Qualche settimana fa in Campidoglio si è discusso, in Aula Giulio Cesare, delle sorti dell’ex Punto Verde Qualità “Prati Verdi della Bufalotta” a seguito di un’interrogazione urgente presentata dalla Consigliera On. Celli che ha chiesto lumi su una procedura alquanto discutibile.

Il “Maximo”, così viene comunemente chiamato dal nome dell’omonimo centro sportivo, è stato uno dei primi Punti Verdi Qualità costruiti ed è stato, purtroppo, il primo ad avere problemi nel pagamento del mutuo concesso per la costruzione. I Punti Verdi Qualità, ideati dalla prima Giunta Rutelli, sono passati purtroppo alla storia come la “grande truffa” a causa di una mala gestione capitolina che ha visto anche, nel marzo 2012, gli arresti di 2 dirigenti apicali e di 2 imprenditori. Da allora di Ufficio di Scopo in Ufficio di Scopo, si è arrivati alla situazione odierna dove, finalmente, stanno emergendo le inette scelte di tutte le amministrazioni romane che si sono succedute e si sta cercando di distinguere tra gli imprenditori che hanno ben realizzato e che hanno perseguito l’interesse pubblico da chi ha speculato, spesso con un atteggiamento colpevole o omissorio di chi si è succeduto nella gestione della cosa pubblica.

Per il “Maximo” il Comune è stato costretto a pagare interamente il mutuo col Credito Sportivo e a riacquisirlo per gestirlo direttamente per un paio di anni rimettendoci 300.000€ all’anno e successivamente lo ha dato in affidamento temporaneo per un anno, poi prorogato ad un altro anno ancora, mentre veniva preparato il bando di concessione. Nel corso della discussione in aula, a seguito dell’interrogazione, è emerso che affidataria temporanea, per 2 anni, è stata una società sportiva già affidataria di un impianto sportivo comunale. Questo non è possibile in quanto esiste un pronunciamento dell’Avvocatura Capitolina che equipara la concessione di un impianto sportivo comunale alla concessione di un impianto sportivo in un Punto Verde Qualità. Lo stesso soggetto è stato unico partecipante al bando per la concessione di 6 anni dell’area in oggetto. Inoltre, strana procedura che denota impreparazione nella stesura di bandi così complessi, il bando viene approvato il 2 agosto 2016 con una Determinazione Dirigenziale che viene revocata dopo 6 giorni, quindi ripresentato il 12 agosto 2016 per venire nuovamente revocato e quindi approvato definitivamente il 6 ottobre 2016.

Poiché il bando metteva il nuovo concessionario in possesso del bene a partire da settembre 2017 (un anno dopo) è stata prorogata -procedura discutibile- l’assegnazione temporanea per un terzo anno con una D.D. con una procedura, anche questa volta, alquanto singolare. Leggendo attentamente le carte, come ci viene confermato da Andrea Novelli, ex presidente Uisp di Roma nonché uno dei massimi esperti in questo campo, non si sa con quali criteri è stato redatto dagli uffici capitolini il Piano Economico/Finanziario, base della determinazione dell’importo di canone annuo alla base del bando che, e anche questo è bizzarro, è stato difficilissimo trovare sul sito del Comune con scadenza dei termini a ridosso delle vacanze natalizie.

Il 14 febbraio u.s.è stato approvato all’unanimità un Ordine del Giorno propedeutico alla stesura di nuove linee programmatiche sui P.V.Q., un altro Ordine del Giorno il 30 marzo u.s. conseguente alla discussione della Delibera di Iniziativa Popolare presentata da un Comitato di 12.000 cittadini sul “caso” del Parco della Madonnetta e, allora, come si  inquadra questo bando del Maximo?

Qualcuno dovrà spiegare se l’impianto individuato come una “struttura sportiva” fa parte a tutti gli effetti della “famiglia“ degli impianti sportivi comunali oppure se è un ibrido: un po’ impianto sportivo comunale e un po’ Punto Verde. Purtroppo non era presente in Aula l’Assessore allo Sport e ci si è dovuti accontentare della risposta dell’Assessore al Bilancio Mazzillo che, riguardo le nuove linee programmatiche generali sui Pvq, ha detto che si sta lavorando e che presto ci sarà un’importante riunione sugli aspetti urbanistici. Ha poi letto ciò che gli uffici hanno risposto -ossia nessuna risposta- rispetto la figura del concessionario già affidatario di un altro impianto sportivo. La lettera specificava inoltre che l’ulteriore proroga di un anno è stata fatta con una D.D. e si è applicato il Codice degli Appalti che “da poco è stato approvato” (prima di quello in vigore dal luglio 2016 ve ne era uno in vigore dal 2006!).

Fino a quando il rapporto tra l’Amministrazione e i Concessionari non sarà paritario, così come vorrebbe il Codice degli Appalti, si avranno troppo spesso atteggiamenti negativi e conflittualità. I Regolamenti, infatti, vengono avvertiti solo come strumenti di controllo con un lungo elenco di obblighi e divieti, mancando totalmente degli obblighi e degli impegni che l’Amministrazione deve avere nei confronti degli operatori e della città.

Lo sport è una cosa seria, sotto tutti i punti di vista, ci dice ancora Andrea Novelli, specialmente se è inteso come impresa ed è sottoposto a regole di bando precise.

 

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