Questo è un campionato mondiale speciale, contrassegnato dal colore inconfondibile del rubino, che affianca i rossi delle tende teatrali e delle quindici bilie protagoniste nel gioco dello snooker. Il rubino è anche la pietra preziosa simbolo di un matrimonio riuscito che tocca intatto i quattro decenni. Quaranta mondiali di snooker mettono in fila migliaia di ore televisive e milioni di spettatori in un mondo mediatico che si è progressivamente allargato a nuovi paesi, a tutto il mosaico di stati dell’ex URSS, ad alcuni immensi come la CIna, all’Africa settentrionale ed all’estremo oriente. E’ noto e dichiarato che gli impegni redazionali di questa sezione di IGP sono orientati allo snooker nazionale ma è nostro dovere commentare  questa speciale occasione. Senza aderire agli schemi del commento cronologico, ho osato ispirarmi al poeta immenso del martirio interiore, autore di uno zibaldone di ben altro spessore. Scegliendo la formula delle libere annotazioni, dei pensieri che attraversano la mente in questi giorni di sfide epiche, spero di fornire elementi per qualche appassionata discussione. E avendo ronzato come un moscerino intorno al monumento di Recanati, sarebbe già un alto traguardo.

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Incastonata al centro dell’isola imprendibile, Sheffield è cittadina d’arte e cultura che da quarant’anni, in un piccolo teatro che ospita poco meno di mille persone, segna il passo dello snooker, sport principe per la sua innata e innegabile telegenia. Sheffield è soprannominata “Città dell’acciaio” ed il suo motto recita: “Deo Adjuvante Labor Proficit” che la accomuna fortemente allo spirito di alcune grandi città italiane come Milano. Il teatro Crucible, neppure in cima alle attrazioni turistiche della cittadina, è stato costruito nel 1971 e pochi anni dopo, nel 1977, è convolato a nozze con lo Snooker, unione subito consacrata dalla BBC che non ha ancora smesso di raccontare questo amore ormai leggendario. Così ogni World Snooker Championship giocato al Crucible è storia dello sport e sogno di pellegrinaggio per gli appassionati di tutto il mondo. Non appena conclusa l’edizione dell’anno in corso, iniziano ad essere messi in vendita biglietti dell’anno successivo. E mi sembra che questo fatto spieghi tutto.

La BBC festeggia queste nozze di rubino tra lo snooker ed il piccolo teatro con una serata di gala ed un bel documentario che ripropone parzialmente le immagini storiche delle finali giocate ad ogni stagione. Sfilano i grandi nomi e non vengono risparmiate simpatiche scenette con gli attempati ma ancora efficaci campioni che rivivono e ci fanno rivivere i colpi decisivi delle loro imprese. Grandissimo il canadese Cliff Thorburn, mondiale nel 1980 e primo giocatore a realizzare un 147 ufficiale a Sheffield che ripropone l’imbucata chiave, un “long pot” per la gialla di inizio colorate con perfetta posizione per la verde, veramente un colpo magistrale.

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Patron Barry Hearn, dall’alto del suo inattaccabile prestigio, in questi giorni di mondiale, ha proclamato i nuovi traguardi raggiunti dalla sua insaziabile gestione del circuito professionistico: aumento annuale dei montepremi complessivi per dare a questo sport sempre più attenzione mediatica e potenzialità commerciali. Nel 2019 si toccheranno i 20 milioni di sterline complessivi, il premio al futuro campione del mondo tornerà alla quota importantissima delle cinquecentomila sterline, si moltiplicheranno i tornei di qualificazione per entrare nel circuito professionistico. Questo e molto altro ha dichiarato il grande manager, inossidabile e attivo più dei suoi ex campioni e amici, già ritirati, in pensione o parcheggiati a commentatori della BBC ed EUROSPORT.

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Il mondiale 2017 è iniziato la vigilia di Pasqua con la batteria di ragazzi dagli occhi a mandorla che tentano anche quest’anno l’assedio del Crucible. Qualche colpo gobbo sono già riusciti a metterlo a segno spingendo fuori dal quadrato di gara il titolatissimo e idolatrato “The Rocket”. L’alfiere cinese Ding coglie questa vittoria distruggendo il sogno dei molti che, nelle loro visioni mistiche, avevano già visto i coriandoli cadere sul ciuffo del grande Ronnie reggente per la sesta volta il trofeo dei trofei.

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Sull’altare sacrificale dei grandi centurioni viene immolato anche l’introverso Trump, promessa costante e costantemente mancata. Verrebbe da nominarlo erede naturale del più espansivo ma ugualmente sfortunato “Jimmy White”, ce ne asteniamo per non stimolare polemiche. A favore del giovane Judd possiamo mettere in conto la sua precaria forma fisica vessata da un dolore alla schiena e spalla, che nello snooker può cambiare totalmente la “confidence” al tavolo. Ad officiare il sacrificio è lo “scozzese di colore” McLeod, appartenente, al pari di Stuart Bingham, al Team Sight Right di Stephen Feeney una compagine che nelle  ultime stagioni sembra incidere a fondo i propri segni. Troppi i frame giocati perfettamente dal numero 45 del mondo che, pur contando quasi il doppio delle primavere del numero 2, lo finisce implacabilmente.

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Il tabellone offre sorprese ad ogni turno e questa dinamica emotiva ci regala giorni intensi, i giorni del mondiale di snooker. I favoriti sono spesso in difficoltà, assediati dai break centenari o quasi perfetti di giovani e meno giovani, alcuni dall’umile palmarès di vittorie ma fortemente motivati dal palcoscenico che il piccolo teatro di Sheffield sta offrendo al mondo intero. Marco Fu duella con furore rimontando all’impazzata con Brecel, poi supera un campione del mondo del calibro di Robertson, sbagliando meno di nulla. Il “cinese di Hong Kong”, quasi stremato dalle precedenti lunghe battaglie, cade rovinosamente nei quarti di finale per mano di Selby, che lo schiaccia con una superiorità dispiegata su tutti i fronti. Selby sembra sul punto di evolversi in grande campione. Selby detiene il titolo e fa paura a tutti.

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Dalle retrovie si fanno strada a spallate Maguire e Wilson, menando fendenti a dritta e manca, senza risparmiarsi, veri “Fighter” da arena mondiale. Il primo, vendica duramente Judd Trump, asfaltando un McLeod opaco e senza combattività, forse appagato dall’impresa compiuta. Il secondo, sbarazzandosi di un campione del mondo come Bingham, grida in faccia al pubblico, ancora indeciso sul suo profilo, che è  giocatore di gran razza e con grandi possibilità di crescita. Il saggio Barry Stark, suo coach e mentore, può essere orgoglioso di questo  ragazzone tenace e discreto. Entrambi, cedono solo ai quarti di finale senza compromettere gli onori conquistati, per il giovane Wilson inchinarsi al quattro volte campione Higgins non è affatto disonorevole ed il tempestoso Maguire può cedere al metodico e chirurgico Hawkins, creatura nata nel laboratorio di Terry Griffiths e oramai protocollata come esperimento pienamente riuscito.

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All’uscita di questo zibaldone saremo davanti alle due semifinali, spettacoli paragonabili solo al collasso di una stella o all’esplosione di una supernova e saranno ore intense davanti allo schermo. Per la maggioranza degli appassionati italiani che non segue la BBC ma frequenta, come chi scrive, fedelmente il palinsesto di Eurosport, si potrà contare su Maurizio Cavalli e Andrea Campagna, nostre guide fidate e stimatissime che ci accompagneranno con le loro voci familiari nelle imprese sostenute dai combattenti rimasti in gara.

Selby contro Ding ed Higgins opposto ad Hawkins … rimaniamo rispettosamente alle soglie di questi misteri senza addentrarci in cabale e previsioni che spesso tolgono “pathos”. Gustiamoci fino in fondo la realtà di questi grandi momenti sportivi, magari stando insieme con gli appassionati e amici del nostro circolo o accademia. Il biliardo è un “social network pre-internet”, un bellissimo sport che favorisce incontri e frequentazioni, talvolta nuove amicizie. E’ bello essere spettatori, ma tutto si arricchisce se posso anche provare a giocare, sperimentare un’esperienza completa di questo gioco dal nome strano. Snooker è una parola con due vocali unite che, per fortuna, non sempre e non tutti sappiamo pronunciare in perfetto inglese ma che, in qualsiasi modo ne venga tentata la pronuncia, fa scintillare gli occhi di autentica passione …

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