che la Raggi e i proponenti hanno annunciato di aver raggiunto la sera del 23 febbraio scorso. In ragione del quale, come già anticipato, nel nuovo progetto, oltre ad una riduzione della capienza dello stadio (che dovrebbe passare dai 61mila iniziali a 55mila spettatori) spariranno le famose “torri di Libeskind per far spazio ad edifici più bassi (massimo 10 piani). E ci saranno modifiche che riguarderanno anche le opere di pubblica utilità (che secondo il progetto iniziale sarebbero state finanziate interamente con la rendita del Business Park).

Nel progetto 2.0 quella che è certa è la messa in sicurezza del Fosso di Vallerano e dunque del quartiere di Decima. Come dovrebbe restare anche il Parco fluviale ma con alcune modifiche rispetto al progetto iniziale. Per quanto riguarda invece il trasporto su ferro, dalla nuova versione sparirà completamente il prolungamento della metro B (richiesto dalla giunta Marino come possibile alternativa per fare in modo che nei giorni delle partite fossero garantiti 16 treni all’ora per un costo stimato di 50 milioni circa) per fare spazio al potenziamento della Roma-Lido, ipotesi già presa in considerazione nella delibera di Marino, ma preferita dalla giunta di Virginia Raggi. Ma la scelta della Roma-Lido potrebbe comportare dei cambiamenti anche dal punto di vista finanziario. Perché se i proponenti garantiranno la realizzazione della nuova stazione e l’acquisto di “un paio” di nuovi convogli, come riporta anche Il Fatto,  potrebbe diventare “di vitale importanza” il progetto della Regione Lazio che prevede lo stanziamento di fondi per 400 milioni (di cui 180 già stati stanziati per la manutenzione della Roma-Lido) “per la modernizzazione della linea”. Dove quindi verrebbero impiegati anche soldi pubblici. Inoltre, anche se il vice presidente della commissione Mobilità del Campidoglio Pietro Calabrese ne assicura la conferma, nella bozza del nuovo progetto non ci sarebbe spazio neanche per il ponte ciclopedonale che collegherebbe la stazione Magliana della linea ferroviaria Orte-Fiumicino Aeroporto (attualmente divisa dal Tevere) allo stadio.

Un’opera il cui costo stimato sarebbe di circa 7,5 milioni di euro e tutto a carico dei privati. Resterebbe invece l’adeguamento della via del Mare con la via Ostiense già previsto dalla giunta Marino per un costo di 38 milioni, che aveva richiesto anche, sempre a carico dei privati, la realizzazione dello svincolo sulla Roma-Fiumicino e di un altro ponte sul Tevere (detto “ponte di Traiano” per un costo di 93,7 milioni). Dalla nuova versione sparirebbe lo svincolo che però potrebbe essere costruito in un secondo momento, e a questo punto sarebbe a carico dell’amministrazione capitolina. E ancora, secondo quanto riporta sempre Il Fatto, l’intenzione della giunta Raggi sarebbe quella di chiedere al Cipe di rinunciare ai 140 milioni previsti per la realizzazione del ponte dei Congressi e di destinarli sia per il ponte di Traiano che per l’ulteriore potenziamento delle opere di mobilità su ferro. In questo caso però, ci sarebbe un “dirottamento” di soldi pubblici già stanziati.

Stadio della Roma: il mistero del parere sulla delibera che la Raggi vuole annullare

Stadio della Roma: il mistero del parere sulla delibera che la Raggi vuole annullare

Il progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle sembra ormai diventato un qualcosa a metà tra un romanzo a puntate e uno di quei giochi da tavolo che non finiscono mai. Dove, proprio come succede nel gioco dell’oca, quando sembra di essere arrivati oramai alla fine si ritorna al punto di partenza. E dopo il no della Regione ad una nuova proroga della Conferenza dei Servizi, arrivano le ultime dichiarazioni della sindaca Virginia Raggi che annuncia ufficialmente la possibile revoca della delibera 132 approvata sotto la giunta di Ignazio Marino.

L’ormai famosa delibera con la quale nel dicembre del 2014 il Consiglio Comunale riconobbe la pubblica utilità al progetto che prevedeva oltre alla costruzione dello stadio, anche quella di 3 grattacieli e delle opere di pubblica utilità richieste della giunta Marino. Un atto che sin dalla campagna elettorale, l’allora candidata Virginia Raggi (che quando era consigliere comunale votò contro la sua approvazione) ha sempre detto di voler annullare. Senza mai, tuttavia, andare oltre le dichiarazioni ad effetto ma aggrappandosi all’esistenza di non meglio precisati vizi di legittimità. Che avrebbero reso la delibera annullabile ma soltanto qualora fossero stati accertati. E proprio sull’esistenza di questi vizi la sindaca avrebbe costruito parte della sua strategia per portare i proponenti a scendere a miti consigli. Accettando (come poi realmente avvenuto nell’accordo del 23 febbraio scorso) le condizioni poste dal Movimento 5 Stelle (taglio delle cubature del 50% al progetto iniziale) per concedere il via libera alla costruzione dello stadio.

Ma adesso come racconta Il Tempo, sembrerebbe che quel famoso parere che la Raggi avrebbe richiesto all’Avvocatura capitolina, e sulla base del quale sarebbe stata minacciata dalla sindaca la revoca della delibera 132 per l’accertata presenza di vizi di legittimità, in realtà non contenesse alcunché di tutto questo. Perché, come ha scritto Matteo Di Paolo Antonio sul Tempo di sabato 4 febbraio, nel documento firmato dal capo ufficio Carlo Sportelli e dell’avvocato Rodolfo Murra (che sarebbe arrivato sul tavolo di Virginia Raggi il 19 gennaio scorso e che la sindaca avrebbe tenuto appositamente nascosto) ci sarebbe stato scritto che in presenza di un atto di ritiro di detta manifestazione di interesse, qualificabile come “revoca” il proponente sarebbe teoricamente legittimato a richiedere un indennizzo economico. Facendo dunque intendere che la delibera approvata sotto la giunta Marino fosse in realtà del tutto legittima e priva di “vizi di legittimità” che altrimenti non avrebbero “legittimato” il proponente a chiedere un risarcimento. Il quale sarebbe stato possibile proprio perché, come scritto dall’Avvocatura, “la P.A. non può indiscriminatamente cambiare l’orientamento originariamente assunto in relazione ad una specifica opera pubblica perché tale scelta sarebbe libera solo fino al momento in cui la proposta non abbia ancora ricevuto il pubblico interesse”.

Ma non sarebbe questo il caso, perché come noto la “proposta” della Roma e di Eurnova (la società proprietaria dei terreni di Tor di Valle sui quali verrà costruito lo stadio), aveva ottenuto il riconoscimento del pubblico interesse sia da parte sia della Giunta Marino che del Consiglio comunale. E per questo, i proponenti avrebbero potuto chiedere, come peraltro già annunciato dal direttore generale della Roma Mauro Baldissioni, un risarcimento milionario. Il quale invece, sempre secondo quanto riporta il Tempo, sarebbe stato escluso da un nuovo parere richiesto ancora dalla Raggi e firmato questa volta dall’avvocato Sergio Manganelli (già  nell’ufficio legale del Comune ai tempi di Alemanno) che secondo  il quotidiano di piazza Colonna sarebbe stato  “ un parere su misura” costruito sulle richieste della sindaca. La quale, come poi realmente avvenuto, avrebbe utilizzato questo parere per raggiungere l’accordo annunciato il 23 febbraio. Che taglia le cubature e toglie i grattacieli (per far spazio a palazzine di 7 piani) ma probabilmente (anche se si aspettano i documenti ufficiali) anche alcune opere di pubblica utilità. Ma di fatto, fa ripartire daccapo l’intero procedimento. Perché nonostante la Raggi dica il contrario, la Regione Lazio guidata dal democratico Nicola Zingaretti, non sembra orientata a concedere il via libera definitivo al progetto 2.0.

100 di questi…Cioni, mister Spalletti

100 di questi…Cioni, mister Spalletti

Luciano Spalletti, cinquantotto anni oggi, tanti auguri. Ultimo compleanno a Roma? Il contratto non è stato rinnovato. Dunque, è una possibilità. Oggettivamente da (non) prendere in considerazione. L’unica certezza è che il “carro”, sovraffollatosi dopo la vittoria di Milano, si è svuotato, complice il doppio passo falso con Lazio e Napoli. Quanto basta, evidentemente, per rimettere tutto in discussione, persino il valore del tecnico. L’imputato deve rispondere a varie accuse: una su tutte, quella di “toppare” le decisive.

Spalletti non ha bisogno di essere difeso, basta leggerne numeri e risultati. La Roma, sotto la sua guida, ha recuperato, ritrovato e valorizzato il capitale tecnico: Dzeko è in corsa per la scarpa d’oro. Nainggolan, spostato da mediano a incursore, ha segnato più gol in una stagione e mezzo che in tutta la sua carriera in serie A. Oggi è un top player inseguito da mezza Europa alla stregua di Rudiger e Manolas. Fazio è un calciatore ritrovato così come Juan Jesus. Palmieri, da oggetto misterioso, è uno degli esterni sinistri migliori del campionato.

Non basta. Roma (s) travolge la realtà delle cose. La squadra è seconda in classifica, in vantaggio negli scontri diretti con il Napoli, ha perso un punto dalla Juventus nonostante un filotto d’impegni niente male (Inter, Fiorentina, Napoli) ed è in piena corsa per l’Europa League. In Coppa Italia ha ancora la possibilità di ribaltare lo 0-2 subìto nel derby. Stagione tutt’altro che compromessa. Anzi.

Eppure, sono bastate due sconfitte per rimettere tutto in discussione e caricare a pallettoni il fuoco amico. Spalletti è tornato nel mirino. E sembra quasi sia divenuto un peso, o peggio, il principale responsabile di una crisi che peraltro aveva annunciato in tempi non sospetti. Basta spostare le lancette a metà gennaio, vigilia della sfida con il Cagliari. Spalletti lancia l’allarme “sin qui tutto bene, ma siamo pochi”. Un segnale sottovalutato nel mercato invernale? Non esattamente. La società è intervenuta acquistando Grenier. Poco? No, se si contava sul pieno recupero dei lungodegenti. Mario Rui, però, è lontano dalla forma migliore. Vermaelen, non si è mai ritrovato. Florenzi, sfortunatissimo. Fosse andato come ragionevolmente previsto, i conti sarebbero tornati. La sfortuna, però, ci si è messa in mezzo e i nodi di una rosa ritrovatasi corta sono venuti al pettine. Analizzato il tutto senza pregiudizi, è innegabile che Spalletti abbia cavato dalla rosa anche di più di quel che ha potuto. Chiedersi se il tecnico debba restare a Roma stride con la logica. In virtù di quello che ha dovuto sentire e sopportare, la domanda andrebbe riproposta: Luciano Spalletti vuole restare a Roma? Potrebbe essere un… Pochettino più lontano. Radio (mercato) Londra lo avvicina al Tottenham, dove non avrebbe le stesse pressioni mediatiche di Roma e una squadra comunque di livello. Voci tutte da verificare. Fossimo nei panni dei tifosi della Roma, il migliore augurio da rivolgere a Spalletti è che rimanga.