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Solar Decathlon 2018: le Olimpiadi pulite dell’Energia Sostenibile

Marco Fiocchi

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Mentre ci lamentiamo imbottigliati nel traffico del caldo o della pioggia, il futuro è già adesso. Per fortuna, osiamo dire. Perché la nostra vita sta cambiando, a cominciare dalla casa in cui viviamo, per arrivare alla città che condividiamo.

Qualcuno non se ne accorge, ma gli addetti ai lavori si stanno già muovendo da tempo. Quando questi ultimi sono poi studenti universitari, la cosa ci fan ben sperare per il futuro prossimo. Da qui a due anni, per esempio.

Proprio di questi giorni è la notizia che l’Università Sapienza di Roma sia entrata ufficialmente a far parte del ristretto gruppo internazionale di 22 Atenei che per due anni competeranno al Solar Decathlon Middle East 2018 di Dubai con l’obiettivo di progettare e realizzare in scala reale il miglior prototipo di abitazione sostenibile ed energeticamente autosufficiente.

L’annuncio è stato dato ufficialmente durante la cerimonia di apertura del World Green Economy Summit che si tiene annualmente a Dubai, alla presenza, tra gli altri, del Ministro dei Cambiamenti Climatici degli Emirati Arabi, Thani Al Zeyoudi, dell’Amministratore dell’United Nations Development Program, Helen Clark, del Direttore Generale dell’International Renewable Energy Agency, Adnan Z. Amin, e del Console generale d’Italia di Dubai, Valentina Setta.

#TeamSapienza al #WGES2016 per ricevere la candidatura ufficiale al @sdme2018 a #Dubai. Qui parte del team insieme al Console Generale d’Italia Valentina Setta.

Una foto pubblicata da SDME 2018 – Team Sapienza (@sapienza.solardecathlon2018) in data:

Ne parliamo con il Prof. Ing. Marco Casini, docente di Tecnologia dell’Architettura e di Certificazione ambientale degli edifici presso la Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma, Faculty Advisor e Project Manager del Team Sapienza.

Professore, innanzitutto, pur sapendo che si sarà quasi annoiato di ripeterlo in questi mesi, ci sembra doveroso partire da questa domanda:

Cosa è il Solar Decathlon?

Il Solar Decathlon è una competizione internazionale riservata alle Università creata nel 2002 dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America (US DoE) per la progettazione e la realizzazione di abitazioni sostenibili e energeticamente autosufficienti.

Le abitazioni in gara utilizzano il sole come unica fonte di energia e sono equipaggiate con tutte le più avanzate tecnologie volte a conseguire la massima efficienza energetica e il miglior comfort ambientale.

La competizione si svolge con cadenza biennale ed ha rilevanza mondiale per quanto riguarda la progettazione sostenibile e il mondo delle costruzioni, suscitando sempre grande attenzione mediatica.

Possiamo dire che sono una sorta di Olimpiadi dell’energia sostenibile?

Assolutamente sì. Il paragone è più che corretto. Il Solar Decathlon è un concorso biennale internazionale di architettura, design, progettazione e ingegneria, che mira a sviluppare l’innovazione e la trasmissione della conoscenza e della ricerca nel campo delle energie rinnovabili e dell’architettura sostenibile. La sfida offerta alle Università di tutto il mondo è quella di progettare e realizzare – in un contesto accademico, e per un periodo di due anni – un prototipo di abitazione sostenibile i circa 100 mq, e di testarne l’efficienza e la qualità ambientale per un periodo di un mese in un sito appositamente dedicato. Il prototipo di abitazione, che dovrà essere perfettamente funzionante, sarà aperto al pubblico e valutato da una giuria internazionale sulla base di 10 contest (da qui il nome solar decathlon): la qualità architettonica, il sistema costruttivo, l’efficienza energetica, il comfort interno, la funzionalità delle apparecchiature, l’integrazione con la mobilità elettrica, la sostenibilità ambientale, l’uso della vegetazione, l’innovazione tecnologica e l’efficacia nella comunicazione.

Perché la Sapienza ha deciso di partecipare?

Gli obiettivi del Solar Decathlon sono perfettamente in linea con la vision e la mission della Sapienza nei campi della formazione, della ricerca dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile. La competizione rappresenta inoltre un’importante occasione di scambio ed arricchimento a livello accademico e culturale. Il Progetto proposto dal Team Sapienza, guidato dalla Facoltà di Architettura – Preside Prof.ssa Anna Maria Giovenale – ha l’obiettivo generale di far fronte alle nuove sfide della società contemporanea che richiedono un diverso modo di progettare, costruire e gestire gli edifici in cui viviamo. In particolare, l’obiettivo del progetto è quello di realizzare una casa intelligente completamente integrata con le condizioni climatiche del Medio Oriente, in grado di garantire la massima efficienza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse ambientali e di fornire un ambiente costruito attraente, accessibile, sicuro, confortevole e sano, competitivo in termini di costi e in grado di migliorare la vita di tutte le parti interessate. Rispetto allo stato attuale della tecnica e della ricerca, il progetto si propone di incidere profondamente su molti aspetti, dagli strumenti della progettazione edilizia, al metodo di costruzione dell’edificio, all’involucro edilizio, ai sistemi impiantistici fino al comportamento degli utenti.

Quali sono le particolarità di questa edizione?

L’edizione Solar Decathlon Middle East 2018, organizzata dal Dubai Water and Electricity Authority (DEWA) in collaborazione con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America (DOE), è la prima edizione di questa importante competizione inter-universitaria ad avere luogo nel Medio Oriente ed avrà come ulteriore sfida per i team in gara quella di doversi confrontare con le difficili condizioni climatiche locali caratterizzate da valori di temperatura ed umidità estremamente elevati. L’obiettivo è quello di realizzare un’abitazione sostenibile perfettamente integrata nel clima e nella cultura del Medio Oriente.

Come sono stati scelti gli studenti e quale sarà il loro percorso e quello del Team Sapienza?

Per preparare la proposta progettuale che ci ha consentito di accedere alla competizione sono stati selezionati circa 50 studenti, per lo più della Facoltà di Architettura, iscritti al 3°, 4° e 5° anno dei loro corsi di Laurea. Le selezioni hanno tenuto conto di diversi aspetti quali la media dei voti, la conoscenza delle lingue, le conoscenze informatiche, la capacità di lavorare in team e la motivazione nel partecipare alla competizione. A breve saranno effettuate altre selezioni al fine di allargare il numero di studenti partecipanti in vista delle tante attività che dovranno essere svolte nel corso della competizione.

Nei prossimi due anni gli studenti del Team saranno impegnati in un percorso di eccellenza nel quale seguiranno speciali corsi di formazione, verranno a contatto con le imprese e con i media e progetteranno sotto la guida dei docenti della Sapienza il prototipo dell’abitazione sostenibile che dovrà essere portato a Dubai ad Ottobre 2018 per la fase finale della competizione. Il prototipo sarà costruito in Italia presso il Centro CEFME-CTP di Pomezia (RM). Durante la fase di realizzazione, il progetto Solar Decathlon del Team Sapienza sarà un laboratorio permanente aperto al pubblico per l’educazione e la formazione sull’architettura sostenibile, sull’integrazione delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici, nonché sui più innovativi sistemi domotici per la gestione degli impianti e delle apparecchiature domestiche.

Quanto è importante per loro?

Il Solar Decathlon offre agli studenti un’opportunità unica di apprendimento, consentendo di applicare i diversi concetti teorici su un caso di studio pratico, in un contesto internazionale. I ragazzi mettono alla prova le proprie capacità di innovazione e la loro abilità di progettare e costruire una casa solare completamente autosufficiente. I progetti sono sviluppati da team multidisciplinari, dando agli studenti la possibilità di apprendere non solo nozioni tecniche ma anche il lavoro di squadra, la comunicazione, lo stile di vita sostenibile e le questioni socio-economiche necessari ad assicurare la riuscita della proposta.

Come sono coperte le spese?

Per la partecipazione alla competizione il Team Sapienza sarà affiancato da Enti istituzionali e aziende che vogliono supportare l’eccellenza e l’ingegno di giovani talenti italiani e promuovere l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e un’edilizia sostenibile e innovativa. Ad oggi il progetto ha già avuto il supporto di 30 sponsor di altissimo livello e di 10 Enti istituzionali.

Qual è la mission definitiva del Solar Decathlon e del suo team?

La mission è quella di contribuire quanto più possibile alla conoscenza e alla divulgazione di un’edilizia solare industrializzata e sostenibile, dimostrando come le case solari ad alte prestazioni possano essere confortevoli, esteticamente pregevoli ed economicamente convenienti, e che un’abitazione ben progettata può autoprodurre tutta l’energia necessaria ai suoi fabbisogni. Il nostro progetto, ReStart_4Smart, metterà a frutto le più avanzate tecnologie per la progettazione e la costruzione di un’abitazione in grado di rispondere alle esigenze di efficienza, funzionalità, comfort ed economicità: una casa smart, sostenibile e del tutto autonoma, che punterà su “shape, envelope, systems e people”. Per realizzare tutto questo stiamo facendo partire una nuova call tra i nostri migliori studenti con competenze sia in architettura, sia nei campi dell’ingegneria, dell’economia e della comunicazione: realizzare una casa su misura ed efficiente richiede infatti un approccio multidisciplinare.

Come faremo a seguirvi in questo percorso?

Potrete seguire il Team Sapienza attraverso il nostro sito web dedicato al progetto o sui nostri canali social network facebook, instagram, twitter, linkedn e youtube o scriverci al nostro indirizzo email.

Grazie mille Professore, ed In bocca al lupo allora, l’Italia tiferà per voi.

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2 Commenti

2 Comments

  1. ritamir

    ottobre 12, 2016 at 2:36 pm

    In bocca al lupo. Il futuro è anche nelle vostre mani, perciò esprimetevi al meglio con competenza e fantasia.

  2. Antonio

    ottobre 13, 2016 at 12:14 am

    Articolo sponsorizzato dall’Università La Sapienza. Non c’è alcun accenno al Solar Decathlon Europe 2014 al quale ha partecipato con successo l’Università degli studi di Roma TRE!

    http://www.rhomefordencity.it/SDE/ita/

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Calcio

Giornata della Terra: la grandiosa sfida dello Stadio Zero Impact dei Forest Green Rovers

Matteo Luciani

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Oggi si celebra la Giornata della Terra, dedicata alla salvaguardia dell’ambiente e all’ecosostenibilità. Per celebrarla vi raccontiamo l’ambizioso progetto presentato lo scorso anno da parte di una squadra inglese: uno stadio a zero impatto.

I Forest Green Rovers, club d’oltremanica militante in Conference National (quinta serie inglese), hanno svelato pochi giorni fa il proprio piano assolutamente rivoluzionario per costruire il loro nuovo impianto. Si tratterà di uno stadio fatto al 100% in legno.

La società che ha ideato l’Aquatic Centre di Londra, impianto appositamente realizzato per le Olimpiadi di Londra del 2012, la Greenbuilding, sarà responsabile dei lavori per questo sensazionale progetto, che prevede 5000 posti a sedere.

Si tratterebbe del primo stadio in assoluto di questo tipo e farebbe parte del piano di sviluppo da cento milioni di sterline, denominato EcoPark, promosso dal club.

La metà dell’Eco Park verrà occupata, oltre che dallo stadio, da molte altre strutture sportive, come campi di allenamento da calcio (indoor ed outdoor), impianti destinati ad altri sport e pure un edificio dedicato a studi scientifici sul mondo dello sport.

Il restante 50% del terreno sarà costituito da un parco fatto di uffici commerciali costruiti unicamente mediante risorse sostenibili; un progetto che dovrebbe riuscire a creare oltre 4000 posto di lavoro.

Riguardo al nuovo impianto, il presidente dei Forest Green Rovers, Dale Vince, ha rilasciato dichiarazioni, giustamente, entusiastiche. Queste le sue parole:

La Greenbuilding (studio del rivoluzionario architetto Zaha Hadid, scomparsa proprio quest’anno ndr) ha realizzato impianti incredibili in tutto il mondo, incluso, come sappiamo, quello all’interno del parco olimpico di Londra“.

“Hanno ideato uno degli stadi per la Coppa del Mondo che si svolgerà in Qatar e quindi abbiamo pensato di affidarci a loro per andare sul sicuro”.

L’elemento veramente straordinario riguardo al nostro nuovo stadio sarà, ovviamente, rappresentato dal fatto di essere realizzato completamente in legno. Incredibile. Saremo i primi al mondo”.

L’importanza di utilizzare il legno non è collegata solo al fatto che si tratta di un materiale naturale ma anche al suo minimo contenuto di carbonio, una percentuale molto minore rispetto alle altre sostanze usate per costruire uno stadio o un edificio”.

Siamo eccitati riguardo all’idea di poter collaborare con lo studio della grande Zaha Hadid. La loro esperienza con la costruzione di impianti sportivi e la loro abilità di mettere al centro di ogni progetto in primis l’ambiente per noi è assolutamente eccezionale”.

Porteremo avanti insieme a loro una sfida stimolante e dura. Correremo insieme per far sì che tutto possa concludersi il più in fretta possibile”.

In realtà, abbiamo fatto il possibile pure per rendere il nostro impianto attuale (The New Lawn, dotato di 5141 posti a sedere ndr) sostenibile al massimo; in questo caso, però, abbiamo le mani legate semplicemente perché lo stadio non è stato costruito da persone che avessero a cuore l’ambiente”.

Eco Park? Abbiamo iniziato solo con una matita ed un foglio bianco. Ora siamo ad un livello superbo invece. Ci spingeremo più avanti di chiunque altro ed il nostro sarà lo stadio più grandioso al mondo!

Una bella sfida, non c’è che dire. Peccato solo che certi progetti così rivoluzionari vedano spesso la luce da altre parti rispetto al nostro Belpaese.

Non ci resta che ammirare le incredibili foto del progetto:

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Motori

Filippi e Mortara: nell’elettrico c’è anche un’Italia che guida…

Tommaso Nelli

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Dove c’è green, c’è Italia. A parte la gara di Roma del prossimo 14 aprile, a tinteggiare d’azzurro la stagione di Formula E è soprattutto la presenza di due piloti nostrani: Luca Filippi ed Edoardo Mortara. Un binomio che rappresenta un motivo in più per seguire il campionato automobilistico rispettoso dell’ambiente, che compie così un altro smarcamento dalla Formula-1. Dove, eccezion fatta per Giovinazzi, terzo pilota Sauber e Ferrari e due volte al via nel 2017 (Australia e Cina), i driver dello Stivale mancano stabilmente dal 2011. Gli ultimi furono Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi, sfortunati protagonisti di un’annata avara di soddisfazioni a causa della scarsa competitività delle loro monoposto.



Tra l’altro, i due abruzzesi sono stati il simbolico trait d’union fra combustione a scoppio e batterie al litio. Nel 2014 d’esordio della categoria elettrica furono i portacolori dell’Italia grazie alla presenza della Trulli GP, il cui proprietario era lo stesso Jarno, che partecipò a tutte le gare della stagione, centrando un 4^ posto a Punta del Este e la pole-position a Berlino come migliori risultati. Al suo fianco, inizialmente, Michela Cerruti. Che però, dalla quinta gara, fu sostituita proprio da Liuzzi, che non riuscì ad andare oltre un 9^ posto (Germania) in un campionato complessivamente difficoltoso per tutto il team, che chiuse all’ultimo posto della classifica costruttori per poi ritirarsi dopo il secondo appuntamento del 2015-16 a causa di varie problematiche di natura tecnico-commerciale.

Ambedue neofiti della categoria, Filippi e Mortara contano di fare meglio. E le premesse sembrano esserci. Almeno per quanto visto a Hong Kong. Dove il saviglianese è riuscito a portare a casa il suo primo punto, terminando 10^ in gara-1 salvo poi essere bersagliato da problemi elettrici nella manche domenicale. Trentadue anni, Luca Filippi proviene da un quadriennio costellato da alcune gare nella Indycar con mezzi che però non gli hanno permesso di stare nel gruppo dei migliori. In precedenza, si era ben comportato in GP2 dove, nel 2011, oltre a vincere a Monza, aveva sfiorato anche il titolo, chiudendo la stagione al 2^ posto. Prestazioni che cercherà di rinverdire in Formula E al volante della cinese NIO, che l’ha scelto per affiancare Turvey e, soprattutto, sostituire Nelsinho Piquet, primo campione della specialità, da quest’anno a bordo della Jaguar sponsorizzata Panasonic.

Più spumeggiante l’esordio di Edoardo Mortara, al comando di gara-2 fino al testacoda che l’ha privato del sicuro successo a pochi chilometri dal traguardo, tagliato comunque in 2^ posizione. Anche se nato a Ginevra, dove ha vissuto a lungo, ha la doppia nazionalità per le origini italiane del padre e fino al 2014 ha corso per l’Italia, tanto che quando vinceva sul podio veniva suonato l’inno di Mameli. Causa, a quanto pare, questioni di natura burocratica, dal 2015 ha iniziato a gareggiare con la licenza svizzera. Sul suo conto, girano ottime voci, per altro confermate dal curriculum, che l’hanno visto, oltre a brillare in ogni tappa della gavetta nelle serie minori (Eurocup Formula Renault, F3 Euro Series, GP2), vincere per due volte consecutive il Grand Prix di Macao, la vetrina internazionale più luminosa della F3, che in passato, tra i suoi trionfatori, ha annotato i nomi anche di gente come Ayrton Senna e Michael Schumacher.

L’impresa è valsa a Mortara l’attenzione dell’Audi, con la quale ha mostrato le sue qualità pure con le ruote coperte, come testimonia il 2^ posto nella classifica del 2016 del campionato DTM. Passato alla Mercedes, non è però riuscito a ripetersi. Nel suo approdo in Formula E alla monegasca Venturi c’è chi ha intravisto una sperimentazione della Stella a Tre Punte in previsione di un suo sbarco nella disciplina dal 2018-19. Per il momento, viene invece da chiedersi come sia possibile che finora, uno con il suo talento, non abbia mai avuto una chance in Formula-1. Dove anche lo stesso Filippi, eccezion fatta per un 2008 da collaudatore della Honda, non ha mai trovato spazio. L’auspicio è che la Formula E possa trasformarsi nell’occasione ideale per esprimere a pieno le loro qualità e togliersi tante soddisfazioni.

Foto Copertina: Alastair Staley / LAT Images

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Motori

Auto e Sport: la cultura della guida e della passione

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Con l’Editoriale di ACI Italia, inizia il nostro viaggio all’interno dell’Universo degli Sport Sostenibili, partendo da quelli motoristici. 

Quando si pensa alle gare automobilistiche si evocano la velocità, la passione, il coraggio, la tenacia. Ma i primi valori degli sport motoristici sono i grandi valori dello Sport come la lealtà ed il rispetto delle regole, il significato del lavoro di squadra, l’accettazione della sconfitta, il rispetto dell’altro, le opportunità pari per tutti, a iniziare dai diversamente abili.

Il motorsport ha però ulteriori suoi valori caratterizzanti, frutto della cultura delle competizioni automobilistiche che sono nate insieme e con l’auto: il valore del progresso tecnologico e il valore della creatività.


Il progresso tecnologico alimentato costantemente dalle competizioni, che sono l’avanguardia delle innovazioni poi trasferite nelle nostre automobili. La creatività nell’individuare soluzioni e design funzionale che ci consegna forme di assoluta bellezza e razionalità.

Senza dimenticare il ruolo di promozione del territorio (anche all’estero) e quello sociale aggregante svolto nel passato da gare come la Mille Miglia e la Targa Florio, che attraversando la Penisola unirono genti completamente diverse tra loro con il filo rosso della passione, promuovendo le diverse realtà culturali e territoriali del nostro Paese.

Innovazione e creatività sono anche le due bandiere dell’Italia che è da oltre un secolo una delle culle indiscusse del motorismo mondiale.

È giusto ricordare che nel 2016 il comparto industriale dell’auto ha contribuito per il 5% al PIL Italiano, con 1,1 milioni di veicoli prodotti in Italia e 40 miliardi di dollari di export italiano nel settore. Frutto di una leadership italiana che permane, anzi cresce, proprio nella fascia più prestigiosa del mercato, con Ferrari, Maserati, Lamborghini, Alfa Romeo, Fiat e con la componentistica di qualità con Brembo, Pirelli, Magneti Marelli, e tantissime altre formidabili aziende. Sarebbe lo stesso senza decenni di sfide e di successi nella Formula 1 come nei Rally o nelle gare in salita?

Dall’esperienza dei grandi piloti di tutti i tempi emerge anche un dato significativo: chi diventa pilota, acquisendo la licenza Acisport – Federazione dell’Automobilismo Sportivo, non solo si diverte e si appassiona al nostro sport, ma diventa anche un automobilista più prudente e responsabile.

La diffusione della cultura della guida e di come affrontare le situazioni critiche al volante si devono in gran parte proprio ai piloti, professionisti e gentleman, che con la loro consapevolezza dei limiti e dei rischi ci raccomandano a essere sempre concentrati, rispettosi delle regole e preparati agli imprevisti. E ce lo insegnano attraverso le tante iniziative e i corsi di guida sicura rivolti soprattutto ai più giovani che diventano così Ambasciatori della Sicurezza Stradale, ma che ognuno di noi dovrebbe fare almeno una volta.

Ecco le tanti ragioni dell’importante impegno di ACI per lo sviluppo degli sport automobilistici, lavorando con passione per realizzare ogni anno in Italia quasi 1000 competizioni, da quelle entry level al Gran Premio di Formula 1 a Monza, che si realizzano grazie ai circa 35 mila tesserati ACI Sport e che coinvolgono centinaia di migliaia di appassionati.

Ecco perché ACI ritiene fondamentale che l’Italia sia palcoscenico delle gare più prestigiose e tecnicamente impegnative e ha contribuito a portare a Roma nel 2018 la Formula-E delle auto elettriche, affinché in tanti possano ascoltare il silenzioso sfrecciare del nostro futuro prossimo.

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