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Azzardo e piaghe sociali

Storia di Amina: la richiesta di una madre sola

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Io Gioco Pulito e Tele Radio Stereo 92.7 sostengono la richiesta di aiuto di una mamma costretta ogni giorno a combattere per ottenere un trattamento assistenziale adeguato per sua figlia. 

Riportiamo la lettera di Rita Bassi, madre di Amina, una ragazza il cui calvario è iniziato quando era ancora una bambina di soli due anni. Oggi è una donna di 33 anni, costretta a combattere ogni giorno dal 1987 per un errore nella diagnosi medica. Dopo anni di richieste, Rita ha citato in tribunale la Asl e il giudice pur riconoscendo la necessità di un intervento, ha disposto una misura assistenziale non sufficiente e non in linea con le esigenze di Amina.

Ecco le sue parole:

“Amina nasce nel 1983. Dopo 2 anni di ricoveri dal 1985 le viene diagnosticato un terribile tumore cerebrale inoperabile nel 1987 . Mi dicono che non c’è speranza, l’unica via da tentare è la radioterapia. Mi dicono anche che sarà una terapia lieve e mirata al tumore. Mi dicono. Ad un anno esatto dal ciclo radioterapico arriva il primo coma, il primo di una serie. 5 giorni terribili, poi il risveglio. Resta gravemente lesionata dal coma. Un lunga ripresa durata anni, ma resta con una metà del corpo “offesa” ed un ritardo cognitivo. Subisce altri interventi chirurgici non sulla massa tumorale, ma per un problema annesso, il liquor a causa del tumore, restava bloccato. Arriviamo all’età di 13 anni ( miracolo?) e lei peggiora. Non più soddisfatta delle risposte dei medici, mi rivolgo ad un luminare. Nel tempo sono cambiate le tecniche e le viene asportato il tumore. Sentenza micidiale: l’esame istologico da una risposta completamente diversa perché è benigno, quindi la radio terapia non andava fatta e la stessa le ha creato un encefalite, il cervello sta morendo. Scopro, oltretutto, che durante le sedute di radio terapia le fu fatta una dose massiccia a tutto l’encefalo. Tradotto in parole povere, mi mentirono. Da allora assistiamo ad un peggioramento continuo con la complicanza di tante patologie scaturite da quella cura. Amina perde gradualmente la parola, la deglutizione, la muscolatura, la funzione sfinterica, la peristalsi, soffre di epilessia, vanno in sofferenza reni, surrenali, intossicazione d’acqua e Iposodiemia. tutto questo perché il danno parte dall’ipofisi e dall’ipotalamo, zone del cervello distrutte dalla radioterapia.

Oggi Amina vive in un letto, attaccata ad una macchina per la nutrizione intestinale. Sorride, quando ce la fa. La patologia più grave è l’iposodiemia, cioè perdita di sale, minerale importantissimo per le attività cerebrali, la conseguenza di una crisi iposodica è il coma. Teniamo sotto controllo questo deficit con l’aggiunta del sale nel latte speciale che la nutre: 12 grammi al giorno. Purtroppo, però, le crisi iposodiche possono insorgere lo stesso, proprio per il danno causato e in qualsiasi momento. Dal 2008 sto chiedendo l’assistenza infermieristica h24 perché l’unica figura professionale che potrebbe gestire le crisi iposodiche nell’immediato è l’infermiere, essendo l’unico a poter inserire l’ago in vena, per poter correggere immediatamente la concentrazione del sodio nel sangue. Dal 2008 chiedo questo tipo di assistenza, lo scorso anno, stanca di chiacchiere, mi sono rivolta ad un legale. A gennaio c.a. ho citato la asl in tribunale, purtroppo siamo incappati in un CTU poco ferrato in materia e pur riconoscendo un’assistenza h24, non l’ha distribuita nel modo più consono per gestire la patologia di Amina: invece di 24 ore di assistenza infermieristica, un medico disponibile telefonicamente h24 e un accesso mensile del medico stesso, ci ha assegnato 12 ore di OSS (operatore socio sanitario che non può inserire aghi e che non sa nulla di qualsiasi patologia) 8h di assistenza infermieristica e 3 accessi medici (1 ogni 8h) che a nulla servono. Con il piano terapeutico chiesto dal CTU e convalidato dal giudice, la Asl si troverà a spendere una cifra di gran lunga maggiore da quella che in realtà basta. Ho chiesto un concordato tra le parti con la Asl, ma la stessa lo ha declinato. Aggiungo che l’assistenza infermieristica domiciliare, così come richiesta da me, costa meno, oltre che da quella sentenziata, anche di un ricovero in una clinica a lunga degenza. La mia richiesta nasce dal fatto che Amina ha bisogno della sua casa, degli odori e dei rumori che lei conosce, e noi abbiamo bisogno di lei”.

Rita Bassi

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2 Commenti

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  1. Maurizio Modesti

    dicembre 15, 2016 at 9:52 am

    Conosco benissimo la situazione… vorrei solo ricordare a Rita, la mamma di Amina, che in questo mondo assurdo, dove si metteno davanti i beni materiali all’amore umano, dove apatia ed egoismo vanno di pari passo… Lei è un esempio d’Amore per molte persone in cerca di Valori.
    Grazie Rita, non ti lasceremo mai sola…
    Amina sei il nostro Cuore ?

    Maurizio M.

  2. Mg Stasi

    dicembre 15, 2016 at 4:04 pm

    Una madre super, un esempio di forza. Che chiede nient’altro che un suo diritto…

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Altri Sport

Salbutamolo, quando l’asma offre l’assist per Doparsi

Emanuele Sabatino

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Il calvario durato nove mesi tra perizie scientifiche e legali è terminato due settimane fa. Secondo la WADA, organizzazione mondiale anti-doping, Chris Froome non è sanzionabile per l’uso oltre i limiti del Salbutamolo e non solo si è visto convalidare la vittoria al Giro d’Italia ma sta regolarmente partecipando anche al Tour de France dove per diretta espressione del direttore della corsa Christian Prudhomme non era gradito.

COS’E’ IL SALBUTAMOLO?

Venduto in Italia con vari nomi ma il più diffuso il “Ventolin” è una sostanza ben nota a chi soffre di asma essendo un broncodilatatore. Simile ad un farmaco che avevamo già analizzato in passato, il Clenbuterolo, entrambi infatti migliorano la disponibilità di ossigeno nelle prestazioni sportive e permettono, ad altissimi dosagi, anche di perdere peso e grasso mantenendo la massa muscolare. Gli effetti indesiderati del Salbutamolo, proprio come il Clenbuterolo, sono quelli di ansia, cefalea, cardiopalmo, secchezza delle fauci e crampi muscolari. In alcuni pazienti il Salbutamolo può determinare la comparsa di tremori a carico della muscolatura scheletrica e tachicardia. Questi effetti avversi, comune a tutti gli stimolanti beta-adrenergici, sono in stretta relazione con la dose. Va da sè che, in presenza di un medico connivente, esiste la concreta possibilità che possa essere diagnosticata in modo truffaldino un’asma che in realtà non esiste, consentendo in questo modo di poter utilizzare la sostanza senza incappare nelle restrizioni antidoping. Rischiando anche la propria salute.

SALBUTAMOLO & DOPING

Nello sport è consentito a patto che non si superi una determinata soglia di concentrazione nelle urine fissata dalla WADA in 1000 nanogrammi per millilitro. Secondo le prime notizie diffuse la concentrazione di Salbutamolo nelle urine del corridore del Team Sky sarebbe stata di 2000 nanogrammi quindi il doppio rispetto al consentito. Dopo varie analisi e dopo che il corpo del ciclista è stato fatto reidratare la concentrazione è scesa a 1190 nanogrammi per millimetro, quindi solo il 19% in più del consentito. Troppo poco per la WADA per sanzionarlo escludendolo dal Tour. Anche perché in caso di squalifica la causa di risarcimento sarebbe stata milionaria, qualora vinta dal ciclista, ed avrebbe messo in ginocchio l’agenzia anti-doping mondiale.

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Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Gioco d’Azzardo: Parola al Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Il Decreto Dignità voluto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha tra i suoi provvedimenti quello del divieto di pubblicità per quel che riguarda il gioco d’azzardo. Abbiamo intervistato Carmelo Mazza, amministratore delegato di Betaland, per capire le reazioni dei bookmakers alle decisioni del Governo. Ecco cosa ci ha detto.

Decreto Dignità quanto ci perdono in termini economici i bookmakers, calcolando il risparmio delle sponsorizzazioni e il mancato guadagno che questo potrebbe portare?

La risposta dipende molto dai diversi modelli di business legati alle scommesse (e sottolineo che non sto parlando degli altri comparti di gioco per i quali valgono altre considerazioni). Alcuni bookmakers hanno una presenza sulla rete retail che gli consente di assorbire la mancanza di pubblicità. In altri casi, e soprattutto per i nuovi entranti che hanno presentato richiesta di acquisire una concessione per il gioco telematico lo scorso marzo, non avere a disposizione la pubblicità rappresenta un limite molto consistente. Mi chiedo se questo non possa generare contenziosi.

Le persone, a prescindere dalle pubblicità sanno tutto su come scommettere: alla luce di questo, il decreto colpisce economicamente più le squadre o i bookmakers?

Sul bacino esistente di scommettitori, la pubblicità incide maggiormente nel rendere note promozioni specifiche. Circa il ruolo della pubblicità nell’attrarre chi non è ancora un giocatore, chiunque è nel settore sa quanto sia difficile. L’idea che la pubblicità convinca milioni di non giocatori a diventarlo è del tutto fantasiosa per quanto riguarda le scommesse sportive. Non voglio qui dare valutazioni non fondate, ma la mia sensazione è che nel breve il costo maggiore sarà per le squadre che dovranno sostituire il portafoglio degli investitori. Ma voglio sottolineare, ricordando esperienze passate con il tabacco, che le realtà più in vista facilmente troveranno rimedio mentre le seconde linee patiranno effetti negativi più a lungo. In questo senso interpreto la levata di scudi della Serie B di calcio e del basket.

Quali saranno le strategie pubblicitarie alternative visto il divieto su tv, radio, internet e giornali?

Bisognerà capire bene l’applicazione del decreto sul mondo digitale. Difficile adesso parlare di alternative tranne ipotizzare una maggiore rilevanza della rete retail di scommesse. 

Una postilla del decreto lascia vigenti gli accordi stipulati in precedenza: chi detiene questi contratti? vedremo accordi tutto d’un tratto molto lunghi? (come si fa nelle aziende che quando assumono fanno già firmare il foglio delle dimissioni lasciando la data in bianco)

E’ normale che, ad esempio, contratti di sponsorizzazione di squadre di calcio e di sport popolari possano avere durata pluriennale. Tuttavia non credo ad un’esplosione di contratti di lungo termine per attività pubblicitarie che normalmente sono pianificate trimestralmente. Semmai sarà curioso vedere una partita di calcio della Liga o della Premier dove i campi e le squadre sono fortemente sponsorizzate da bookmakers che sono anche concessionari in Italia, o partite di coppa tra squadre italiane e squadre estere sponsorizzate da bookmakers: sarà proibito loro mostrare il logo del bookmaker quando giocano in Italia? Avevo visto queste cose in passato, speravo di non vederle più; oggi in un mondo con copertura globale degli eventi sportivi mi sembra davvero voler tagliare il salame con il cucchiaino (per citare una vecchia clip del grandissimo Corrado Guzzanti) .

Avesse potuto scegliere, tra il divieto di pubblicità ed il rischio di un taglio netto all’offerta del palinsesto, cosa avrebbe scelto?

Come operatore legale preferisco il divieto di pubblicità; il taglio netto all’offerta del palinsesto renderebbe di nuovo felici gli operatori illegali. Basta chiedere all’Agenzia delle Dogane dei Monopoli per sapere di quanto si è limitato il fenomeno delle scommesse senza licenza italiana da quando il palinsesto è stato aperto. Ma, al di là della retorica imperante sul gioco, l’incidenza delle scommesse su avvenimenti minori è molto limitata e la gran parte delle scommesse sta sulle 4-5 tipologie principali. Pensare che si possa diventare ludopatici scommettendo sul numero di cartellini gialli in una partita di serie D è segno di una limitata conoscenza delle dinamiche del settore. Ma capisco che questo non è il tempo dell’approfondimento.

L’origine della Ludopatia è secondo lei dato dalla forte presenza della pubblicità o ha origine dal nucleo familiare ed amicale dell’individuo ludopatico?

Io credo che, come per tutte le addiction, la ludopatia sia l’effetto di una società più individualista ed alienante. Lo sviluppo delle addiction nasce da una tendenza a rinchiudersi e a non trovare supporto in reti di socializzazione (amicali o familiari) che fanno da paracadute rispetto a queste patologie, di fatto disinnescandole. E’ chiaro che in un contesto che sostiene meno chi è debole rispetto alle addiction, la presenza di pubblicità o di facili attrazioni ha un effetto maggiore. E questo merita una riflessione maggiore ed un’azione mirata per limitare l’accesso all’offerta di gioco. Io temo sempre le proibizioni a largo spettro perchè, non essendo mirate, finiscono per nascondere più che risolvere.

La parte gialla del governo giallo-verde ha dovuto battere un colpo, c’è davvero timore per questo decreto nel mondo del Gambling o si ha la sensazione che siamo di fronte alla classica legge italiana dove una volta fatta, si trova subito l’inganno e soprattutto non c’è controllo?

Io mi auguro fortemente che non sia così. Io mi auguro di confrontarmi con chi ha una visione del settore diversa dalla mia per spiegare le mie ragioni ed avere una regolamentazione equilibrata, non importa quanto restrittiva. Di sicuro, situazioni in cui si fanno iniziative legislative e poi si trovano scorciatoie o, semplicemente, non vi sono controlli, sono le peggiori possibili per chi vuole operare seriamente. Se mi è possibile dare un giudizio in merito, io mi auguro che il cambiamento politico in atto possa mettere in cantina definitivamente vecchi approcci come “fatta la legge trovato l’inganno” che tanto hanno nuociuto complessivamente al paese

Secondo lei, sempre al fine del rischio ludopatia, gioca un ruolo più importante la pubblicità o il fatto che si può scommettere su ogni partita, anche amatoriale, e soprattutto su ogni tipo di evento, anche il numero di fuorigioco, rimesse laterale, cartellini?

Ho risposto in parte in precedenza. Voglio però sottolineare che a spingere verso la ludopatie sono l’istantaneità e la ripetitività. Le scommesse non sono giochi caratterizzati da questi elementi. Se osservo l’andamento delle giocate, è praticamente inesistente la scommessa ripetuta su quegli eventi e, soprattutto, non vi è mai l’istantaneità dell’esito. Inoltre, come ho già detto, l’ammontare raccolto su quelle tipologie di giocate è molto limitato e normalmente viene ulteriormente limitato dai bookmaker. Non sono quelle le scommesse sulle quali i bookmaker costruiscono il loro conto economico, quindi faccio fatica a pensare che possano avere alcun effetto sull’estensione del fenomeno della ludopatia.

Da persona esperta del settore: cosa si sarebbe dovuto fare per evitare in primis il numero sempre crescente di ludopatici e soprattutto che lo Stato italiano optasse per una legge ad hoc contro i bookmakers?

Io vorrei per prima cosa avere un dato attendibile sul numero dei ludopatici. Leggo a volte delle analisi che denotano più conformismo ad una retorica prevalente che una reale conoscenza del fenomeno. E vorrei anche poter distinguere tra tipologie di giochi. Detto questo, che non è certo elemento secondario per comprendere il fenomeno, per onestà intellettuale devo riconoscere che si è trattato il gioco con meno cura di quanto fosse opportuno. E per cura intendo una strategia cauta e condivisa di introduzione di nuove tipologie di giochi. Per la verità, questo è accaduto in una prima fase di apertura regolata del settore, diciamo tra il 2000 ed il 2010. Successivamente, all’apertura regolata si è sostituita un’apertura tout court, in cui si è consentito tutto troppo rapidamente. Se in quella fase il settore fosse stato più compatto e lungimirante ed avesse proposto una maggiore gradualità nel lancio di nuove tipologie di prodotto, forse oggi saremmo in una situazione migliore. Vero è, però, che accelerare è anche servito per riuscire a contrastare il fenomeno del gioco illegale che non si è riusciti a reprimere efficacemente, oltre che (è sempre bene ricordarlo) per aumentare il gettito erariale in anni di pesante contrazione delle entrate per via della crisi economica. Allora forse diventa evidente che la partita che si è giocata sul settore è stata molto più complessa di quanto emerge dalla poco informata vulgata sulle lobby del gioco e la politica.

C’è un rischio di ritorno al toto-nero con questo decreto?

Il toto-nero, nella sua versione 2.0, già esiste come spiegato in diverse inchieste giornalistiche che ho apprezzato molto da cittadino prima ancora che da esperto del settore. Diciamo che questo decreto non lo tocca e non crea condizioni per ridurne la diffusione. E, per la mia esperienza, alla disperazione del ludopatico si associa la spregiudicatezza dell’offerta di gioco. Tanto più si è ludopatici tanto più si è vittime di soggetti operano al di fuori delle regole sull’offerta di gioco ma che consentono di giocare a credito (cosa vietata nel sistema legale), di regolare mensilmente l’esito delle giocate e non volta per volta (altra cosa vietata), etc. Dove mancano tutele e regole per il giocatore si crea il perfetto brodo di coltura della ludopatia e non solo: su questo il decreto non incide.

Lei hai detto che la ripetitività delle azioni porta alla ludopatia. I bookmakers offrono anche scommesse virtuali su ogni sport ogni tre minuti. Non sono queste uno strumento fertile per creare ludopatici visto che sono costanti nel tempo, con esito immediato, ripetitive ma in realtà senza nessun abilità o approccio statistico matematico?

Certamente le scommesse virtuali, introdotte dalla regolazione italiana nel 2014, hanno caratteristiche diverse dalle scommesse sportive. Tuttavia per ripetitività e istantaneità (l’altro carattere che induce alla ludopatia) sono ancora molto meno aggressive di altri prodotti di gioco come le slot e le videolotteries. Però non vorrei neanche mettermi a fare una classifica tra “giochi buoni” e “giochi cattivi”: tutti i giochi sono buoni se fatti con moderazione, tutti i giochi sono cattivi se fatti in modo estremo. Il problema reale è rendere l’offerta più controllata ed avere la capacità di intervenire quando fenomeni di ludopatia emergono nei comportamenti concreti dei giocatori. La rete retail deve meglio attrezzarsi in questo senso, il gioco online, già estremamente controllato e limitato, ha al suo interno tutti i dati perchè possa esserci un monitoraggio continuo. E, soprattutto, dobbiamo ricordarci che tutte queste iniziative possono essere fatte insieme agli operatori legali, mentre in reti illegali e parallele nessuna di queste azioni è possibile. Ogni volta che si agisce nel settore del gioco bisogna ricordarsi che esiste una rete illegale nella quale, di sicuro, non accade nulla che possa tutelare il giocatore. Creare spazi, indirettamente, in cui queste reti possono trovare sviluppo significa abbassare le tutele complessive per i giocatori che si vogliono proteggere

E’ vero che solo una parte del fatturato del gambling italiano deriva dalle scommesse sportive. E’ altresì vero che le scommesse, con approccio scientifico/matematico/statistico sono anche un gioco di abilità. Sarà possibile secondo te assistere, come già accaduto per il poker, italiano illegale in forma cash perchè puro azzardo, Texas legale in forma torneo, perchè considerato gioco di abilità con buy-in prestabiliti all’origine, vedere una regolamentazione aspra per le macchinette e video lottery (creano ludopatici e sono ripetitive e dall’esito immediato) ed invece molto più blanda, quasi nulla, per le scommesse sportive? E’ uno scenario plausibile e che potrebbe accontentare tutti? Lo stato che tutela i giocatori, i bookmakers, e le squadre dei massimi campionati?

Personalmente, la distinzione tra giochi buoni e cattivi non la comprendo. Io credo che sia opportuno responsabilizzare chi offre gioco e chi gioca. Limitare in modo eccessivo ciò che non piace può generare oggi effetti opposti inattesi. Io credo che sia opportuno aumentare le tutele ai giocatori e la qualità della rete retail in termini di attenzione al giocatore. Se poi si vuole ridurre la pubblicità per ridurre l’induzione al gioco posso essere d’accordo. E’ l’idea di usare la regolamentazione di settore per reprimere qualcosa che non piace (per motivi morali, sanitari o altro) che mi sembra sbagliata. Questo intento punitivo, associato ad una retorica piena di imprecisioni sul settore, mi sembra davvero un approccio molto deludente ad un problema che io per primo dico che esiste. Tuttavia parlarne tirando fuori i dati sulla tassazione calcolata sulla raccolta per dire che la pressione fiscale sul gioco è bassa (come ancora vedo fare anche da illustri opinionisti) mi pare più che una notizia giornalistica interessante un segno di sciatteria nell’analisi. E mi chiedo quanto il settore del gioco ha sbagliato negli scorsi anni per meritarsi adesso tanta approssimazione nel modo in cui viene rappresentato…

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Azzardo e piaghe sociali

L’ Ormone della Crescita e le Ombre del Doping sulla Russia

Emanuele Sabatino

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Battuta la Spagna ai rigori e ottenuto il pass per i quarti di finale dove se la vedranno oggi contro la Croazia, il massimo momento di euforia della nazionale russa è minato da un caso particolarmente spinoso che sta tenendo banco in queste ore.

Quando si parla di Russia e soprattutto di trionfi russi, ecco che arriva il sospetto di doping. Stavolta però sembrerebbe esserci di mezzo una confessione che potrebbe inguaiare la nazionale ospitante il Mondiale. Secondo i media locali ci sarebbe un virgolettato, attribuito al padre di Denis Cheryshev, Dmitri, anche lui ex calciatore russo, che affermerebbe che il figlio abbia fatto uso dell’Ormone della Crescita prima dell’inizio del Mondiale.

L’uso di questa sostanza senza prescrizione medica è proibito e si rischia fino a quattro anni di squalifica. Alla fine della gara contro la Spagna l’attaccante russo ha risposto stizzito alle domande incalzanti dei cronisti: “Non so dove i giornalisti abbiano preso quella frase. Forse non hanno capito cosa stesse dicendo mio padre. Non ho preso nessuna sostanza proibita”.

A far eco alle parole della stella russa anche il direttore generale dell’Agenzia Anti-doping  nazionale Margarita Pakhnotskaya che al Sunday Telegraph ha affermato che l’agenzia indagherà a fondo sulla questione e soprattutto sulla provenienza di queste parole attribuite a Dmitri Cheryshev.

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