Chiamatela leadership, chiamateli “rapporti di buon vicinato”, chiamatela euforia per un filotto di vittorie che da quelle parti non si era mai visto. Sotto il suo albero di Natale con prato inglese, Antonio Conte ha trovato -con il meritato primato in Premier League – anche la definitiva incoronazione da parte della stampa d’Oltremanica. Merito del 3-0 al Bournemouth, apice dei 12 successi consecutivi del suo Chelsea lo hanno portato in cima alla classifica del campionato inglese e sulle prime pagine di tutti i quotidiani? O merito del rilancio dei vari Moses, Pedro, Matic e Azpilicueta, personaggi in cerca d’autore fino a qualche mese fa a Stamford Bridge? O ancora, merito di una difesa ormai ermetica? Anche, ma galeotta fu…una bionda. Nessun caso di gossip, che a Londra e dintorni piace tanto: parliamo di una pinta di birra. Come il gentile omaggio che “Antonio”, come ormai il pubblico di fede Blues lo ha ribattezzato, ha deciso di offrire ai giornalisti che seguono il Chelsea .

Piccolo salto nel tempo: al termine della conferenza stampa pre-Bournemouth, l’allenatore ha invitato tutti gli inviati che seguono la squadra a raggiungere il pub “The Old Plough” a Cobham, praticamente l’unico ritrovo nell’area. Le votazioni? Unanimi. Conte incoronato “baronetto” dentro e fuori dal campo: “Abbiamo speso una bella ora in sua compagnia. E’ stato molto piacevole, disponibile e aperto con noi e ci ha raccontato come ha trasformato il Chelsea dentro e fuori dal campo. I giocatori- ha raccontato giornalista della Bbc John Southall -sanno esattamente come rapportarsi con lui e cosa ci si aspetta da loro. Il suo modo di dirigere il gruppo è buono e penso che rifletta il modo in cui lui si approccia con i media e i suoi giocatori“.

L’ennesima trovata vincente: Conte in questo periodo non ne sbaglia una. Ma all’inizio non sono state tutte rose e fiori. La svolta è arrivata dopo un mese e mezzo di campionato, una volta incassato un inappellabile 0-3 contro l’Arsenal:  fuori i senatori come Terry e Ivanovic, spazio al 3-4-3 che tanto ricorda i temi di gioco della sua prima Juventus, con Pedro nei panni di guastatore e Hazard che spesso scala per giocare in verticale su un rinato Diego Costa. Oscar spedito in Cina, Willian relegato a 12esimo uomo, David Luiz regista arretrato e Marcos Alonso arma tattica indispensabile per trasformare la difesa da 3 a 4 uomini quando la squadra è attaccata: poche mosse sul campo, tanti passi nella mente dei calciatori. Il revival di quanto accaduto a Torino cinque stagioni fa: quella squadra, nata con il 4-2-4 e passata dal 4-3-3, marchi di fabbrica di Conte nelle promozioni in A di Bari e Siena, fu plasmata da fine novembre con il 3-5-2, necessario per proteggere un regista con le qualità di Pirlo e per inserire stabilmente nella formazione titolare un certo Vidal, due pilastri delle fortune bianconere.

Il cambio di marcia si è avvertito soprattutto nell’ambiente: stanco degli isterismi di Mourinho (diventato “The Humiliated One” dopo il 4-0 del Chelsea sullo United di fine ottobre), parossistici rispetto al morigerato modo di porsi davanti a telecamere e taccuini di patron Abramovich, Conte lo ha ovattato, portando a Londra una cultura del lavoro tutta italiana, fatta di poche vetrine e tanti confronti interni allo spogliatoio. Segreti semplici, rivelati in un’intervista al Telegraph da Pedro: “Ci ha dato la convinzione che potevano vincere le partite e che possiamo vincere il campionato. Abbiamo cominciato a girare bene, ed è via via cresciuta la nostra fiducia, e quella che abbiamo in tutti gli altri. Ciascuno si fida dell’altro e lavoriamo come una squadra. Cogliamo le occasioni che abbiamo, la squadra è più rilassata e giochiamo con più sicurezza“. La bravura di Conte sta anche nell’essere sempre credibile agli occhi dei suoi calciatori: solo  così in pochi mesi è stato così capace di trasformare il Chelsea decimo nella Premier League 2015/2016 in una squadra vincente. Solo così era riuscito qualche mese fa a trainare una delle Nazionali più povere dal punto di vista tecnico negli ultimi 20 anni a giocare alla pari con tutti e ad abbandonare Euro 2016 solo nella lotteria dei calci di rigore.

Come accadde a Torino nel 2011, si è trovato ad ereditare un gruppo che l’anno prima aveva terminato a metà classifica la sua stagione. “Facile fare meglio così” obietta qualche detrattore. Ha avuto più margini di manovra sul mercato rispetto a quella Juventus, ma alla voce “arrivi” non leggiamo nomi stellari: solo ottimi calciatori come David Luiz e Kantè. E soprattutto in Inghilterra non c’è solo il Milan, come in Italia 5 anni fa,  a lottare per il titolo. Manchester City, Arsenal, Liverpool, Manchester United e Tottenham hanno come unico intento la vittoria. Lui per ora si gode le 12 vittorie, come nessuno mai, e inizia a sentire “il rumore dei nemici”. Magari lo dimenticherà a modo suo, con una birra. Ora anche a Londra conoscono lo “Special Ant-o(i)ne”.

 

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