Nello scorso week-end a Planica in Slovenia si è conclusa l’edizione 2016/17 della Coppa del Mondo di salto con gli sci, uno sport tanto spettacolare quanto poco conosciuto in Italia, che è invece seguitissimo in paesi come Austria, Germania, Norvegia, Finlandia, Giappone ed è praticamente sport nazionale in Slovenia e Polonia: non c’è gara del panorama mondiale, comprese le lontanissime tappe giapponesi, in cui non troverete sulle tribune e nel parterre dei trampolini i tifosi polacchi. La stagione che si è appena conclusa ha avuto un dominatore, il ventiquattrenne atleta austriaco Stefan Kraft che ha vinto la Coppa del Mondo assoluta, quella di volo con gli sci, le due medaglie d’oro individuali in palo ai Mondiali finlandesi di Lahti e ha stabilito lo scorso 18 marzo sul trampolino di volo di Vikersud in Norvegia il nuovo record del mondo saltando 253,5 metri.

Kraft

In campo femminile, disciplina che si sta sviluppando da molti meno anni rispetto alla maschile, è invece una giovane ragazza giapponese, Sara Takanashi che compirà 21 anni nel prossimo ottobre a dominare, ha vinto quattro delle sei coppe del mondo disputate, tra cui le ultime due, e ben 53 gare, anche se non è ancora riuscita a sfatare una sorta di maledizione che le ha sempre impedito di conquistare titoli olimpici e mondiali individuali. Curiosamente invece la tedesca Karina Vogt, 25 anni, che in Coppa del Mondo si è aggiudicata due sole gare, ha vinto le ultime due edizioni dei Mondiali e le Olimpiadi di Sochi.

sci

Comprendere il salto con gli sci non è semplice per chi ci si accosta per la prima volta. Lo spettacolo offerto da questi atleti che si lanciano nel vuoto e volano per centinaia di metri ignorando la legge di gravità è indubbiamente enorme e suggestivo, il sistema di punteggio che determina la classifica delle competizioni è però estremamente complesso. Tre sono i fattori che entrano nel calcolo: la misura raggiunta, che è il valore più intuitivo e semplice da comprendere, le valutazioni dei giudici che riguardano la compostezza in volo dell’atleta durante il salto e la fase di atterraggio, in cui per non incorrere in deduzione di punteggio è richiesto il telemark, cioè un impatto col suolo non a piedi pari ma con una sorta di genuflessione, più complesse da comprendere senza avere un occhio esperto, e la direzione e la velocità del vento, che ovviamente chi segue la gara attraverso la televisione non ha modo di percepire: una serie di anemometri posti dal dente del trampolino fino al termine della zona di atterraggio rileva i dati, viene poi fatta una media che, attraverso un algoritmo è successivamente trasformata in punti che vengono aggiunti o sottratti al punteggio dell’atleta, a sua volta determinato dalla somma dei punti assegnati dai giudici a quelli originati dalla trasformazione della misura metrica in punti attraverso un’altra apposita formula di conversione.

Un quarto fattore può entrare nel conteggio, infatti, al variare delle condizioni del vento la giuria può decidere di cambiare il punto del trampolino da cui l’atleta si lancia per il salto, stanga di partenza in italiano, gate in inglese,  al fine di aumentarne o diminuirne la velocità di stacco. Quando questo avviene, a seconda del numero di stanghe in più o in meno rispetto a quella da cui è partito il primo atleta della serie di gara, vengono aggiunti o tolti punti al saltatore, calcolati in base all’ennesimo algoritmo di questa nostra storia, che non è sempre uguale, ma varia da trampolino a trampolino a seconda delle specifiche di costruzione di ciascuno. Insomma, al neofita che si avvicina alla disciplina è richiesto una sorta di atto di fede nei confronti del punteggio di queste gare, e, successivamente, qualora  decida di approfondire un po’ di studio. Per spiegare meglio la complessità del sistema posso raccontare che, avvicinatomi da poco alla disciplina, chiesi su un gruppo Facebook dov’era seguita, chiarimenti sul funzionamento dell’algoritmo per il calcolo della compensazione legata al vento mi fu risposto che l’unico che poteva aiutarmi era Massimiliano Ambesi, la voce che da anni racconta il salto sulla versione italiana di Eurosport e punto di riferimento per tutti gli appassionati italiani.

Gli stessi trampolini non sono tutti uguali, attualmente le gare si svolgono su tre tipi di impianti, i trampolini normali, i trampolini grandi e i trampolini di volo. I primi consentono salti di circa cento metri di lunghezza, indicativamente, perché nessun trampolino anche nella stessa categoria è uguale all’altro, e sono utilizzati per la Coppa del Mondo, Mondiali e Olimpiadi femminili, per alcune gare di combinata nordica, disciplina che abbina il salto allo sci di fondo e assegnano però ancora una medaglia, sia mondiale che olimpica in campo maschile. I trampolini grandi, salti attorno ai 130/140 metri, sempre a grandi linee, assegnano medaglie mondiali e olimpiche maschili e ospitano la maggior parte delle gare di Coppa. I trampolini di volo sono la vera e propria Formula Uno della specialità, per via degli enormi costi di costruzione e gestione ne esistono solo cinque in tutto il mondo, consentono balzi ben oltre i 200 metri, 253,5 metri il primato mondiale di Kraft come abbiamo già visto, 232,5 metri quello italiano del giovane Alex Insam, classe 1997, vice campione mondiale juniores e grande promessa del salto italiano, stabilito a Planica lo scorso 24 marzo, dopo aver saltato 230,5 il giorno precedente.. Sui trampolini di volo si assegna un titolo mondiale, una Coppa del Mondo specifica, le cui gare sono valide anche per la Coppa generale, ma soprattutto gli atleti vi cercano la grande misura e lottano per strapparsi i record.

Kasai2

La disciplina richiede una grandissima forza e reattività, abbinata  un fisico leggero per poter restare in aria più tempo, e storicamente vedeva gli atleti raggiungere i migliori risultati in età piuttosto giovane, molto raramente si saltava otre i trent’anni. Ultimamente però sono in diversi a saltare da over 30, anche da over 35, fino al giapponese Noriaki Kasai, autentica leggenda del salto con gli sci, non tanto per i risultati ottenuti, pur ottimi, ma per la longevità agonistica: l’inossidabile Noriaki compirà 45 anni il prossimo 6 giugno, quest’anno è salito due volte sul podio in  gare di volo in Coppa del Mondo, ha saltato a Planica 240 metri, lo ha fatto cinque volte in carriera, tutte le volte  oltre i 42 anni, e ogni volta che salta diventa il più anziano della storia ad aver ottenuto quel risultato. Kasai ha debuttato in Coppa del Mondo, dove ha vinto 17 gare,  nel 1989, dove ha ottenuto la prima vittoria nel 1992, potrebbe essere il padre di buona parte dei suoi avversari, molti dei quali quando lui vinceva le prime gare nemmeno erano nati. Ha dichiarato di voler continuare fino a 50 anni suonati, qualche giorno fa Francesco Paone, che affianca Massimiliano Ambesi nelle telecronache su Eurosport ha detto di lui che non è reale ma uguale all’agente 007: cambia negli anni l’attore che lo impersona, intanto Noriaki continua a volare e se i suoi colleghi saltatori smentiscono le leggi che regolano la gravità lui infrange anche quelle del tempo.

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