L’ultima novità sul progetto per lo stadio della Roma a Tor di Valle è il classico fulmine a cielo (quasi) sereno. O se si preferisce la classica “mandrakata” del film “Febbre da Cavallo”, girato non a caso nell’Ippodromo di Tor di Valle. La trovata ad effetto, che nessuno si aspettava, è arrivata proprio quando pareva finalmente possibile che il Movimento 5 Stelle che governa Roma, e il Partito Democratico che comanda in Regione, potessero trovare la quadra sul progetto per il “Nuovo Colosseo”. Se non fossero arrivate appunto le dichiarazioni dell’architetto Federica Galloni della Direzione Architettura Contemporanea del MIBACT a dire che “la prossima settimana, ai sensi delle normative vigenti sulla tutela del diritto d’autore emetterò un decreto di vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle”. E di quale vincolo si tratti è presto spiegato: infatti, se il vincolo “architettonico” richiesto nel febbraio scorso dall’allora Sopraintendente Federica Eichberg, sulla salvaguardia dell’Ippodromo, è stato bocciato dall’organo preposto a farlo, cioè le Commissione Regionale, adesso arriva questa nuova procedura “a salvaguardia del diritto d’autore”. E il fatto che a porre questo vincolo sia Federica Galloni, non può che suscitare curiosità, considerando che trattasi della stessa persona che nel 2014 in sede di conferenza dei servizi preliminare (quando in Campidoglio c’era ancora Ignazio Marino) aveva dato parere favorevole al progetto, sebbene con alcune prescrizioni.


 

Come scrive Fernando Magliaro sul Tempo, trattasi dunque di un vincolo nuovo: non ha niente a che fare con il vincolo proposto dalla Eichberg ed è consentito ai sensi di una legge (la 633) del 1941 che “tutela le  opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura,  qualunque ne sia la forma di espressione”, in base alla quale l’utilizzo dell’opera (in questo caso l’Ippodromo che secondo il progetto verrebbe demolito) deve essere autorizzato “dagli eredi rappresentanti l’autore”. E, nello specifico, l’erede del caso è la figlia dell’architetto Lafuente (che progettò l’Ippodromo nel 1961) la quale fino ad ora ha sempre chiesto, non che lo stadio non fosse realizzato, bensì che l’opera progettata dal padre fosse salvaguardata e valorizzata. E dunque? Che succede adesso? Bisognerà aspettare le prossime mosse dei proponenti che senz’altro proporranno l’ennesimo ricorso. Sempre ammesso che Pallotta abbia ancora la pazienza per farlo.

Close