Dove eravamo rimasti? Nella settimana dell’ultima volta di Francesco Totti con la maglia della Roma  è arrivata anche la notizia dell’avvenuta consegna in Campidoglio del nuovo progetto sul nuovo stadio da realizzare a Tor di Valle. Quello che da molti è stato definito (forse con ragione) il romanzo del “promesso stadio” è giunto quindi ad arricchirsi di un capitolo in più.

I proponenti (la Roma e Eurnova la società del costruttore Luca Parnasi) a quanto pare, avrebbero infatti finito di fare i loro “compiti a casa”. Ossia presentare un nuovo progetto sulla base di quanto stabilito nell’incontro con la sindaca Virginia Raggi del 22 febbraio scorso. Dimezzando le cubature del 50% e soprattutto eliminando le tanto vituperate “torri progettate dall’architetto Daniel Libeskind. Il patto tacito tra amministratori e costruttori che ha mandato avanti l’urbanistica capitolina per oltre 70 anni è dunque fatto salvo: niente grattacieli a Roma e dintorni. O quanto meno niente edifici che facciano sembrare la Capitale d’Italia una succursale di qualche metropoli a stelle e strisce. Dal progetto iniziale approvato dalla giunta di Ignazio Marino oltre alle torri scompaiono anche alcune opere di pubblica utilità come lo svincolo autostradale sulla Roma-Fiumicino e il prolungamento della metro B (la Raggi ha preferito il potenziamento della Roma-Lido). Con sorpresa invece, sembra che il ponte di Traiano( che collegherebbe Parco de Medici all’area dello stadio), previsto nel progetto iniziale e che sarebbe dovuto scomparire nella nuova versione, possa essere confermato. Secondo quanto riportato da Il Tempo, le intenzioni del Campidoglio sarebbero quelle di approvarlo comunque, senza tuttavia impegnarsi a finanziarlo. Resta la messa in sicurezza del fosso di Vallerano e dell’area di Decima (già prevista nella versione Marino) con l’unica vera importante innovazione targata Virginia Raggi del ricongiungimento della via del Mare con la via Ostiense (già previsto) ma fino allo snodo con viale Marconi (dunque almeno 3 chilometri in più di quanto stabilito nella versione iniziale del progetto).

Ma adesso insomma che cosa succede? Succede che la palla, per restare in tema calcio, passa di nuovo alle amministrazioni pubbliche e dunque anche alla politica.  Le quali, saranno chiamate loro adesso, a fare i compiti a casa. Il Comune da una parte, con la sindaca Virginia Raggi che ha fatto sapere le intenzioni della sua amministrazione di voler “accelerare l’iter” per rispettare la road map prevista il 5 aprile scorso (il giorno della chiusura della Conferenza dei Servizi che si era aperta sul progetto iniziale): vale a dire far approvare entro il 15 giugno una nuova delibera che riconosca la pubblica utilità anche al progetto 2.0. Anche se come ha scritto Fernando Magliaro de Il Tempo, di questa benedetta delibera per adesso ci sarebbe soltanto la “memoria” con la quale la giunta Raggi avrebbe sostanzialmente confermato l’intenzione già espressa in una bozza di delibera approvata alla fine di marzo. Ma invece non ci sarebbe ancora traccia del testo vero e proprio da far approvare in Consiglio Comunale (restano una ventina di giorni). Sebbene le intenzioni della sindaca siano quelle di portare in Consiglio un testo “innovativo” della delibera di Marino che dunque potrebbe così seguire un procedimento di approvazione più snello; senza dover obbligatoriamente passare (nel caso invece di un atto ex novo) dal vaglio preventivo di Commissioni e Municipi. Ma poi ci sarebbe la Regione Lazio la quale, dal canto suo, a delibera approvata, si è impegnata ad aprire subito una nuova Conferenza dei Servizi che però tenga in considerazione il lavoro svolto sino ad ora nella vecchia conferenza. Con l’unica condizione che l’aula Giulio Cesare abbia veramente approvato la nuova delibera entro e non oltre il 15 giugno. Altrimenti il rischio (che in caso contrario potrebbe trasformarsi in una realtà molto concreta) sarebbe quello di iniziare veramente tutto daccapo. E ritornare dunque indietro di almeno un anno. Un’ipotesi che in casa Roma vogliono assolutamente scongiurare (d’altronde una delle condizioni poste dai proponenti per l’accordo del 22 febbraio era proprio che non si ricominciasse tutto daccapo).

Infine, ci sarebbe la questione relativa al procedimento di vincolo richiesto dalla Sopraintendenza all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma del Mibact. Sulla quale è attesa a giorni la decisione della Commissione regionale. Un passaggio che non sembra preoccupare più di tanto i proponenti ma che invece ad oggi potrebbe rappresentare la vera spada di Damocle sul progetto di Tor di Valle. Ad oggi, sembra questo infatti l’unico (vero) intoppo in grado di fermare il progetto. Fatta salva la volontà politica di volerlo realizzare.

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