“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti” diceva Arrigo Sacchi. Noi oggi parliamo di sport in genere e di come scrivere di sport possa regalare soddisfazioni per sé e per gli altri. E’ il caso di Peppe Millanta artista abruzzese secondo classificato al concorso nazionale del Racconto Sportivo del Coni e attualmente impegnato in un progetto letterario-sportivo rivolto alle scuole. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata sul tema letteratura sportiva…

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“Storie di Sport”. Iniziamo con questo progetto rivolto alle scuole in collaborazione con il Comune di Ripa Teatina (Chieti)

“Storie di Sport è un’idea nata insieme all’assessore di Ripa Teatina Gianluca Palladinetti. Volevamo coinvolgere il più possibile i giovani e i giovanissimi al Premio Rocky Marciano, giunto ormai alla sua XIII edizione, e abbiamo pensato a questa formula che comprende anche la letteratura, già sperimentata con successo l’anno scorso con la I edizione del Festival della Letteratura Sportiva curata da  Dario Ricci. E’ un progetto che ha calamitato subito l’attenzione e l’interesse di partner rilevanti a livello nazionale, a cui va il nostro sentito ringraziamento, che ci hanno permesso di realizzare il progetto, e cioè Saquella Caffè, l’Azienda Leone 1947, la casa editrice Infinito, il Lions Club Ennio Flaiano di Pescara e la Libreria Mondadori di Francavilla. Inoltre abbiamo avuto l’appoggio immediato del Coni,  della Regione Abruzzo, di Siedas e del direttore de Il Centro Primo Di Nicola, che ci stanno dando una mano fondamentale a diffondere l’iniziativa. Il premio è aperto ai giovani e giovanissimi dai 6 ai 19 anni, che saranno suddivisi in tre categorie in base all’età. In palio c’è un montepremi in buoni libri del valore di 900 euro, oltre a dotazioni sportive per le scuole che parteciperanno con più elaborati. A livello personale mi sono cimentato con entusiasmo in questa avventura perché ho iniziato la mia attività di autore proprio vincendo un premio letterario dedicato ai giovani, che mi ha aperto nuovi orizzonti e prospettive. Spero insomma che questa diventi l’occasione per qualche ragazzo di coltivare questa splendida passione”. 

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Torni alla letteratura sportiva dopo aver conquistato il secondo posto al concorso nazionale del Racconto Sportivo del Coni. A tal proposito, ci parli di “Rukelie”.

“Rukelie è diventato un po’ un compagno di viaggio. Si è trasformato nel frattempo in un monologo teatrale interpretato dall’attore Antonio De Nitto, e sta continuando fortunatamente a ricevere consensi. Si è piazzato infatti al primo posto al Premio di Narrativa Alda Merini di Imola e si è aggiudicato il Premio Settimia Spizzichino & gli anni rubati a Roma, e il secondo posto al Premio Letterario Città di Grottammare, al premio ConCorto di Roma dedicato ai corti teatrali, e al concorso La riviera dei Monologhi di Bordighera. Quello con Rukelie è stato un incontro nato per caso, dalla musica, che spesso mi porta a conoscere e a condividere esperienze con mondi nuovi e lontani. E’ la storia vera del pugile Johann Trollmann, che dopo essere stato campione di boxe in Germania, viene sterilizzato e mandato in un campo di sterminio dove morirà dopo un ultimo incontro di pugilato per la vendetta di un Kapò. E’ una della tante vittime dimenticate del porajmos, il genocidio degli zingari avvenuto durante la seconda guerra mondiale”.

Peppe Millanta è anche uno sportivo praticante?

“Peppe Millanta… era… uno sportivo praticante. Ho sempre giocato a basket, anche se con scarsissimi risultati. Vanto però una medaglia ai Giochi della Gioventù per la ginnastica artistica. Sono un appassionato di vela, ma niente di agonistico”.

Secondo te la letteratura sportiva meriterebbe più attenzione tra gli “addetti ai lavori”?

“Assistiamo ormai sempre più spesso a casi editoriali come Open di Agassi, o a successi televisivi come i format di Federico Buffa. I tempi ormai sono più che maturi, anche perché lo sport di per sé ha già tutto ciò che serve per realizzare una grande narrazione: il sacrificio, la ricerca del risultato, gli ostacoli, i trionfi e le cadute. Non è un caso se le storie che ruotano intorno allo sport ci appassionano ormai da più di duemila anni”.

Non solo scrittura, sei anche un musicista. Come fai a conciliare le due arti?

“L’una si nutre delle scoperte dell’altra. La musica mi porta fuori, mi fa conoscere persone, situazioni, mondi, tutto materiale che poi torna utile quando si scrive. La letteratura mi costringe a fare i conti con la mia parte più intima, più nascosta. In realtà le vivo come le facce della medesima luna. Nell’uno e nell’altro caso si tratta di raccontare storie. Cambia il mezzo, ma non il fine, che è quello, almeno per me, di provare a emozionare chi ci ascolta, legge o guarda”.

Se fossi costretto a scegliere tra scrivere e suonare, cosa vincerebbe?

“Domanda difficilissima, che aggiro dicendoti che sceglierei lo scrivere, se dentro ci rientra anche la scrittura di canzoni”.

Progetti a medio/lungo termine?

“Fortunatamente parecchi. Sto terminando una sceneggiatura e ho in cantiere il primo romanzo, che dovrebbe uscire nel 2017, ma per ora non vi posso anticipare nulla. Per quanto riguarda la musica sto terminando di lavorare al primo disco di cantautorato insieme a Andrea Di Marcoberardino, Simone Palmieri e Giampiero Ulacco. Inoltre ho da poco fondato in Abruzzo la Scuola Macondo, un polo di didattica artistica multidisciplinare dedicato alla scrittura e non solo, che è tra l’altro partner organizzativo del Premio Letterario Storie di Sport,  per dare la possibilità ai ragazzi della nostra regione di avere un punto di riferimento per le proprie ambizioni e i propri sogni. Cominceremo questa estate con alcuni laboratori gratuiti in previsione del Macondo Festival.

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