Al professor Paolo Berdini, ex assessore all’Urbanistica nella giunta di Virginia Raggi, l’allontanamento, non deve proprio essere andato giù. Da quando ha lasciato la poltrona dell’assessorato di viale dell’Urbanistica all’Eur, non si è mai rassegnato all’idea di aver fatto la fine di “un idiota con il destino segnato” (parole sue dette a La Repubblica il 10 febbraio scorso) che non può più dettare le regole sul come dove e quando si può costruire a Roma e dintorni.

Sarà per questo allora, che proprio come un’influenza, ogni tanto ritorna e con qualche dichiarazione spera di indebolire l’apparente esile fisico di Virginia Raggi. La quale, al contrario, grande e vaccinata, dimostra invece di saper essere immune agli attacchi del suo ex assessore. A tal punto di comportarsi come la moglie che ha appena vinto la causa di divorzio con il marito: nella più completa indifferenza per lasciarlo, come si dice, bollire nel brodo suo. Se Matteo Renzi forse, avrebbe pensato al consueto hashtag tipo #Ciaone, lei Virginia, non risponde proprio. Come ha fatto anche nell’ultima occasione, quando Berdini, è tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache, sferrando un attacco diretto sia a lei che al direttorio romano del Movimento 5 stelle. Sullo stadio della Roma 5 stelle sono stati paurosi e sensibili a lobby avrebbe detto l’ex assessore, come riportato in una nota dell’agenzia di stampa Dire che ha ripreso un’intervista del professore rilasciata al mensile economico Valori. Nella quale il Professore è tornato a parlare del progetto che dal giorno dell’insediamento ha provato in tutte le maniere a bloccare. Arrivando ad apostrofarlo in tutti i modi possibili: da “colossale speculazione”, “a truffa”, per arrivare infine a definirlo da ultimo “un regalo ai privati”. Cioè la Roma da una parte e Parsitalia dall’altra (che Berdini confonde con Eurnova e il gruppo Capital Dev ma questi sono dettagli), della quale secondo l’assessore, sarebbero stati “i debiti verso Unicredit a condurre alla scelta dell’area di Tor di Valle.

E non importa che con un comunicato ufficiale del mese scorso proprio Unicredit abbia voluto chiarire quale sia la posizione della banca nei confronti sia della Roma che delle società che fanno capo al costruttore Luca Parnasi (sui terreni del quale dovrà essere costruito l’impianto). Dichiarando come si legge nel comunicato ufficiale diffuso in data 10 aprile 2017 che “da agosto 2014 ha ceduto l’ultima interessenza nel capitale azionario di tale società e non ha mai avuto rapporti di natura creditizia con l’attuale gruppo di controllo della A.S. Roma” e a proposito degli altri “soggetti proponenti” (cioè le società di Parnasi) cheUnicredit ha in essere linee di credito per qualche decina di milioni di euro limitatamente alla società Eurnova (cioè la società proprietaria dei terreni direttamente coinvolta nel progetto) e per quanto riguarda il gruppo Capital Dev (nato in seguito alla ristrutturazione di Parsitalia ed entrato nel “perimetro” della banca) le linee di credito a novembre 2016 ammontavano a 460 milioni di euro”. Ma come si legge ancora nel comunicato ilgruppo Capital Dev non è in alcun modo coinvolto nel progetto del nuovo stadio della Roma”. Ma evidentemente anche il comunicato di Unicredit non deve aver convinto molto il professore ex assessore. Che non ha mai digerito le dimissioni del febbraio scorso. O per usare le sue stesse parole di averla “presa sui denti”.

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