Si scrive sport ma si legge business. Se gli appassionati di sport italiani stanno affrontando in modo  forzato e riluttante questa metamorfosi da quasi due decenni ormai, negli States da sempre i due termini sono andati di pari passo. Più soldi spendi più possibilità hai di vincere il trofeo e, siccome la matematica non è un’opinione, spesso, o meglio quasi sempre, queste possibilità diventano realtà concreta.

Ogni tanto accade però che anche il business si debba piegare di fronte alla magia dello sport, che oltre a numeri e soldi è fatto anche di uomini, lavoro e sacrifici. Se nella scorsa stagione c’è stato il miracolo Leicester che ha vinto la Premier League, quest’anno nell’evento sportivo più seguito del mondo, il SuperBowl, si affronteranno le due “cenerentole” Atlanta Falcons e New England Patriots. La stranezza sta nel fatto che entrambe le franchigie finaliste non sono quelle che hanno speso più soldi in questa stagione.

Nella classifica del Salary Cap (monte ingaggi) della stagione 2016/2017, condotta dai Jacksonville Jaguars con 190.472.335 mln di dollari, i Falcons ed i Patriots occupano rispettivamente la diciassettesima e la quattordicesima posizione con 157.903.341 e 159.782.461 mln di dollari. A fronte di questi dati, qualunque franchigia dovesse vincere la contesa darebbe una spallata allo sport business, un momento di gioia, di meritocrazia, un ultimo respiro prima di chiudere gli occhi e risvegliarci il giorno dopo di nuovo nella normalità, quella in cui “chi più spende, vince”.

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