L’ultima volta è stata nel gennaio del 2011. Quando l’ISIS era ancora il fantasma di se stesso e la Siria era ancora uno Stato. La nazionale siriana (ancora tutta unita) allenata da Valeriu Tita, scendeva in campo per la coppa d’Asia contro il Giappone di Alberto Zaccheroni e del futuro milanista Keisuke Honda. Vinsero, seppur di misura, i giapponesi e proprio grazie ad un gol di Honda. Ma l’unica rete messa a segno per i siriani, venne realizzata su calcio di rigore dal centravanti Firas Al Khatib. Considerato all’epoca una delle stelle del calcio siriano. Quella sera allo stadio di Doha, per al Khatib, sarà l’ultima volta con la maglia della nazionale siriana. Di lì a pochi mesi infatti, anche in Siria arriveranno gli effetti della cosiddetta “primavera araba” e anche a Damasco inizieranno le proteste del popolo (caldeggiate dal mondo occidentale) contro il governo di Assad. Il quale, alle intemperanze dei suoi cittadini, risponderà con la forza (secondo le ultime dichiarazioni del segretario uscente dell’ONU Ban Ki Moon “nessuno avrebbe fatto più morti del governo di Assad). A tal punto che anche la Siria (come prima di lei l’Egitto, la Tunisia e la Libia) poco dopo, si trasformerà in una vera e propria polveriera che ancora oggi fatica a chiamarsi Stato.

Di fronte alle atrocità della guerra Al Khatib dirà allora basta. Con il calcio, ma soprattutto con la maglia della nazionale. La stessa che egli, come anche tanti altri calciatori siriani, deciderà di abbandonare perché troppo legata al governo di Assad. La “nazionale del regime” verrà chiamata da quel momento in poi. Al Khatib, che fino a quel momento aveva mantenuto una media realizzativa di un gol ogni 2 partite (26 reti su 51 presenze in nazionale dal 2001 al 2011) qualche mese più tardi, rilascerà alcune dichiarazioni al sito web americano The Daily Beast, annunciando il suo ritiro. “Fino a che ci sarà anche un solo cannone pronto a fare fuoco su qualsiasi zona della Siria, non vestirò mai più la maglia della nazionale” dirà Al Qatib che deciderà di abbandonare il paese per trasferirsi prima in Cina e poi in Qatar. Attualmente il 33enne ex attaccante di Al Arabi (dove ha realizzato la bellezza di 135 gol in in 196 presenze) e Al Ahli (ex squadra anche di Fabio Cannavaro) gioca invece in Kuwait. Non ha più vestito la maglia della nazionale siriana. Anche perchè dal governo di Assad, è ormai considerato da anni un traditore della Patria. Come Al Khatib anche altri calciatori siriani abbandoneranno il Paese per cercare rifugio altrove. Nel 2014 alcuni di loro, rifugiatisi nella città turca di Mersin, daranno vita alla “nazionale d’opposizione” della quale faranno parte molti esuli della “nazionale di regime”. Nel 2015 verrà presentata alla FIFA una formale richiesta di riconoscimento che la FIFA però non accetterà. Per l’organismo presieduto da Gianni Infantino l’unica nazionale siriana è quella allenata da Ayman Akeem. Che al momento è in corsa per qualificarsi ai mondiali di Russia del 2018. E anche questa, se avvenisse, sarebbe la prima volta.

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