Finita la sbornia per l’accordo raggiunto nella serata di venerdì, tra proponenti da una parte (la Roma e la società Eurnova del costruttore Luca Parnasi) e sindaca dall’altra, si ritorna a parlare del  nuovo stadio della Roma a Tor di Valle con la lucidità che serve in ragione sia dell’importanza che dell’imponenza del progetto.

Un investimento tutto privato, che nella fase iniziale approvata sotto la giunta di Ignazio Marino sarebbe dovuto essere complessivamente di 1 miliardo e 600 milioni. Una parte dei quali da destinare allo stadio e alle strutture sportive annesse, un’altra parte da destinare al cosiddetto Business Park (le famose 3 torri progettate dall’architetto Daniel Libeskind) e infine, un altrettanto buona parte (circa 445 milioni) da destinare ad opere di pubblica utilità. Cioè ad interventi infrastrutturali che avrebbero riqualificato la zona interessata, cioè Tor di Valle, messo in sicurezza un’altra, cioè il quartiere di Decima esposto al rischio idrogeologico legato alla presenza del Fosso di Vallerano, e poi migliorato i collegamenti tra Tor di Valle e le zone limitrofe (Magliana, Marconi e Portuense). Adesso, però, nella versione 2.0 del progetto (la definizione è della sindaca Virginia Raggi) di queste opere di pubblica utilità imposte dall’amministrazione capitolina ai tempi di Ignazio Marino, sarebbe rimasto veramente ben poco.

E sarebbe stato proprio l’ex sindaco, ospite nel corso della puntata di Faccia a Faccia, a lanciare l’allarme su questi cambiamenti, arrivando persino a parlare della nuova versione del progetto come di un regalo ai costruttori. Ma perché, quali cambiamenti sarebbero stati  allora stabiliti nell’incontro di venerdì sera tra la sindaca Virginia Raggi e i proponenti del progetto? In attesa che arrivino i documenti definitivi, alcuni di questi sono stati annunciati proprio da Virginia Raggi prima nella “mini conferenza stampa” organizzata sul momento insieme al Dg giallorosso Mauro Baldissoni, all’uscita da Palazzo Senatorio, e poi il giorno successivo, scritti in maniera più articolata sul profilo Facebook.

E come ci ha già anticipato Luigi Pellicone su queste colonne, almeno il 50% delle cubature verranno tagliate e di queste almeno il 60% sono relative al Business Park. Dunque, via le “torri” di Libeskind (grattacieli di 200 metri in altezza) per fare spazio ad edifici più bassi ma sempre destinati a scopi commerciali (la legge 147 vieta infatti la costruzione di edilizia residenziale). I quali, come riporta anche l’Agi, potrebbero arrivare ad essere anche di numero pari a 18 e di 7 piani ciascuno. Se queste anticipazioni trovassero conferma significherebbe che il progetto iniziale avrebbe subito un drastico cambio di rotta anche in chiave urbanistica. Laddove, al consumo di suolo in verticale (previsto con le torri di Libeskind) si preferisce procedere in orizzontale (come da scuola urbanistica italiana). Per quanto riguarda le opere pubbliche inserite nel progetto iniziale, delle quali avrebbero sempre e comunque dovuto occuparsi i privati, ad oggi, quelle che trovano conferma già nelle anticipazioni della Raggi sono la messa in sicurezza del quartiere di Decima (già prevista sostanzialmente nella versione iniziale con i lavori previsti per il Fosso di Vallerano) e poi una parte relativa al trasporto su ferro. Dove, se nella delibera 132 veniva richiesto come condizione necessaria per la pubblica utilità che alla stazione di Tor di Valle, arrivassero “16 treni l’ora” nel corso delle partite non importa se con la Metro B oppure con la Roma-Lido (e ai privati era chiesto di acquistare almeno 7 convogli), adesso con l’accordo di venerdì sera, è stata stabilita la realizzazione di una nuova stazione sulla ferrovia che porta fino ad Ostia.

Per le altre opere, già contenute nella delibera 132, e cioè lo svincolo sull’autostrada Roma-Fiumicino, i 2 ponti (uno carrabile dalla Roma Fiumicino e l’altro ciclopedonale dalla stazione ferroviaria Magliana della linea FL1 Orte-Fiumicino), la loro realizzazione sarebbe rimandata ad un secondo momento rispetto alla costruzione dello stadio. Mentre, dal progetto, scomparirebbe del tutto il prolungamento della Metro B previsto nella delibera 132 come alternativa al potenziamento della Roma-Lido. Alla luce della riduzione delle cubature, è infine probabile che la riduzione della superficie destinata ad “area verde di pubblica utilità” (compreso il parco fluviale). Adesso, si attendono solo i documenti ufficiali. Anche se la Regione ha già messo in guardia il Comune: se il progetto iniziale è stato stravolto, bisognerà ricominciare daccapo con una nuova conferenza dei servizi. Significherebbe altri 7 mesi prima della posa della prima pietra.

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