“Un nuova pagina della storia dell’Atalanta è stata scritta: mercoledì 10 maggio la Società ha acquistato con una gara ad evidenza pubblica lo stadio di Bergamo. Un comunicato breve, riportato in una nota sul sito ufficiale. Perché a Bergamo e dintorni sono fatti così: gente di sostanza, che non ama le copertine e apprezza il duro lavoro. Nemmeno quando per la prima volta in Italia una società di calcio riesce a comprare lo stadio della propria città: padroni di casa a tutti gli effetti dell’impianto più vecchio della Serie A, che nel 1928 inaugurò con il nome di Brumana. Una “missione” che non è riuscita neppure a Juventus e Udinese rispettivamente con Stadium e Dacia Stadium. Per le due società bianconere, infatti, la formula prediletta è quella della concessione.

L’ora X è scattata nella mattinata di mercoledì 10 maggio: è allora che la Commissione del Comune di Bergamo ha aperto le buste pervenute entro le 12.30 dello scorso lunedì. 8 milioni e 600mila euro: a tanto è ammontata l’offerta della società “Stadio Atalanta s.r.l”, riferimento del presidente orobico Antonio Percassi, con una maggiorazione del dieci per cento sulla base d’asta di 7 milioni 826 mila euro Iva esclusa. Cifre alle quali andrà già sottratta una fetta, pari a 2 milioni e 260 mila euro, che l’Atalanta riceverà dal Comune di Bergamo per alcune delle spese restyling (skybox, pitch view, tribuna stampa, postazioni disabili, parterre Creberg rifatto) dell’estate del 2015. L’iter è ben definito: il contratto di acquisto andrà stipulato entro 90 giorni, per la presentazione del Piano Attuativo il termine è di 6 mesi. I lavori di restyling dovranno essere ultimati entro 5 anni e 6 mesi a decorrere dai permessi edilizi connessi, compreso il via libera dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

L’area nella quale si gioca la crescita di quella che tecnicamente è già per distacco la più bella realtà calcistica italiana è di 2000 metri quadri: a tanto equivale lo spazio previsto per spazi di servizio interni e sale dedite a funzioni commerciali e terziarie. «Un risultato diverso sarebbe stato un tradimento nei confronti dei tifosi dell’Atalanta» ha spiegato con entusiasmo Il presidente nerazzurro Antonio Percassi. «È un impianto legato alla storia dell’Atalanta, ora ci sarà da lavorare ma entro tre mesi avremo sicuramente fatto almeno il rogito». Sorride, il patron bergamasco che è riuscito nell’intento mancato negli ultimi 20 anni da tanti presidenti e imprenditori, perché sa che i semi sparsi nel settore giovanile e in prima squadra permetteranno ben presto di ripagare un investimento complessivo da 30 milioni di euro: pochi spiccioli in più rispetto a quelli già incassati per la cessione di Caldara – al primo anno in serie A – alla Juventus, gli stessi che potrebbero entrare in cassa dalla partenza di Kessie, altro deb, in direzione Roma, Milano rossonera o Premier League. E come dimenticare Gagliardini, ceduto per più o meno 25 milioni a gennaio all’Inter dopo una dozzina abbondante di partite da titolare?

E se gli occhi brillano pensando ai talenti esplosi nella stagione in nerazzurro, il luccichio aumenta quando si guarda la classifica neroazzurra a tre turni dal termine del campionato. I 65 punti raggranellati da Gomez e compagni testimoniano il Rinascimento di Bergamo, con il quinto posto che potrebbe essere già consolidato domenica, in occasione della sfida interna al Milan che segue la Dea di sei punti: latitudini inimmaginabili a inizio stagione, quando le sconfitte e la sfiducia avevano fatto capolino nello spogliatoio atalantino. Ma la leggenda vuole che l’Atalanta sia abile nella corsa e infallibile cacciatrice con l’arco, in una Bergamo trasformata progressivamente in bosco intricato e selvaggio. Almeno quattro-cinque componenti di quell’organico che a inizio stagione faceva fatica, oggi sono sul taccuino degli operatori di mercato di club che vanno per la maggiore. La società ci credeva, senza mezzi termini. E così è stato: le frecce di Gasperini rispondono ai nomi di Conti, Kurtic, Freuler, Spinazzola e appunto Caldara, ai quali si preparano a succedere i classe 1999 Melegoni, Bastoni e Latte Lath. Una nidiata senza fine, che permette agli orobici di sostare nella Città Alta, quello che a Bergamo è ritenuto il cuore nobile, senza che l’ossigeno venga a mancare.

Nel 1991, anno dell’ultima partecipazione della Dea a una coppa europea (la UEFA), molti degli attuali componenti della rosa non erano ancora nati. Adesso per loro è tempo di smettere di parlare di sogno europeo. Sarebbe meglio etichettarlo come certezza: lo suggerisce la logica, lo conferma l’ aritmetica che avverte che manca un solo punto per staccare il prestigioso biglietto. Il futuro, intanto, ha già una sicurezza. Gian Piero Gasperini, che ha prolungato il suo rapporto con il club di tre anni più opzione per un’altra stagione. “Mi sento fortunato dalla scelta fatta dal Presidente l’anno scorso e quest’anno è un attestato di grande stima nei miei confronti, sono onorato e motivato a fare sempre di più” le parole del Gasp. L’allenatore che ha fatto crescere i bambini di Zingonia, che tanto ricorda un passaggio dell’inno Atalanthem, presentato due sere fa al Teatro Sociale al cospetto di tutta la squadra: “Un bambino salirà quella scala col papà: lui lo guida proprio là, verso la libertà”. La Dea non è più bendata. Ci vede, e anche molto bene. Con lungimiranza.

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