Domenica 10 giugno 1956 allo Stockholm Stadium nell’omonima città di Stoccolma si svolse una cerimonia di apertura molto particolare: quella delle Olimpiadi dell’Equitazione. Quell’anno i Giochi Olimpici erano in programma a novembre, nell’emisfero sud, a Melbourne, ma disputarvi anche le prove equestri non fu possibile, visti i tempi biblici previsti dalle leggi australiane per la quarantena dei cavalli partecipanti. Sei mesi infatti gli animali avrebbero dovuto restare bloccati dopo essere entrati nel paese. Richieste di cambiamento della normativa furono respinte dalle autorità durante un incontro col CIO nel 1953 che dunque decise di far organizzare le prove equestri ad un’altra nazione. Nel 1954 il comitato scelse la Svezia che ottenne la possibilità di organizzare una Olimpiade autonoma anche finanziariamente da quella di Melbourne e si mise all’opera, organizzando una lotteria nazionale per raccogliere i fondi necessari.

Cavalieri di ventinove nazioni si presentarono in gara nelle tre discipline previste, il Concorso Competo, il Dressage e il Salto ad Ostacoli. Cinque di questi paesi non furono invece presenti a Melbourne: l’Egitto, per la crisi di Suez, la Spagna, l’Olanda e la Svizzera per un mini boicottaggio contro l’invasione russa dell’Ungheria, e la Cambogia, senza motivi specifici, probabilmente Saing e Ghanty i due rappresentanti cambogiani nella prova di Salto a Ostacoli dove furono eliminati uno sul sesto e uno sul settimo ostacolo, erano gli unici atleti di quel paese in grado di partecipare ad un Olimpiade!



Fu la prima e al momento unica volta in cui le gare olimpiche si svolsero sul suolo di due nazioni differenti, addirittura in due continenti diversi. Dico sul suolo non a caso, perché nel 1920, in occasione delle Olimpiadi belghe di Anversa nella vela si era reso necessario spostare l’ultima regata della classe Dinghy 12 piedi da Ostenda dove era stata organizzata la disciplina, ad Amsterdam nei Paesi Bassi. La regata era stata annullata per problemi di corrente e marea l’ultimo giorno previsto per le gare, ed essendo i due soli equipaggi in competizione olandesi, furono autorizzati a giocarsi la medaglia d’oro ad Amsterdam in casa loro qualche giorno dopo, lo fecero ovviamente nelle acque del Mare del Nord non precludendo così a Stoccolma 1956 di stabilire il particolare primato in ambito terrestre.

Come sede delle gare gli organizzatori avevano scelto  lo  Stockholm Stadium, costruito per ospitare le Olimpiadi svedesi del 1912, e nelle sue vicinanze furono edificate le scuderie. Lunedì 12 e martedì 13 le gare presero il via con l’effettuazione della prova di Dressage valida per il Concorso Completo, il giorno successivo le scuderie sorvegliate dalla Guardia a Cavallo dell’Esercito svedese, presero fuoco. L’intervento dei soccorsi fu tempestivo e tutti i cavalli furono evacuati rapidamente, e le gare poterono tranquillamente continuare con gli animali ospitati in alloggiamenti di emergenza, con la disputa il giorno stesso della prova di Cross del Completo e quello successivo del conclusivo impegno di questa durissima disciplina, il Salto ad Ostacoli. L’oro andò proprio a uno svedese, Petrus Kastenman, mentre il Regno Unito vinse la prova a squadre. Venerdì 15 e sabato 16 fu il turno del Dressage come disciplina singola, dove trionfò ancora  la Svezia, questa volta sia a livello individuale con Henry Saint Cyr che nella prova a squadre.

Domenica 17 arrivò il momento del gran finale, con quella che è sicuramente la specialità più conosciuta dell’equitazione, il Salto ad Ostacoli. In uno stadio Olimpico gremito in ogni ordine di posti ci fu gloria anche per la Nazionale italiana, grazie a due cavalieri leggendari, i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo. Raimondo, il più giovane, classe 1925, vinse in sella al suo Merano la medaglia d’argento individuale, alle spalle del cavaliere tedesco Hans Gunter Winkler e precedendo proprio il fratello maggiore Piero, classe 1923, che montava Uruguay. Con l’indispensabile apporto del quarantasettenne Salvatore Oppes, era nato nel 1909 a Pozzomaggiore in provincia di Sassari, e del suo Pagoro, i fratelli romani, entrambi militari di carriera, furono anche argento a squadre dietro alla Germania e davanti alla Gran Bretagna.

Un preludio di quel che sarebbe successo a Roma quattro anni dopo, quando Raimondo con Posillipo fu Campione Olimpico e Piero vinse in sella a The Rock la medaglia d’argento. Terzo cavaliere azzurro fu  Antonio Oppes, otto anni più giovane di Salvatore, che con  The Scholar si affiancò ai D’Inzeo nella conquista della medaglia di bronzo a squadre dietro a Germania e Stati Uniti.

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