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“Il silenzio uccide” di Dean Koontz, edito da Fanucci. Adrenalina, suspense e colpi di scena: questi gli ingredienti del nuovo romanzo che ha per protagonista un’ex agente dell’F.B.I

Angela Failla

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Jane Hawk ha perso tutto ciò che aveva di più caro: suo marito. Ora, il dolore, la paura e la furia le impongono di cercare la verità. Il numero dei suicidi di persone apparentemente felici e realizzate è in aumento e Jane vuole capirne il motivo, diventando la fuggitiva più ricercata d’America. I suoi nemici, però, custodiscono un segreto terrificante, e sono pronti a far fuori chiunque intralci il loro cammino. Ma questo non basta per fermare una donna intelligente e coraggiosa come Jane, guidata oltretutto da una rabbia nata dall’amore che loro non possono comprendere…

E’ questa la trama di “Il silenzio uccide” scritto a quattro mani da Dean Koontz ed edito da Fanucci Editore nella collana TIME CRIME.

Jane Hawk, ex agente dell’F.B.I., è un personaggio nuovo, accattivante, tutto da esplorare. Una donna cocciuta che permea in sé l’intero romanzo. Sconvolta dall’inspiegabile suicidio del marito, un marine pluridecorato, e da quello di una coppia di amici, Jane  non vuole credere alle apparenze  e, convinta che invece si tratti di omicidio, comincia ad indagare su una serie di suicidi sospetti che stanno avvenendo negli Stati Uniti, tutti in maniera inconsueta e, soprattutto, senza una motivazione. Attraverso ricerche minuziose, rischiando più volte la vita, Jane riuscirà, grazie alla sua esperienza di agente dell’F.B.I., a risolvere il caso, portando alla luce una verità sconcertante: una rete criminale di scienziati, con la complicità di schiere deviate di federali, riesce a programmare, tramite l’impianto cerebrale di frammenti molecolari artificiali (iniettati direttamente in vena), i comportamenti di potenziali vittime, spingendoli all’omicidio e al suicidio.

Davvero una bella sorpresa questo autore, portato in Italia da Fanucci Editore.

Un romanzo dal ritmo serrato che cattura sin dalla prima pagina attraverso una scrittura scorrevole e convincente, priva di pause e fronzoli stilistici. Azione senza tregua, con un susseguirsi di colpi di scena e lampi di genio che rendono il tutto molto coinvolgente. Un thriller che diventa un vero e proprio rompicapo, originale e a tratti fuorviante, in grado di sorprendere e catturare, con un finale rocambolesco e aperto: se da un lato l’eroina riuscirà nella sua impresa, dall’altro, invece, resterà in bilico la sua vicenda familiare.

Riuscirà Jane a riabbracciare suo figlio? Riuscirà a non farsi catturare?

Questi gli interrogativi che avranno risposta solo nel prossimo episodio della serie che si preannuncia già un successo.

L’autore:

Dean Koontz, classe 1945, è autore di thriller di successo. Nato e cresciuto in Pennsylvania, attualmente vive in California insieme a sua moglie e due cani. Per tanti anni è stato insegnate di inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura, pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo: Jumbo-10. Il Rinnegato. Con più di 120 titoli all’attivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz è considerato uno dei maestri del genere thriller. Da Il silenzio uccide, con cui fa il suo ingresso nel catalogo Timecrime, presto una serie tv prodotta da Paramount Television e Anonymous Content.

Titolo: Il silenzio uccide

Autore: Dean Koontz

Editore: Fanucci Editore

Genere: Thriller

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Giochi di palazzo

La sicurezza sul Lavoro: perché occorre Giocare Pulito

Marco Fiocchi

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Pubblichiamo oggi, la prima puntata di un’indagine inchiesta molto importante. Affrontiamo un altro ambiente dove “giocare pulito” è fondamentale. Parleremo di Formazione alla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lo faremo affidandoci all’analisi e al parere di un vero esperto del settore: il Direttore del  CEFMECTP di Roma e Provincia Ing. Alfredo Simonetti.

Ci spiegherà perché è diventato tanto delicato questo argomento, nel sistema di produzione. Come si è sviluppato e quali sono i problemi principali che affronta.

Aziende, formatori, docenti, lavoratori, dirigenti, imprenditori. Studenti, ma anche gente comune. Perché tutti abbiamo bisogno di conoscere certe normative. L’importanza della trasparenza che tanto interessa i nostri lettori. La vigilanza a cui tutti siamo chiamati a collaborare.

Ed infine una conclusione sul futuro prossimo, non remoto. Verso cosa stiamo andando? Quanto sarà importante misurarsi con le nuove tecnologie (Droni, IA, 3D, BIM, Realtà Aumentata)? Quanto la preparazione a non temerle, ma anzi a “saperle” usare con la stessa vigilanza e sicurezza potrà aiutare l’intero sistema di produzione?

La parola ad Alfredo per la prima puntata di questo approfondimento.

Il potere ha un solo dovere: assicurare la sicurezza sociale delle persone.

(Benjamin Disraeli)

Sono sempre troppi i giorni in cui gli organi e gli strumenti dell’informazione e della comunicazione si devono occupare, dandone notizia, di incidenti sul luogo di lavoro e troppo maledettamente spesso la notizia porta con sé l’orribile puzzo della morte. E puntualmente ci si interroga sui perché e sui per come; su quali siano state le cause e su come le cause si sarebbero potute evitare, prevedere, anticipare. Poi scattano le indagini, le inchieste: È stata aperta un’inchiesta per fare luce sulla tragedia, ecc. Quante volte abbiamo ascoltato questa frase.

Innegabile il sussulto che tutte le volte ci aggredisce alzando il livello della rabbia e dell’indignazione, elevando l’attenzione sulla necessità di azioni forti e concrete, a contrasto di fatti e accadimenti inaccettabili tanto più quando sono l’odioso “prodotto malsano” del lavoro.  Il lavoro appartiene a tutti; il lavoro è la componente strumentale per rendere la vita un elemento sociale; il lavoro è il mezzo – forse il meccanismo – attraverso il quale le persone assimilano il concetto di socializzazione trasferendo sé stessi oltre l’isolamento.

Di lavoro non si può morire; di lavoro non si può soffrire; di lavoro non si può far soffrire. E di lavoro non ci si deve neppure ammalare. Negli anni più recenti la legislazione ha fatto notevolissimi passi in avanti per accelerare la diffusione di una consapevolezza allargata sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Uno dei passaggi nodali è stato il riconoscimento di questo tema da argomento a concetto. Si tratta di un avvicinamento significativo verso la comprensione e l’universalizzazione del principio di rispetto verso la persona sia come elemento singolo che come oggetto sociale. Evidentemente questo tema/concetto avvolge e si articola su più piani di interesse fino a diventare territorio comune a tutti gli strati della quotidianità.

Non solo l’aspetto meramente sociologico, ma anche l’ambito della produttività risente virtuosamente delle norme che definiscono giuridicamente gli aspetti della Formazione e della Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il mondo dell’imprenditoria, negli anni più recenti, ha scalato diverse posizioni nella classifica della qualità complessiva dei sistemi produttivi all’interno delle proprie realtà imprenditoriali. Risultati che si sono resi possibili soprattutto grazie alla sempre più efficace giurisprudenza in merito e alla sua corretta applicazione, ma non solo.

Una buona formazione è garanzia di successo. È la cinghia di trasmissione tra le “intuizioni” del legislatore, quindi l’Istituzione, e il contesto produttivo. E a loro volta quelle che abbiamo definito intuizioni, sono il frutto di ricerca costante e continua finalizzata alla definizione di regole sempre più chiare e di facile applicazione. Perché talvolta le presunte negligenze si annidano proprio nella cripticità interpretativa delle norme o negli anfratti di cervellotiche burocrazie.

O, peggio ancora, quando le zone grigie prodotte da un linguaggio eccessivamente contorto diventa alibi per autoassolversi per la mancata applicazione delle norme. I principi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sono codici di convivenza civile e di emancipazione sociale, e la conoscenza è l’arma più efficace contro l’indifferenza e la sottovalutazione del problema.

L’istituto della formazione è, pertanto, la piattaforma su cui si posano non solo i principi della doverosa ed ineludibile tutela individuale, ma anche gli indirizzi programmatici di un paese civile e la visione del suo futuro. Diventa quindi indispensabile avere certezza sul profilo delle competenze e sulla qualità dei formatori.

Una buona conoscenza della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro aumenterebbe la percezione dell’esigenza della prevenzione nei confronti degli elementi di rischio. Ed è per questa ragione che quanto più estesa sarà la platea dei consapevoli, tanto più efficace, facile e diffusa sarà la pratica del ricorso alla formazione. Molto si è fatto, e molto rimane ancora da fare.

La strada, però, è quella giusta. Istituzioni e cittadini convergono sempre di più verso l’obiettivo tracciato dagli estensori della legislazione vigente: quello del raggiungimento del rischio zero. Da una parte c’è la ricerca costante, un incubatore sempre attivo e pieno di intelligenze e tecnologie. Dall’altra, ma con logica di continuità, si trovano i soggetti applicatori delle norme – i formatori – e poi i fruitori, nessuno escluso perché in tutti c’è la richiesta, talvolta non perfettamente conscia, di sicurezza.

 

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Erma Metal in Sicilia: da Terranova a Taormina con il tour “Non abbiamo armi”

Angela Failla

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Dopo la grandiosa performance insieme a Fabrizio Moro in Portogallo, a Lisbona, per l’Eurovision Song Contest, Erma Metal ritorna in Sicilia in NON ABBIAMO ARMI, uno tra i live più attesi di questa estate. E annuncia il concerto del 16 agosto al Campo sportivo di TORRENOVA (ME) ore 21.30, realizzato da Puntoeacapo in collaborazione con il Comune di Torrenova e Nuova Torrenova Pro loco, che anche quest’anno proporranno la grande musica da vivo alla città e ai tanti turisti.

Il concerto di Torrenova si aggiunge a quello dell’indomani: 17 AGOSTO Teatro antico di TAORMINA.

Una grande produzione, una nuova e ricca cornice scenografica per un grande spettacolo: le 12 nuove canzoni che compongono il nuovo album Non Abbiamo Armi – già disco d’Oro – sottobraccio ad un repertorio nel quale spiccano  brani ormai entrati di diritto tra i “classici” della nuova musica d’autore italiana.

ERMAL META ha debuttato al 1° posto della classifica di vendita con il suo nuovo album NON ABBIAMO ARMI e per rimanere in tema di soddisfazioni, va ricordato che il singolo NON MI AVETE FATTO NIENTE, cantato in coppia con FABRIZIO MORO e salito sullo scalino più alto del podio sanremese, è Disco di Platino.

NON ABBIAMO ARMI, il 3° album da solista – giudicato da stampa e pubblico “il più bello” – è composto da 12 canzoni inedite fatte di sincerità e amore che scorrono attraverso ritmi incalzanti e momenti di grande intimità vestiti con suoni e melodie, che confermano il grande talento di ERMAL META.

Dal 20 Aprile, il nuovo singolo è DALL’ALBA AL TRAMONTO “dicono che il lupo perde tutto tranne il vizio…”

Il vizio di Ermal Meta è quello di saper trovare sempre la porta giusta che, spalancata, ci mostra il suo mondo musicale fatto di parole mai scritte a caso e musiche che le sanno abbracciare; un mondo che sa di buono, anche quando l’umanità ti lascia l’amaro in bocca:“dicono che adesso siamo troppi sulla terra, che parlando forte non si sente più la guerra…”

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Traini: “Non rinnego nulla…”

Patrizia Angelozzi

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Traini, l’uomo che il 3 Febbraio u.s. sparò contro alcuni stranieri è accusato di strage, sei tentati omicidi, porto abusivo di armi e danneggiamenti.
Ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte, Traini conferma a distanza di tempo la sua volontà dicendo: “non rinnego nulla’.

Sparò all’impazzata (secondo una sua convinzione personale) per vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, pur non conoscendola. Questa la ‘motivazione’ di un uomo ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte. Con una diagnosi di questo tipo il Traini, il 3 Febbraio, era in possesso della sua pistola, una Glock calibro 9 e nel suo delirio personale intendeva giustiziare persone di colore che secondo lui, vivevano di espedienti e crimini come gli assassini di Pamela Mastropietro. (vittima di un delitto efferato per il quale sono accusati tre nigeriani, ognuno con diversi capi di imputazione).

Girava quel giorno con la sua auto, un Alfa 147, intento in una vera caccia all’uomo, seminando il panico tra le vie di Macerata e in diversi posti della città, consegnandosi infine bardato dalla bandiera tricolore ai carabinieri .
Nella sua ‘defaillance psicologica’, come dice il suo avvocato G.Giulianelli, durata circa due ore ha ferito sei migranti, preso di mira alcuni bar e la sede locale del Pd.
Al momento nella struttura carceraria riceve il supporto di psicologi e psichiatri.

Il procuratore Giovanni Giorgio e il pm Stefania Ciccioli hanno chiesto il giudizio direttissimo atipico, portando Traini in Assise invece che dal Gup. Traini ha dato il consenso al rito abbreviato.
Il Comune di Macerata si è costituito parte civile insieme a due privati. Uno dei migranti  presenti al processo ha detto: “Bisogna pregare perché Dio tocchi il suo cuore”.

Il sindaco di Macerata ha dichiarato: “E’ una giornata triste perla città, credo che lo sia anche per l’aspetto umano di questo ragazzo”.

Cos’è il rito abbreviato: Il giudizio abbreviato è un procedimento speciale che consente all’imputato di beneficiare di una riduzione di pena di un terzo rispetto a quella prevista dalla legge.

 

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