“Sette vittorie in un pomeriggio trasformano gli uomini in dei” scrisse il londinese Time dopo che Lanfranco Dettori il 28 settembre 1996, vinse sette corse su sette in un dei templi dell’ippica, l’ippodromo di Ascot. E non sette corse di un giorno qualunque, ma corse di gruppo, di quelle che restano per sempre negli albi d’oro. Quando arrivò la mattina all’impianto Lanfranco, “Frankie”, per gli inglesi, era già il fantino numero uno al mondo, quando ne uscì la sera era leggenda.

Nato il 15 dicembre del 1970, figlio d’arte, suo padre Gianfranco è stato il miglior fantino italiano di ogni tempo fino all’arrivo sulle scene del figlio, è talmente già mitico, pur essendo non solo vivo e in ottima salute ma ancora in attività, che se dalle biografie ufficiali risulta nato a Milano altre fonti indicano Gallarate, mentre Mauro della Porta Raffo narra nel suo blog che un noto appassionato varesino gli abbia giurato di aver personalmente assistito alla nascita del piccolo Lanfranco in una casa di Piazza Beccaria o all’inizio di Viale Aguggiari per l’appunto a Varese. Seguì subito le orme paterne, racconterà lui stesso in diverse interviste di non aver mai molto amato la scuola, e fu spinto proprio da Gianfranco a trasferirsi giovanissimo in Inghilterra per tentare di sfondare nella patria dell’ippica. Aveva 14 anni quando divenne allievo fantino nelle scuderie del trainer italiano Luca Cumani a Newmarket. Non fu una strada semplice la sua, ma nel 1990, non ancora ventenne, iniziarono ad arrivare le vittorie nelle corse di gruppo britanniche, e con loro la fama e il denaro, l’arrivo poi come prima monta alla corte degli sceicchi del Dubai lo consacrò definitivamente come il migliore.

Ha avuto problemi con la cocaina durante la carriera, nel 1993 e più recentemente, nel 2012, è stato squalificato per sei mesi per aver fallito un test antidoping, ma è sempre stato in grado di tornare più forte di prima. Nel 2000 la sua leggenda divenne ancora più grande quando scampò per miracolo ad un incidente aereo, estratto appena in tempo dal collega fantino Ray Cochrane dalla carcassa di un Piper Seneca precipitato sull’aeroporto di Newmarket in fase di decollo, incidente che costò la vita al pilota del piccolo aereo. Ha superato da tempo quota 500 vittorie in corse di gruppo, ed è ancora in attività, lanciato verso altri record.

06photosdfrankiedettorimontage

Il giorno che Lanfranco chiuse il suo sette su sette ad Ascot nel Regno Unito cambiarono le vite di molte persone. E’ noto che per i bookmaker i problemi arrivano quando ci sono troppi favoriti al palo, se poi una stella come Dettori compie un’impresa del genere il banco rischia veramente di saltare, visto che all’incasso passano anche quegli scommettitori che giocano le multiple per affetto verso il loro idolo, giocate folli che saltano sempre, sempre tranne quel 28 settembre 1996. Più di un piccolo allibratore fu rovinato e dovette chiudere l’attività, gli stessi grossi gruppi ebbero perdite considerevoli, qualche scommettitore invece si arricchì, come Mary Bolton che aveva ricevuto in regalo per l’anniversario di matrimonio una schedina da cinque sterline con una multipla su tutte e sette le corse con vincitore sempre il cavallo montato da Dettori, o come Darren Yates, titolare di una piccola falegnameria, in crisi anche per il denaro sperperato col gioco. La moglie gli aveva vietato di scommettere ancora, ma lui non la aveva ascoltata, e aveva giocato varie combinazioni tutte coi purosangue portati da Lanfranco, per un totale di 67 sterline. Si dice ne abbia vinte più di 500.000 risollevando così le sorti della sua vita, del matrimonio e dell’attività.

rfs_racing_8498142

Ho molti ricordi personali legati a Lanfranco Dettori: l’ho visto montare spesso, a Milano, Roma, e anche nella mia piccola Varese. L’ho visto vincere corse di gruppo e handicap sempre con lo stesso impegno e la stessa capacità di far dare ad ogni cavallo il meglio di se, ma quella che ricordo di più fu una passerella, alle Bettole nell’agosto del 2004, in occasione della festa per le mille vittorie in corse per non professionisti, un record mondiale, di Pinuccio Molteni. Millesima vittoria che l’allora settantaquattrenne gentleman varesino per la verità centrò solo qualche giorno dopo: due miti che cavalcarono affiancati nella notte  tagliando il traguardo dandosi la mano con Lanfranco che omaggiò il vecchio gentleman facendo si che il suo cavallo passasse il palo una testa avanti.

Close