Il calcio rinasce ogni volta, in ogni parte del mondo, quando un bambino ci gioca, per strada, con porte improvvisate.

Il calcio di strada è il calcio di tutti, il calcio per tutti.

 E tanti campioni, piccoli o grandi, sulla strada sono cresciuti.

 In tutto il Sud America ma soprattutto in Argentina il futbol callejero è una religione.

Ovunque per le strade rotola un pallone.

Paso del Rey è una città come tante fra quelle della Grande Buenos Aires. Case basse, vie strette e il calcio come via di fuga dalla violenza di tutti i giorni.

A Paso del Rey, nel 1994, nasceva il Club Defensores del Chaco, ma i ragazzi di strada preferivano rimanere sulla strada a giocare.

Fabiàn Ferraro allora ebbe un’idea. Trasformare il calcio di strada in un mezzo per educare, in uno strumento sociale per aiutare i ragazzi dei quartieri più sfortunati a mediare, a cercare una soluzione alla violenza.

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 Una scelta nata, come lui stesso racconta, dal dolore per la perdita del fratello, ucciso in uno scontro a fuoco.

Nessuno dei ragazzi sceglie di nascere e crescere qui. Dal momento della morte di Eduardo decisi che nessun ragazzo avrebbe dovuto soffrire quello che avevo sofferto io”.

Un percorso lento ma costante che ha portato oggi alla nascita di una vera e propria rete di squadre in tutto il Sud America.

Il Movimiento de Futbol Callejero è oggi presente, oltre che in Argentina, in Brasile, Uruguay, Paraguay, Cile, El Salvador, Ecuador, Costa Rica, Panama, Colombia e Perù, e si sono giocati tornei internazionali, compresa la Coppa del Mondo nel 2014 in Brasile.

Nell’ultimo anno è stato sperimentato anche in Germania, negli Stati Uniti, in Israele e Palestina.

 Le regole sono semplici.

La partita è divisa in tre fasi. Una prima fase dedicata alla decisione delle regole dell’incontro, attraverso il dialogo fra componenti delle squadre.

Una seconda fase di gioco vero e proprio.

Ed infine una terza fase, al termine della partita, di dialogo.

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 Il progetto del Futbol Callejero ha già raggiunto grandi risultati.

In Ecuador ad esempio, grazie anche alla collaborazione del governo statale.

Pablo Castillo era il capo di una delle bande più grandi di Guayaquil. Otto anni fa è entrato nel progetto e oltre ad aver deposto le armi, ha aiutato anche altre bande a farlo. Oggi Pablo è uno dei leader del gruppo” ha raccontato Ferraro.

 Grandi storie ma anche storie di tutti i giorni.

Il calcio di strada ti insegna il rispetto per l’avversario, l’importanza delle regole. Conosci persone e culture diverse e fai amicizia con ragazzi di tutto il mondo” dice Marcelito, uno dei ragazzi coinvolti.

Per essere buoni calciatori di strada bisogna essere soprattutto ottimi cittadini” aggiunge Vodrigo Lugarezi, allenatore della Rede Paulista Futbol de Rua.

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 Ad oggi, secondo i dati del Movimento, circa mezzo milioni di ragazzi e ragazze è coinvolto nel progetto ed i numeri continuano a crescere.

In ogni paese il gioco e i progetti sono diversi e si adattano al contesto che li circonda, ma mantengono sempre la stessa filosofia.

 “Quando ho conosciuto il futbol callejero mi ha stupito il peso della parola in un contesto dove di solito non conta nulla”.

Dalla strada, per la strada, la potenza del dialogo attraverso il calcio.

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