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Sport & Integrazione

“S’istrada tramatzese”: Ecco il Tramatza Calcio, la squadra sarda che vince per l’autismo

Marco Piccinelli

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Tramatza. Tramatza è una piccola cittadina della provincia di Oristano, in Sardegna, nel cosiddetto Campidano oristanese. La squadra di calcio della cittadina non calcava i campi dell’Isola da circa quindici anni ma adesso qualcosa è cambiato, proprio da quando la federazione ha deciso che in Sardegna non ci potessero essere le condizioni per l’organizzazione del campionato di Terza Categoria. Il Tramatza non si fa intimidire dal livello che del campionato e dai costi maggiori che erano richiesti (rispetto alla Terza Categoria): si iscrive alla Seconda Categoria Sarda e viene inserita nel girone H.

Il progetto, in ogni caso, poteva nascere anche prima del 2015: «ci abbiamo provato tre anni fa ma non ci siamo riusciti», stando alle parole di Francesco Enna, presidente della squadra «per tanti motivi, infatti, non era così semplice, considerando che Tramatza ha mille abitanti».

«Quest’estate con alcuni giocatori di Tramatza, dato che la rosa è composta da 15 giocatori tramatzesi su 25, – ha dichiarato Enna – i quali erano regolarmente inseriti nell’organico di squadre partecipanti a campionati di Prima Categoria o Promozione, hanno deciso di ‘rientrare’ a Tramatza e di contribuire fattivamente alla costruzione della squadra».

Certo, però, che non basta semplicemente dire di fare una squadra per poterla iscrivere ad un campionato: «c’era il problema dei soldi ma per quello abbiamo avuto un contributo del comune e ci siamo inventati delle iniziative, come quella dell’associazione autismo».

Il Tramatza, infatti, oltre ad avere una forte vocazione territoriale, dati i giocatori tramatzesi scesi di categoria per far rinascere la squadra del proprio paese, aiuta l’associazione Autismo Sardegna Onlus: «ogni mese devolviamo qualcosa all’associazione». Ci sono anche due sponsor, un mobilificio e una cantina, tuttavia la squadra non voleva tirarsi indietro di fronte ad un impegno sociale: «i componenti dell’associazione sono ben contenti, non facciamo un discorso escludente ma cerchiamo di includere le persone con autismo nelle nostre iniziative».

«Il campionato, in ogni caso, è composto da squadre molto competitive – prosegue Enna – non che gli abitanti di un paese rispecchino le abilità di una squadra, tuttavia è logico che ci sono dei bacini di utenza diversi, sia per giocatori che per risorse economiche: se si guarda la classifica del girone ci siamo noi ma anche Oristano, Marrubiu, Cabras, Arborea, tutte squadre rappresentanti realtà da cinquemila abitanti in su…tranne noi».

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La territorialità e il girone in cui è inserita la squadra di Tramatza sono due fattori che non possono metterne da parte un terzo, ovvero la sintesi dei precedenti: la rivalità con le altre realtà dell’oristanese. Milis, Cabras, Solarussa, sono tutti paesi confinanti anche se «il ‘derby’ è con la Milese», la squadra di Milis e il Primo Maggio, oltre ad aver organizzato un’iniziativa sportiva che coinvolge tutta la cittadinanza (il Primo Maggio Sportivo) «ci sarà proprio la partita casalinga contro la polisportiva Milese che, incrociando le dita, potrebbe essere la partita decisiva per la promozione in Prima Categoria».

«Il Tramatza storicamente è riuscito ad andare una sola volta in Seconda Categoria, ma poi è stato retrocesso subito», dice Enna, «quest’anno se riuscissimo a salire in Prima sarebbe un risultato storico», la squadra della piccola cittadina oristanese, infatti, è la prima del girone davanti a Folgore Oristano (la terza squadra del capoluogo di provincia), Circolo Ricreativo Arborea e Nuova San Marco, la storica squadra di Cabras. Aver impostato una squadra in questo modo, in ogni caso, legandola strettamente al territorio ha portato tramatzesi e non a sposare il progetto «noi paghiamo solo l’allenatore, nei fatti, i giocatori – purtroppo – non prendono un soldo».

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2 Commenti

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  1. Gianfranco

    aprile 30, 2016 at 1:54 pm

    Una bella iniziativa perfetto connubio fra sport e sociale, dove piccole realtà si mette in gioco superando le difficoltà e riesce a primeggiare.Forza Tramatza

  2. franco

    maggio 4, 2016 at 10:44 am

    faccio i complimenti alla squadra del tramatza per i risultati ottenuti e per le iniziative importanti che sta portando avanti . so per esperienza passata sia da componente della squadra che da dirigente che nella piccola realta come la nostra e tutto molto difficile ( creare e portare avanti a lungo termine ) l; U.S tramatza in tempi passati e riuscito a farlo con molti sacrifici economici di un piccolo gruppo di appassionati portando la squadra anche ad arrivare al terzo posto ( seconda a due giornate dalla fine a pochi punti dalla prima ) in seconda categoria con trasferte lunghissime nel nuorese. i campionati in 2 cat. sono stati almeno 3 .questo per la storia. comunque vada sempre FORZA TRAMATZA……..!!!!!

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Altri Sport

Troppi neri in squadra? Un motivo per essere licenziato

Emanuele Sabatino

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Nel mondo al contrario in cui viviamo, uno stimato insegnante e vincente allenatore di Football viene cacciato perché la sua squadra è composta da troppi giocatori neri.

La storia è quella dell’insegnante di storia e coach di football e golf Nick Strom del Camden Catholic High School che ha raccontato come il preside della scuola insieme al board abbiamo deciso ti mandarlo via per “divergenze sulla composizione del corpo studentesco”.

Sin dal primo giorno mi è stato detto dall’amministrazione che non erano felici del rapporto tra studenti bianchi e neri all’interno dell’istituto. E questo, sono sicuro, è stato il motivo fondante la mia esclusione. L’argomento razziale è stato tirato in ballo almeno 20 volte dal 2013, anno in cui mi hanno chiesto di allenare la squadra di football. Quando presentavo la lista dei freshmen, la prima cosa che mi chiedevano leggendo il nome era se era nero o bianco. Ho costruito il programma studentesco in base alle abilità dei ragazzi, al loro carattere e ai loro voti”.

Questo non è però bastato a salvargli il posto di lavoro. Il suo record stagionale alla guida della squadra di football parla di un invidiabile 34-6. Parenti e studenti hanno organizzato una protesta fuori la scuola in suo favore. Il preside Whipkey ha stilato una lista di ragioni per cui Strom è stato mandato via: violazione del vestiario, mancanza di rispetto verso il preside, uscita anticipata dalla lezione per preparasi al corso di Golf, uscita anticipata dalla lezione per parlare con altri coach lasciando i ragazzi liberi di vagare per l’istituto. La sua difesa: “Avevo sempre qualcuno che guardava i ragazzi quando mi andavo a preparare per il golf. I bagni sono chiusi a chiave, quindi i ragazzi non disturbavano nessuno ma andavano dritti in biblioteca a studiare per prepararsi alla lezione successiva”.

Cause futili e pretestuose, comuni a quasi tutti gli insegnanti di questo pianeta, che non fanno altro che alimentare il sospetto che il vero motivo per cui coach Strom sia stato mandato via sia unicamente quello razziale. Nel mondo al contrario, dopotutto, succede anche e soprattutto questo.

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Calcio

Come la Fifa cerca di rifarsi la reputazione…e trattenere gli Sponsor

Emanuele Sabatino

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La Fifa, la massima federazione internazionale calcistica ha un problema di reputazione. Nel 2015 l’allora presidente Sepp Blatter fu accusato e poi condannato per curruzione dopo l’assegnazione del mondiale in corso alla Russia ed il prossimo del 2022 al Qatar. Un duro boomerang pubblico vista la povertà di questi due paesi in fatto di diritti umani.

Come parziale risarcimento delle sue azioni la FIFA ha stabilito una richiesta di un minimo in fatto di diritti umani da parte dei paesi che ospitano e ospiteranno il mondiale, inclusa la zero tolleranza in fatto di discriminazioni basati sull’orientamento sessuale.

Il primo test di questa nuova politica è partito insieme all’inizio del mondiale di Russia 2018, un paese apertamente ostile alle persone LGBT. Con l’arrivo di tantissimi visitatori e tifosi, la Coppa del Mondo dovrebbe essere una festa di sport con l’intento di celebrare l’umanità.

La FIFA aveva il bisogno di mettere in chiaro cosa aspettarsi dalla Russia circa il rispetto delle sue regole durante il torneo e che stabilire una politica di totale concessione dei diritti umani deve essere il primo necessario e vitale step.

Giugno è anche il mese del quinto anniversario della legge “propaganda” e discriminante contro i gay adottata mesi prima i giochi Olimpici di Sochi del 2014. Questa legge penalizza le persone LGBT e crea un clima di tensione nei confronti di quest’ultimi spesso sfociato in episodi di violenza tant’è che molte guide hanno suggerito ai tifosi omosessuali giunti in Russia di non tenersi per mano per non rischiare ripercussioni.

Nel 2017 la Cecenia fu teatro di una bieca e terribile purga anti-gay. Le forze dell’ordine cecene accerchiarono un gruppo di persone sospettate di essere gay e bisessuali che vennero torturate ed alcuni di loro rapiti. Scioccanti le parole del leader militare ceceno Ramzan Kadyrov: “Qui non abbiamo nessun gay. Per la purificazione del nostro sangue, dovessimo trovarne qualcuno, lo prenderemo”.

Invece di prendere una posizione forte, la FIFA ha chiuso un occhio sull’omofobia tant’è che la capitale della Cecenia, Grozny, è stata inserita come uno dei siti di allenamento per il Mondiale.

Il Qatar che ha una legge che punisce le persone gay con una condanna da uno a tre anni di prigione, sarà il nuovo paese ospitante il Mondiale nel 2022. Questa legge anti-gay contrasta ovviamente le regole FIFA che al contrario proibiscono assolutamente ogni forma di discriminazione pena la sospensione e l’espulsione.

La FIFA ha dichiarato che sarà tempestivo il suo intervento qualora venisse verificata la violazione di ogni tipo di diritto umano e la discriminazione di ogni genere anche quella sull’orientamento sessuale. Tra il dire ed il fare però c’è di mezzo il mare.

Ospitare il Mondiale significa anche concedere un po’ della propria sovranità alla FIFA che storicamente ha messo bocca su delle leggi locali come nel caso del Mondiale in Sudafrica dove furono create dozzine di corti istantanee per perseguire i reati commessi durante il torneo o come in Brasile dove venne cambiata la legge che impediva di vendere la birra dentro lo stadio. Questo tipo di pressioni dovrebbero essere usate per cambiare cose molto più importanti come i diritti umani.

La FIFA ha dichiarato pubblicamente, prima dell’inizio del Mondiale, che si sarebbe aspettata dalla Russia un’atmosfera di benvenuto per i tifosi LGBT sottolineando che, in caso di violenze su questi ultimi, il paese sarebbe stato l’unico responsabile. L’intenzione è quella di mandare anche un fortissimo segnale al Qatar prossimo paese organizzatore nel caso non dovesse riformare le sue regole anti-gay. D’altronde quattro anni per farlo sono tempo a sufficienza.

Se la massima federazione calcistica non dovesse riuscire a forzare la sua linea rischierebbe anche di perdere tantissimi sponsor come Coca Cola, Adidas, McDonald’s, Visa ecc. tutte multinazionali che hanno nel loro statuto l’assoluto divieto di ogni tipo di discriminazione e che devono salvaguardare la loro reputazione e che quindi non possono legarsi ad eventi in paesi con idee contrarie. Ad esempio McDonald’s ha già annunciato che per paura dell’immobilismo della FIFA su questo tema nei prossimi Mondiali in Qatar non prenderà parte come sponsor dell’evento.

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Calcio

Quanto è difficile essere LGBT a Russia 2018

Emanuele Sabatino

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Nonostante l’opera di prevenzione della polizia inglese e di quella Russa nell’impedire ai tifosi più esagitati di entrambe le tifoserie di prendere parte al Mondiale di Russia 2018, rimane alto il rischio per il contatto tra le due tifoserie rivali e soprattutto per l’incolumità dei tifosi inglesi appartenenti alla comunità LGBT

Gli hooligans russi, infatti, stanno mandando continue minacce di morte ai tifosi inglesi gay e transgender presenti sul territorio russo. La minacce più diffuse vertono sull’accoltellare i gay e cacciarli dal loro paese.

Alcune minacce sono ritenute così pericolose che l’associazione “Pride in Football” legata ai gruppi LGBT ha dovuto denunciarle alla polizia.

Joe White, leader di questa associazione ha dichiarato: “Ci hanno fatto arrivare il messaggio che qualora dovessero trovarci ci accolteranno a morte”. L’indagine è tutt’ora aperta.

Non è un mistero che la Russia, dal punto di vista dell’orientamento sessuale ma non solo, sia uno dei paesi più intolleranti ed infatti nel 2017 si è posizionata al 48° posto su 49 paesi europei a proposito dei diritti della comunità LGBT. Proprio per questo sui giornali inglesi è stata pubblicata una guida indirizzata ai tifosi inglesi omosessuali sul come comportarsi in Russia onde evitare spiacevoli sorprese ed episodi di violenza.

Questa guida suggerisce di evitare di tenersi la mano o di baciarsi in pubblico, oltre al fatto di non portare e sventolare bandiere arcobaleno. Contrario a questa guida è però Joe White poiché a suo dire questa suggerisce il nascondersi ed invece la comunità LGBT non nasconderà affatto la propria natura.

I rapporti tra i due paesi sono al minimo storico sia a livello di tifoserie dopo che nel 2016, in occasione degli Europei, ci fu quella che venne definita “la battaglia di Marsiglia” con tantissimi feriti da ambo i lati e sia dal punto di vista diplomatico con il caso dell’avvelenamento dell’ufficiale russo Sergei Skripal e di sua figlia Yulia a Salisbury.

La speranza generalizzata è che essendo il Mondiale osservato e sotto gli occhi di tutti sia in un’occasione per promuovere i diritti delle comunità LGBT anche in un paese restio come la Russia ed in scondo luogo un repellente per gli hooligans dal creare episodi di caos e violenza.

Anche se quello che è accaduto prima dell’inizio di Russia 2018 non fa certo ben sperare.

Uno spazio per i tifosi gay e per quelli appartenenti alle minoranze etniche sito a San Pietroburgo durante il Mondiale è stato, infatti, costretto ad essere rilocato all’ultimo minuto.

Il proprietario del palazzo che avrebbe ospitato questo “spazio sicuro” avrebbe comunicato agli organizzatori il suo ritiro da questo evento a pochi giorni dall’inizio del torneo.

Piara Powar, direttore del FARE, network internazionale anti-discriminazione che stava supervisionando il progetto, ha dichiarato in un comunicato che il trasloco forzato è un qualcosa di familiare, un metodo con il quale le autorità cittadine fanno spesso chiudere le attività che non sono conformi alla loro politica, un attacco politico che dimostra ancora una volta la forza del potere conservativo in Russia.

Nonostante questo, anche se in ritardo, l’organizzazione è riuscita a trovare un’altra location sempre all’interno della città ed aprire le porte alla comunità di tifosi LGBT e delle minoranze etniche. Al momento ancora nessuna protesta, minaccia o attacco politico sono giunti né agli organizzatori né alla nuova sede.

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